Sul comodino
ANNE HERRIES: Intrigo a Venezia
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Venezia, 1569
Da dieci anni Kathryn Rowlands attende il ritorno del suo amato Richard, rapito da un gruppo di pirati avventuratisi fino alle coste della Cornovaglia quando entrambi erano poco più che ragazzini. Dentro di sé non ha mai smesso di credere che fosse vivo, e in quei lunghi anni ha continuato a cercarlo, contro ogni logica. Una speranza arriva improvvisamente dall'Italia, dove un nobile e ardimentoso mercante veneziano, Lorenzo Santorini, si offre di aiutarla nelle ricerche. Sullo sfondo di una Venezia da favola, tra i due nasce un'irresistibile attrazione. Ma su di loro incombe la minaccia del malvagio Rachid, nemico mortale dei Santorini. E quando la giovane viene rapita dal crudele pirata, per salvarla Lorenzo affronta rischiose avventure nel Mediterraneo, scoprendo non solo l'amore, ma anche un'incredibile e insospettabile verità sul proprio conto.
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Image Hosted by ImageShack.usTi amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)
Image Hosted by ImageShack.usI capelli di Sinda erano sparsi sul cuscino come seta e il suo corpo pallido, sotto quello scuro di lui, sembrava sottile e vulnerabile. - Credo che tu sia un'artista molto dotata, una donna davvero saggia e una fata con la magia nelle dita. Mi fai paura. E mi conforti. Non posso chiederti di aspettarmi, ma non posso lasciarti sola, anche se dovrei farlo. (Patricia Rice, Amore magico)
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giovedì, 14 giugno 2007
THETASTEOFINNOCENCE

Qui piove ancora – si riversa dal cielo, pozzanghere per strada, neve sulle colline – buone notizie. Ne abbiamo bisogno. Il tempo cattivo rende semplice restare a casa e scrivere, che è quello che ho fatto, oltre a leggere, nelle ultime settimane. Ma sono anche alle prese con gli ultimi lavori nella nuova casa, e il trasloco da quella che è stata la nostra casa per 25 anni – e come sa chiunque lo abbia fatto, è un periodo frenetico. Ma sarò a Dallas a Luglio, al Romance Writer Conference. Come per gli autografi per la maggior parte delle conferenze, firmerò autografi sia prima che durante la conferenza.

Per quanto riguarda i libri, la mia prossima edizione – il prossimo racconto Bastion Club, la storia di Pervase Tregarth, BEYOND SEDUCTION, uscira il 28 agosto. La copertina, che è una bella sfumatura blu (molto più bello di come appaia sul web). La sua retrocopertina è particolarmente evocativa. Adoro quelle cime di colline esposte al vento! BEYOND SEDUCTION si apre con il povero Pervase assalito dalle donne. Egli dispera di trovare mai una moglie perché ogni volta che abbandona il suo castello in Cornovaglia per Londra per cercarla, le sorellastre fanno qualcosa di frenetico per assicurarsi che ritorni indietro. Guidato da un temperamento insolito, giura di offrirsi alla prossima signora adatta che incontra – non immaginando che pochi minuti dopo si troverà faccia a faccia con Madeline Gaiscogne, una vicina che conosce da tutta la vita.

Fortunatamente, da uomo astuto qual è, anche nel suo impulso, Pervase ha posto delle condizioni al suo giuramento. Madeline soddisfa chiaramente la maggior parte dei suoi criteri, tranne l’unico che spetta a lui definire – la compatibilità. Di conseguenza, Pervase immagina che sarà semplicemente un caso se passa del tempo in compagnia di Madeline, anche per mettersi la mano sul cuore e giurare che lei e lui NON siano compatibili, e poi sarà in grado di combinare la sua vita fino alla fine dell’estate e poi tornare a Londra e alla sua infinita ricerca di una moglie.

Uomo sciocco. Non occorre dire, niente va come aveva previsto, vivendo sia lui che Madeline per imparare ad arrivare a quello che c’è oltre la seduzione.

C’è molto divertimento e gioco in questo libro, vari cattivi confondono le cose, e sia Delzill che Christian Allardyce vengono chiamati in aiuto, insieme a Charles St Austell e la sua Penelope. Spero che BEYOND SEDUCTION vi piaccia – quando vi metterete le mani sopra! Il 28 agosto è la data.

THE TASTE OF INNOCENCE

Per nessun altro gentiluomo è più vero che per Charles Morwellan, ottavo conte di Meredith. Sebbene abbia visto molte unioni di successo fra i suoi amici Cynster, ha anche visto l’ossessione del padre di distruggere quasi la loro famiglia e fortuna, un errore che Charles Morwellan non ripeterà. Ma in quanto Lord Meredith si deve sposare così fa un’offerta a Sarah, figlia dei suoi vicini, Lord e Lady Conningham. È anche intelligente da gestire la sua vita sociale, bella da adornare il suo braccio, e vecchia abbastanza comprendere il valore della sua offerta.

Per la maggior parte delle giovani donne del ton, il giusto matrimonio è il culmine di anni di preparazione, condotta perfetta e intricati piani e stratagemmi che avrebbero fatto impressione ad un generale. Ma quando una signora di indipendenza intende con la propria vita, Sarah non è disposta a cedere la propria indipendenza a meno che sia per un amore sconfinato.

Ma Charles ottiene sempre quello che vuole. Convince Sarah a dargli due settimane per vincerla, dopo le quali, se lui avrà successo – si sposeranno immediatamente. E così inizia un intenso corteggiamento. Giorno dopo giorno, Charles e Sarah sono modelli di decoro che indulgono in innocue passeggiate, considerazioni eleganti, valzer posati. Ma ogni notte se la svignano verso lussureggianti giardini al chiaro di luna dove abbracci sensuali si trasformano in baci brucianti, che presto diventano di più. Entrambi vengono trasportati in una marea di passione e sentimenti a cui non possono resistere.

Ma dopo il matrimonio, nonostante le notti di insaziabile passione, giorno dopo giorno Charles mantiene la distanza come se la dolcezza quasi peccaminosa delle loro notti esista solo in un sogno. Sarah lotta per provare che il vero amore è una forza che non può essere contenta, un dono per cui vale la pena lottare, ma è solo quando lei viene travolta in una serie di incidenti sempre più pericolosi che Charles scopre quanto è disposto a rinunciare per proteggere… il gusto dell’innocenza.

Febbraio 1833

Nord Ovest di Combe Florey, Somerset

Doveva sposarsi, e allora l’avrebbe fatto.

Ma nei suoi termini.

Le ultime parole risuonarono nella mente di Charles Moewellan, ripetendosi con i colpi degli zoccoli del suo cavallo mentre andava al piccolo galoppo dritto verso nord. L’aria invernale era fresca e chiara. Per lui le lussureggianti verdi colline del lato occidentale dei Quantocks si incresparono e rullarono. Era nato in quel paese, a Moewellan Park, la sua casa, ora a un miglio davanti a lui, sebbene badasse a stento alla vista arcadica, la mente concentrata senza riposo su un’altra vista.

Era un lord e proprietario di campi intorno a lui, che riempivano la valle tra i Quantocks ad est e al confine occidentale delle Brendon Hills. Le sue terre si stendevano anche a sud oltre lo stesso Park dove confinavano quelli posseduti del cognato Gabriel Cynster. Il confine settentrionale si stendeva davanti, seguendo un percorso; quando il suo castrato grigio pezzato, Storm, si impennò Charlie tirò le redini e si fermò, guardando davanti senza vedere nulla.

L’aria fredda gli accarezzava la guancia. Mascella serrata, espressione impassibile, lasciò che il motivo dietro la sua attuale direzione corresse nella mente un’ultima volta.

Aveva ereditato la contea di Meredith alla morte del padre tre anni prima. Sia prima che da allora aveva evitato e schivato gli inevitabili tentativi di intrappolarlo nel matrimonio. Sebbene la prospettiva di un conte ricco, ora sopra i 30 anni e ancora scapolo faceva sempre salivare le cacciatrici di matrimonio, dopo dieci anni nel ton era del tutto consapevole delle loro manovre; era sempre sfuggito alla loro rete, trovando che un uomo cinico si divertiva a fare ciò. Comunque per lord Charles Morwellan, ottavo conte di Meredith, il matrimonio era inevitabile.

Questo, comunque, non era lo sprone che lo aveva alla fine spinto all’azione. Quasi due anni prima i suoi più cari amici, Gerrard Debbington e Dillon Caxton, si erano sposati. Nessuno dei due aveva cercato moglie, nessuno dei due aveva necessità di sposarsi, ma il destino li aveva presi in trappola e si erano diretti entrambi felicemente verso l’altare; lui era stato alle loro spalle e sapeva che stavano per afferrare il momento. Sia Gerrard che Dillon ora erano padri.

Storm si spostò, irrequieto; Charles con la mente assente, diede un colpetto sul collo.

Collegati attraverso le loro unioni con il potente clan dei Cynster, Gerrard e Dillon, e le loro mogli, Jacqueline e Priscilla, si erano incontrati quando si erano recati dopo Natale a Somersham Place, residenza principale del duca di St Ives e casa d’origine dei Cynster. L’ampia famiglia e le varie ramificazioni si incontravano lì due volte all’anno, nella cosiddetta Celebrazione d’Estate in Agosto e ancora durante le festività, i parenti incontravano la famiglia dopo aver passato natale con le proprie famiglie. Aveva sempre gradito il chiassoso calore di queste riunioni, anche questa volta…non erano stati solo i figli di Gerrard e Dillon che avevano allontanato la sua inquietudine ma piuttosto quello che rappresentavano. Di loro tre, amici da più di dieci anni, lui era l’unico con il dovere riconosciuto di sposarsi e avere un erede. Sebbene in teoria poteva addossare al fratello Jeremy, ora di 23 anni, il compito di generare la prossima generazione di Morwellan, quando aveva assunto il dovere di famiglia vari anni prima, aveva accettato di essere costituzionalmente incapace di evitarlo. Lasciare che una delle responsabilità maggiori legate alla posizione di conte ricadesse sulle spalle di Jeremy non era un caso che la sua coscienza o natura, il senso di se stesso, gli avrebbe concesso. Questo era il motivo per cui si stava dirigendo verso Conningham Manor.

