Qui piove ancora – si riversa dal cielo, pozzanghere per strada, neve sulle colline – buone notizie. Ne abbiamo bisogno. Il tempo cattivo rende semplice restare a casa e scrivere, che è quello che ho fatto, oltre a leggere, nelle ultime settimane. Ma sono anche alle prese con gli ultimi lavori nella nuova casa, e il trasloco da quella che è stata la nostra casa per 25 anni – e come sa chiunque lo abbia fatto, è un periodo frenetico. Ma sarò a Dallas a Luglio, al Romance Writer Conference. Come per gli autografi per la maggior parte delle conferenze, firmerò autografi sia prima che durante la conferenza.
Per quanto riguarda i libri, la mia prossima edizione – il prossimo racconto Bastion Club, la storia di Pervase Tregarth, BEYOND SEDUCTION, uscira il 28 agosto. La copertina, che è una bella sfumatura blu (molto più bello di come appaia sul web). La sua retrocopertina è particolarmente evocativa. Adoro quelle cime di colline esposte al vento! BEYOND SEDUCTION si apre con il povero Pervase assalito dalle donne. Egli dispera di trovare mai una moglie perché ogni volta che abbandona il suo castello in Cornovaglia per Londra per cercarla, le sorellastre fanno qualcosa di frenetico per assicurarsi che ritorni indietro. Guidato da un temperamento insolito, giura di offrirsi alla prossima signora adatta che incontra – non immaginando che pochi minuti dopo si troverà faccia a faccia con Madeline Gaiscogne, una vicina che conosce da tutta la vita.
Fortunatamente, da uomo astuto qual è, anche nel suo impulso, Pervase ha posto delle condizioni al suo giuramento. Madeline soddisfa chiaramente la maggior parte dei suoi criteri, tranne l’unico che spetta a lui definire – la compatibilità. Di conseguenza, Pervase immagina che sarà semplicemente un caso se passa del tempo in compagnia di Madeline, anche per mettersi la mano sul cuore e giurare che lei e lui NON siano compatibili, e poi sarà in grado di combinare la sua vita fino alla fine dell’estate e poi tornare a Londra e alla sua infinita ricerca di una moglie.
Uomo sciocco. Non occorre dire, niente va come aveva previsto, vivendo sia lui che Madeline per imparare ad arrivare a quello che c’è oltre la seduzione.
C’è molto divertimento e gioco in questo libro, vari cattivi confondono le cose, e sia Delzill che Christian Allardyce vengono chiamati in aiuto, insieme a Charles St Austell e la sua Penelope. Spero che BEYOND SEDUCTION vi piaccia – quando vi metterete le mani sopra! Il 28 agosto è la data.
THE TASTE OF INNOCENCE
Per nessun altro gentiluomo è più vero che per Charles Morwellan, ottavo conte di Meredith. Sebbene abbia visto molte unioni di successo fra i suoi amici Cynster, ha anche visto l’ossessione del padre di distruggere quasi la loro famiglia e fortuna, un errore che Charles Morwellan non ripeterà. Ma in quanto Lord Meredith si deve sposare così fa un’offerta a Sarah, figlia dei suoi vicini, Lord e Lady Conningham. È anche intelligente da gestire la sua vita sociale, bella da adornare il suo braccio, e vecchia abbastanza comprendere il valore della sua offerta.
Per la maggior parte delle giovani donne del ton, il giusto matrimonio è il culmine di anni di preparazione, condotta perfetta e intricati piani e stratagemmi che avrebbero fatto impressione ad un generale. Ma quando una signora di indipendenza intende con la propria vita, Sarah non è disposta a cedere la propria indipendenza a meno che sia per un amore sconfinato.
Ma Charles ottiene sempre quello che vuole. Convince Sarah a dargli due settimane per vincerla, dopo le quali, se lui avrà successo – si sposeranno immediatamente. E così inizia un intenso corteggiamento. Giorno dopo giorno, Charles e Sarah sono modelli di decoro che indulgono in innocue passeggiate, considerazioni eleganti, valzer posati. Ma ogni notte se la svignano verso lussureggianti giardini al chiaro di luna dove abbracci sensuali si trasformano in baci brucianti, che presto diventano di più. Entrambi vengono trasportati in una marea di passione e sentimenti a cui non possono resistere.
Ma dopo il matrimonio, nonostante le notti di insaziabile passione, giorno dopo giorno Charles mantiene la distanza come se la dolcezza quasi peccaminosa delle loro notti esista solo in un sogno. Sarah lotta per provare che il vero amore è una forza che non può essere contenta, un dono per cui vale la pena lottare, ma è solo quando lei viene travolta in una serie di incidenti sempre più pericolosi che Charles scopre quanto è disposto a rinunciare per proteggere… il gusto dell’innocenza.
Febbraio 1833
Nord Ovest di Combe Florey, Somerset
Doveva sposarsi, e allora l’avrebbe fatto.
Ma nei suoi termini.
Le ultime parole risuonarono nella mente di Charles Moewellan, ripetendosi con i colpi degli zoccoli del suo cavallo mentre andava al piccolo galoppo dritto verso nord. L’aria invernale era fresca e chiara. Per lui le lussureggianti verdi colline del lato occidentale dei Quantocks si incresparono e rullarono. Era nato in quel paese, a Moewellan Park, la sua casa, ora a un miglio davanti a lui, sebbene badasse a stento alla vista arcadica, la mente concentrata senza riposo su un’altra vista.
