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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.
UN CASTELLO, UNA PRINCIPESSA IN PERICOLO E UN CONTE INTRIGANTE...
Clarice e le sue sorelle, principesse del regno di Beaumontagne, devono lasciare il paese e vivere sotto mentite spoglie: la loro esistenza è infatti minacciata da un gruppo di ribelli. Senza denaro, Clarice è costretta a lavorare, ma un giorno il conte Robert MacKenzie la invita al castello...I due diventano presto amanti, finchè lui non la obbliga a prendere parte a un pericoloso imbroglio: fingersi la donna, un tempo sedotta e abbandonata, dall'infido colonnello Ogley. Clarice accetta, ma da quel momento per Robert sarà difficile riconquistare il suo cuore.
è caduto un mito! Si tratta di Christina Dodd, una di quelle autrici che non mi ha fatto mai rimpiangere di aver comprato un suo libro, stavolta mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta.
Alcuni anni fa ha iniziato una trilogia dedicata a tre principesse del solito piccolo regno dei Pirenei (ne aveva già parlato in un paio dei suoi precedenti romanzi) che devono scappare per sfuggire alla rivoluzione. Disperse, cercano di cavarsela al meglio in una terra straniera, mettendo da parte i vecchi privilegi.
Una delle tre è Clarice, la protagonista di DOLCE RICATTO che arriva in un piccolo paese scozzese per vendere le sue creme speciali e così cercare di accumulare la cifra che le serve per tornare in patria. E qui incontra Robert MacKenzie, conte di Hepburn che la guarda con diffidenza e la costringe (con metodi anche abbastanza convincenti) a partecipare ad un piano per ricattare un suo nemico.
Già da subito emergono alcune perplessità: come mai al suo arrivo a Freya Crags tutti, tranne Robert, sembrano così disposti a credere immediatamente alla storia, piuttosto fantasiosa. del titolo di Clarice? Basta che lei professi di essere una principessa e tutti le credono e sono pronti a chiamarla "Sua Altezza", la cosa mi ha lasciata un po' perplessa. A nessuno è venuto in mente che potrebbe essere un'impostora? Ma certo, le sue creme funzionano così bene... Ma anche su questo, scene lunghissime in cui Clarice spiega l'uso e l'efficacia delle sue creme. Sembrava una televendita. Tutto questo limita non poco lo sviluppo della storia tra Clarice e Robert. Tra i due c'è immediatamente un'attrazione fisiac, ma passano direttamente da una più o meno esplicita ostilità a dividere il letto a professarsi amore eterno. Insomma la loro relazione non è abbastanza contrastata prima e alla fine non è abbastanza profonda da mettere da parte tutto il resto.
Nonostante le mie perplessità, spero che vengano pubblicati gli altri due libri per capire il destino di Amy e, soprattutto di Sorcha.
Un'ultima notazione stilistica, non so se dipenda da una poco accurata traduzione o dal testo originale (e in questo caso nuovo biasimo all'autrice), ma che paragone è quello che si trova a pg 201? "Se avesse scoperto che aveva abbandonato una figlia...le sue ascelle erano così sudate che gli macchiavano l'uniforme". Mai letto nulla di più disgustoso!
Un terrorista suicida si fa esplodere in un mercato di Gerusalemme. Una donna muore. Era straniera, viveva da sola in una squallida baracca di un quartiere di religiosi. Nessuno va a reclamare il suo cadavere all'obitorio del monte Scopus. Eppure Julia Regajev aveva ancora formalmente un lavoro, come addetta alle pulizie in un grande panificio della città un giornalista senza scrupoli, detto il "serpente", sfrutta il caso per imbastire uno scandalo e denuncia la "mancanza di umanità" dell'azienda che non si è nemmeno accorta dell'assenza della dipendente. Tocca al responsabile delle risorse umane, spedito in missione dall'anziano proprietario del panificio, cercare di rimediare al danno di immagine. Ma il viaggio verso la dignitosa e compassionevole sepoltura della donna morta si rivela per lui molto più importante di un'operazione di facciata per ottenere la simpatia dell'opinione pubblica. Nel dizionario non esiste forse parola che rappresenti meglio l'universo narrativo di Abraham B. Yehoshua dell'aggettivo "responsabile". Per un suo personaggio, essere responsabile significa non tanto essere colpevole, ma soprattutto portare attivamente il peso di un imperativo morale. Così il responsabile delle risorse umane, impara che anche una piccola colpa, come quella di cui si è macchiata per indifferenza e superficialità la sua azienda, non va trascurata, perchè anche le piuccole colpe possono avere un potere terribile. Partito da un fatto di cronaca fin troppo realistico, il romanzo si trasforma a poco a poco in un viaggio metafisico denso di simboli e la vera responsabilità del giovane dirigente consiste alla fine nel saper ritrovare dentro di sè le risorse umane più profonde per vincere la durezza del proprio cuore, uscire dalla caverna di aridità in cui si è sepolto, purificarsi e ricominciare a vivere.