Continuando a tentare il destino, corteggiare il rischio di questa pericolosa divinità che mandava avanti e organizzava la sua vita, e sua moglie, per lui, come era stato per Gerrard e Dillon, sarebbe stato al di là della pazzia; dunque era tempo per lui di scegliere una moglie. Ora, prima dell’inizio della prossima Stagione, avrebbe messo alla prova la sua prerogativa, scelto la donna che gli si adattava meglio, e avrebbe compiuto il fatto, finale e completo, prima che la società ne avesse sentore.

Prima che il destino o altri fattori ponessero l’amore sulla sua strada.

Aveva bisogno di agire ora per mantenere il completo e assoluto controllo del suo destino, qualcosa che riteneva una necessità, non una opzione.

Storm procedette contagiato dalla sua sotterranea impazienza. Sottomettendo il suo potente castrato, si concentrò sul paesaggio. Un miglio più avanti, confortevolmente rannicchiato in un avvallamento, il tetto d’ardesia di Conningham Manor si stagliava tra i rami nudi del frutteto. I pallidi raggi del sole facevano brillare come diamanti le finestre di vetro; una brezza fredda faceva risalire il fumo della ciminiera elisabettiana e la trasportava via. I Conningham avevano abitato nella Manor da tanto tempo quanto i Morwellan avevano abitato al Park. Charlie osservò la Manor ancora per un minuto, poi si mosse, allentò le redini di Storm, e andò al galoppo rallentando la corsa.

 

“Ciononostante, Sarah, Clary e io crediamo fermamente che tu ti debba sposare per prima”

Seduta di fronte al bovindo dello studio sul retro di Conningham Manor, indiscusso dominio della figlia, Sarah Conningham guardò la sorella di 16 anni, Gloria, che guardava con aggressività verso di lei appollaiata sul davanzale della finestra.

“Prima di noi” la chiarificazione venne in un tono determinato dalla 17enne Clara – Clary – seduta accanto a Gloria e altrettanto rivolta a Sarah nel loro indomito scopo di spingerla al matrimonio. Soffocando un sospiro, Sarah guardò al nastrino lindo che aveva scucito dal colletto della sua giacca, e con impareggiabile calma si apprestò a ripetere i suoi ragionamenti ben sviluppati “Sapete che non è vero. Ve l’ho detto, Twitters ve l’ha detto e la mamma ve l’ha detto. Se mi sposo o meno non incide se voi debutterete o no.” Liberando l’ultimo punto, strappò il nastro, poi scosse la giacca. “Clary avrà la sua prima Stagione l’anno prossimo, e tu, Gloria l’avrai l’anno dopo.”

“Sì ma, non è questo il punto” Clara fissò Sarah con cipiglio. “è… l’ordine delle cose.”

Quando Sarah sollevò un sopracciglio con fare interrogativo verso di lei, Clary arrossì e irruppe “è per le aspettative mancate. Mamma e papà ti porteranno a Londra tra poche settimane per la tua quarta stagione. È ovvio che sperano che attirerai l’attenzione di un gentiluomo adatto. Sia Maria che Angela hanno accettato le proposte alla loro seconda stagione, dopotutto.

Maria e Angela erano le loro sorelle maggiori, di 28 e 26 anni, sposate e che vivevano con i loro mariti e figli nelle tenute distanti dei suddetti mariti. Diversamente da Sarah, sia Maria che Angela erano state del tutto contente di sposare gentiluomini della loro condizione sociale, con cui stavano semplicemente bene, dato che quegli uomini erano stati benedetti da fortune e tenute di condizioni appropriate.

Entrambi i matrimoni erano la norma convenzionale; né Maria né Angela avevano mai preso in considerazione qualsiasi altra prospettiva, lasciato solo di sognarlo.

Per quanto ne sapeva Sarah, neanche Clary né Gloria. Almeno, non ancora.

Soffocò un altro sospiro “Vi assicuro che accetterò con felicità una proposta da parte di un gentiluomo con cui potrei tollerare di essere sposato”. Comunque, poiché questa felice circostanza sempre più inverosimile – fece un incidentale ringraziamento che né Clary né Gloria avessero notizia del numero di offerte che aveva ricevuto e aveva declinato nei passati tre anni. “Vi assicuro che mi sono rassegnata ad una vita da zitella.”

Una eccessiva esagerazione, ma… Sarah lanciò un’occhiata al quarto occupante della stanza, l’ex governante, Miss Twitterton, affettuosamente chiamata Twitters, seduta su una poltrona in un lato dell’ampia finestra. Ora di mezz’età, la testa grigia di Twitters era china su un pezzo da rammendo; non aveva dato segno di seguire la discussione familiare.

Se non avrebbe potuto pensare di essere felice con una vita come quella di Maria o Angela, Sarah non riusciva altrettanto a immaginare di essere contenta con una vita come quella di Twitters.

Gloria fece un suono sgarbato. Clary la guardò disgustata. La coppia si scambiò occhiate, poi si imbarcarono in un elenco verbale di cosa ritenevano i criteri più pertinenti per definire un “gentiluomo adatto” uno con cui Sarah avrebbe tollerato essere sposato.

Piegando la sua nuova giacca con il nastro scarlatto troppo vistoso ora rimosso, Sarah sorrise con distanza e le lasciò vaneggiare. Era sicuramente affezionato alle sorelle più piccole sebbene la differenza tra i suoi 23 anni e la loro età era, nei termini della presente discussione, un abisso significativo.

Loro consideravano semplicemente il matrimonio ma come materia stabilita semplicemente su una lista di attributi definibili, mentre lei aveva visto abbastanza per apprezzare quanto spesso fosse poco soddisfacente un tale approccio. La maggior parte dei matrimoni nella loro cerchia erano invece contratti sulla base di tali criteri – e l’ampia maggioranza, sostenuta da niente di più forte di un tiepido affetto, degenerava in relazioni vuote in cui entrambi i partner si rivolgevano altrove per conforto.

Per amore.

Per quanto potesse essere amore, in tali circostanze. In qualche modo meno, in qualche modo a poco prezzo.

Per quanto la riguardava, si era accostata alla questione matrimonio con mente aperta, e occhi aperti. Nessuno l’aveva mai considerata ribelle, sebbene non avesse mai seguito ciecamente gli ordini degli altri, soprattutto su questioni di importanza personale. Così aveva guardato e studiato.

Lei ora riteneva che quando fosse arrivata al matrimonio ci sarebbe stato qualcosa di più delle norme convenzionali. Qualcosa di più bello; un ideale, una dedizione che avrebbe spinto ad afferrarlo, uno stato glorioso abbastanza da riempire il cuore di desiderio ardente e bisogno, e alla fine di soddisfazione, una costruzione in cui l’amore esisteva dentro i legami del matrimonio piuttosto che fuori.

E lei lo aveva visto. Non nel matrimonio dei genitori, poiché quella era un’unione convenzionale anche se di successo, senza passione ma basata sull’affetto, doveri e causa comune. Ma a sud si trovava Morwellan Park, e oltre questa Casleigh, la casa di Lord Martin e Lady Celia Cynster, e ora anche casa del figlio maggiore, Gabriel, e di sua moglie, Lady Alathea nata Morwellan.

Sarah conosceva Alathea, Gabriel, e i suoi genitori da tutta la vita. Alathea e Gabriel si erano sposati per amore; Alathea aveva aspettato fino a 29 anni prima che Gabriel si rendesse conto e la chiedesse in moglie. Per quanto riguarda Martin e Celia erano fuggiti anni prima in uno stato di passione impossibile da fraintendere.

Sarah incontrava spesso le due coppie. La sua convinzione che un matrimonio d’amore, per volere un titolo migliore, era un obiettivo degno della sua aspirazione derivata da quello che aveva visto tra Gabriel e Alathea e, una volta che il suo spirito era stato acuito e i suoi occhi erano stati abituati, dal più maturo e in qualche modo più profonda e forte interazione tra Martin e Celia.

Ammetteva liberamente di non sapere cosa fosse l’amore, e non aveva idea di quale emozione si sentisse nel matrimonio. Sebbene avesse visto il segno della sua esistenza nella qualità del sorriso, nel sottile incontro di occhi, il tocco gentile di una mano. Una carezza esteriormente innocente, sebbene carica di significato.

Quando c’era, l’amore colorava tali momenti. Quando non c’era…Ma come poter definire questo amore?

E appariva misteriosamente, o bisognava lavorare per averlo? Come avveniva?

Non aveva le risposte, neanche un barlume, da ciò la sua condizione di donna non sposata. Nonostante l’acuta incredulità delle sorelle, non c’erano ragioni per aver bisogno di sposarsi. E se l’emozione che provocavano i matrimoni dei Cynster non faceva parte dell’offerta fatta a lei, allora dubitava che qualche uomo, non importa quanto ricco, quanto bello o affascinante, l’avrebbe potuta tentare a cedere la sua mano.

Per lei, il matrimonio senza amore non aveva attrazione. Non aveva bisogno di un’unione priva di quella gloria migliore, priva di passione, desiderio, bisogno e soddisfazione. Non aveva bisogno di accettare un’unione inferiore.