Era un lord e proprietario di campi intorno a lui, che riempivano la valle tra i Quantocks ad est e al confine occidentale delle Brendon Hills. Le sue terre si stendevano anche a sud oltre lo stesso Park dove confinavano quelli posseduti del cognato Gabriel Cynster. Il confine settentrionale si stendeva davanti, seguendo un percorso; quando il suo castrato grigio pezzato, Storm, si impennò Charlie tirò le redini e si fermò, guardando davanti senza vedere nulla.
L’aria fredda gli accarezzava la guancia. Mascella serrata, espressione impassibile, lasciò che il motivo dietro la sua attuale direzione corresse nella mente un’ultima volta.
Aveva ereditato la contea di Meredith alla morte del padre tre anni prima. Sia prima che da allora aveva evitato e schivato gli inevitabili tentativi di intrappolarlo nel matrimonio. Sebbene la prospettiva di un conte ricco, ora sopra i 30 anni e ancora scapolo faceva sempre salivare le cacciatrici di matrimonio, dopo dieci anni nel ton era del tutto consapevole delle loro manovre; era sempre sfuggito alla loro rete, trovando che un uomo cinico si divertiva a fare ciò. Comunque per lord Charles Morwellan, ottavo conte di Meredith, il matrimonio era inevitabile.
Questo, comunque, non era lo sprone che lo aveva alla fine spinto all’azione. Quasi due anni prima i suoi più cari amici, Gerrard Debbington e Dillon Caxton, si erano sposati. Nessuno dei due aveva cercato moglie, nessuno dei due aveva necessità di sposarsi, ma il destino li aveva presi in trappola e si erano diretti entrambi felicemente verso l’altare; lui era stato alle loro spalle e sapeva che stavano per afferrare il momento. Sia Gerrard che Dillon ora erano padri.
Storm si spostò, irrequieto; Charles con la mente assente, diede un colpetto sul collo.
Collegati attraverso le loro unioni con il potente clan dei Cynster, Gerrard e Dillon, e le loro mogli, Jacqueline e Priscilla, si erano incontrati quando si erano recati dopo Natale a Somersham Place, residenza principale del duca di St Ives e casa d’origine dei Cynster. L’ampia famiglia e le varie ramificazioni si incontravano lì due volte all’anno, nella cosiddetta Celebrazione d’Estate in Agosto e ancora durante le festività, i parenti incontravano la famiglia dopo aver passato natale con le proprie famiglie. Aveva sempre gradito il chiassoso calore di queste riunioni, anche questa volta…non erano stati solo i figli di Gerrard e Dillon che avevano allontanato la sua inquietudine ma piuttosto quello che rappresentavano. Di loro tre, amici da più di dieci anni, lui era l’unico con il dovere riconosciuto di sposarsi e avere un erede. Sebbene in teoria poteva addossare al fratello Jeremy, ora di 23 anni, il compito di generare la prossima generazione di Morwellan, quando aveva assunto il dovere di famiglia vari anni prima, aveva accettato di essere costituzionalmente incapace di evitarlo. Lasciare che una delle responsabilità maggiori legate alla posizione di conte ricadesse sulle spalle di Jeremy non era un caso che la sua coscienza o natura, il senso di se stesso, gli avrebbe concesso. Questo era il motivo per cui si stava dirigendo verso Conningham Manor.
Continuando a tentare il destino, corteggiare il rischio di questa pericolosa divinità che mandava avanti e organizzava la sua vita, e sua moglie, per lui, come era stato per Gerrard e Dillon, sarebbe stato al di là della pazzia; dunque era tempo per lui di scegliere una moglie. Ora, prima dell’inizio della prossima Stagione, avrebbe messo alla prova la sua prerogativa, scelto la donna che gli si adattava meglio, e avrebbe compiuto il fatto, finale e completo, prima che la società ne avesse sentore.
Prima che il destino o altri fattori ponessero l’amore sulla sua strada.
Aveva bisogno di agire ora per mantenere il completo e assoluto controllo del suo destino, qualcosa che riteneva una necessità, non una opzione.
Storm procedette contagiato dalla sua sotterranea impazienza. Sottomettendo il suo potente castrato, si concentrò sul paesaggio. Un miglio più avanti, confortevolmente rannicchiato in un avvallamento, il tetto d’ardesia di Conningham Manor si stagliava tra i rami nudi del frutteto. I pallidi raggi del sole facevano brillare come diamanti le finestre di vetro; una brezza fredda faceva risalire il fumo della ciminiera elisabettiana e la trasportava via. I Conningham avevano abitato nella Manor da tanto tempo quanto i Morwellan avevano abitato al Park. Charlie osservò
“Ciononostante, Sarah, Clary e io crediamo fermamente che tu ti debba sposare per prima”
Seduta di fronte al bovindo dello studio sul retro di Conningham Manor, indiscusso dominio della figlia, Sarah Conningham guardò la sorella di 16 anni, Gloria, che guardava con aggressività verso di lei appollaiata sul davanzale della finestra.
