Estate 2009
Siate pronti. Questo fine 2009 Kasey torna con una favolosa nuova serie storica…
L’irresistibile famiglia Daughtry fa il suo elettrizzante debutto con How To Tempt a Duke, in arrivo a settembre 2009, con How To Tame a Lady, che seguirà a ottobre 2009. Questa nuova serie ambientata nel periodo Regency prevede quattro libri, ma che sa – i Daughtry potrebbero avere altre idee e Kasey più storie da raccontare…
Vi siete perso…
L’ultimo della serie Sunshine Girls?
Le ragazze Sunshine – tre perfide sorelle intenzionate a chiarire il nome del padre (e forse ad avere una piccola storia d’amore accanto) – sono tornate nel terzo libro della serie, in uscita ad aprile 2009.
Mischief 24/7
Capitolo 1
Domenica, 23 giugno
C’era un temporale estivo a renderla una notte rumorosa fuori dalla villa alla periferia di Philadelphia che apparteneva all’importatore di antichità Samuel Becket. Sam non era lì, comunque, essendo andato in California con la sua ex fidanzata e ora di nuovo fidanzata, l’attrice Jolie Sunshine.
Aveva invitato le tre sorelle Sunshine, Jolie, Jessica e Jade, a restare nella villa tutto il tempo che avessero voluto, quando la loro casa di famiglia era stata danneggiata da un incendio poco dopo la morte di loro padre. L’enorme villa di Sam, provvista di recinzione di sicurezza, completa di casa del custode munita di un intrepido ex lottatore di Wrestling, Carrol “Uomo Orso” Yablonski, era ora la Centrale Operativa dell’Agenzia Investigativa Sunshine, quello che ne era rimasto.
E quello che era rimasto ora che Jolie era stata costretta a tornare in California erano la giornalista della TV via cavo Jessica e il detective della Omicidi di Philadelphia, Matt Denby, Jade e Courtland Becket, il cugina di Sam della Virginia. Court, possessore di un impero quasi imbarazzante di hotel a cinque stelle, tra le altre cose, si era immediatamente precipitato a Philadelphia quando aveva saputo del presunto suicidio di Teddy Sunshine. Non sarebbe andato da nessuna parte finché Jade avesse avuto bisogno di lui. Anche se lei aveva detto di non averne bisogno.
Jade chiuse il suo cellulare bruscamente e guardò tranquillamente l’ex marito mentre entrava nel soggiorno <<Non ci credo>>
Court elegante in modo casual con i pantaloni marroni con la piega, cintura e aderente maglione blu troppo caro per sfoggiare l’etichetta, piegò la testa di lato con fare interrogativo, e si diresse al bar nell’angolo più lontano dell’ampia stanza. <<Per la salvezza dell’armonia, neanch’io. Ginger-ale per te, giusto? Considerando il tono della tua voce, comunque, penso che prenderò una birra. Oh, e a cosa non credi?>>
<<Jessica, naturalmente>> disse Jade, pensando alla sorella, che aveva lasciato la casa neanche quattro ore prima, per quella che aveva chiamato una missione <<Povero Matt>>
<<Povero Matt? Non suona bene>> Court tornò alla zona della conversazione con i loro drink e si sedette sul divano di fronte. <<Quando abbiamo discusso di questo prima, pensavo che l’idea fosse che tua sorella gli avrebbe dovuto dare un po’ di spazio. Cosa aveva detto a proposito? Se ami qualcuno, lo lasci andare ecc. ecc.? Nel qual caso, dovrei dedurne che tu ovviamente mi adori>>
<<Non ora, Court, per favore>> disse Jade, alzandosi e lisciandosi la gonna stropicciata del suo semplice vestito di cotone. Era stanca morta, e totalmente in disordine. Solo Court avrebbe potuto sembrare fresco e bello da spezzare il cuore a quell’ora tarda. O forse era un dono concesso a coloro che erano nati tra ricchi da generazioni.
