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Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.
Crescendo in Joliet, Illinois, Samantha James aveva molte aspirazioni infantili – essere una scrittrice non era una di queste. Quando aveva dieci anni, era certa di essere destinata ad essere un’astronoma. Questo cambiò presto (successero un sacco di cose prima dell’adolescenza!) quando decise che l’archeologia era il suo futuro. Il lavoro di detective fu l’obiettivo successivo, grazie ai mystery di Trixie Belden che leggeva, e dopo poco, fece un cenno al lavoro di infermiera (grazie alla serie di Cherry Ames). Al college, puntò gli occhi sul lavoro di insegnante di storia, poi considerò brevemente la possibilità di diventare un sorvegliante di volo, solo per scoprire che lei non amava volare.
Essendo cresciuta in una famiglia di avidi lettori, era raramente senza un libro in mano. I suoi gusti erano piuttosto eclettici.
Fu catturata dalla serie di Doc Savage ed Edgar Rice Burroughs dopo che li aveva finiti il fratello maggiore, durante l’adolescenza si spostò verso Agatha Christie, Daphne Du Maurier e Phyllis A. Whitney.
Nel frattempo, arrivò il ragazzo giusto. Si incontrarono in un mezzo appuntamento al buio in una festa di Natale d’ufficio. Le era stato detto che lui voleva uscire con lei, e a lui era stato detto che lei voleva uscire con lui. Sei mesi dopo, l’esercito degli Stati Uniti lo trasferì in Germani – e lei scriveva fedelmente almeno tre volte a settimana – lei scherza spesso che questo è stato l’inizio della sua carriera di scrittrice!
Seguì il matrimonio, e tre figlie. Samantha ha lasciato il lavoro di detective al marito e ha trasferito la sua attenzione nel crescere le tre ragazze. Quando la minore aveva sei mesi, successero due cose:
Quando lo disse “Sono stato respinto dal migliore di loro.”
Il seme era piantato. Rifiuto era una parola che terrorizzavo, ma Samantha immaginava “Be’ se può farlo lui, posso anch’io”
Quell’estate non scrisse un libro, ma tre lunghi racconti completi, in un taccuino, durante la siesta. Periodo del riposo. Ogni volta che poteva. Il desiderio bruciante di scrivere era un lungo periodo in arrivo – era vicina ai trenta – ma scoprì che una volta messa la penna sul foglio, non si poteva fermare.
Quei tre manoscritti ricevettero la terrorizzante lettera di rifiuto (languiscono ancora in qualche posto nel suo attico), ma finalmente ricevette una sporca paga per il quarto. Il fratello di Samantha propose prontamente di collaborare su un fantasy – ahimè, ancora non scritto…
Oggigiorno, si convinse fermamente di essere la regina del rifiuto per i suoi libri. Aveva solo provato a conservare due titoli originali, ma scrivere è invece un sogno diventato realtà…
Ad oggi, i suoi libri sono stati pubblicati in numerosi paesi stranieri (la scelta numero uno delle figlie per dimostrazioni e relazioni è sempre edizioni straniere dei libri di mamma). Nota per le sue sentite, emotivamente impegnate “letture da tre fazzoletti”, i suoi libri sono stati nominati per numerosi premi e hanno costantemente scalato le classifiche dei bestseller.
Forse un giorno farà quella collaborazione a quel romance fantasy. Per ora, ha un grande periodo da effetto drammatico, racconti appassionati di vecchio…
The Secret Passio of Simon Blackwell
Un crudele gioco del destino cambia la vita di Simon Blackwell irreparabilmente. Un uomo di intense passioni, decide di negare le sue emozioni e desideri per sempre, cercando rifugio nelle terre selvagge della brughiera ed escludendosi dal mondo. Ma una notte straordinaria, in uno dei suoi rari viaggi a Londra, accade l’impensabile. Una sconosciuta dalla bellezza intossicante risveglia il desiderio sensuale a cui ha giurato di resistere. Simon Blackwell credeva che nessuna donna potesse tentarlo.
Nessuna donna… salvo Annabel McBride.