“Prometti di guardare, no?”

Sarah guardò in alto per trovare Gloria inchinarsi in avanti, le sopracciglia castane folte verso di lei.

“In maniera appropriata, intendo”

“E che tu considererai seriamente e incoraggerai ogni gentiluomo piacevole” aggiunse Clara.

Gli occhi di Sarah lampeggiarono, poi rise e si alzò per mettere da parte la sua giacca. “No, non lo farò. Voi due siete troppo impertinenti – sono sicura che Twitters è d’accordo con me.”

Guardò verso Twitters per scoprire che la governante, le cui orecchie erano straordinariamente acute, scrutare con occhi da miope fuori dalla finestra in direzione della strada opposta.

“Ora chi è, mi chiedo?” Twitters strizzò gli occhi dietro Clary, che si girò per osservare fuori, come Gloria. “Senza dubbio gentiluomo giunge per parlare con vostro padre”

Sarah guardò dietro Gloria. Dotata di una vista eccellente, riconobbe immediatamente il cavaliere che trottava lungo il sentiero, ma sorpresa e un brivido di una sconvolgente reazione – qualcosa che provava da quando lo aveva visto per la prima volta – le bloccarono la lingua.

“è Charlie Morwellan” disse Gloria “Mi chiedo cosa faccia qui”

Clary scrollò le spalle “Probabilmente per vedere papà per la caccia”

“Ma non è mai venuto qui per la caccia” fece notare “In questo periodo passava tutto il suo tempo a Londra. Augusta ha detto di averlo visto con difficoltà”

“Forse resta in campagna quest’anno” disse Clary “Ho sentito Lady Castleton dire a mamma che veniva cacciato senza sosta questa stagione dal momento in cui era tornato in città”

Sarah aveva sentito la stessa cosa, ma conosceva Charlie abbastanza bene da predire che lui non sarebbe stato una preda facile. Lei guardò mentre lui tirava le redini sul ciglio dello spiazzo scese agilmente dal dorso del suo castrato grigio.

L’aria arruffò i riccioli d’oro elegantemente tagliati. La sua elegantissima giacca marrone Bath era l’apogeo dell’arte di qualche sarto di Londra, che si stirava sulle ampie spalle prima di assottigliarsi per stringere la sua vita snella e le strette anche. La sua biancheria era pura e precisa; il suo panciotto, notò mentre si muoveva, era un sottile mix di marrone e nero. I pantaloni di pelle si modellavano sulle lunghe potenti gambe prima di scomparire in lucidi Assiani neri, completando un quandro che poteva essere intitolato : Affascinante Pari in campagna.

L’irritazione che la agitava, Sarah era affascinata dalla visione; la sua apparizione – e il suo ridicolo effetto su di lei – veramente non era giusto. Lei sapeva che lui esisteva, ma oltre questo … Da quella distanza, lei non poteva vedere chiaramente le fattezze, sebbene la sua memoria istupidita era piena di dettagli – la classica linea di sopracciglia, naso e mento, angoli e piani aristocratici, la serie patriarcale di alti zigomi, ampi occhi blu dalle palpebre pesanti molto luminosi, e la bocca che distraeva, francamente sensuale e labbra mobili che consentivano alla sua espressione di cambiare da deliziosamente affascinante a duramente dominatore nella luce di un occhio.

Lei studiava quel volto – e lui – da anni. Non l’aveva mai visto apparire diverso da quello che era, un ricco aristocratico che discendeva dai Signori Normanni con una vena di Vichingo che vi scorreva. Nonostante la sua aura di ineffabile controllo, di essere nato per dominare senza questione, rimaneva una punta di imprevedibile guerriero, che si celava sotto una dura superficie.

Uno stalliere venne di corsa. Charlie gli porse le redini, parlò al aragazzo, poi si voltò verso la porta principale. Quando scomparve alla loro vista attorno all’ala centrale, Clary e Gloria emisero un identico sospiro e si voltarono per mettersi con la fronte alla stanza.

“è veramente la punta degli alberi, no?”

Sarah dubitava che avesse bisogno di una risposta .

“Gertrude Riordan dive che lui in città guidava il più favoloso paio di grigi appaiati” Gloria sobbalzò, abbassò gli occhi “Mi chiedo se li ha portati a casa? Potrebbe, non pensate?”

Mentre le sorelle discutevano vari argomenti di accertarsi se il rinomato paio di Charlie fosse a Morwellan Park, Sarah guardò lo stalliere condurre il castrato di Charlie verso le stalle piuttosto che far passeggiare il cavallo nello spiazzo. Qualsiasi ragione avesse Charlie per venire a parlare, si aspettava di restare lì per un po’.

Le voci delle sorelle riempirono le sue orecchie; la raccolta dei loro precedenti commenti giravano come un caleidoscopio – per calmarsi, improvvisamente, in un esempio inaspettato. Conducendo a un pensiero sorprendente.

 

“Bene, ragazzo mio” Lord Conningham proruppe e fece una smorfia scherzosa verso Charlie. “Ammetto di non potervi dire oltre, ma è difficile dimenticare da quanto vi conosco”

Seduto nella poltrona davanti al tavolo nello studio di Sua Signoria, Charlie sorrise e mise da parte il commento. Lord Conningham era un bluff, un uomo di buona natura, uno con cui Charlie si sentiva del tutto a suo agio.

“Per quanto riguarda me e Sua Signoria” continuò Lord Conningham “posso dire senza riserve che siamo entrambi onorati e deliziati della vostra offerta. Comunque, come uomo con cinque figlie, due già sposate, devo dirvi che le loro decisioni sono loro. È l’approvazione di Sarah stessa che dovete conquistare, ma su questo fronte so che nient’altro si trova fra voi e il vostro obiettivo.”

Dopo un’esitazione di una frazione di secondo, Charlie chiarì, “Non ha interesse per qualche altro gentiluomo?”

“No” grugnì Lord Conningham “E l’avrei saputo se ce l’avesse avuto. Sarah non è mai stata il tipo da  giocare a carte coperte. Se qualche gentiluomo avesse catturato la sua attenzione, Sua Signoria e io l’avremmo saputo”

La porta si aprì; Lord Conningham lanciò un’occhiata “Ah, siete voi, mia cara. Devo presentarvi Charlie. Ha qualcosa da dirci.”

Con un sorriso Charlie si alzò per salutare Lady Conningham, una donna sensibile, di nobili origini con un’immagine indubitabile come suocera.

 

Dieci minuti dopo, la mente in turbinio, Sarah lasciò la stanza e si precipitò verso le scale principali. Un valletto aveva portato una convocazione per recarsi dalla madre nell’ingresso centrale. Aveva allontanato il tavolo da cucire, gingillandosi abbastanza a lungo da assicurarsi che il vestito di elegante lana blu pervinca non era sgualcito, che il nastro che legava il colletto non fosse spiegazzato, che i suoi capelli castano chiari erano nel nodo dietro la nuca e che nessuna ciocca fosse sfuggita.

Aveva abbastanza, ma non aveva tempo di sciogliere i capelli e rifare il nodo. Inoltre, aveva solo bisogno di essere ordinata abbastanza da essere all’altezza nel caso Charlie l’avesse vista di sfuggita; era troppo presto perché lui restasse per pranzo e non c’era motivo per credere che la convocazione della madre fosse in qualche modo collegato  con la sua visita… altro che il ridicolo sospetto che le era balenato in mente e le aveva fatto accelerare il cuore. Raggiungendo la cima delle scale, iniziò a scendere, lo stomaco in un nodo duro, era irritante.

Tutto per niente, si rimproverò. Era una supposizione senza senso.

Le sue scarpette picchiettavano sul pavimento; la madre apparve da corridoio al lato delle scale. Lo sguardo di Sarah andò al suo volto, volendo che la madre parlasse, spiegasse e le calmasse i nervi.

Invece, l’espressione della madre, già atteggiata in un glorioso sorriso, si illuminò ancora di più. “Bene. Sei in ordine” La madre la esaminò, interamente dalla testa alla punta dei piedi, poi sorrise e le prese il braccio.

Interamente in mare, le domande negli occhi, Sarah lasciò che la guidasse per quei pochi metri lungo il corridoio fino a dove una nicchia si apriva sotto le scale.

Lasciandole il braccio, la madre le afferrò la mano e le strinse le dita “Bene, mia cara, in poche parole Charlie Morwellan vuole chiederti la mano”

Gli occhi di Sarah lampeggiarono; per un istante la sua mente barcollò letteralmente.

La madre sorrise, non senza partecipazione “Davvero è una sorpresa, del tutto fuori del blu, ma il cielo sa che tu hai ricevuto abbastanza offerte – conosci i trucchi. Come sempre la decisione è tua e tuo padre e io ci affidiamo a te a prescindere da quale sarà la tua decisione” La madre si fermò “Comunque, in questo caso tuo padre e io vorremmo chiederti di considerare con molta attenzione. Una offerta da un conte richiederebbe grande attenzione, ma un’offerta dall’ottavo conte di Meredith necessita di una considerazione ancora più approfondita”

Sarah guardò negli occhi scuri della madre. A parte il piacere per l’offerta di Charlie, nell’avvertirlo di questo, la madre era molto seria.

“Mia cara, ha una conoscenza sufficiente della ricchezza di Charlie. Conosci la sua casa, il suo stato – lo conosci, sebbene ammetto che non conosco bene lui. Ma conosci la sua famiglia”

Prendendole entrambe le mani, la madre le strinse leggermente, mentre le ritornava l’eccitazione. “Con nessun altro gentiluomo né che hai avuto, che avrai, hai un legame precedente così stretto, un tale fondamento di conoscenza su cui poter costruire. È un’opportunità imprevista, del tutto inattesa, sì, ma molto buona”

La madre le cercò gli occhi, provando a leggere la sua reazione. Sarah sapeva che tutto quello che poteva vedere era confusione.