“Prima di noi” la chiarificazione venne in un tono determinato dalla 17enne Clara – Clary – seduta accanto a Gloria e altrettanto rivolta a Sarah nel loro indomito scopo di spingerla al matrimonio. Soffocando un sospiro, Sarah guardò al nastrino lindo che aveva scucito dal colletto della sua giacca, e con impareggiabile calma si apprestò a ripetere i suoi ragionamenti ben sviluppati “Sapete che non è vero. Ve l’ho detto, Twitters ve l’ha detto e la mamma ve l’ha detto. Se mi sposo o meno non incide se voi debutterete o no.” Liberando l’ultimo punto, strappò il nastro, poi scosse la giacca. “Clary avrà la sua prima Stagione l’anno prossimo, e tu, Gloria l’avrai l’anno dopo.”
“Sì ma, non è questo il punto” Clara fissò Sarah con cipiglio. “è… l’ordine delle cose.”
Quando Sarah sollevò un sopracciglio con fare interrogativo verso di lei, Clary arrossì e irruppe “è per le aspettative mancate. Mamma e papà ti porteranno a Londra tra poche settimane per la tua quarta stagione. È ovvio che sperano che attirerai l’attenzione di un gentiluomo adatto. Sia Maria che Angela hanno accettato le proposte alla loro seconda stagione, dopotutto.
Maria e Angela erano le loro sorelle maggiori, di 28 e 26 anni, sposate e che vivevano con i loro mariti e figli nelle tenute distanti dei suddetti mariti. Diversamente da Sarah, sia Maria che Angela erano state del tutto contente di sposare gentiluomini della loro condizione sociale, con cui stavano semplicemente bene, dato che quegli uomini erano stati benedetti da fortune e tenute di condizioni appropriate.
Entrambi i matrimoni erano la norma convenzionale; né Maria né Angela avevano mai preso in considerazione qualsiasi altra prospettiva, lasciato solo di sognarlo.
Per quanto ne sapeva Sarah, neanche Clary né Gloria. Almeno, non ancora.
Soffocò un altro sospiro “Vi assicuro che accetterò con felicità una proposta da parte di un gentiluomo con cui potrei tollerare di essere sposato”. Comunque, poiché questa felice circostanza sempre più inverosimile – fece un incidentale ringraziamento che né Clary né Gloria avessero notizia del numero di offerte che aveva ricevuto e aveva declinato nei passati tre anni. “Vi assicuro che mi sono rassegnata ad una vita da zitella.”
Una eccessiva esagerazione, ma… Sarah lanciò un’occhiata al quarto occupante della stanza, l’ex governante, Miss Twitterton, affettuosamente chiamata Twitters, seduta su una poltrona in un lato dell’ampia finestra. Ora di mezz’età, la testa grigia di Twitters era china su un pezzo da rammendo; non aveva dato segno di seguire la discussione familiare.
Se non avrebbe potuto pensare di essere felice con una vita come quella di Maria o Angela, Sarah non riusciva altrettanto a immaginare di essere contenta con una vita come quella di Twitters.
Gloria fece un suono sgarbato. Clary la guardò disgustata. La coppia si scambiò occhiate, poi si imbarcarono in un elenco verbale di cosa ritenevano i criteri più pertinenti per definire un “gentiluomo adatto” uno con cui Sarah avrebbe tollerato essere sposato.
Piegando la sua nuova giacca con il nastro scarlatto troppo vistoso ora rimosso, Sarah sorrise con distanza e le lasciò vaneggiare. Era sicuramente affezionato alle sorelle più piccole sebbene la differenza tra i suoi 23 anni e la loro età era, nei termini della presente discussione, un abisso significativo.
Loro consideravano semplicemente il matrimonio ma come materia stabilita semplicemente su una lista di attributi definibili, mentre lei aveva visto abbastanza per apprezzare quanto spesso fosse poco soddisfacente un tale approccio. La maggior parte dei matrimoni nella loro cerchia erano invece contratti sulla base di tali criteri – e l’ampia maggioranza, sostenuta da niente di più forte di un tiepido affetto, degenerava in relazioni vuote in cui entrambi i partner si rivolgevano altrove per conforto.
Per amore.
Per quanto potesse essere amore, in tali circostanze. In qualche modo meno, in qualche modo a poco prezzo.
Per quanto la riguardava, si era accostata alla questione matrimonio con mente aperta, e occhi aperti. Nessuno l’aveva mai considerata ribelle, sebbene non avesse mai seguito ciecamente gli ordini degli altri, soprattutto su questioni di importanza personale. Così aveva guardato e studiato.
Lei ora riteneva che quando fosse arrivata al matrimonio ci sarebbe stato qualcosa di più delle norme convenzionali. Qualcosa di più bello; un ideale, una dedizione che avrebbe spinto ad afferrarlo, uno stato glorioso abbastanza da riempire il cuore di desiderio ardente e bisogno, e alla fine di soddisfazione, una costruzione in cui l’amore esisteva dentro i legami del matrimonio piuttosto che fuori.
E lei lo aveva visto. Non nel matrimonio dei genitori, poiché quella era un’unione convenzionale anche se di successo, senza passione ma basata sull’affetto, doveri e causa comune. Ma a sud si trovava Morwellan Park, e oltre questa Casleigh, la casa di Lord Martin e Lady Celia Cynster, e ora anche casa del figlio maggiore, Gabriel, e di sua moglie, Lady Alathea nata Morwellan.