Non che volesse pensare a questo proprio ora. Aveva bisogno di camminare, di lavorare fuori dall’energia carica di tensione che l’aveva guidata in quelle ultime settimane. Non erano passate neanche due settimane, infatti, da quando era tornata a casa per trovare il corpo di Teddy nel suo ufficio, la nuca spappolata e la sua pistola di servizio sul pavimento accanto alla scrivania. E a volte sembrava un’eternità. <<Il nocciolo è che Jessica e Matt sono di nuovo insieme, come non lo so>>
<<Parli di Jessica, quando dici di non sapere, giusto? Al riguardo, Sam e io abbiamo una teoria che vi si potrebbe applicare>> disse Court, parlando dal cugino assente <<Abbiamo deciso che la tua sorellina è una strega. Del genere brava ragazza, bionda col naso arricciato. Ma sembra una strega>>
Jade sorrise a dispetto di sé. <<Tu e Sam potreste avere un punto. In ogni caso, sono andati da qualche parte insieme. A festeggiare prima che il resto del mondo sappia qualcosa, cosa che faranno, presto, da costa a costa in qualche grande mercato straniero via cavo – e questo è quanto di più vicino a una diretta citazione posso fare. Non ha detto dove sarebbero andati, ma ha detto di tenere il forte e che sarebbero tornati domani notte>>
Court prese un lungo sorso di birra, e poi sorrise a Jade <<Andati? Veramente? Facciamo una verifica, Jade, giusto? Sam e Jolie? In California, pronti ad andare in Irlanda per lanciare il prossimo film di tua sorella. Matt e Jessica? Destinazione sconosciuta, sebbene le parole suite d’albergo con un ampio letto e servizio in camera sembrano portare a un’unica conclusione plausibile. Mi avrebbero potuto chiamare e avrei provveduto per un attico in centro.
Jade fece una smorfia. Ricordava quell’attico molto bene. Provò a nascondere il suo disagio improvviso dicendo allegramente <<Ah, ma allora sappiamo dove sono, e non penso che Jessica voglia che qualcuno lo sappia>>
<<Buon punto. In ogni caso sono andati, non sono qui. Jessica ha portato prima il nostro amico Ernesto a casa, dove lui sta facendo i bagagli per andare al college martedì. Mrs Archer ha il weekend libero, sebbene sarebbe dovuta rientrare ora. Ancora, il suo appartamento è molto isolato. Uomo Orso è nella sua casa del custode alla fine del viale, probabilmente si trova davanti a uno specchio a stirare le pose da lottatore. Lasciando questa casa così grande – e tu e io. Per la prima volta da quando siamo qui, Jade, penso che mi piacciono le stranezze>>
Era stanca di lottare sempre con Court – lottare con se stessa in realtà – così Jade si arrese <<Dimentichi Rockne>> disse, sorridendo come l’amato Teddy, facendo un gesto verso il setter irlandese che russava davanti al freddo caminetto. <<E’ il mio chaperon – guardia del corpo. Rockne, vieni ragazzo!>>
Rockne mosse le orecchie una sola volta, ma i suoi occhi non si aprirono.
<<Penso che dovrei andare a vedere se Mrs Archer è disponibile. Probabilmente è mortale con il mattarello a venti passi>> suggerì Court <<Che ne dici Jade? Possiamo mettere da parte i nostri screzi per una notte? Solo una?>>
Jade tornò al divano e si sedette, non per acconsentire a Court ma per cercare i documenti che erano stati ammucchiati sul tavolo da caffè.
<<Siamo così vicini, Court. Intendo dire, prendendo il processo di eliminazione del resoconto, dovrei essere in grado di terminare questo in pochi giorni>>
<<Tu finirai questo in pochi giorni? Solo tu? Chi ha risolto il caso della moglie scomparsa?>>
<<Jolie e Sam>> disse Jade, spostando cartelline di fogli sul tavolo. <<Con un po’ di aiuto da parte di Teddy che aveva quasi finito l’intera questione prima… prima di essere ucciso>>
<<Ferma, Jade>> disse Court, sporgendosi sul tavolo per afferrarle le dita <<Andiamo avanti. E il caso di Fishtown Strangler?>>
<<Jessica e Matt. Tranne che non è totalmente risolto, non se Herman Longstreet dice la verità che Tarin White non è una delle sue vittime, ricordi?>> Si mise una mano in testa <<A volte sembra che ci giriamo attorno, non ti pare?>>
<<Attenta, non voglio farti pressione, ma ogni giorno tu sembri sempre più… be’, fragile. Le tue mani avevano un aspetto migliore dalla notte dell’incendio, ma le bruciature devono fare ancora male. Non mangi abbastanza, non so quando dormi e quando penso che forse ti stai rilassando un po’, ti trovo in palestra, a correre. Devi rallentare, Jade. Smettila di punirti>>
Jade liberò la sua mano da quella di lui. Sbagliava. Le ustioni che si era fatta provando a spegnere l’incendio erano quasi del tutto guarite ora. Era il resto di lei che era rimasto ferito. <<E’ una pazzia, Court. Non mi sto punendo. Perché dovrei punire me stessa?>>
<<Oh, non so. Perché non sei tornata a casa prima quella notte, avresti trovato Teddy mentre era ancora vivo e avresti svuotato quella bottiglia di whiskey irlandese, lo avresti dissuaso dal fare quello che voleva fare…>>
<<Teddy non si è ucciso!>> Jade strinse le mani sulle ginocchia, poiché le mani tremavano e, altrimenti, Court lo avrebbe visto. Già vedeva troppo>>
<<Va bene. Giusta. Non si è ucciso>> Court si sfregò la fronte, e Jade represse una smorfia colpevole, sapendo che era stanco tanto quanto lei. Erano tutti stanchi.