Annabel non sa niente della pena segreta di Simon. Ma un bacio irresistibile la getta in un matrimonio con un uomo che conosce a malapena, un uomo che nasconde un passato distrutto. Lei può sentire il calore bollente del fuoco che brucia sotto le ceneri di questo squisitamente affascinante uomo, facendole desiderare molto più che l’unione solo di nome che lui le ha promesso. Ma Simon non osa amare ancora – dato che un amore fragile può essere perso in un istante. E ora Annabel deve trovare un modo per aprire il suo cuore al rischio più glorioso di tutti...
Mi sono divertita così tanto a scrivere la serie della famiglia Sterling che molto prima di aver finito con il terzo libro sapevo di voler scrivere di un’altra famiglia. E per essere onesti mentre stavo ancora finendo con L’eroe perfetto morsi e pezzi di una nuova serie mi passavano per la mente (penso di avere abbastanza note su post-it su questa nuova serie per tappezzare un muto del mio ufficio).
Ma gli Sterling e i McBride (Annabel – o Anne, come la chiama la sua famiglia, Aidan e Alec) hanno dinamiche familiari molto diverse. So cosa state pensando probabilmente. Se questa è una serie sulla famiglia McBride, perché il titolo di questo libro è Secret Passion of Simon Blackwell? Abbiate fiducia in me, una volta letto il libro, vedrete. Gli Sterling avevano un passato un po’ tempestoso… i McBride no. Ma i temi della vicinanza della famiglia e dell’amore ci sono ancora.
Ora non sarebbe un libro di Samantha James se non ci fosse una qualche angoscia esistenziale. E voi tutti sapete che amo gli eroi tormentati – e Simon è senza dubbio un eroe tormentato. Egli è, penso, il mio eroe più fosco da ricordare – quasi un antieroe, almeno perun po’.
Nella nota “Dietro le scene” di Un marito perfetto ne parlavo come se fosse il libro preferito che avessi mai scritto. Giusto fino ad ora. Un marito perfetto si è piazzato secondo dietro The Secret Passion of Simon Blackwell. Amo questo libro – adoro Simon e spero che lo farete anche voi.
The Secret Passion of Simon Blackwell è il primo della trilogia della famiglia McBride. Il libro di Aidan sarà il prossimo, seguito da Alec. E devo dirvelo, finché sono tremendamente eccitata per i due libri, Alec sarà il primo duca di cui scriverò – e un duca scozzese!
Il titolo originale per questo libro era My Darling Annabel.
Dal capitolo due…
Esattamente alle otto in punto, si sentì battere alla porta principale.
La famiglia era un po’ in subbuglio. Izzie e Jack si erano appena fatti il bagno, ma erano sfuggiti alla frizione della loro governante ed erano corsi giù. Dalla porta dello studio Caro tirò un sospiro e storse un dito ad Izzie. Proprio quando la cameriera aprì la porta principale, Anne afferrò Jack dalla scala mentre sembrava intento a saltellare dall’ultimo scalino mentre la sorella era così desiderosa di farlo. Anne gli diede una veloce stretta, amando la sensazione del suo piccolo corpo. Fresco di bagno, le sue guance rotonde ancora entusiastiche e rosee, era adorabile come sempre.
E allora entrò Simon Blackwell.
Caro fece un sorriso radioso. “Mr Blackwell! Che bello vedervi di nuovo – e giusto in tempo”
“Sono un uomo di parola” mormorò Simon sollevando leggermente le ciglia “Sarebbe stato scortese fare tardi.”
Sorridere lo avrebbe ucciso? Sarebbe stato scortese fare tardi ; Anne lo imitò nella mente. Si sentì improvvisamente piuttosto arrabbiata.
Non era esattamente contenta che Caro avesse ragione – si era fatto vedere! E ora che lo aveva fatto, sarebbe stato scortese darsi malata, ammise Anne con se stessa, particolarmente quando era già lì in carne e ossa. Be’, senza dubbio Caro avrebbe ridacchiato più tardi quella sera.
Egli riconobbe la presenza di Anne con un vago inchino “Milady” mormorò. Il suo contegno rimase seria, il suo tono totalmente evasivo.
Anne trattenne un luccichio. Il ricordo della sua arroganza nei giorni precedenti le piovve addosso a tutta forza. Nondimeno lei avrebbe mostrato la grazia e la civiltà che lui non aveva.