All'Inferno e ritorno. Questa mi sembra la sintesi più efficace di questo romanzo. L'autore israeliano Abraham Yehoshua, che avevo avuto modo di leggere in precedenza, si conferma una voce tutta particolare del mondo israeliano e una voce autonoma fra coloro che raccontano e descrivono il conflitto israelo-palestinese.
In questo caso il suo romanzo più che legato alle vicende di un popolo, sembra concentrato soprattutto sul destino dell'individuo influenzato e, oserei dire, abbrutito da una vita vissuta in continuo contatto con l'esperienza della guerra. è questo il motivo per cui il responsabile delle risorse umane di una importante industria di panificazione non si accorge proprio della mancanza di una propria dipendente fin quando un giornale non denuncia il ritrovamento del cadavere di una donna morta in un attentato e identificata solo per un cartellino che la indicava come dipendente di quella azienda. Per evitare lo scandalo della denuncia della assoluta indifferenza dell'azienda nei confronti dei propri dipendenti, il responsabile inizia una lunga ricerca per procedere alla identificazione della donna per restituirla alla sua giusta sepoltura. Da qui inizierà un lungo viaggio, un cammino di purificazione che porterà, probaboilmente, il responsabile delle risorse umane a riacquistare la propria identità e la propria umanità, rispetto alla routine di una vita che lo ha visto distruggere la propria famiglia e farlo diventare indifferente al prossimo.
Questa lettura non si è rivelata molto leggera e semplice. Già il tema, questo continuo parlare di morti e di cadaveri non induceva ad appassionarsi, ma del resto immagino che in un paese come Israele si viva continuamente a contatto con la violenza e la morte. Credo che l'intento dell'autore fosse quello di sottolineare che questa quotidianità rischia di eliminare qualsiasi senso di compassione nei confronti del prossimo. In questo senso il viaggio che il protagonista compie verso i territori freddi del Caucaso (quasi un anabasi moderna) sono un percorso alla riscoperta della propria umanità, di quella preziosa risorsa da cui l'uomo non si deve separare. Mi è sembrato, poi, abbastanza indicativo il ripetersi della speranza da parte del responsabile che presto tutti dimenticheranno questa storia. Questo mostra bene come con il tempo ci si abitui anche a un fatto atroce e inspiegabile come la vicinanza continua della morte violenta. Come le morti per attentato diventino quasi una quotidianità per l'israeliano. è proprio da questo che Yehoshua ci vuole distogliere: la sua voce è un appello affinchè nessuno scordi quella parte di noi che ci invita a guardare con simpatia e partecipazione al destino del nostro prossimo.
Pubblicato nel giugno 2006
Caro lettore,
ha un segreto. Diversi, in verità...
La maggior parte della gente mi conosce solo come la direttrice di una scuola di carità. Avere un figlio ma non un marito mi ha resa un'emarginata sociale - non un grave inconveniente poichè io odio la Società - soprattutto quei "gentiluomini" che seducono giovani donne ingenue. Il mio disprezzo per tali cose ci ha condotto al Primo Segreto: sono l'autore anonimo del The Rogue Report, un giornale che presenta questi libertini e le loro imprese. I miei impegni non mi lasciano tempo per l'amore, o così si potrebbe pensare. Questo ci porta al Secondo Segreto: ho intrapreso di recente un flirt con il nuovo insegnante di matematica della scuola. Mr William Jackman è contemporaneamente troppo affascinante e misterioso per il bene di qualcuno - in particolare il mio. Sebbene ho cercato di trattenere i miei desideri, non posso fare a meno di chiedermi se il mio caro "Jack" nasconda dei segreti, troppi.
Vedete, nessuno apprezza The Rogue Report, e almeno uno dei suoi argomenti suscita vendetta. Jack è intenzionato a proteggermi o è in realtà il malvagio che cerca di rovinarmi? è possibile che mi sono innamorata del più famigerato libertino?