“Bene” le labbra della madre si fermarono solo un poco; il tono divenne più energico “Devi sentirlo fuori. Ascolta con attenzione quello che deve dirti, poi potrai prendere la tua decisione”

Lasciandole le mani, la madre fece un passo indietro, sollevò la mano diede una sistemata al colletto di Sarah, poi annuì. “Molto bene. Vai – sta aspettando in salotto. Come ho detto, tuo padre e io accetteremo qualunque decisione tu prenda. Ma per favore, pensa con attenzione a Charlie”

Sarah annuì, sentendosi intontita. Riusciva a stento a respirare. Voltando le spalle alla madre, proseguì, lentamente, verso la porta del salotto.

 

Charlie aveva sentito dei passi leggeri dietro la porta. Si voltò dalla finestra quando la maniglia della porta fu abbassata, guardò mentre la porta si apriva ed entrava la signora che aveva scelto per moglie.

Era di media altezza, sottile ma con curve sensuali; la snellezza la faceva apparire più alta di quello che era. Il volto era a forma di cuore, incorniciato dalla soffice abbondanza dei suoi lucenti capelli, un misto che catturava lo sguardo di castano dorato. I suoi tratti erano delicati, la carnagione perfetta – incluso per la sua mente, una fila di minuscole lentiggini lungo la punta del naso. Fronte ampia, il naso dritto, sopracciglia castane arcuate e lunghe combinate con labbra rosate e un mento dolcemente curvato per completare l’immagine di tranquilla bellezza.

Il suo sguardo era insolitamente diretto, egli aspettava che lei si muovesse, sapendo che quando lei lo avrebbe fatto sarebbe stato con innata grazia.

La mano sulla maniglia, lei si fermò, esaminando la stanza.

Gli occhi di lui si strinsero leggermente. Anche attraverso la distanza lui percepì la sua incertezza, anche quando il suo sguardo lo trovò lei esitò solo un secondo prima, senza distogliere lo sguardo, di chiudere la porta e venire verso di lui.

Con calma, con serenità, ma con le mani strette, torcendosi le dita.

Lei non se lo sarebbe aspettato; non le aveva dato indicazioni che gli era entrato in testa di sposarla. L’ultima volta che si erano incontrati in società, al ballo degli Hunt lo scorso novembre, aveva ballato il valzer con lei una sola volta, rimanendo al suo fianco per circa 15 minuti, scambiandosi i soliti convenevoli, e questo era stato tutto.

Deliberatamente da parte sua. Lui sapeva – da anni se si fermava a pensarci – che lei… lo guardava diversamente. Allora sarebbe stato semplice per lui, con solo un sorriso e poche parole, svegliare in lei un’infatuazione, una cotta per lui. Non che lei fosse stata mai così maldestra da dare il seppur minimo segno, sebbene lui fosse troppo abituato con le mani, certamente, sembrava, a lei, non da sapere cosa fremesse sotto la sua fresca, chiara superficie la sensibile sensibile serenità che mostrava al mondo. Aveva preso una decisione, non una volta ma molte volte negli anni, che non avrebbe agitato quello specchio d’acqua per increspare la sua superficie. Lei, dopotutto, era la dolce Sarah, la figlia di un vicino che conosceva da tutta la vita.

Così aveva fatto attenzione a non fare verso quello che il suo istinto lo spingeva spesso. L’aveva trattata con attenzione come qualsiasi altra ragazza delle sue conoscenze locali.

Allora quando finalmente aveva deciso di scegliere una moglie, un volto gli era balzato in mente. Non ci aveva dovuto pensare – semplicemente aveva saputo che lei era la sua scelta.

E allora, certo, aveva pensato, e considerato tutti gli argomenti, numerosi criteri che un uomo come lui aveva necessità di valutare nel selezionare una moglie. L’esercizio aveva solo confermato che Sarah Conningham era la candidata perfetta.

Lei si fermò davanti a lui, fronteggiandolo con sicurezza a meno di due piedi tra di loro. La confusione le ombreggiava gli occhi, un delicato blu il colore di un pallido fiordaliso, quando raggiunge il volto di lui. “Charlie” Lei inclinò il volto. Con sua sorpresa, la sua voce era uniforme, ferma, anche se un po’ senza fiato. “Mamma mi ha detto che volevate parlarmi”

A testa alta così da continuare a incontrare il suo sguardo – la sua testa arrivava solo al suo mento – lei attese.

Sentì le labbra incurvarsi, del tutto spontaneamente. Nessuna confusione, nessuna agitazione, e nessun “Lord Charles”. Non si erano mai fermati alle formalità, in nessuna circostanza, e di questo era grata.

Nonostante la sua calma esteriore, percepì la fragile tensione in attesa che la teneva, che le rendeva il respiro corto. Il rispetto si agitò, inatteso ma definitivo, era lui veramente sorpreso che lei avesse più spina dorsale della norma?

No; questo, in parte, era il motivo per cui lei era lì.

L’urgenza di sollevare e percorrere con le sue dita la clavicola – solo per vedere quanto fosse morbida la pelle di fine alabastro – lo sconvolse inaspettatamente; giocò con l’idea in un battito di cuore, ma la rifiutò. Una tale azione era inappropriata, data la natura di quello che doveva dire, il tono che si era augurato di mantenere.

“Come ritengo che vostra madre vi abbia detto, ho chiesto a vostro padre il permesso di farvi visita. Vorrei chiedervi di farmi l’onore di diventare mia moglie”

Avrebbe potuto travestire le semplici parole di un po’ di banalità, ma a quale fine? Si conoscevano bene, forse non in senso privato, ma sua sorella e le sue erano amiche; dubitava che ci fosse molto della sua vita che lei non conoscesse.

E non c’era nulla nella sua risposta che suggerisse che si fosse sbagliato nella valutazione, anche se, dopo meno di un momento, lei si accigliò.

“Perché?”

Era il suo turno di essere confuso.

Le sue labbra si assottigliarono e lei chiarì “Perché io?”

Perché no? Perché dopo tutti quegli anni aveva finalmente deciso di fare più che sorriderle? Sarah trattenne le parole in bocca, ma guardando verso il volto impassibile di Charlie, sentì un’urgenza potente di affondare le mani nei capelli, sciogliere le trecce appena sistemate e farvi scorrere le dita mentre lei camminava. E pensò. E provò a capire.

Non riusciva a ricordare un tempo in cui lei non aveva voluto, ogni volta che posava gli occhi su di lui, fermarsi, solo per un secondo, per lasciare che i suoi sensi respirassero. Lasciare che catturassero il loro respiro dovunque le fosse sfuggito semplicemente per la sua presenza. Una volta che il momento fu passato, quando successe, allora tutto quello che doveva fare era una battaglia per assicurarsi di non essere pazza, che niente rivelasse la sua ossessione segreta – infatuazione – per lui.

Non aveva senso e non portava nulla se non esasperazione, ma nessuna quantità di fare una lezione sull’incapacità di fare nulla di buono. Lei aveva deciso che era semplicemente il modo in cui lei aveva reagito a lui, l’adone Vichingo-Normanno. Aveva concluso con riluttanza che la sua reazione non era colpa sua. O di lui. Era solo; era nata in questo modo, e semplicemente doveva continuare così.

E ora lui era lì, senza un sorriso più che appropriato in attesa, chiedendole la mano.

Voleva sposarla.

Non sembrava possibile. Lei strinse i pollici, solo per farsi sicura, ma lui rimase davanti a lei, solido e reale, la sua testa, la sua altezza che la sovrastava come una pura tentazione mascolina, anche se ora era molto accigliato.

Le sue labbra si irrigidirono, l’inebriante cura che li aveva ammorbidite. “Perché credo che staremo molto bene insieme. Potrei dirvi capitoli e versi sul nostro stato, le nostre famiglie, il nostro passato, ma voi conoscete già ogni aspetto bene quanto me. E – il suo sguardo s’indurì – sono certo che capite, ho bisogno di una contessa”

Graziosamente ambiguo. Sarah osservò i suoi occhi grigio-blu, un miscuglio più pallido di blu dei suoi e riascoltò nella sua mente le parole della madre: pensa con molta attenzione a Charlie.

Lei cercò i suoi occhi, e accettò che doveva, che questa volta la sua risposta non era chiara. Aveva perso il conto delle volte in cui aveva fronteggiato un gentiluomo come questo e formulò una risposta a questa domanda, si chiese se potesse fare in modi molto diversi. Prima non aveva mai dovuto pensare alla croce della sua replica, solo le parole a cui recapitare.

Questa volta, affrontando Charlie…

Mantenendo ancora il suo sguardo, strinse momentaneamente le labbra, tirò un respiro e lo gettò fuori “Se volete una risposta onesta, allora la risposta onesta è che non posso rispondervi, non ancora”

Le ciglia d’oro scuro, folte in maniera impossibile, esaminò gli occhi di lui per un istante, quando incontrò di nuovo lo sguardo di lei, era tornato il suo cipiglio. “Cosa intendete? Quando sarete in grado di rispondere?”

L’aggressività la raggiunse, imbrigliata ma presente. Senza sorpresa – lei sapeva che il suo fascino non era niente di più di una maschera, che sotto la luccicante superficie lui era orgoglioso, anche duro – lei studiò i suoi occhi e inaspettatamente trovò la risposta a due delle molte domande che affollavano la sua mente. Lui invece la voleva – soprattutto lei – come meglio. E la voleva presto.