<<Mi dispiace, Court. So come sembra. Ero lì, ricordi? La porta dell’ufficio chiusa, Rockne chiuso fuori dalla porta, che guaiva ed era agitato. La bottiglia di whiskey quasi vuota per darsi coraggio. Il corpo di Teddy dall’altra parte della porta, accasciato nella poltrona, la pistola caduta a terra accanto a lui dopo che aveva… dopo che aveva sparato. Lo so, Court. So come appariva. Non dimenticherò mai come appariva.>>
<<E la porta di fronte chiusa, l’allarme attivato e nessun segno di ingresso forzato da nessuna parte>> aggiunse Court, la voce tesa, come se non volesse dire quello che stava dicendo, ma altrettanto sapesse che alcune cose dovevano essere dette.
<<Io non ricordo>> gli disse Jade. <<Onestamente Court. È così? Hai pensato che ho mentito a tutti al riguardo? Sull’allarme attivato o meno, la porta chiusa o meno? Ci hai pensato che io ho detto solo di non ricordare il codice di sicurezza perché altrimenti il verdetto di suicidio sarebbe stato impossibile da dedurre? Per quanto hai pensato che avessi mentito?>>
<<Non hai mentito, Jade. Non intenzionalmente. Ma a volte dimentichiamo quello che non vogliamo ricordare>>
<<Allora dovrei essere in grado di dimenticare di aver trovato Teddy in quello stato. Portare via Rockne in modo che non contaminasse la scena quando tutto quello che volevo fare era andare da Teddy, scuoterlo per svegliarlo. Chiamare Jolie e Jess e dire che il padre era morto. Superare l’inferno dello studio dei medici e di un gruppo di poliziotti che ficcavano il naso per casa per ore, tutti che parlavano di Teddy, e altri poliziotti che non avrebbero potuto riprendere la vita civile e mangiare le loro pistole>> disse Jade ricacciando indietro le lacrime. <<Perché non sono riuscita a farlo, Court? Perché non riesco a dimenticare tutto questo? Perché non riesco a dimenticare che Teddy è andato nella tomba etichettato sia come assassino che suicida, disonorato, privo del funerale del reparto per cui aveva lavorato per tanto tempo a Philadelphia?>>
Court si alzò dal divano e si sedette accanto a Jade mentre lei parlava, e ora la teneva vicina contro la sua spalla. <<Mi dispiace, cuore mio. Sono un’idiota ad aver sollevato tutto ciò. Mi dispiace tanto.>>
<<Ma lo hai pensato>> disse Jade contro il suo petto anche quando puntò il palmo contro la sua camicia e si discostò da lui. Lei abbassò la testa, consentendo che una cortina di lunghi capelli castano dorati le calassero attorno e le nascondessero il profilo <<Anche Sam? E Matt?>>
<<Ne abbiamo discusso. Ma due cose non possono essere spiegate. Una, Teddy non ha lasciato un messaggio, e pensiamo che lo avrebbe fatto. E due? Hai ragione, Jade, Teddy non ti avrebbe fatto questo. Non avrebbe permesso che lo trovassi. Se avesse voluto uccidersi, non lo avrebbe fatto dove tu avresti visto cosa aveva fatto. Ti amava troppo>>
Jade si asciugò gli occhi con il fazzoletto che Court le aveva passato. <<Grazie. Sfortunatamente, queste conclusioni vengono dai vostri sentimenti. I poliziotti lavorano con quello che vedono. Nel frattempo hanno visto Teddy sulla videocamera di sicurezza della porta di Melodie Brainard, l’ultimo visitatore che la videocamera ha ripreso prima che lei fosse trovata morta galleggiante nella piscina>> Ricompose la faccia. <<Scusa, non avrei dovuto dirlo. Sebbene donna morta galleggiante non suoni meglio>>
<<Sei stata tutto il tempo attorno a Teddy>> le ricordò Court <<A volte parli come lui>>