Lady Julia Corwyn
Jack William Mansfield, conte di Rutledge, era chino su un tavolo da biliardo, tentando un colpo difficile, quando apprese che la fidanzata aveva disdetto il matrimonio.
"Evelyn ha scoperto della tua festa" annunciò Gresham "dice che l'avete umiliata per l'ultima volta".
Un uomo di bell'aspetto dai capelli castani, George Gresham era il cugino di Evelyn. Stava osservando la partita tra Jack e Whistler per i successivi 10 minuti, bilanciandosi avanti e indietro sui piedi, aspettando chiaramente il momento opportuno per presentare la sua novità.
Nessuna sorpresa. Gresham aveva puntato 10 ghinee su Whistler. Jack si concentrò sull'aspetto del tavolo. Con la punta del bastone, mandò la palla di avorio ad attraversare il tappeto verde per colpire l'orlo e cambiare direzione, colpendo la palla di Whistler fuori gioco e la sua in buca, dove cade con un rumore.
Gresham e Whistler grugnirono all'unisono "La fortuna del diavolo" disse Albert, visconte Whistler, con le sue solite maniere azzimate.
"Non fortuna" disse Jack "Geometria".
Quando entrambi gli uomini guardarono con un lampo, Whistler con i suoi capelli neri e le spalle ampie accanto a Gresham, Jack decise di spiegare l'applicazione pratica di triangoli scaleni e isoscele. Meglio mentenere il mito del suo potto col diavolo - e mostrare la sua leggiadrica freddezza in faccia alla crisi finanziaria.
Ancora la prospettiva di lavorare Evelyn lo lasciava sbigottito. Chi glielo aveva detto? Non poteva essere stato Gresham; non avrebbe voluto che suo cugino scoprisse che aveva anche lui partecipato alla festa.
In una dimostrazione di freddezza, Jack si spostò all'altro lato del tavolo e contemplò il suo prossimo tiro.
Gresham piantò le mani sull'orlo del tavolo e guardò Jack. "Buon Dio, uomo! è questo tutto quello che avete da dire?"
"No" Jack guardò fisso "Fammi aggiungere, se cade altra polvere sul mio tavolo ci incontreremo domani all'alba ad Hampstead Heath".
Gresham fece un passo indietro. Appoggiandosi a una colonna, afferrò un bicchiere di brandy vuoto "Dannazione, vecchio mio, che dici di Evelyn? L'avete persa - e i creditori si avventeranno su di voi come avvoltoi sulle carcasse".
"Pensavo a questo disastro" aggiunse Whistler "Non c'è un erede più ricca in tutta Londra".
O una più fatua, nè più egoista.
Con il suo denaro, aveva ereditato un lato deplorevolmente pragmatico da un nonno mercante. Lei e Jack avevano preso un accordo; lei avrebbe estinto i suoi debiti in cambio di diventare una contessa e, un giorno, una duchessa, poichè era l'erede del duca di Wycliffe. Ma lei aveva anche deciso che ogni ulteriore perdita al gioco avrebbe posto fine al loro fidanzamento.
Serrò la mascella. Diavolo, perchè era preoccupato? Con tutta la sua pratica, Evelyn era giovane e bella, e lo desiderava. Non aveva ancora incontrato una donna che non riusciva ad affascinare.
Il bastone in mano, si chinò sul tavolo "Così ha sentito un pettegolezzo. La convincerò che non è vero".
"Non questa volta" Gresham cercò dentro la giacca verde e prese un documento che poggiò sul tavolo "Mio zio vuole il vostro sangue - e anche Evelyn. Dai un'occhiata".
Sfogliando le pagine, Jack lo trattenne con la punta del bastone. Bestemmiò sottovoce. THE ROGUE REPORT era il terrore di ogni scapestrato del ton. Negli ultimi anni, il foglio stampato aveva rivelato le imprese notturne alle donne sposate della società. Veniva fatto scivolare sotto la porta di notte e nessuno conosceva l'identità dell'autore.
Aveva riso dei conoscenti la cui presenza negli scandali aveva causato problemi con i familiari. Dopo tutto, non aveva parenti donne e il padre e il nonno erano già apparsi sul THE ROGUE REPORT. Ma Jack ora non rideva. Le labbra tirate, esaminò la descrizione dettagliata della festa nella sua casa.