Cosa doveva fare, non era sicura. Né sapeva quanta fiducia potesse riporre nel primo.

Lei era consapevole che lui si aspettava che lei si sarebbe ritratta dalla sua velata sfida, per temporeggiare, per rinunciare in un modo o nell’altro. Sorrise ampiamente e sollevò il mento “In risposta alla vostra prima domanda, sapete perfettamente bene che non avevo cognizione della vostra offerta. Non avevo idea che stavate anche solo pensando a una tale cosa. La vostra proposta è arrivata del tutto a sorpresa, e il semplice fatto è che non vi conosco bene” – sollevò una mano – “nonostante la nostra lunga conoscenza – e non pretendo che voi non sappiate cosa intendo – per essere in grado di rispondere sì o no”

Si fermò aspettando di vedere se avrebbe risposto. Quando egli semplicemente aspettò, le labbra ancora più tirate, il suo sguardo un rasoio affilato e guardò i suoi occhi, lei continuò “Per quanto riguarda la vostra seconda domanda, sarò in grado di rispondervi quando vi conoscerò abbastanza bene da sapere quale risposta darvi” Le lanciò uno sguardo penetrante per un lungo momento, poi si fermò “Volete che vi corteggi”

Il suo tono era rassegnato; aveva ottenuto questo almeno.

“Non precisamente. È più il fatto che ho bisogno di passare del tempo con voi così da potervi conoscere meglio”. Lei si fermò, gli occhi di lei su quello di lui. “E voi potete conoscermi”

Quest’ultima cosa lo sorprese; egli trattenne il suo sguardo, poi curvò le labbra e inclinò la testa.

“Accetto. La sua voce si era abbassata. Ora parlava a lei, con lei, non più su un piano formale ma su uno sempre più personale, il suo tono si era approfondito, diventando più privato. Più intimo.

Lei soffocò un leggero brivido; a quella nota più bassa la sua voce riverberò in lei. Voleva accrescere lo spazio tra di loro da diversi minuti, ma c’era qualcosa nel modo in cui lo guardava, il modo in cui lo sguardo di lui tratteneva il suo, che lo faceva esitare, come se indietreggiare fosse stato equivalente ad ammettere la debolezza

Come fuggire da un predatore. Un invito a… la bocca era secca.

Egli inclinò la testa, studiandole il volto “Allora quanto pensate occorra per conoscersi meglio – abbastanza bene?”

Non c’era scintillio tanto quanto un’idea accuratamente velata di nascondersi nella profondità dei suoi occhi che la fece accigliare internamente. Era tentata di affermare che lei non aveva intenzione di essere influenzata dalla sua indubitabile, insindacabile, particolarmente ovvia esperienza sessuale, ma questo, come fuggire, poteva essere seriamente imprudente. Egli avrebbe molto probabilmente interpretato un tale commento come una sfida diretta.

E c’era, ne era certa, una sfida che non poteva incontrare.

Lei non era stata, non per il momento, capace – si era sentita capace – di distogliere il suo sguardo da quello di lui: “Un mese o due potrebbero essere sufficienti”

Il suo volto si irrigidì “Una settimana”

Lei restrinse gli occhi “è impossibile. Quattro settimane”

Egli li restrinse di rimando “Due”

La parole ebbe un suono di definitività che lei sperava di poter sfidare – si augurava di pensare di sfidare. Le labbra ferme, annuì. Bruscamente. “Molto bene. Due settimane – e allora vi risponderò sì o no”

Gli occhi di lui trattennero i suoi. Sebbene non si convinse, si sentì come se si fosse fatto più vicino.

“Ho un avviso” il suo sguardo, almeno, scivolò dai suoi occhi, vagando magicamente più in basso. La sua voce si approfondì diventando ancora più ipnotica “In risposta alla mia accettazione di due settimane di corteggiamento, voi dovete accettare che una voltaiche mi risponderete e accetterete la mia offerta” – il suo sguardo salì ai suoi occhi – “ci sposeremo con una licenza speciale non più di una settimana dopo”

Lei si leccò le labbra secche, iniziò a formare la parola perché.

Lui fece un passo più vicino. “Accettate?”

Intrappolata – nel suo sguardo, dalla sua vicinanza – lei provò solo a trattenere il respiro. “Molto bene. Se accetto di sposarvi, allora ci sposeremo con una licenza speciale”

Egli sorrise – e lei improvvisamente decise che non importava come l’avrebbe presa , fuggire era un’idea eccellente. Si irrigidì per indietreggiare.

Proprio quando le sue braccia la avvolsero, e la strinsero. Gli occhi di lui catturarono i suoi quando la attirò, gentilmente ma inesorabilmente, fra le sue braccia “Le nostre due settimane di corteggiamento … ricordate?”

Lei si fece indietro, distogliendo gli occhi dai suoi, le sue mani sulle sue spalle. La sua forza la avvolse. Si sentì stordita “Cos’è?”

Le labbra di lui si incurvarono in un sorriso totalmente mascolino. “Inizia ora”

Poi piegò la testa e coprì le sue labbra con le proprie.

 

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categoria:notizie letterarie, stephanie laurens
giovedì, 14 giugno 2007

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STEPHANIE LAURENS – BIOGRAFIA

Stephanie all’inizio iniziò a scrivere per fuggire al freddo mondo della scienza. Il suo hobby divenne velocemente una carriera quando i suoi racconti sugli imperiosi cugini Cynster catturarono le lettrici, rendendola una delle autrici di romance più amate e popolari del mondo. Lei di seguito presentò gli altrettanto indimenticabili membri del Baston Club. Al momento vive fuori Melbourne, in Australia con il marito, le due figlie e due gatti, scrive romance storici da più di sedici anni ed è una bestseller del New York Times, Publisher Weekly, Wall Street Journal e USA Today.

Ad oggi Stephanie ha pubblicato:

18 Romance Storici Regency per Avon Books in Nord America e per altre case editrici in lingua inglese nel mondo. È stata via via pubblicata in Germania, Russia e altrove.

8 Regency di stile britannico per Harlequin Mill & Boon, in origine nel Regno Unito poi in Germania, Francia, Nord America, Italia, Australia, Giappone e Russia.

4 Racconti in Antologie per St Martin’s Press a Avon Books.

 

“La prima parte della mia vita non è proprio ordinaria – sono nata a Ceylon (oggi Sri Lanka) vari anni fa, nel periodo in cui la colonia britannica indipendente da poco tempo si comportava, dal punto di vista sociale, in maniera molto simile ad un avamposto del Raj Britannico. Così so cos’è. È una società straniera – ora scomparsa – ma ancora ne ricordo dei frammenti. A cinque anni, la mia famiglia si trasferì e andò a Melbourne, in Australia, dove sono rimasta da allora. Ho frequentato le scuole a Melbourne, ho finito l’università con una laurea in biochimica, poi sono partita, con mio marito, acquisito nel frattempo, per Londra. Certo, non speravamo solo in un aereo e di volare. No. Abbiamo scelto quello che voleva dire essere gli ultimi viaggiatori via terra da Katmandu a Londra – attraverso il nord dell’India e la valle del Gange, su verso il Kashmir per oziare su un battello sul lago a Srimgar, poi attraverso il Pakistan e su verso il Passo Khyber in Afghanistan (prima della distruzione). Da Kabul, abbiamo continuato verso ovest, attraverso l’Iran (allora ancora sotto lo Shah), giù verso Isfahan, poi su verso il Mar Caspio, poi attraverso tutta la Turchia alle antiche meraviglie di Istanbul. Abbiamo i ricordi più viividi dell’Afghanistan, Iran e Turchia – lo scenario più meravigliosamente drammatico e bello – luoghi dove la natura veramente si imprime nella tua coscienza. Dopo aver vagato per l’Europa, alla fine abbiamo raggiunto Londra, dopo quello che senza dubbio considereremo il viaggio della nostra vita.

A Londra, ho preso un lavoro come ricercatrice scientifica – e anche mio marito. Vivevamo in un grazioso piccolo cottage – un cottage di un taglialegna risalente al XVI sec, completo di tegole del XVI sec (lo puoi dire per il piolo di legno che li tiene su), circondato da tutti i lati dai campi verdi del rurale Kent. Certo, la porta successiva erano i resti protetti di una villa romana del I sec, e più in basso c’era un castello del XIV sec, appartenente ancora alla famiglia originaria. La casa principale era ora per la maggior parte dello stile della Regina Anna, ma con alcune costruzioni Tudor ancora in piedi.

Abbiamo passato quattro anni meravigliosi in Inghilterra, visitando l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, il Portogallo e il nord Italia, al di là dei percorsi più battuti. Le province della Francia sono diventate il ritrovo preferito; il Portogallo era un altro tipo di Paradiso. Con il ritorno in Australia, abbiamo continuato entrambi con la ricerca scientifica – nel mio caso nel campo della ricerca contro il cancro. Sono rimasta in questo settore, percorrendo tutta la trafila per dirigere un mio laboratorio… finchè il fato ci ha messo lo zampino.

Ho letto romance da quando avevo 13 anni – quando mia madre prendeva in prestito i romanzi di Georgette Heyer da una collega di lavoro, e io li leggevo dopo di lei. THESE OLD SHADES fu il primo che lessi – sono stata catturata per tutta la vita. In Inghilterra, ho avuto l’opportunità di fare scorta di romance Regency che non erano pubblicati negli Stati Uniti o in Australia – li ho ancora in libreria. Dopo il nostro ritorno in Australia, un giorno ho letteralmente esaurito i libri da leggere. Volevo un nuovo romance Regency – ma non ce n’erano in negozio. Disperata, decisi di scriverne uno – qualcosa che avevo sempre desiderato fare, ma mai fatto.