<<E questa è una brutta cosa>> disse Jade, sospirando, sforzandosi di ricomporsi, o solo di comportarsi come se lo fosse <<O almeno non era una buona cosa quando ho incontrato la tua amica Savannah Harper? Mi stava sempre dietro a raccontarmi storie su come pedinare un marito imbroglione>>
<<Lo avrebbe fatto, considerando che ha fatto qualche bell’imbroglio anche lei al povero Buzz>>
Jade si concesse di cedere al divertimento. <<E’ stata sorpresa?>>
<<Sorpresa, perdonata e recidiva. Jade, molte delle persone con cui vengo associato sono semplici conoscenze sociali o di lavoro. Non amici. Lo sapevi. Ma spesso ti ho gettata nella palude con le loro mogli, no? Me ne dispiace>>
Jade fece per restituirgli il fazzoletto, ma poi cambiò idea, e vi ficcò dentro il naso <<Va bene. Era anche divertente, all’inizio, ascoltarli, selezionarli. Ma non ero fatta per fare la moglie in società, Court. Lo sappiamo entrambi ora. Non è che non ne fossi capace perché penso che avrei potuto se ci avessi lavorato su. Non volevo adattarmi. Pranzi al country club e balli di beneficenza? Non sono cose per me>>
<<Eri annoiata>>
<<No, Court, ero soffocata. Sciogliersi, perdersi. C’è una differenza>> Lo guardò, sentì un nodo allo stomaco, e si rivolse di nuovo alla pila di carte. Quelle carte erano la sola cosa che avrebbe potuto sistemare ora. Risolvere i restanti casi, pregando che uno di loro portasse all’assassino di Teddy.
<<Sono stato un somaro, a pensare solo alla mia felicità>> disse Court e lei gli lanciò un’occhiata veloce, vedendo il dolore sul suo volto.
Un uomo così bello. Questo era quello che aveva attirato la sua attenzione all’inizio, la sua bellezza scura, ma la sua innata bontà era stata quella che aveva trattenuto la sua attenzione. Lei non poteva restare a guardarlo ferito.
<<Ti avrei dovuto dire che non ero felice, che non era adatto a me. E siamo stati entrambi molto testardi a quanto ricordo. Tu eri sempre preso dagli affari, Teddy aveva bisogno di me qui fino a quando non mi avesse sostituito. Una cosa porta l’altra no? Ma ne è passata di acqua sotto i ponti, giusto?>>
<<Sì?>>
<<Court, io…>> mise vari fascicoli sulle ginocchia di Court <<Fai questo ora, ripuliamo un antico tavolo di Sam dal valore inestimabile, separiamo quello di cui abbiamo bisogno dal resto. Non posso contare su Jessica che ha la testa da qualche parte dedicata al gioco almeno per alcuni giorni, e penso che siamo troppo vicini per battere la fiacca mentre lei va in giro con le stelle negli occhi>>
<<Ne dobbiamo parlare prima o poi, Jade. Lo sai. Ti amo, non ho mai smesso di amarti>>
<<Court, per favore>> Jade non poté fare altro che supplicarlo. <<Non ora>>
<<Non ora. Inizia a risultarmi un ritornello familiare>>
<<Mi dispiace, Court. Ma veramente non posso farlo ora. Ogni giorno in cui si pensa che Teddy sia stato un assassino è un giorno di troppo. Se noi dovessimo – se io dovessi avere un qualche futuro, devo prima correggere il passato>>
<<A volte non è possibile, Jade. A volte dobbiamo semplicemente chiudere la porta e andare avanti>>
<<Come abbiamo fatto noi? Il nostro divorzio è definitivo da quasi un anno. Siamo andati avanti? Saresti qui ora se Teddy non fosse morto? È tempo di arrendersi, Court, e di chiudere la porta per noi?>>
Court la osservò per un momento, i profondi occhi marroni illeggibili. <<Questione chiusa. Passami una di quelle cartelle>>
Jade gli consegnò uno dei documenti, alla cieca, poiché non poteva leggere le parole sulla targhetta attraverso le lacrime, e poi prese un’altra cartellina sulle sue ginocchia. La aprì, non vedendo nulla, mentre sentiva lo sguardo indagatore di Court su di lei,bruciante su di lei. Cosa stava provando?