"Di giorno, la sala da pranzo del conte di R. è un grazioso ambiente decorato di blu e oro. Di notte, è un coacervo di attività vergognose. La scorsa settimana, il famoso conte ha ospitato una festa privata dove signorine seminude intrattenevano i gentiluomini e vaste sonne di denaro sono state perse in una girata di carte. Si è detto che il conte stesso ha perso una somma enorme..."
La storia andava avanti, particolarmente accurata, il fumo nel soggiorno, la quantità di prostitute, e le centinaia di ghinee perduta a carte quella notte. Denaro che non aveva. Denaro che aveva promesso di restituire non appena lui ed Evelyn avessero percorso la navata di St George il mese successivo.
Ma se c'era una cosa che Evelyn valutava più di tutto, era la sua reputazione. Non lo avrebbe mai perdonato per questa umiliazione pubblica.
Gli apparve la verità. Non ci sarebbe stato nessun matrimonio. Whistler si avvicinò "Il mio nome non viene menzionato, no? La mamma mi ha quasi preso per l'orecchio quando ha letto quella storia la scorsa primavera sull'incendio nel bordello"
"La prossima volta" disse Jack "ricordati di portare via i vestiti".
"Ancora questi scherzi" disse Gresham "Mio podre sembrava un orso con la bocca spalancata anche quando sta male. Mi ha tagliato i fondi, e sono a corto di denaro. Posso usare quelle 100 ghinee che mi devi".
"Giusto" aggiunse Whistler sollevandosi in tutta la sua altezza "Anche i 60 che mi devi".
Jack scrollò le spalle "Avrete il vostro denaro. Comincerò con il vincere questo gioco".
Ma quando studiò il colpo successivo, si sentì preso dalla realistica versione di un incubo che aveva da tempo. Era trascinato in una profonda oscurità, che lo soffocava lentamente, un peso enorme che lo opprimeva. Si svegliava con il fiato corto, mentre cercava di prendere aria. Non era solo la perdita di denaro che lo preoccupava. Neanche i suoi amici sapevano che voleva quel matrimonio per ragioni più complicate. Ragioni che nemmeno Jack capiva del tutto. Ragioni che avevano a che fare con il suo malumore interiore, un sentimento che era iniziato dopo che aveva ucciso un uomo in un duello otto anni prima. Ingabbiando il ricordo, aveva piegato i fogli dello scandalo e nascosto in una tasca segreta. Non aveva nessun altro da biasimare che se stesso per aver perso Evelyn. Nondimeno, per la prima volta nella vita, Jack Mansfield aveva una missione, voleva vendetta.
Lì davanti a lei si trovava, faccia a faccia, Brand Villiers. Alto e asciutto, le sbarrava l'ingresso. Gli occhi di un grigio glaciale avevano l'espressione scanzonata che da senpre affascinava e irritava Charlotte. Brand era vestito interamente di nero, salvo per un gilè grigio che attenuava un po' il suo aspetto diabolico.
I cinque anni trascorsi non avevano mutato i lineamenti sardonici e la piccola cicatrice che gli tirava un angolo della bocca in un sogghigno eterno. Il trascorrere del tempo non aveva alterato la sua aria da bello e dannato e nemmeno aveva spento in lei quel calore eloquente che le invadeva il corpo in sua presenza. Salvo per qualche filo grigio sulle tempie tra i folti capelli castano scuro, era rimasto esattamente com'era il giorno in cui aveva scoperto Charlotte mentre metteva in atto la sua malefatta
(...)
L'oggetto dei suoi pensieri emerse dallo spogliatoio, le maniche della camicia arrotolate fino al gomito, il colletto aperto sull'ampio torace coperto da una peluria, i capelli ancora umidi che sembravano quasi neri alla luce del mattino. Portava calzoni attillati che mettevano in risalto le sue cosce muscolose ed era sclazo. sembrava la più raffinata tentazione che il diavolo avesse mai escogitato.
(...)
Però - e le accarezzò lievemente la guancia - so che stare con te mi ha cambiato la vita. Char, tu mi hai fatto venire la voglia di andare oltre a quello che sono stato fino adesso.
- Io non mi sono mai proposta di cambiarti - sussurrò lei. - Questo deve venire da dentro di te.
- Così è stato. Quando sei partita da Londra ho capito che non posso vivere senza di te.. - Lasciò cadere le mani lungo i fianchi e la guardò con passione - Ti amo Charlotte quinton. Ti amerò sempre.