Sarah conosceva Alathea, Gabriel, e i suoi genitori da tutta la vita. Alathea e Gabriel si erano sposati per amore; Alathea aveva aspettato fino a 29 anni prima che Gabriel si rendesse conto e la chiedesse in moglie. Per quanto riguarda Martin e Celia erano fuggiti anni prima in uno stato di passione impossibile da fraintendere.
Sarah incontrava spesso le due coppie. La sua convinzione che un matrimonio d’amore, per volere un titolo migliore, era un obiettivo degno della sua aspirazione derivata da quello che aveva visto tra Gabriel e Alathea e, una volta che il suo spirito era stato acuito e i suoi occhi erano stati abituati, dal più maturo e in qualche modo più profonda e forte interazione tra Martin e Celia.
Ammetteva liberamente di non sapere cosa fosse l’amore, e non aveva idea di quale emozione si sentisse nel matrimonio. Sebbene avesse visto il segno della sua esistenza nella qualità del sorriso, nel sottile incontro di occhi, il tocco gentile di una mano. Una carezza esteriormente innocente, sebbene carica di significato.
Quando c’era, l’amore colorava tali momenti. Quando non c’era…Ma come poter definire questo amore?
E appariva misteriosamente, o bisognava lavorare per averlo? Come avveniva?
Non aveva le risposte, neanche un barlume, da ciò la sua condizione di donna non sposata. Nonostante l’acuta incredulità delle sorelle, non c’erano ragioni per aver bisogno di sposarsi. E se l’emozione che provocavano i matrimoni dei Cynster non faceva parte dell’offerta fatta a lei, allora dubitava che qualche uomo, non importa quanto ricco, quanto bello o affascinante, l’avrebbe potuta tentare a cedere la sua mano.
Per lei, il matrimonio senza amore non aveva attrazione. Non aveva bisogno di un’unione priva di quella gloria migliore, priva di passione, desiderio, bisogno e soddisfazione. Non aveva bisogno di accettare un’unione inferiore.
“Prometti di guardare, no?”
Sarah guardò in alto per trovare Gloria inchinarsi in avanti, le sopracciglia castane folte verso di lei.
“In maniera appropriata, intendo”
“E che tu considererai seriamente e incoraggerai ogni gentiluomo piacevole” aggiunse Clara.
Gli occhi di Sarah lampeggiarono, poi rise e si alzò per mettere da parte la sua giacca. “No, non lo farò. Voi due siete troppo impertinenti – sono sicura che Twitters è d’accordo con me.”
Guardò verso Twitters per scoprire che la governante, le cui orecchie erano straordinariamente acute, scrutare con occhi da miope fuori dalla finestra in direzione della strada opposta.
“Ora chi è, mi chiedo?” Twitters strizzò gli occhi dietro Clary, che si girò per osservare fuori, come Gloria. “Senza dubbio gentiluomo giunge per parlare con vostro padre”
Sarah guardò dietro Gloria. Dotata di una vista eccellente, riconobbe immediatamente il cavaliere che trottava lungo il sentiero, ma sorpresa e un brivido di una sconvolgente reazione – qualcosa che provava da quando lo aveva visto per la prima volta – le bloccarono la lingua.
“è Charlie Morwellan” disse Gloria “Mi chiedo cosa faccia qui”
Clary scrollò le spalle “Probabilmente per vedere papà per la caccia”
“Ma non è mai venuto qui per la caccia” fece notare “In questo periodo passava tutto il suo tempo a Londra. Augusta ha detto di averlo visto con difficoltà”
“Forse resta in campagna quest’anno” disse Clary “Ho sentito Lady Castleton dire a mamma che veniva cacciato senza sosta questa stagione dal momento in cui era tornato in città”
Sarah aveva sentito la stessa cosa, ma conosceva Charlie abbastanza bene da predire che lui non sarebbe stato una preda facile. Lei guardò mentre lui tirava le redini sul ciglio dello spiazzo scese agilmente dal dorso del suo castrato grigio.
L’aria arruffò i riccioli d’oro elegantemente tagliati. La sua elegantissima giacca marrone Bath era l’apogeo dell’arte di qualche sarto di Londra, che si stirava sulle ampie spalle prima di assottigliarsi per stringere la sua vita snella e le strette anche. La sua biancheria era pura e precisa; il suo panciotto, notò mentre si muoveva, era un sottile mix di marrone e nero. I pantaloni di pelle si modellavano sulle lunghe potenti gambe prima di scomparire in lucidi Assiani neri, completando un quandro che poteva essere intitolato : Affascinante Pari in campagna.
L’irritazione che la agitava, Sarah era affascinata dalla visione; la sua apparizione – e il suo ridicolo effetto su di lei – veramente non era giusto. Lei sapeva che lui esisteva, ma oltre questo … Da quella distanza, lei non poteva vedere chiaramente le fattezze, sebbene la sua memoria istupidita era piena di dettagli – la classica linea di sopracciglia, naso e mento, angoli e piani aristocratici, la serie patriarcale di alti zigomi, ampi occhi blu dalle palpebre pesanti molto luminosi, e la bocca che distraeva, francamente sensuale e labbra mobili che consentivano alla sua espressione di cambiare da deliziosamente affascinante a duramente dominatore nella luce di un occhio.