Izzie, che era rimasta più vicina alla porta – e a lui – tornò improvvisamente timida. Quando la bambina scivolò dietro la gonna della madre, Anne voleva sorridere maliziosamente. Si, piccola, hai deciso che è proprio un tiranno, no?
“Isabella, non essere timida, anatroccolo! Non ricordi, abbiamo incontrato Mr Blackwell al parco oggi”
Isabella lo sbirciò con aria guardinga. Nel frattempo, Jack aveva schiacciato il suo volto alla spalla di Anne, per sbirciare solo un istante dopo. I suoi occhi brillarono, protese la mano paffuta verso Simon e si chinò in avanti.
Il gesto era inconfondibile.
Ma Mr Blackwell non voleva prenderla. Nell’istante prima che prendesse la bambina, lei spiò i suoi lineamenti, lo comprese bene. Non era avversione che gli attraversò il volto, né poteva ritenerla riluttanza.
Fu improvvisamente indignata. Che diavolo? si chiedeva. Non aveva avuto scrupolo a prendere Jack quando lo aveva salvato; c’era stato qualcosa nel suo modo di tenere il bambino oggi che indicava familiarità con i piccoli. Forse era il motivo per cui sembrava improvvisamente così strano ora, quando sembrava non volerlo.
Poteva essere diverso se la bambina fosse stata sporca o appiccicosa. Ma non lo era. Il corpo era morbido e profumato, e tutt’a un tratto, Anne prese fuoco.
La bocca si aprì, Anne era del tutto pronta a colpirlo con la forza della sua lingua.
“Be’, vedo che Jack è determinato a rendersi di nuovo una peste.”
Era John, il marito di Caro, biondo e rubicondo e sempre gioviale.
Simon girò la testa “Jack?” ripeté “Non è il suo nome … non è John?”
Anne guardò Simon con fermezza.
“Sì” disse Caro con una risatina. “Ma mio marito John qui – “ offrì la guancia alle labbra del marito “ – lo ha chiamato Jack dal giorno in cui è nato. E nonostante le mie più ardenti obiezioni, quasi tutti in famiglia lo hanno seguito nel chiamare nostro figlio Jack – anche io” disse con una risata.
“Papà!” strillò felice Jack.
“Qui, lo prendo io” disse John semplicemente. John sollevò il figlio, scompigliò i capelli del piccolo prima di porgerlo alla sua governante.
Vivian McBride, che aveva appena fatto un sonnellino, scendeva le scale per incontrarli. Caro fece le presentazioni e allora entrò anche Alec. Alec diede scherzosamente un buffetto al mento di Anne, poi si voltò verso la madre.
“Madre” mormorò piegandosi a baciare una guancia rugosa “siete particolarmente graziosa stasera”
Come lei, decise Anne con una stretta al cuore. Certo, Vivian McBride sarebbe stata splendida con un sacco di farina. Le sue forme erano snelle, i suoi tratti di porcellana e delicati. Indossava un vestito di seta di un pallido color lavanda; era uscita solo da poco dal lutto. La malattia devastante del marito era stata lunga e difficile, ma per tutto il tempo Vivian era stato amorevole e forte – e a soli pochi passi dal letto di lui.
Non finchè non aveva dato il suo saluto privato all’uomo che aveva amato per trentasei anni – sebbene gli restavano Alec, Aidan e Anne – era alla fine spezzata. Solo dopo il suo passaggio, la duchessa aveva chiuso gli occhi e aveva pianto, solo con i figli per testimoni. Eppure quando il duca era stato condotto al riposo, Vivian si era comportata come quando faceva tutto il resto, con la massima dignità e padronanza di sé.
“Alec” disse la duchessa “potresti presentare il nostro ospite, Mr Simon Blackwell? So che Mr Blackwell ha salvato il piccolo Jack oggi ad Hyde Park. Mr Blackwell, mio figlio, Alec McBride, duca di Gleneden”
I due uomini si strinsero la mano “Ah” pronunciò Alec “Così Jack faceva il birichino, eh? Confesso di non esserne sorpreso”
Anne aveva sentito a stento. Stava ancora riflettendo sul momento in cui era apparso John e aveva chiamato suo figlio Jack. Non era certo di cosa fosse successo, ma qualcosa era successo.