Era questo che lei voleva sentirsi dire. E con questo tutti i suoi dubbi svanirono e lei fu sommersa da un'ondata di gioia. Gli volò subito tra le braccia.
- Anch'io ti amo, Brandon Villiers. più di quanto ho mai pensato che fosse possibile.
Le loro labbra si incontrarono in un bacio aredente, in cui euforia e desiderio si fondevano e preludevano alla realizzazione del loro sogno d'amore. Lei rimase fra le sue braccia, gli accarezzò la guancia rasata di frsco e la cicatrice accanto alla bocca. Lui le sfiorò il volto, la schiena, le braccia, come se non riuscisse a convincersi che lei era lì in carne e ossa.
La porta si aprì e si sentì un cinguettare di voci. Charlotte, sempre tra le braccia di Brand, guardò oltre le sue spalle e vide le Rosebuds sulla soglia. tutte e tre sorridevano, soprattutto la nonna - Ragazzi - disse raggiante - per le effusioni avrete tutto il tempo questa notte.
Colpendo il pavimento di marmo con il bastone, lady Faversham, autoritaria come sempre ma con gli occhi scintillanti di piacere, domandò: - Siamo finalmente pronti per dare inizio alla cerimonia?
Brand guardò Charlotte, e il suo aguardo era tenero, impaziente, ansioso. - Cosa dici, tesoro? Io ho abdicato alla mia vita dissoluta. Mi vuoi sposare?
- Sì - sopraffatta dall'amore, Charlotte gli percorse le labbra con la punta delle dita, e riconobbe nei suoi occhi grigi fumo l'adorazione per lei. - Masoltanto se continuerai a essere dissoluto ... quando siamo soli.
Le Rosebuds sono tre nonne combinamatrimoni dell'Inghilterra del periodo Regency: Lucy la vedova Lady Stokeford; Olivia la vedova Lady Faversham e lady Enid Quinton.
1)LA ZINGARA E L'AVVENTURIERO (Michael Kenyon, marchese di Stokeford e Vivien Thorne) Quando Michael trova la nonna che si fa leggere la mano da una bellezza gitana, si convince che Vivien sia una cacciatrice di fortuna. Intende accusarla di imbroglio - e Vivien è altrettanto determinata a reclamare i propri diritti ereditari.
4) UNA NOTTE SCANDALOSA (Brand Villiers, conte di Faversham e Lady Charlotte Quinton) Nessuna donna di Londra è immune al fascino del magico conte - tranne Charlotte, che ha odiato Brand da quando lui l'ha rifiutata anni prima. Ma quando la sua amata nonna è vittima di un crimine, Charlotte deve tornare da Brand per un aiuto.
Charlotte, coinvolta in un incidente di carrozza che ha ferito tre anziane signore, trova rifugio dallo scandalo presso la nonna, a Londra. Qui costernata, viene a sapere che le donne ferite alloggiano a casa di Brand Villiers, il libertino che un tempo ha infranto il suo cuore. Ma quando Charlotte e Brand scoprono che i colpevoli dell'incidente, e di altri orribili misfatti, sono membri di una lega potente e dissoluta, gli antichi dissapori vengono dimenticati e i due uniscono le loro forze, e i loro cuori, portando alla luce la verità
Ritengo che Barbara Dawson-Smith sia una delle autrici più esperte oggi in attività. Questa sua perizia è evidente anche in questo suo romanzo in cui ha giostrato un efficace mystery. Questo romanzo fa parte di una serie di cinque libri e, purtroppo, risente un po' di questo perchè contiene troppi riferimenti ai libri precedenti di difficile comprensione. Per fortuna i riferimenti maggiori sono al primo della serie, pubblicato in Italia con il titolo LA ZINGARA E L'AVVENTURIERO. In questo romanzo, infatti, Charlotte si era macchiata di grandi colpe e, a distanza di anni soffre ancora dei rimorsi. A questo si aggiungono le continue frecciatine di Brand Villiers suo amico-nemico di vecchia data. Proprio lui che tanti l'aveva fatta sognare e che ancora le suscita strani desideri, continua a rinfacciarle le antiche colpe. Ma in fondo anche lui nasconde qualcosa...
Come ad esempio, il fatto di aver fatto parte della Setta di Satana e di essere insieme ai suoi compagni preso di mira da un assassino che sta uccidendo via via tutti i vecchi adepti della setta.