The Becket Philadelphia, Broad Street
Erano passati tre giorni da Natale. Court sedeva al bar dell’hotel con il cugino Sam Becket, osservando mentre il cugino faceva un valoroso tentativo di annegare i dispiaceri nello gin & tonic. Chiaramente non era un bevitore incallito, suo cugino, o se anche lo fosse stato, avrebbe scelto una buona birra di malto, singolo, liscio e doppio.
<<Raccontami di nuovo perché non l’hai seguita>> disse Court, pensando che sarebbe stata una buona idea trattenere Sam a parlare invece di bere. <<Sai andare nella costa, supplicare, implorare, supplicare di più?>>
<<Te l’ho detto>> disse Sam, sollevando il suo bicchiere e guardandoci dentro, accigliandosi. Si sedette di nuovo. <<Non mi è mai piaciuto il gin & tonic. Teddy mi aveva avvertito.>>
<<Teddy. Il padre, giusto? Jolie ha già compiuto 21 anni, no? Non dovresti avere bisogno del suo permesso>>
<<Jolie è sua figlia. La conosce meglio di chiunque altro. Ovviamente meglio di me, o non le avrei offerto del denaro>>
Court sollevò il suo bicchiere. Acqua imbottigliata con un goccio di limone, poiché si era nominato autista, anche se lui abitava in albergo e questo significava riportare Sam a casa sua in mezzo al temporale. Ma questi sono sacrifici che si fanno per la famiglia. <<Te lo devo riconoscere, Sam, sei unico. Qui c’è il denaro – sposami. Poco romantico, direi>>
Sam lanciò al cugino uno sguardo duro <<Le ho offerto il denaro per mantenersi mentre aspettava le audizioni o qualsiasi cosa faccia un attore disoccupato per sopravvivere mentre cerca la sua grande opportunità. Me li ha lanciati in faccia. Letteralmente>> si gettò di nuovo sullo sgabello del bancone <<Dannazione, Court, cercavo di aiutarla>>
<<Ma questo aiuto è arrivato con un limite di tempo. Ricordo questa parte. Vai a Hollywood, Jolie, fai fiasco – ma mangia bene nel frattempo – e poi torna a casa entro un anno e sposami. Avresti dovuto pensare a una carriera diplomatica. Soprattutto perché alla fine, ho sentito, lei è ancora via e tu sei ancora qui, a darti calci sul sedere>>
<<Mi sono dato calci sul sedere per questo, Court. Ho fatto un tale fiasco. La cosa più dannatamente stupida che abbia mai fatto>>
<<più stupida di quella volta in cui hai appuntato le federe alle spalle e ti sei lanciato giù dal tetto del garage?>>
Sam sorrise al ricordo, massaggiandosi il braccio che si era rotto nella caduta in un cespuglio che lo aveva salvato. <<Avevo 7 anni. Ho una scusa. Non ho una scusa per questo. Consco qualche persona fuori di qui nel mondo del cinema… ho comprato una parte per Jolie nel peggior film che sia stato mai fatto in videocassetta>>
<<Un porno?>>
<<Molto divertente. No, Court, un horror. Sai di quelli con ragazzi fuori per una notte per sbaciucchiarsi nei boschi, il pazzo sempre mascherato che corre per i boschi, che tagliuzza con un aggeggio da cucina o qualcosa del genere. Lei fa qualche battuta e poi ha qualche buon primo piano dove deve sembrare spaventata e urlare un po’>>
<<Va bene, penso che inizierò a seguirli>> disse Court, accaparrandosi una ciotola di arachidi dal barman. Quando possiedi un hotel, qualcuno è sempre in guardia, pronto a fornirti quello che vuoi. <<Il film salta, Jolie salta e lei fa fiasco, torna a casa a scegliere la porcellana cinese. E allora? Dimmi il difetto di questo piano magistrale, perché ovviamente ce n’è uno>>
Sam si passò la mano tra i capelli biondo scuri già mossi <<Questo grande tipo di Hollywood l’ha vista, dice di non aver mai visto nessuna amata dalla telecamera di più dai tempi di Julia Roberts e le ha fatto firmare un accordo per tre film. Il primo non uscirà prima di un mese circa, ma secondo quanto si dice in giro, è brillante in esso>>
<<Ah, ti sei dato la zappa sui piedi>> disse Court, facendo un brindisi con l’acqua alla debacle di Sam <<O qualcosa del genere. Ora che cosa farai?>>
<<Ora affronterò il fatto che l’ho perduta e che devo imparare a vivere senza di lei, ecco cosa farò. Ora devo fare quello che devo fare>>