Lei studiava quel volto – e lui – da anni. Non l’aveva mai visto apparire diverso da quello che era, un ricco aristocratico che discendeva dai Signori Normanni con una vena di Vichingo che vi scorreva. Nonostante la sua aura di ineffabile controllo, di essere nato per dominare senza questione, rimaneva una punta di imprevedibile guerriero, che si celava sotto una dura superficie.
Uno stalliere venne di corsa. Charlie gli porse le redini, parlò al aragazzo, poi si voltò verso la porta principale. Quando scomparve alla loro vista attorno all’ala centrale, Clary e Gloria emisero un identico sospiro e si voltarono per mettersi con la fronte alla stanza.
“è veramente la punta degli alberi, no?”
Sarah dubitava che avesse bisogno di una risposta .
“Gertrude Riordan dive che lui in città guidava il più favoloso paio di grigi appaiati” Gloria sobbalzò, abbassò gli occhi “Mi chiedo se li ha portati a casa? Potrebbe, non pensate?”
Mentre le sorelle discutevano vari argomenti di accertarsi se il rinomato paio di Charlie fosse a Morwellan Park, Sarah guardò lo stalliere condurre il castrato di Charlie verso le stalle piuttosto che far passeggiare il cavallo nello spiazzo. Qualsiasi ragione avesse Charlie per venire a parlare, si aspettava di restare lì per un po’.
Le voci delle sorelle riempirono le sue orecchie; la raccolta dei loro precedenti commenti giravano come un caleidoscopio – per calmarsi, improvvisamente, in un esempio inaspettato. Conducendo a un pensiero sorprendente.
“Bene, ragazzo mio” Lord Conningham proruppe e fece una smorfia scherzosa verso Charlie. “Ammetto di non potervi dire oltre, ma è difficile dimenticare da quanto vi conosco”
Seduto nella poltrona davanti al tavolo nello studio di Sua Signoria, Charlie sorrise e mise da parte il commento. Lord Conningham era un bluff, un uomo di buona natura, uno con cui Charlie si sentiva del tutto a suo agio.
“Per quanto riguarda me e Sua Signoria” continuò Lord Conningham “posso dire senza riserve che siamo entrambi onorati e deliziati della vostra offerta. Comunque, come uomo con cinque figlie, due già sposate, devo dirvi che le loro decisioni sono loro. È l’approvazione di Sarah stessa che dovete conquistare, ma su questo fronte so che nient’altro si trova fra voi e il vostro obiettivo.”
Dopo un’esitazione di una frazione di secondo, Charlie chiarì, “Non ha interesse per qualche altro gentiluomo?”
“No” grugnì Lord Conningham “E l’avrei saputo se ce l’avesse avuto. Sarah non è mai stata il tipo da giocare a carte coperte. Se qualche gentiluomo avesse catturato la sua attenzione, Sua Signoria e io l’avremmo saputo”
La porta si aprì; Lord Conningham lanciò un’occhiata “Ah, siete voi, mia cara. Devo presentarvi Charlie. Ha qualcosa da dirci.”
Con un sorriso Charlie si alzò per salutare Lady Conningham, una donna sensibile, di nobili origini con un’immagine indubitabile come suocera.
Dieci minuti dopo, la mente in turbinio, Sarah lasciò la stanza e si precipitò verso le scale principali. Un valletto aveva portato una convocazione per recarsi dalla madre nell’ingresso centrale. Aveva allontanato il tavolo da cucire, gingillandosi abbastanza a lungo da assicurarsi che il vestito di elegante lana blu pervinca non era sgualcito, che il nastro che legava il colletto non fosse spiegazzato, che i suoi capelli castano chiari erano nel nodo dietro la nuca e che nessuna ciocca fosse sfuggita.
Aveva abbastanza, ma non aveva tempo di sciogliere i capelli e rifare il nodo. Inoltre, aveva solo bisogno di essere ordinata abbastanza da essere all’altezza nel caso Charlie l’avesse vista di sfuggita; era troppo presto perché lui restasse per pranzo e non c’era motivo per credere che la convocazione della madre fosse in qualche modo collegato con la sua visita… altro che il ridicolo sospetto che le era balenato in mente e le aveva fatto accelerare il cuore. Raggiungendo la cima delle scale, iniziò a scendere, lo stomaco in un nodo duro, era irritante.
Tutto per niente, si rimproverò. Era una supposizione senza senso.
Le sue scarpette picchiettavano sul pavimento; la madre apparve da corridoio al lato delle scale. Lo sguardo di Sarah andò al suo volto, volendo che la madre parlasse, spiegasse e le calmasse i nervi.
Invece, l’espressione della madre, già atteggiata in un glorioso sorriso, si illuminò ancora di più. “Bene. Sei in ordine” La madre la esaminò, interamente dalla testa alla punta dei piedi, poi sorrise e le prese il braccio.
Interamente in mare, le domande negli occhi, Sarah lasciò che la guidasse per quei pochi metri lungo il corridoio fino a dove una nicchia si apriva sotto le scale.
Lasciandole il braccio, la madre le afferrò la mano e le strinse le dita “Bene, mia cara, in poche parole Charlie Morwellan vuole chiederti la mano”
Gli occhi di Sarah lampeggiarono; per un istante la sua mente barcollò letteralmente.