Anche le Rosebuds sono state coinvolte nelle macchinazioni dell'assassino. E per proteggere l'amata nonna, Charlotte, decide di partecipare attivamente alle ricerche.
Forse è vero che si comporta con troppa indipendenza e con troppa leggerezza accetta di fingersi pubblicamente l'amante di Brand. Anche se poi finisce per esserlo veramente.
Ciò che mi ha affascinato di più del libro è indubbiamente Brand. Egli è un uomo ferito dai moltissimi errori commessi in passato, nasconde molti segreti. Allo stesso tempo è tremendamente sexy, sardonico, ironico. Il suo modo di trattare, anche duramente e di prendere in giro Charlotte è irresistibile. E poi sa farsi perdonare tutte le volte che l'ha trattata troppo duramente.
Il mystery è ben architettato e non era molto facile intuire chi potesse essere l'assassino. Non ti teneva proprio col fiato sospeso, perchè a volte sembrava troppo macchinoso, ma nel complesso è un libro ben architettato.

La Sposa narra la storia della famiglia Giusti nell'arco di due generazioni. Dopo trent'anni di matrimonio, Giulio lascia Silvia, se ne va. In un futuro non lontano, anche suo figlio Gino verrà assalito da un'inquietudine alla quale non riesce a resistere. Perchè, quando hanno smarrito, entrambi, le ragioni di un legame coniugale che credevano profondo? Qual è il segreto impulso che muove Giulio e Gino? Le vicende della famiglia si snodano negli anni - sullo sfondo di una Roma splendida e struggente - finchè all'improvviso, Francesca: la moglie di Gino, cambia ogni prospettiva e, con un atto d'orgoglio, scompare. Il tempo non è innocente, scrive Montefoschi all'inizio della terza parte de LA SPOSA. Il tempo è il frande tema dei suoi romanzi. Solo dopo un lungo silenzio, dopo il vuoro scavato dalla perdita, solo "dopo il tempo" può emergere la verità. è quello che capiterà a Gino, quando riuscirà a liberarsi di una relazione ambigua che gli ha impedito di vedere e, anche grazie a un evento del tutto imprevisto capirà. Le pagine di questo romanzo ci dicono- con un ritmo avvolgente, che scandisce attimi, respiri, movimenti - che la felicità può esistere. A patto di far chiarezza in noi stessi: di restituirci a quella luce interiore senza la quale è impossibile accogliere l'altro, e donarci. Da sempre abile creatore di personaggi emblematici, Motefoschi tratteggia ne LA SPOSA figure femminili di grande fascino. Il lettore difficilmente dimenticherà Silvia, la donna delusa; la figlia Carla, caparbia custode della famiglia e della casa; Francesca, donna coraggiosa e coerente; ma soprattutto Gianna, l'amante di Gino, la donna che per amore sfida se stessa e la propria oscurità. è il mondo femminile. La sposa: la metà femminile, fragile e forte, non può prescindere.
Ammetto che questa lettura mi ha lasciata un po' perplessa. Leggendo il retro di copertina mi si sono chiarite, ma non del tutto, alcune questioni. Questo romanzo parla della famiglia Giusti e, in particolare degli uomini della famiglia, Giulio e Gino, entrambi traditori delle rispettive consorti. C'è come un senso di ereditarietà della colpa che accomuna i due maschi della famiglia e che viene interrotto dalla coraggiosa scelta di Francesca, la moglie di Gino di non accettare passivamente il tradimento ma di opporvisi abbandonando il marito. Il libro mi lascia comunque perplessa, perchè lascia molto implicito, senza darvi una spiegazione, perchè i dialoghi, che sono numerosi e lunghi, conservano qualcosa di taciuto, perchè gli stessi rapporti con i personaggi sono come monchi. Ad esempio, l'amante di Gino, Gianna, appare, lo9 destabilizza, lo ossessiona, gli rovina la vita familiare e poi, all'improvviso, scompare, senza nessuna spiegazione.
Il rapporto tra Gino e Giulio è molto critico proprio perchè in fondo, i due uomini si assomigliano e si rispecchiano. C'è tra di loro una incomunicabilità di fondo. Non è un caso, secondo me, che Gino e Francesca non abbiano avuto figli fino a quando, dopo una lunga separazione ricostruiscono il loro matrimonio su basi più solide. Solo a quel punto, quando lui prende un impegno veramente serio con la moglie può dare vita a un figlio senza temere che la stessa colpa possa ricadere su di lui. 

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