<<Seppellirti nel lavoro>> disse Court, pensando all’eredità di Sam separata dall’eredità della famiglia Becket, un grande impero d’import/export di pezzi d’antiquariato che era iniziato circa 200 anni prima, negli ultimi anni aveva avuto una crescita costante in negozi di antiquariato al dettaglio. Court aveva affittato un’ampia zona dentro quello stesso albergo, in molti dei suoi alberghi sparsi per il mondo <<Come ti vanno le cose?>>
Sam sollevò il suo bicchiere <<Come sembra che vadano? Ma basta parlare di me che piango sul mio gin & tonic. Come ti vanno le cose? So che sei appena tornato da un viaggio. Dove sei stato questa volta? Londra? Parigi?>>
<<Roma. Sarai felice di sapere che le tue azioni nella nostra ultima acquisizione al cartello della famiglia Becket include una suite di proprietà che guarda su Città del Vaticano. È tua da usare quando vuoi>>
<<Gentile>> disse Sam, facendo tintinnare il bicchiere contro quello di Court. <<Propongo un brindisi. Ad Ainsley Becket e al suo spirito imprenditoriale. Cantieri navali, terra, purosangue, banche, industrie. Era un uomo all’avanguardia per i suoi tempi>>
<<Era un soldato e un pirata, dovette fuggire dal suo paese prima di essere impiccato>> disse Court, sorridendo. <<Prova a pensarci, così siamo noi. Pirati, cioè. Noi giochiamo di più entro le regole di quanto faceva lui 200 anni fa>>
<<Buono, perché non penso che farmi impiccare sia sulla lista delle mie cose da fare per l’anno nuovo. Per quanto ti riguarda? Court? Ho detto, per quanto ti riguarda?>>
<<Hmmm?>> Court si era girato sul suo sgabello, il suo interesse catturato da una donna appena entrata nel bar. La vide procedere spedita verso di lui, chiunque altro nella stanza affollata svanì, come se un faretto brillasse su di lei, muovendosi con lei.
Era splendida, dalle lunghe gambe incredibilmente dritte, dai capelli biondo miele semplicemente pettinati che gli facevano provare l’impulso di trovare le mollette che glieli tenevano a posto e farle scivolare una ad una, tutti quei caldi riccioli sarebbero scesi sul suo seno nudo. La chiara immagine mentale lo sorprese <<Un paio di giorni dopo il fatto, ma meglio tardi che mai. Grazie, Santa Claus>>
<<Santa Claus? Di che diavolo stai parlando? Che ci fa lei qui?>>
<<Tu conosci quella donna?>> chiese Court, distogliendo lo sguardo dalla dama che si dirigeva verso il secondo sgabello dopo il suo. Era una cosa buona che fosse un essere civile o avrebbe spinto il tipo al suo fianco a terra, per farla sedere al suo fianco. <<Dimmelo, cugino, se devo fare una proposta di matrimonio alla donna, dovrei sapere qualcosa di lei>>
Sam abbassò la testa, sollevò una mano per nascondere il suo profilo <<Quella è Jade Sunshine. La sorella maggiore di Jolie. Lei lavora con Teddy nell’Agenzia Investigativa Sunshine. Lei è una Investigatrice Privata, Court. Avresti maggiore fortuna nel cercare di afferrare un porcospino. Forse più fortuna con il porcospino, pensaci. Credimi. Non vorresti avere nulla a che spartire con lei>>
Court era silenzioso, fece silenzio per tre battiti buoni. <<Veramente? È un detective privato? Pensi che sia qui per lavoro, o qualcos’altro? Almeno una signorina a richiesta d’alto bordo, questo avrebbe rovinato tutto. Sai, pensando al futuro, per quando uno dei nostri figli chiederà come ho incontrato sua madre>>
<<Chi di noi ha bevuto stanotte? Bada, Court, dammi la chiave del tuo ascensore. Non penso potrei guidare stanotte, così dormirò con te>>
<<Oh, non penso. Credimi, cugino, non includo te come compagno di stanza>>
<<Stai pensando a Jade per questo ruolo?>> Sam sbirciò da sotto la mano e sorrise al cugino, <<Ho 50 dollari che dicono che non accadrà>>
<<Vai al tavolo di fronte e dici che voglio che tu venga sistemato in una stanza, va bene? Ora, se non vuoi presentarci, puoi andare via. Se non vi piacete, non saresti di nessun aiuto>>
Sam scivolò giù dallo sgabello, la testa ancora girata <<Non è una questione di non piacersi. È solo che ho ferito Jolie, o almeno così è come la vede Jade. Fermati al nome>> lo avvertì tranquillamente <<Ha sentito parlare dei Becket e potresti salutare ogni idea di baciarla>>
Ma Court stava appena ascoltando, mentre stava attento alla conversazione che intercorreva tra l’uomo di mezza età vicino a lui e Jade Sunshine.