La madre sorrise, non senza partecipazione “Davvero è una sorpresa, del tutto fuori del blu, ma il cielo sa che tu hai ricevuto abbastanza offerte – conosci i trucchi. Come sempre la decisione è tua e tuo padre e io ci affidiamo a te a prescindere da quale sarà la tua decisione” La madre si fermò “Comunque, in questo caso tuo padre e io vorremmo chiederti di considerare con molta attenzione. Una offerta da un conte richiederebbe grande attenzione, ma un’offerta dall’ottavo conte di Meredith necessita di una considerazione ancora più approfondita”
Sarah guardò negli occhi scuri della madre. A parte il piacere per l’offerta di Charlie, nell’avvertirlo di questo, la madre era molto seria.
“Mia cara, ha una conoscenza sufficiente della ricchezza di Charlie. Conosci la sua casa, il suo stato – lo conosci, sebbene ammetto che non conosco bene lui. Ma conosci la sua famiglia”
Prendendole entrambe le mani, la madre le strinse leggermente, mentre le ritornava l’eccitazione. “Con nessun altro gentiluomo né che hai avuto, che avrai, hai un legame precedente così stretto, un tale fondamento di conoscenza su cui poter costruire. È un’opportunità imprevista, del tutto inattesa, sì, ma molto buona”
La madre le cercò gli occhi, provando a leggere la sua reazione. Sarah sapeva che tutto quello che poteva vedere era confusione.
“Bene” le labbra della madre si fermarono solo un poco; il tono divenne più energico “Devi sentirlo fuori. Ascolta con attenzione quello che deve dirti, poi potrai prendere la tua decisione”
Lasciandole le mani, la madre fece un passo indietro, sollevò la mano diede una sistemata al colletto di Sarah, poi annuì. “Molto bene. Vai – sta aspettando in salotto. Come ho detto, tuo padre e io accetteremo qualunque decisione tu prenda. Ma per favore, pensa con attenzione a Charlie”
Sarah annuì, sentendosi intontita. Riusciva a stento a respirare. Voltando le spalle alla madre, proseguì, lentamente, verso la porta del salotto.
Charlie aveva sentito dei passi leggeri dietro la porta. Si voltò dalla finestra quando la maniglia della porta fu abbassata, guardò mentre la porta si apriva ed entrava la signora che aveva scelto per moglie.
Era di media altezza, sottile ma con curve sensuali; la snellezza la faceva apparire più alta di quello che era. Il volto era a forma di cuore, incorniciato dalla soffice abbondanza dei suoi lucenti capelli, un misto che catturava lo sguardo di castano dorato. I suoi tratti erano delicati, la carnagione perfetta – incluso per la sua mente, una fila di minuscole lentiggini lungo la punta del naso. Fronte ampia, il naso dritto, sopracciglia castane arcuate e lunghe combinate con labbra rosate e un mento dolcemente curvato per completare l’immagine di tranquilla bellezza.
Il suo sguardo era insolitamente diretto, egli aspettava che lei si muovesse, sapendo che quando lei lo avrebbe fatto sarebbe stato con innata grazia.
La mano sulla maniglia, lei si fermò, esaminando la stanza.
Gli occhi di lui si strinsero leggermente. Anche attraverso la distanza lui percepì la sua incertezza, anche quando il suo sguardo lo trovò lei esitò solo un secondo prima, senza distogliere lo sguardo, di chiudere la porta e venire verso di lui.
Con calma, con serenità, ma con le mani strette, torcendosi le dita.
Lei non se lo sarebbe aspettato; non le aveva dato indicazioni che gli era entrato in testa di sposarla. L’ultima volta che si erano incontrati in società, al ballo degli Hunt lo scorso novembre, aveva ballato il valzer con lei una sola volta, rimanendo al suo fianco per circa 15 minuti, scambiandosi i soliti convenevoli, e questo era stato tutto.
Deliberatamente da parte sua. Lui sapeva – da anni se si fermava a pensarci – che lei… lo guardava diversamente. Allora sarebbe stato semplice per lui, con solo un sorriso e poche parole, svegliare in lei un’infatuazione, una cotta per lui. Non che lei fosse stata mai così maldestra da dare il seppur minimo segno, sebbene lui fosse troppo abituato con le mani, certamente, sembrava, a lei, non da sapere cosa fremesse sotto la sua fresca, chiara superficie la sensibile sensibile serenità che mostrava al mondo. Aveva preso una decisione, non una volta ma molte volte negli anni, che non avrebbe agitato quello specchio d’acqua per increspare la sua superficie. Lei, dopotutto, era la dolce Sarah, la figlia di un vicino che conosceva da tutta la vita.
Così aveva fatto attenzione a non fare verso quello che il suo istinto lo spingeva spesso. L’aveva trattata con attenzione come qualsiasi altra ragazza delle sue conoscenze locali.
Allora quando finalmente aveva deciso di scegliere una moglie, un volto gli era balzato in mente. Non ci aveva dovuto pensare – semplicemente aveva saputo che lei era la sua scelta.
E allora, certo, aveva pensato, e considerato tutti gli argomenti, numerosi criteri che un uomo come lui aveva necessità di valutare nel selezionare una moglie. L’esercizio aveva solo confermato che Sarah Conningham era la candidata perfetta.