Quale scopo c’era dietro la domanda di Simon BlacKwell? Pensavo che il suo nome fosse John. La sua voce era stata così strana quando aveva detto il nome Jack. Piuttosto rauca e… be’, proprio particolare. E anche la sua espressione era stata. Era come se, per il breve arco di un istante – tutto – inclusa la capacità di respirare, si era congelata. Caro non sembrava averlo notato, nessuna degli altri. Stava sbagliando lei? Anne lanciò uno sguardo al suo profilo.
Sembrava del tutto essersi ripreso.
Vivian diresse il suo sguardo a Simon. “Mr Blackwell, vorreste essere così gentile da accompagnarmi a pranzo?”
“Vostra Grazia, ne sarei onorato”
***
Nessuno avrebbe definito Simon Blackwell un uomo di follia a cuor leggero. Dal suo posto direttamente al suo fianco – oh, ma aveva la sensazione che la responsabile di questo fosse Caro! – Anne lo considerò ancora più discretamente. La sua mascella era squadrata e spigolosa, accuratamente rasata. Era molto abbronzato; chiaramente non passava tutto il suo tempo alla ricerca di impegni tranquilli. C’era nel suo contegno una presenza così forte che lei sentiva come uno scossone, una corrente sotterranea che era quasi un elemento travolgente.
Chiaramente era un uomo a modo. Non era solo il suo modo di vestire a rivelarlo. Né la sua posa né le sue maniere rivelavano che si trovava a disagio a casa loro o in loro presenza.
Si era tolto le sue vesti quotidiane per indossarne altri. Il colletto della sua camicia era alto, gli toccava quasi le guance, la cravatta era annodata con precisione. Ma tranne la camicia era vestito totalmente di nero. Il taglio della sua giacca era di diversi anni fuori moda, cucito semplicemente, ma tagliato con la stoffa migliore. Ancora il taglio era scuro e severo, un po’ come l’uomo stesso, decise Anne con un tocco di ironia.
Ma era la sua taglia che le accelerava stranamente le pulsazioni. Il tessuto della sua giacca era teso; sotto, le sue spalle sembravano enormemente ampie. La dimensione dei polsi era in proporzione, la lunghezza delle dita si avvolgeva intorno al fragile stelo delle delicate porcellane bianche della madre, forti ma non carnose.
Il dorso delle mani era liberamente spruzzato di peluria tanto scura quanto i capelli. Tutto combinato per rendere il contrasto ancora più pronunciato.
Anne non era una donna particolarmente piccola. In gioventù era sottile e goffa come un gatto senza pelo. Come amava prenderla in giro il padre, non era più così. Sebbene l’uomo al suo fianco la faceva sentire piccola e minuta, una sensazione insolita per Anne.
Era molto grande, e sebbene… Lei calcolò la sua età, molto stranamente - e più curiosamente. Sulle tempie brillava una spruzzata d’argento. Osservò tra i tre uomini. Alec era sette anni più vecchio di lei, e John aveva la stessa età, sebbene nessuno mostrasse segni di grigio.
Considerando quanto gli fosse antipatico, non si aspettava di trovarlo – maledizione! - così bello. E non solo bello, ma squisitamente bello. Maledizione! Perché Caro glielo aveva fatto notare?
E perché lo aveva notato anche lei? chiese una voce inquisitoria nella testa.
Era più preoccupante. E aveva il respiro così corto. Agnes le aveva allacciato il busto così stretto? Sicuramente era così. Eppure…
“Dannazione” mormorò, le dita serrarono il tovagliolo in grembo.
La madre voltò su di lei i grandi occhi blu. “Anne? Cosa hai detto, cara?”
Anne deglutì “Niente, mamma”
Vivian riportò l’attenzione all’ospite “E’ la vostra prima permanenza a Londra, Mr Blackwell?” chiese.
“No, vostra grazia” si fermò “In realtà, visito raramente Londra. Passo la maggior parte del mio tempo in campagna. Al nord per essere precisi.”
Anne prese il vino “In campagna? Cosa, sir? Siete un eccentrico?” La domanda le uscì prima che Anne potesse pensarci meglio.
Vivian aveva semplicemente sollevato un sopracciglio elegantemente arcuato e piegò le mani in grembo per mostrare il suo disappunto. E ora Alec la stava osservando in quel modo di disapprovazione che a volte aveva, notò con fastidio. Era il fratello maggiore, ed era un duca, ma certamente lei non si sarebbe persa d’anima sotto di lui!