<<E sei sicura che non ti possa offrire un drink, dolcezza?>> stava dicendo il tipo, le spalle rivolte a Court <<Qualcosa di vero. Chi viene in un bar per bere ginger-ale?>>
Jade agitò la sua soda con il bastoncino di plastica, il ghiaccio tintinnò nel bicchiere <<Mi piace iniziare piano, e poi costruirci sopra. Nei miei affari, una testa lucida è parte del servizio>>
A Court piacque la sua voce. Un po’ bassa, leggermente rauca. In definitiva sexy. Ed era proprio sicuro che lei lo sapesse. Il tipo vicino a lui stava quasi sbavando.
<<E in cosa consistono i tuoi affari, dolcezza?>> le chiese il tipo.
Jade posò la mano destra in cima al bastoncino mentre con grazia ruotò sullo sgabello e con grazia accavallò quelle lunghe gambe sotto la corta gonna nera. Court giurò che avrebbe potuto sentire frusciare a quel movimento la seta delle sue calze.
Lei stese l’altra mano e accarezzò con un dito la cravatta del tipo <<Pensavo di avertelo detto, bello. Potrei farti un servizio? Mi piacerebbe farti un servizio. Come ti chiami, dolcezza?>>
Court abbassò la testa e lasciò andare il respiro lentamente, chiedendosi perché i cubetti di ghiaccio nel suo bicchiere, e in ogni bicchiere del bar, non si fossero ancora sciolti.
<<Io… Mi chiamo Harvey>> balbettò il poveraccio. <<Se… se, uh, dovessimo conoscerci, ehm, … meglio, forse potresti dirmi il tuo?>>
<<Sicuro, dolcezza>> disse Jade, la sua mano lasciò la camicia dell’uomo per scivolare sulla sua coscia, e poi sulle sue ginocchia. <<Mi chiamo Lucy. Lucy Lawless.>>
<<Ma non è il nome dell’attrice che… oh. Oh, giusto. Deduco che, nel tuo ambiente di, ehm, lavoro, i nomi non siano veri. Avrei dovuto pensarci. Ma mi chiamo Harvey. Scusami>>
<<Non ti dispiacere, Harvey, dolcezza>> Jade lo tranquillizzò, sollevando la gonna già corta dell’abito. L’altra mano aveva lasciato il bastoncino, e ora era rimasta sul bavero della giacca di Harvey <<E’ un gran nome, Harvey. Cosa fai?>>
Con la coda dell’occhio, Court vide il barman muoversi per il bar, probabilmente per caciare l’ovvia prostituta. Court scosse leggermente la testa, mandando via il ragazzo.
Gli occhi di Harvey pressoché incollati alla gamba di Jade mentre lei faceva scivolare due dita sotto l’orlo della sua gonna e le dirigeva leggermente a Nord <<Hubbard. Mi… mi chiamo Harvey Hubbard. Vuoi restare qui? Ho una stanza di sopra e…>>
Court afferrò una visione che gli era balzata in testa di giarrettiere di pizzo nero mentre una sottoveste blu compariva da sotto l’orlo del vestito di Jade. Nello stesso tempo l’altra mano afferrò e tirò la giacca di Harvey e un istante dopo l’ovvia Citazione era dentro la tasca della giacca.
<<Harvey Hubbard – dolcezza – ora ti puoi considerare servito>> disse Jade, alzandosi e andandosene.
Harvey non fu molto veloce nella comprensione, almeno secondo l’opinione di Court, ma lui certamente reagì molto velocemente a quanto stava accadendo.