Così l’ho fatto. Mi sedetti e scrissi la storia, scrivendo di notte e nei fine settimana, prima di tutto per divertirmi. Con mia sorpresa, essendo una di quelle persone che ha sempre progetti artistici che restano incompiuti per anni, alla fine ho finito il libro – soprattutto, credo, perché volevo conoscerne la fine. Ma c’era – e non sembrava male. Forse…

Quel primo manoscritto divenne TANGLED REINS, il mio primo romance – un Regency britannico pubblicato da Mill & Boon. Successivamente ho scritto altri sette romance Regency per Mill & Boon.

Ad un certo punto ho affrontato il fatto che la vita di ricercatrice scientifica, certamente al livello che avevo raggiunto, mi aveva stancata. Il livello di stress era troppo alto. Ma ora avevo qualcos’altro da fare – avrei scritto romance. Così mi sono ritirata dalla vita di scienziata, per tentativi molto più rilassanti e appaganti, e nello stesso tempo, attraversato l’Atlantico il manoscritto da pubblicare, dopo qualche incertezza ho firmato alla fine per Avon.

Il resto, come si dice, è storia!

 

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categoria:autrici
lunedì, 11 giugno 2007
laurens-lasposadeldiavolo

LA SPOSA DEL DIAVOLO

Quando Devil, il ribelle rampollo della ricca famiglia Cynster, viene sorpreso in atteggiamento compromettente con la governante Honioria Wetherby, l’uomo stupisce tutti domandandole di sposarlo. Nessuno si era mai sognato che lo scapolo più corteggiato d’Inghilterra si sarebbe messo l’anello al dito così facilmente. Honoris, però, non ha nessuna intenzione di accettare. Certo, Devil le piace, ma per lei l’amore è un’altra cosa. Possibile che possa sbagliarsi?

 

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L’AMORE DI VANE

Per ripararsi da un temporale Vane Cynster si rifugia in casa della madrina, dove incontra Patience Debbington, la donna dei suoi sogni. Purtroppo per Vane, però, Patience non ha alcuna intenzione di cadere tra le sue braccia. Anzi, nessuno può essergli più antipatico di quel dongiovanni da strapazzo. Per farle cambiare idea Vane decide di trattenersi nella casa della madrina e di indagare, al fianco di Patience, su alcuni strani furti e su un misterioso spettro che si aggira nella proprietà. Servirà a far breccia nel cuore di lei?

 

ladonnadelloscandalocv-laurens

LA DONNA DELLO SCANDALO

Come può una rispettabile nobildonna come lady Catriona Hennessy unirsi a uno scapestrato come Richard Cynster? Benché affascinata dal suo sguardo e dal suo corpo muscoloso, la donna è decisa a non cedere alle sue lusinghe. D’altra parte il matrimonio non fa parte del modo di essere di Richard. Ma non è detta l’ultima parola: per non rinunciare a Catriona, lui è disposto anche a fare promesse d’amore… Sarà capace di mantenerle?

 

 

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LA PROPOSTA DI FELICITY

Demon Cynster non ha intenzione di farsi sopraffare dall’amore e ha giurato a se stesso di condurre una vita all’insegna del proprio piacere… Finchè spia Felicity Parteger che, travestita da stalliere, fa allenare uno dei suoi purosangue. La donna sta cercando di tirare fuori dai guai un amico e si rivolge a Demon per avere aiuto. L’attrazione che da subito sboccia tra i due, però, rischia di mandare all’aria i loro piani. Felicity conosce bene Demon e sa che non potrà mai darle l’amore che lei desidera così disperatamente.

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UN VELO SULLA FRONTE

Gabriel Cynster incontra una misteriosa e affascinante donna, con il volto nascosto da un velo nero, che gli chiede aiuto. Lui non riesce a negarglielo, sebbene di lei sappia solo che è capace di scatenargli il desiderio più folle. Per questo esige un bacio come compenso per ogni informazione che riesce a fornirle e… bacio dopo bacio, abbraccio dopo abbraccio Gabriel capirà che quella dama è destinata a far parte del suo destino.

maestrodipassionecv-laurens

MAESTRO DI PASSIONE

Alasdair Cynster, detto Lucifer e ultimo scapolo della famiglia, fugge da Londra e dalle pretendenti per rifugiarsi nel Devon presso un amico. Ma quando arriva trova il padrone di casa cadavere. Cos’è successo? Lucifer indaga, senza sapere che il destino è in agguato. Un destino con le splendide fattezze di phyllida Talent. Arresosi alle ragioni dell’amore, ora Lucifer ha due difficili compiti: trovare l’assassino del suo amico e, ancora più arduo, convincere l’indomabile Phyllida a seguirlo lungo i sentieri del piacere…

innamorarsiallaltarecv-laurensINNAMORARSI ALL’ALTARE

Francesca sembra proprio la moglie che il conte Gyles Rawlings sta cercando: una donna docile, che si prenda cura dei suoi figli, con una discreta dote e disposta a chiudere un occhio sulla sua infedeltà. Davanti all’altare, poi, Gyles scopre che Francesca è anche bella; di più è irresistibile. Neanche nelle sue fantasie più fervide ha mai immaginato una donna così attraente. Come trasformare in amore un matrimonio d’interesse? Gyles d’ora in poi non desidererà altro.

lapromessadiunbaciocv-laurensLA PROMESSA DI UN BACIO

Helena, sedicenne, si trova nel giardino della scuola a Parigi quando un uomo, dopo aver superato il muro di cinta, le cade letteralmente ai piedi. Tra i due un solo fuggevole ma indimenticabile bacio. Sono trascorsi sette anni, ed Helena è diventata una donna dallo charme insuperabile e dalla bellezza luminosa. E non si aspetta certo, ora, di ritrovare quell’uomo, mai scordato, a un esclusivo ballo di Londra

ilcontemisteriosocv-laurens

IL CONTE MISTERIOSO

Amanda Cynster è arcistufa dei soliti corteggiatori insipidi che da anni frequenta ai balli dell’alta società. Vorrebbe invece sentimenti forti, uomini intrepidi e una vita selvaggia. Così una notte s’intrufola fra le persone e in luoghi che nessuna ragazza perbene dovrebbe conoscere, alla ricerca dell’uomo dei suoi desideri. Con suo stupore, però, si rende conto che in quell’ambiente lei è solo un pesce fuor d’acqua, e se non fosse per Martin, un conte seducente e temerario, sarebbe davvero nei guai… Ma in fondo non è proprio lui l’uomo che stava cercando?

incontroallalbacv-laurens

INCONTRO ALL’ALBA

Amelia Cynster è stanca di aspettare: ama l’affascinante ed enigmatico Lucien Ashford da troppo tempo e sa che non potrà mai provare nulla di simile per nessun altro uomo. Così, decisa a prendere in mano la propria vita anche a rischio di uno scandalo, lo attende all’alba davanti alla porta della sua abitazione di Londra per chiedergli di sposarla… Lucien vuole un lungo fidanzamento, e per corteggiarla ha un motivo che lei non immagina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STEPHANIE LAURENS L

L’AMANTE PERFETTO

Simon, l’ultimo scapolo dei Cynster, ha appena deciso che è giunto il tempo di sposarsi, quando incontra la bella Portia Ashford: immediatamente capisce di aver trovato la donna giusta. Ma lei ha uno spirito ribelle e indipendente e Simon sa che per conquistarla non potrà utilizzare i soliti mezzi. E sarà proprio Portia a suggerirgli la strada per arrivare al suo cuore… con una richiesta davvero insolita: impartire a lei, così digiuna di uomini e d’amore, alcune lezioni di seduzione.

 

 

THE IDEAL BRIDE

 

THE TRUTH ABOUT LOVE

 

WHAT PRICE LOVE?

 

THE TASTE OF INNOCENCE

 

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lunedì, 11 giugno 2007

STEPHANIE LAURENS L

A SCUOLA DI SEDUZIONE… DALL’UOMO SBAGLIATO

Simon, l’ultimo scapolo dei Cynster, ha appena deciso che è giunto il tempo di sposarsi, quando incontra la bella Portia Ashford: immediatamente capisce di aver trovato la donna giusta. Ma lei ha uno spirito ribelle e indipendente e Simon sa che per conquistarla non potrà utilizzare i soliti mezzi. E sarà proprio Portia a suggerirgli la strada per arrivare al suo cuore… con una richiesta davvero insolita: impartire a lei, così digiuna di uomini e d’amore, alcune lezioni di seduzione.

 

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categoria:rm mondadori
lunedì, 11 giugno 2007

ACQUISTI DELLA SETTIMANA

¨      Tori Phillips, Il rubino (Grandi saghe – Tudor Collection)

Inghilterra, 1542

Quando Mark Hayward riceve da sir Brandon Cavendish l’incarico di salvare la figlia, tenuta prigioniera dal cognato a Bodiam Castle, accetta solo per la ricompensa che gli viene promessa. L’incantevole e caparbia Belle Cavendish, tuttavia, si rifiuta di abbandonare il suo castello in mani nemiche. Mentre l’amore nasce furtivo tra i due, a Bodiam iniziano a verificarsi dei misteriosi fenomeni soprannaturali destinati a mettere in fuga il perfido cognato, Mortimer. L’avidità di costui, però, ha la meglio persino sui suoi superstiziosi timori e Mark si ritrova imprigionato con ben poche prospettive di cavarsela. Ma l’ingegnosa Belle…

 

¨      Tori Phillips, La donna mascherata (Grandi saghe – Tudor Collection)

Venezia – Inghilterra, 1550

Chi si nasconde dietro maschera di Colombina che copre il volto della misteriosa Bianca Leonardo? Una strega, come è considerata da molti nella superstiziosa Repubblica della Serenissima, oppure la dolce e pura fanciulla di cui si è innamorato l’intrigante Francis Bardolph? Seguendo l’istinto Francis organizza l’evasione della giovane dai Piombi, portandola in salvo in Inghilterra. Pur ricambiando l’amore del cavaliere, tuttavia rifiuta di sposarlo. Perché anche lui nasconde un segreto che minaccia la loro felicità.