Lei si fermò davanti a lui, fronteggiandolo con sicurezza a meno di due piedi tra di loro. La confusione le ombreggiava gli occhi, un delicato blu il colore di un pallido fiordaliso, quando raggiunge il volto di lui. “Charlie” Lei inclinò il volto. Con sua sorpresa, la sua voce era uniforme, ferma, anche se un po’ senza fiato. “Mamma mi ha detto che volevate parlarmi”
A testa alta così da continuare a incontrare il suo sguardo – la sua testa arrivava solo al suo mento – lei attese.
Sentì le labbra incurvarsi, del tutto spontaneamente. Nessuna confusione, nessuna agitazione, e nessun “Lord Charles”. Non si erano mai fermati alle formalità, in nessuna circostanza, e di questo era grata.
Nonostante la sua calma esteriore, percepì la fragile tensione in attesa che la teneva, che le rendeva il respiro corto. Il rispetto si agitò, inatteso ma definitivo, era lui veramente sorpreso che lei avesse più spina dorsale della norma?
No; questo, in parte, era il motivo per cui lei era lì.
L’urgenza di sollevare e percorrere con le sue dita la clavicola – solo per vedere quanto fosse morbida la pelle di fine alabastro – lo sconvolse inaspettatamente; giocò con l’idea in un battito di cuore, ma la rifiutò. Una tale azione era inappropriata, data la natura di quello che doveva dire, il tono che si era augurato di mantenere.
“Come ritengo che vostra madre vi abbia detto, ho chiesto a vostro padre il permesso di farvi visita. Vorrei chiedervi di farmi l’onore di diventare mia moglie”
Avrebbe potuto travestire le semplici parole di un po’ di banalità, ma a quale fine? Si conoscevano bene, forse non in senso privato, ma sua sorella e le sue erano amiche; dubitava che ci fosse molto della sua vita che lei non conoscesse.
E non c’era nulla nella sua risposta che suggerisse che si fosse sbagliato nella valutazione, anche se, dopo meno di un momento, lei si accigliò.
“Perché?”
Era il suo turno di essere confuso.
Le sue labbra si assottigliarono e lei chiarì “Perché io?”
Perché no? Perché dopo tutti quegli anni aveva finalmente deciso di fare più che sorriderle? Sarah trattenne le parole in bocca, ma guardando verso il volto impassibile di Charlie, sentì un’urgenza potente di affondare le mani nei capelli, sciogliere le trecce appena sistemate e farvi scorrere le dita mentre lei camminava. E pensò. E provò a capire.
Non riusciva a ricordare un tempo in cui lei non aveva voluto, ogni volta che posava gli occhi su di lui, fermarsi, solo per un secondo, per lasciare che i suoi sensi respirassero. Lasciare che catturassero il loro respiro dovunque le fosse sfuggito semplicemente per la sua presenza. Una volta che il momento fu passato, quando successe, allora tutto quello che doveva fare era una battaglia per assicurarsi di non essere pazza, che niente rivelasse la sua ossessione segreta – infatuazione – per lui.
Non aveva senso e non portava nulla se non esasperazione, ma nessuna quantità di fare una lezione sull’incapacità di fare nulla di buono. Lei aveva deciso che era semplicemente il modo in cui lei aveva reagito a lui, l’adone Vichingo-Normanno. Aveva concluso con riluttanza che la sua reazione non era colpa sua. O di lui. Era solo; era nata in questo modo, e semplicemente doveva continuare così.
E ora lui era lì, senza un sorriso più che appropriato in attesa, chiedendole la mano.
Voleva sposarla.
Non sembrava possibile. Lei strinse i pollici, solo per farsi sicura, ma lui rimase davanti a lei, solido e reale, la sua testa, la sua altezza che la sovrastava come una pura tentazione mascolina, anche se ora era molto accigliato.
Le sue labbra si irrigidirono, l’inebriante cura che li aveva ammorbidite. “Perché credo che staremo molto bene insieme. Potrei dirvi capitoli e versi sul nostro stato, le nostre famiglie, il nostro passato, ma voi conoscete già ogni aspetto bene quanto me. E – il suo sguardo s’indurì – sono certo che capite, ho bisogno di una contessa”
Graziosamente ambiguo. Sarah osservò i suoi occhi grigio-blu, un miscuglio più pallido di blu dei suoi e riascoltò nella sua mente le parole della madre: pensa con molta attenzione a Charlie.
Lei cercò i suoi occhi, e accettò che doveva, che questa volta la sua risposta non era chiara. Aveva perso il conto delle volte in cui aveva fronteggiato un gentiluomo come questo e formulò una risposta a questa domanda, si chiese se potesse fare in modi molto diversi. Prima non aveva mai dovuto pensare alla croce della sua replica, solo le parole a cui recapitare.
Questa volta, affrontando Charlie…
Mantenendo ancora il suo sguardo, strinse momentaneamente le labbra, tirò un respiro e lo gettò fuori “Se volete una risposta onesta, allora la risposta onesta è che non posso rispondervi, non ancora”
Le ciglia d’oro scuro, folte in maniera impossibile, esaminò gli occhi di lui per un istante, quando incontrò di nuovo lo sguardo di lei, era tornato il suo cipiglio. “Cosa intendete? Quando sarete in grado di rispondere?”
L’aggressività la raggiunse, imbrigliata ma presente. Senza sorpresa – lei sapeva che il suo fascino non era niente di più di una maschera, che sotto la luccicante superficie lui era orgoglioso, anche duro – lei studiò i suoi occhi e inaspettatamente trovò la risposta a due delle molte domande che affollavano la sua mente. Lui invece la voleva – soprattutto lei – come meglio. E la voleva presto.