Anne non poteva negare di aver sbagliato. Non poteva dire con precisione cosa le fosse successo. In altre circostanze non sarebbe stata così testarda. Ma stasera… “Cosa” voleva urlare “Cosa?”
Non diminuì quando fece un attento esame dell’ospite seduto accanto a lei. I loro occhi si incontrarono. Una curiosa tensione sembrò ronzare tra di loro “Cosa ve lo fa pensare?” le chiese cortesemente.
Lei sollevò il mento. Anne prese un sorso di vino prima di guardare verso di lui. “Be’, sir” lei puntualizzò “avete detto che visitate raramente Londra. Forse siete un recluso”
Alec intervenne “Dovete perdonare l’impertinenza di mia sorella” disse allegramente “La nostra unica scusa è che veniamo dalla selvaggia Scozia dove occasionalmente le buone maniere recedono.”
Anne desidera fare uno sbuffo poco signorile. Ahimè, la madre continuò il soccorso non richiesto di Alec.
“Londra può diventare noiosa, no? Sono sempre felice di tornare a casa a Gleneden”
“Posso immaginarlo, Vostra Grazia. Ma in realtà la deduzione di Lady Anne è corretta. Probabilmente non sarei venuto a Londra se non per il settantesimo compleanno di mia zia Leticia.”
La forchetta di Vivian rimase a mezz’aria “Leticia” ripeté “Leticia Gardner?
“Proprio lei, Vostra Grazia”
Vivian fece un suono di piacere. “Perché lei è stata la mia madrina al mio debutto anni fa. La festa del suo compleanno è dopodomani – da Lady Greswell”
“Proprio perché sono qui, Vostra Grazia”
Oh, ma lei doveva saperlo. Quello che era iniziato come un giorno abbastanza piacevole stava continuando in discesa. Certo Anne era consapevole che la madre e la contessa erano grandi amiche. Si chiamavano ogni volta che erano a Londra e corrispondevano regolarmente.
Serrando i denti, Anne nascose il suo disappunto.
Non era solo Caro. Ora sembrava che Simon Blackwell fosse riuscito a conquistare il cuore di sua madre – e anche con scarsi sforzi!
Ma fu Caro che disse brillantemente, “Perdonate la mia presunzione, ma vostra moglie vi ha accompagnato, Mr Blackwell?”
Mortificata, Anne voleva sgattaiolare sotto il tavolo. Al suo fianco, avrebbe giurato che Simon Blackwellfosse altrettanto a disagio. Ma poi sentì i suoi muscoli rilassarsi – no, si era sbagliata. Aveva semplicemente spostato le gambe fasciate da stivali.
“No” rispose cortesemente.
John la stava studiando. Ora aveva piegato la testa di lalto. “Ci siamo conosciuti in precedenza, Mr Blackwell?”
“Stavo pensando anch’io la stessa cosa” disse Alec “Sembrate familiare. E anche il vostro nome. Pensavo forse che ci eravamo incontrati primi, ma non credo”
“Neanche io, Vostra Grazia”
Alec agitò una mano incurante “Non abbiamo bisogno di usare formalità, uomo. Chiamatemi Alec”
“Molto bene allora, Alec. Sono certo che me ne ricorderei”
“Forse no. Ma avete frequentato Cambridge, no?” disse di nuovo John.
Il ciglio di Simon puntò in alto “Sì”
“Dio, eravate un rematore, no? L’anno in cui fu scelta la bandiera”
Si riferiva, di certo, alla regata annuale tra Cambridge e Oxford, e alla bandiera della squadra. Oxford vestiva di blu scuro, Cambridge una tinta più chiara. John e Alec erano per la gara che ora era un evento annuale; entrambi si erano imposti di essere a Londra ogni anno da quando avevano lasciato Cambridge.
“Era il mio secondo anno a Cambridge. Avevo sempre aspirato al Blue Boat, mi hanno detto che non avevo tecnica” disse Alec.
“Questo, gentiluomini, era un miliardo di anni fa” C’era una punta di divertimento nella voce di Blackwell. “Sebbene credo che Cambridge avrà sempre il vantaggio.”