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venerdì, 08 giugno 2007

¨      Leigh Greenwood, Un’intrepida ereditiera (GRS)

Inghilterra – Scozia, 1745

Obbligato  per riversare il proprio rancore sulla dolce e innamoratissima moglie, ma fin dai primi mesi di matrimonio il suo atteggiamento freddo e ostile è messo a dura prova dalla risolutezza di Sara, decisa a trasformare la rabbia del marito in passione, i suoi aspri rimproveri in parole affettuose. L’improvvisa partenza di Gavin per unirsi all’esercito inglese in lotta contro i ribelli scozzesi, sostenitori degli Stuart, sembra vanificare gli sforzi della giovane sposa, che tuttavia non si dà per vinta, e pur di ricongiungersi a lui parte per le Highlands sfidando pericoli inimmaginabili. Proprio quando crede di aver finalmente conquistato il cuore dell’amato, ecco però spuntare all’orizzonte una nuova e ancor più insidiosa minaccia…

 

¨      Sharon Schulze, La foresta di Ashby (GRS)

Galles, 1214

In una radura in mezzo alla foresta di Ashby, ai confini del Galles, Lady Catrin uerch Dafydd si ritrova circondata da quattro briganti senza scrupoli; pronta ad avventarsi su di lei. I corpi degli uomini della sua scorta giacciono a terra senza vita, non c’è più nessuno a difenderli e nessuno potrebbe udire le sue invocazioni d’aiuto in quel fitto bosco dove ogni rumore è soffocato da una spessa coltre di nebbia. Ma Catrin non ha intenzione di arrendersi senza lottare. Preferirebbe morire piuttosto che subire di nuovo le violenze di un uomo. Mentre si prepara ad affrontare la sorte che l’attende, viene colpita alla schiena e si accascia al suolo. Quando riapre gli occhi, si ritrova in una caverna buia tra le braccia di Nicholas Talbot, un arrogante cavaliere la cui sola presenza suscita in lei emozioni sconosciute. Che cosa è successo? E che cosa le riserverà il futuro?

 

¨      Margo Maguire, Scandalo a corte (GRS)

Inghilterra, 1068

Due anni dopo l’invasione di Guglielmo il Conquistatore, i Sassoni continuano a opporre una tenace quanto disperata resistenza ai Vichinghi invasori. Ultimo a cadere in ordine di tempo, dopo un lungo assedio, è il castello di Ingelwald, vanamente difeso, dopo la morte del padre, dalla giovanissima Lady Aelia. La straordinaria forza d’animo della fanciulla suscita immediatamente un profondo rispetto nel vincitore, il temibile cavaliere normanno Mathieu Fitz Autier, che anziché giustiziarla decide di consegnarla al suo sovrano. Durante il pericoloso viaggio verso Londra, però, Mathieu finisce per innamorarsi dell’intrepida fanciulla pur sapendo che per loro non esiste futuro. A meno che, si intende, Guglielmo non gli conceda il permesso di sposare una nobildonna sassone. Ma come convincerlo a dare il suo consenso alle nozze?

¨      Carolyn Davidson, Ballata per Alicia (GRS)

Kansas, 1880

Dopo la morte improvvisa della moglie Jake McPherson, un veterano della Guerra Civile ferito nel corpo e nell’anima, si è chiuso in se stesso e rifiuta persino di occuparsi del figlioletto Jason. Il bambino, privo dell’affetto e della guida paterna, rischia di prendere una brutta strada, e per evitare che ciò accada Alicia, la maestra del villaggio, decide di affrontare Jake per metterlo di fronte alle sue responsabilità. E quando lui la tratta con un’asprezza che rasenta la maleducazione, rifiuta di lasciarsi intimidire, forse perché dietro l’atteggiamento burbero dell’uomo riconosce il dolore e la solitudine di una vita profondamente segnata dal destino. Di fronte a tanta dedizione, Jake finisce dunque per aprirle le porte della sua casa. E a questo punto spetterà ad Alicia conquistare anche il suo cuore.

 

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mercoledì, 06 giugno 2007
catherine texier-victorine

“Ci sono famiglie di giocatori d’azzardo, famiglie di rivoluzionari, famiglie di dongiovanni. La mia ha la sua parte di donne stravaganti. Donne ribelli e indomabili, donne che rifiutano il giogo della vita matrimoniale. Forse si tratta di una sorta di gene recessivo, che ogni tanto salta una generazione. Mia nonna non l’aveva, mia madre sì. E così pure la mia bisnonna, Victorine”.

L’autrice sin da bambina è incuriosita da quella bisnonna di cui nella grande casa di famiglia si parlava sempre a bassa voce. Mormorii morbosi che s’interrompevano bruscamente non appena lei entrava in una stanza. Divenuta adulta, giornalista pluripremiata e scrittrice di successo, ha pensato un giorno di indagare su quella figura ritenuta scandalosa, ed è rimasta a tal punto affascinata dalla storia che pian piano andava ricostruendosi davanti ai suoi occhi da decidere di raccontarla. E qui la grande narratrice ha preso il sopravvento: sullo scarno canovaccio delle velate allusioni, dei ricordi dei pochi parenti disposti a collaborare, con l’aiuto di foto, certificati, documenti, Catherine Texier ha tessuto un grande romanzo, per il quale la critica ha scomodato paragoni molto illustri, da MADAME BOVARY di Flaubert a L’AMANTE di Margherite Duras. Victorine ci viene presentata già anziana, nel corso di una grigia giornata autunnale del 1940, mentre sulla spiaggia aspetta che il figlio Maurice la venga a prendere. Davanti a lei l’oceano, l’orizzonte da fine del mondo, in grembo un diario, il suo. Rileggendo quelle pagine ormai sbiadite è Victorine in persona, su quella stessa spiaggia dove conobbe l’amore, a ripercorrere il passato, trascinandoci assieme ai suoi ricordi nel gorgo della passione, e della colpa, una colpa che si chiama Antoine. Victorine è solo una ragazzina quando lo incontra la prima volta, e ne rimane ammaliata, stregata da quegli occhi azzurri che le lanciano una sfida: andare a vedere cosa c’è oltre l’orizzonte. Non sa ancora spiegare l’eccitazione che la prende quando lui la guarda, la tocca, quando le chiede di seguirlo nel suo viaggio verso il sogno. Ma Antoine partirà da solo, e non sarà lui ad averla; almeno non per primo. Perché, mentre è lontano, Victorine sposa Armand, il solido Armand, marito fedele e buon padre per i suoi bambini, pieno di quell’amore che sembra bastare per tutti e due. Sembra: Victorine infatti non è felice. Victorine aspetta. Sa che c’è qualcos’altro, qualcosa a cui non sa dare un nome ma che comprende infine quando Antoine, sulla stessa spiaggia su cui si sono scambiati il primo bacio, le rifà la medesima domanda: “Verresti con me?”. E questa volta Victorine parte: abbandona il lavoro d’insegnante per il quale aveva così duramente lottato, in un’epoca in cui le donne per bene stavano a casa a occuparsi della famiglia. Parte, in una fuga irragionevole eppure giusta, un viaggio avventuroso verso la libertà di amare, verso una terra sconosciuta e pericolosa – l’Indocina -, verso la passione troppo a lungo sopita. Con una scrittura limpida e insieme lirica, evocativa, romantica l’autrice fa spaziare la memoria di Victorine dalla sonnolenta Vandea di fine Ottocento ai profumi e agli odori dell’oriente, al calore quasi “liquido” di quello che oggi si chiama Vietnam, e il flusso ininterrotto dei suoi ricordi ci rende totalmente partecipi dell’estenuante lotta fra senso del dovere e anelito alla libertà, fra desiderio e rimpianti, fra colpa e sensualità, VICTORINE – UNA STORIA D’AMORE è un capolavoro di seduzione, con una protagonista davvero straordinaria che resterà impressa a lungo nella mente e nel cuore di tutti i lettori.

Da dove iniziare? Forse dal fatto che non ho capito proprio il motivo per cui l’autrice ha sentito la necessità di raccontare questa storia. Forse le proprie origini, soprattutto quando hanno un che di misterioso, possono risultare sempre affascinanti, ma non altrettanto si può dire certo per il lettore che si trova davanti a una storia che ha ben poco di affascinante. La protagonista è Victorine giovane maestra della Vandea che si ritrova ad appena 17 anni a sposarsi e ad avere in poco tempo due figli. Il matrimonio non è un disastro ma neanche nulla che gratifichi realmente la giovane donna. Forse la giovane età, o forse le aspirazioni personali, lasciano qualcosa di insoddisfatto nella protagonista. Il marito sembra troppo rozzo, i figli, per quanto amati, non costituiscono una vera realizzazione. Fin quando all’orizzonte si profila un vecchio amore e Victorine viene afferrata dalla brama di evadere, di lasciarsi alle spalle quel piccolo mondo fatto di lavoro, di doveri, di grandi pranzi familiari e di un fondamentale nulla… Di fronte a tutto ciò un giovane bello e intraprendente che ha viaggiato acquista un fascino letale che spinge la protagonista a lasciare tutto e a seguirlo in Indovina. Lì, per quanto affascinata dalla cultura locale e inorridita dallo sfruttamento dei francesi nei confronti delle colonie, non riesce a sentirsi del tutto realizzata. È come una donna lacerata in due che non sa realmente quale sia il suo posto. Sì, in effetti è veramente una donna a metà tra Madame Bovary e la protagonista dell’”Amante” della Duras, se questo non risultasse troppo ardito, visto lo scarso valore letterario, secondo me, di questa testa. Quello che deduciamo vagamente essere il tormento psicologico della protagonista non è messo ben in evidenza né lo è il mondo coloniale con i suoi profumi, i suoi colori, i suoi fumi intrisi di oppio. Del resto la scrittrice ha dovuto ricostruire il tutto sulla base di poche informazioni e qualche pettegolezzo circolante in famiglia. Ma forse proprio per questo doveva lanciare di più la fantasia e costruirsi un’eroina più intensa

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categoria:letture varie
mercoledì, 06 giugno 2007

 TAKEN BY VIKING

Un raid di un vichingo

Dichiarano di essere venuti in pace, ma presto Lindisfarne era in fiamme. Annis di Birdoswald è fuggita per il timore, ma non può fuggire i guerrieri di Norse.