Cosa doveva fare, non era sicura. Né sapeva quanta fiducia potesse riporre nel primo.
Lei era consapevole che lui si aspettava che lei si sarebbe ritratta dalla sua velata sfida, per temporeggiare, per rinunciare in un modo o nell’altro. Sorrise ampiamente e sollevò il mento “In risposta alla vostra prima domanda, sapete perfettamente bene che non avevo cognizione della vostra offerta. Non avevo idea che stavate anche solo pensando a una tale cosa. La vostra proposta è arrivata del tutto a sorpresa, e il semplice fatto è che non vi conosco bene” – sollevò una mano – “nonostante la nostra lunga conoscenza – e non pretendo che voi non sappiate cosa intendo – per essere in grado di rispondere sì o no”
Si fermò aspettando di vedere se avrebbe risposto. Quando egli semplicemente aspettò, le labbra ancora più tirate, il suo sguardo un rasoio affilato e guardò i suoi occhi, lei continuò “Per quanto riguarda la vostra seconda domanda, sarò in grado di rispondervi quando vi conoscerò abbastanza bene da sapere quale risposta darvi” Le lanciò uno sguardo penetrante per un lungo momento, poi si fermò “Volete che vi corteggi”
Il suo tono era rassegnato; aveva ottenuto questo almeno.
“Non precisamente. È più il fatto che ho bisogno di passare del tempo con voi così da potervi conoscere meglio”. Lei si fermò, gli occhi di lei su quello di lui. “E voi potete conoscermi”
Quest’ultima cosa lo sorprese; egli trattenne il suo sguardo, poi curvò le labbra e inclinò la testa.
“Accetto. La sua voce si era abbassata. Ora parlava a lei, con lei, non più su un piano formale ma su uno sempre più personale, il suo tono si era approfondito, diventando più privato. Più intimo.
Lei soffocò un leggero brivido; a quella nota più bassa la sua voce riverberò in lei. Voleva accrescere lo spazio tra di loro da diversi minuti, ma c’era qualcosa nel modo in cui lo guardava, il modo in cui lo sguardo di lui tratteneva il suo, che lo faceva esitare, come se indietreggiare fosse stato equivalente ad ammettere la debolezza
Come fuggire da un predatore. Un invito a… la bocca era secca.
Egli inclinò la testa, studiandole il volto “Allora quanto pensate occorra per conoscersi meglio – abbastanza bene?”
Non c’era scintillio tanto quanto un’idea accuratamente velata di nascondersi nella profondità dei suoi occhi che la fece accigliare internamente. Era tentata di affermare che lei non aveva intenzione di essere influenzata dalla sua indubitabile, insindacabile, particolarmente ovvia esperienza sessuale, ma questo, come fuggire, poteva essere seriamente imprudente. Egli avrebbe molto probabilmente interpretato un tale commento come una sfida diretta.
E c’era, ne era certa, una sfida che non poteva incontrare.
Lei non era stata, non per il momento, capace – si era sentita capace – di distogliere il suo sguardo da quello di lui: “Un mese o due potrebbero essere sufficienti”
Il suo volto si irrigidì “Una settimana”
Lei restrinse gli occhi “è impossibile. Quattro settimane”
Egli li restrinse di rimando “Due”
La parole ebbe un suono di definitività che lei sperava di poter sfidare – si augurava di pensare di sfidare. Le labbra ferme, annuì. Bruscamente. “Molto bene. Due settimane – e allora vi risponderò sì o no”
Gli occhi di lui trattennero i suoi. Sebbene non si convinse, si sentì come se si fosse fatto più vicino.
“Ho un avviso” il suo sguardo, almeno, scivolò dai suoi occhi, vagando magicamente più in basso. La sua voce si approfondì diventando ancora più ipnotica “In risposta alla mia accettazione di due settimane di corteggiamento, voi dovete accettare che una voltaiche mi risponderete e accetterete la mia offerta” – il suo sguardo salì ai suoi occhi – “ci sposeremo con una licenza speciale non più di una settimana dopo”
Lei si leccò le labbra secche, iniziò a formare la parola perché.
Lui fece un passo più vicino. “Accettate?”
Intrappolata – nel suo sguardo, dalla sua vicinanza – lei provò solo a trattenere il respiro. “Molto bene. Se accetto di sposarvi, allora ci sposeremo con una licenza speciale”
Egli sorrise – e lei improvvisamente decise che non importava come l’avrebbe presa , fuggire era un’idea eccellente. Si irrigidì per indietreggiare.
Proprio quando le sue braccia la avvolsero, e la strinsero. Gli occhi di lui catturarono i suoi quando la attirò, gentilmente ma inesorabilmente, fra le sue braccia “Le nostre due settimane di corteggiamento … ricordate?”
Lei si fece indietro, distogliendo gli occhi dai suoi, le sue mani sulle sue spalle. La sua forza la avvolse. Si sentì stordita “Cos’è?”
Le labbra di lui si incurvarono in un sorriso totalmente mascolino. “Inizia ora”
Poi piegò la testa e coprì le sue labbra con le proprie.
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categoria:notizie letterarie, stephanie laurens

Ti amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)












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