<<Tu puttana, ti ucciderò>> mormorò Harvey da assassino mentre Jade si voltava per andare via. Saltò giù dal suo sgabello e pose una mano sulla spalla di Jade una frazione di secondo prima che Court scendesse dal suo sgabello e lo raggiungesse.
Court non si sarebbe dovuto preoccupare. Avrebbe avuto un posto in prima fila per lo spettacolo da dove era seduto. Infatti, stava quasi per metterci il naso, quando Jade si girò nettamente su Harvey, il braccio destro – le dita unite, il palmo rigido – che tagliava l’aria come una frustra. Be’, come una specie di efficace mossa di judo, ad ogni modo, ma chi ha bisogno dei particolari?
Harvey non di sicuro. Semplicemente cadde come un albero abbattuto. Court raccontò a Sam dopo, una cosa bella da vedere. Poesia in movimento.
Court sollevò leggermente la mano sinistra e la puntò verso l’accasciato Harvey e i due barman trascinarono velocemente l’uomo dalle ascelle e lo portarono fuori dalle luci basse del bar. La maggior parte dei clienti, intenti a vivere le proprie vite, non avevano neanche notato nulla di insolito.
Lasciando Court e Jade a fronteggiarsi. Lei piegò la testa da una parte, gli occhi le brillarono e poi lo guardò semplicemente mentre lui ricambiava l’occhiata. Doveva sentirla. L’attrazione, la pura attrazione fisica tra di loro. Ma non sobbalzò, non corse via. Solo sollevò leggermente il mento e continuò a guardarlo.
Era alto, ma lui era più alto. I loro corpi si sarebbero adattati come una canzone, una sinfonia. Sentiva lei la stessa musica?
Gli occhi di lei brillarono. Ovviamente era ad un’altezza naturale dopo aver servito Harvey – o forse l’aver scaraventato giù il tipo le aveva fatto scorrere il sangue caldo nelle vene. Probabilmente aveva bisogno di scaricare tutta quella energia repressa, e Court sentì il suo dovere di padrone di aiutarla.
<<Ciao>> disse alla fine, spingendo lo sgabello di recente occupato da Harvey <<Sono Court Becket, il proprietario dell’hotel>>
Il petto di lei si sollevava e abbassava ancora molto rapidamente per il recente sforzo. <<Buon per te. E vuoi che vada via dal tuo hotel>>
<<No, sono pressoché sicuro di volerti sposare. Il che significa che probabilmente ci dobbiamo conoscere un po’ meglio. Potremmo farlo qui, o sopra nella mia suite. C’è una vista fantastica del panorama della città, incluso il City Hall. Billy Penn indossa il cappello da Babbo Natale. Dovresti vederlo>>
<<Che sacrilegio – su tutti i conti – e lui non lo è>>
<<Come lo sai? Non lo hai visto. Per quanto riguarda la prima parte, sì, lo sono. Pronto a sposarti, cioè. Vorresti che mi inginocchiassi? Lo farei, gioco se vuoi>>
Lei non si mosse. Né distolse lo sguardo da lui. Egli immaginò che avesse studiato ogni centimetro di lui e stampato tutto in memoria>>
<<Ho visto Sam cercare di evitarmi. Devo dedurre che sei legato a lui>>
Lui fece un piccolo passo in avanti, non invadendo del tutto il suo spazio, ma vicino abbastanza per sentire il suo profumo. <<Suo cugino. E tu sei la sorella di Jolie. Consideraci destinati, se vuoi. Tu. Io. Questo momento. Questo luogo. Non Harvey, però>> Egli perse il suo sorriso <<Farei qualsiasi cosa per te, Jade Sunshine>>
Qualcosa si mosse attraverso i suoi magnifici occhi color sherry. Aveva preso una decisione? Aveva gettato un ponte?
La voce di lei acquisì una nuova nota rauca. Bassa e intima. <<Non è una buona idea, Court Becket>>
<<Ne ho avute di peggiori>>
<<Niente deve succedere, lo sai>>
<<Non ci credi più di quanto ci creda io>> lui disse, porgendole un braccio.
Lei fece scivolare il braccio nel suo <<Mi hai visto abbattere Harvey>>
<<Mi considererò avvisato>> disse Court prima che uscissero dal bar in silenzio, verso l’ultimo ascensore nel lato destro dell’atrio, l’unico che portava solo all’attico.
La prima forcina cadde sulla moquette del pavimento dell’ascensore prima che le porte si fossero chiuse…