Un onorevole rapitore

Un uomo l’ha protetta – Haakon Haroldson. Il nero, arrogante vichingo ha condotto Anne nel suo paese d’origine, portandola via da tutto ciò che le era caro.

Una nuova vita – come sua amante!

Ora Anne deve scegliere tra un modesto lavoro che si adatta ad una prigioniera, o una vita di piacere peccaminoso tra le braccia del vichingo!

Inghilterra e Norvegia 793 d.C.

Sarà pubblicato nel Regno Unito ad ottobre 2007

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categoria:notizie letterarie
mercoledì, 06 giugno 2007
MICHELLE STYLES

Sebbene sia nata e cresciuta vicino a San Francisco, California, USA, ho vissuto in Bretagna dal 1988 quando mi sono sposata. Il progetto era che se lui avesse superato gli esami per l’Ordine degli avvocati, io avrei lasciato il mio lavoro in assicurazione, e andare in Northumberland, vedere se mi piacesse per un  anno e poi avremmo deciso dove sarebbe stato il nostro futuro insieme. Abbiamo passato la luna di miele nelle Canadian Rockies a discutere come e perché se lui fosse stato un esaminatore, mio marito avrebbe sicuramente fallito. È tornato nel Regno Unito ed è arrivato il giorno in cui i risultati sono stati pubblicati nel The Times. Scorrendole la prima volta, non aveva individuato il suo nome ma poi l’ho visto – gli esaminatori non avevano seguito i suoi timori, ma erano passati con lui con un altro marchio. La mia mano tremava quando ho preso il telefono. Doveva succedere. Stavo per imbarcarmi in un’avventura della vita. Ho dato la notizia al mio capo che era dispiaciuto di perdermi, ho dato disposizioni di spedire i mobili attraverso l’Atlantico e ho iniziato a leggere i racconti di Catherine Cookson per prendere il gusto del luogo. Perché, sebbene ho passato i miei primi anni del college al Lancaster University, non mi preoccupava viaggiare verso il Nord Est.

Dopo aver letto circa dieci racconti e l’autobiografia di Catherine Cookson, pensavo…oh no, quello che ho fatto qui e rapidamente ho verificato con il mio capo che sarei ritornata al mio lavoro se le cose non funzionavano. Non ho bisogno di preoccuparmi: il Northumberland è bellissimo, veramente un angolo perduto delle isole britanniche con campi verdi, costruzioni di pietra e un paesaggio ricoperto di castelli, e resti romani. Mi sono innamorata del Nord Est, e in particolare della Tyne Valley. Così, dopo tutto questo tempo, con tre bambini, due cani, due gatti e un assortimento di galline e di anatra, credo di essermi stabilita.

Perché scrivo? Scrivo perché mi piace scrivere. Ho sempre amato i libri e leggere, prima avrei letto, mia madre riferisce che la mia occupazione preferita era sedermi e guardare i libri. Dopo aver imparato a leggere, in parte usando i libri di Richard Scary con le loro immagini etichettate e i meravigliosi disegni antropomorfici di animali che fanno ogni tipo di lavoro, li ho letti tutti. I miei preferiti da bambino includevano i libri del Mago di Oz, la serie mystery di Nancy Drew, Le cronache di Narnia, Il libro delle Tre Serie di Lloyd Alexander e gli innumerevoli libri dei racconti popolari e storie di fate. Quando sono cresciuta, ho letto il più passabile. Se leggevo la citazione di un libro in un altro libro, cercavo di leggere quel libro. Da quando avevo 12 anni, sapevo di voler essere un autore, un importante pezzo di raccomandazione che ho ricevuto era – un autore deve avere un po’ di esperienza di vita. Per scrivere, devi vivere.

Sono passati gli anni e mentre scrivevo articoli per le newsletter, ho preso un giornale, ho iniziato diverse volte a scrivere racconti, non ero seria. Poi nel 2002 sono diventata seriamente pazza per dei calcoli renali. Quando sono stata all’Hexham Hospital ho iniziato a rivalutare la mia vita. Cosa volevo fare? Ho deciso di voler vivere ancora per iniziare seriamente a scrivere, e feci una promessa a me stessa, avrei scritto un racconto (e finirlo!). Ne ho iniziato uno, ma poi mi sono fermata. Come avrei potuto dire qualcosa di importante? Poi quell’estate ho visitato il sito web di Slyvia Engdahl, l’autrice che aveva vinto il Newberry Award con ENCHANTRESS FROM THE STARS. Le ho chiesto perché perché non aveva più scritto. La sua risposta fu che mentre inventava i temi, non riusciva più a inventare gli elementi per andare avanti. Fu per me un momento illuminante. Pensavo di poter inventare i punti nevralgici. Sono diventata brava a scrivere un racconto e cosa più importante a finirlo. La mia prima vendita.

La mia prima vendita non è successa da un giorno all’altro, ho una forma di rifiuto e altre lettere di rifiuto a provocarlo. Cos’altro ho fatto?

Oltre che scrivere e leggere, i miei interessi includono giardinaggio (il restauro del giardino è un progetto di 25 anni), apicoltura, cucina, ricamo o passeggiare e viaggiare. Faccio parte anche del corpo di gestione, della scuola della città e sono attivamente coinvolta con la mia chiesa.

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categoria:autrici
mercoledì, 06 giugno 2007
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
Sentì il cuore fermarsi mentre aspettava una risposta. Doveva sapere.
“Io voglio te” sussurrò Giulia. “L’uomo che conosco, l’uomo che mi ha stretto fra le braccia, che mi ha fatto ridere e che mi ha insegnato che cos’è il piacere. L’uomo che mi ha fatto sentire importante”.
Si sentì travolgere da una meravigliosa sensazione di sollievo. Lei lo voleva per ciò che era e non inseguiva vaghi sogni amorosi. Le fece scorrere una mano lungo la schiena per convincersi che fosse vera, reale e non una visione destinata a scomparire con la prima luce del giorno.
“Lo hai, Giulia”
“Ma io voglio anche che tu viva” mormorò lei. “E’ così strano?”
Valente si portò una mano di Giulia alle labbra e le baciò le dita.
“Non ho intenzione di morire” la rassicurò, “e intendo combattere per te dopo che avrò riconquistato il mio onore”
Chinò il capo e la baciò, assaporando il sapore di miele delle sue labbra come se fosse l’ultima volta. Continuando a baciarla, la circondò con le braccia, e sentì il corpo di lei modellarsi contro il suo.
Tutto ciò che avrebbe voluto dirle con le parole lo disse con quel bacio, e Giulia rispose con una passione e un ardore che eguagliavano i suoi. Sembrava gli stesse bevendo l’anima.
(…)
“E io dico sì! Sì, diventerò tua moglie!” strillò Giulia dall’altra parte dell’arena, sperando che la sua voce potesse essere udita tra il frastuono della folla.
Capì che lo fu perché il volto di Valente s’illuminò di un sorriso radioso, e all’improvviso la sola cosa che voleva era correre fra le sue braccia e sapere che lui era salvo.
Fece un passo avanti e cercò di scavalcare il recinto. Sapeva che, così facendo, tutta Roma avrebbe visto le sue gambe e che del suo comportamento si sarebbe parlato per le settimane e i mesi a venire, ma non le importava.
Due uomini di guardia accorsero ad aiutarla e quando finalmente i suoi piedi toccarono il terreno corse verso l’uomo che amava. I suoi sandali scivolarono sulla sabbia e dovette rallentare; le parve che passasse un’eternità prima di arrivare da lui; ma all’improvviso fu là, tra le sue braccia, con il suo respiro caldo che le sfiorava il viso.
“Rispondo di sì” ripetè, guardandolo negli occhi, certa che era quello il suo posto. “Sì, sarò tua moglie”
Valente posò le labbra sulle sue e, perduta in quel bacio, lei non si avvide degli sguardi e degli applausi della folla.
“Sembra davvero, Gaio Gracco, che tu non abbia nessun bisogno del mio aiuto” La voce di Giulio Cesare fece zittire il frastuono. “Giulia Atonia ha fatto la sua scelta. Direi, tuttavia, che una donna libera deve stare accanto a un uomo libero”
A un cenno del senatore, due uomini accorsero portando una spada di legno.
“Io ti dono la libertà, Gaio Gracco Valente. Giulia guardò Valente afferrare la rudis e levarla alta nel cielo. Il boato della folla fu musica per le sue orecchie.
“Ti amo, Gaio Gracco Valente” sussurrò.
“E io amo te, Giulia, con tutto me stesso” le sussurrò a sua volta il gladiatore.
 
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categoria:le grandi scene damore