“Qui, qui” John sollevò in alto il calice per un brindisi “Davvero”
Anne fece un suono vago. Tre paia di occhi maschili si voltarono verso di lei.
“Mia sorella” disse Alec ironicamente “non ama molto le barche. Lei e Caro una volta sono rimaste in mezzo al loch di Gleneden, la nostra casa in Scozia”
Anne mandò a Caro un’occhiata, perché Caro si stava mordendo le labbra, chiaramente faticando a trattenere una risata.
“Non credo di aver sentito questa storia in particolare prima” rimarcò John.
“Si era fatto buio quando sono state trovate” aggiunse la duchessa. “E’ arrivata inaspettatamente una tempesta e si sono inzuppate. Ricordo le povere care, hanno avuto la febbre per giorni.”
Gli occhi di Alec brillarono quando osservò Anne. “Ne ridiamo ora, ma Caro e mia madre erano agitatissime”
“Posso solo immaginare”
“Certo si sarebbe potuto evitare qualcosa se avessero detto a qualcuno le loro intenzioni.”
“Vero” fu d’accordo Caro “ma non pensavo che Anne avesse intenzioni di perdere entrambi i remi” La cugina di Anne non trattenne oltre il silenzio. Asciugò lacrime di risate dall’angolo degli occhi “Non dimenticherò mai la tua faccia, Annie, quando ti sei aggrappata al primo remo, solo per sentire il tonfo dell’altro quando è caduto nel loch. Nonostante i tuoi sforzi eroici di recuperarlo” si corresse Caro vedendo l’espressione minacciosa di Anne.
“Sempre intrepida avventurosa, la nostra Annie” sorrise gentilmente Alec.
“E un’altra McBride senza tecnica” osservòjohn.
Anne era ampiamente seccata. Oh, traditori, tutti! decise. Alzandosi lanciò il tovagliolo sul piatto. “Be’” disse “sembra che siate tutti piuttosto compiaciuti.” Scostò la sedia “Madre, forse è tempo che ci intratteniamo nella stanza della musica”
Vivian si sollevò con grazia sui suoi piccoli piedi “Eccellente idea, Anne. Mr Blackwell, vi unirete a noi, no?”
Momenti dopo, Vivian muoveva le sue agili dita lungo i trasti del piano. Ma Anne afferrò l’opportunità che le si era offerta. Prima che la madre iniziasse la melodia, prima che uno degli altri si fosse seduto, si ritirò. “O, cara” disse con una risata forzata. “temo di dovervi fare le mie scuse. Improvvisamente ho sviluppato un gran mal di testa.”
Vivian la guardò con una domanda silenziosa. Non era da lei essere delicata – mai. E la bocca di Caro formò una “o” di sorpresa. Gli occhi blu ghiaccio di Alec si appuntarono, e anche John era accigliato. Per quanto riguarda Simon Blackwell, be’, lei sapeva che nell’istante in cui la sua attenzione si fissò su di lei, sentì con ogni poro del suo essere. Era molto noioso, pensò, chiedersi cosa diavolo le era capitato. Ancora era stupita di sentirsi come un insetto sotto vetro? Trattenne uno sguardo allenato sulla madre – e lontano da lui.
Vivian inclinò la testa “Certo, Anne” disse “Stai bene presto, cara”
E con questo Anne fece un grazioso inchino – e una volta fuori dalla vista, quasi corse verso la sua stanza.
Di questa autrice ho già letto
v Una sposa perfetta
v Il marito perfetto
v L’eroe perfetto
- Sebastian – fece lei debolmente. – Oh, Sebastian! Ho tante cose da dirti e non so neppure da dove cominciare!
- Non hai nulla da dirmi.
Vi era tanta tenerezza nella voce di lui che Devon sentì il petto traboccarle di gioia e gli occhi riempirsi di pianto. – E invece sì. Sì.
Sterling la strinse impetuosamente a sé con un grugnito. – Non piangere, amore. Non riesco a sopportarlo… Ti amo, Devon. Ti amo…
Un’ondata di emozione la travolse lasciandola debole e confusa. – Anch’io ti amo – rispose lei tra i singhiozzi. – Ma questo lo sapevi già, non è vero?
Gli occhi del marchese si scurirono mentre studiavano i tratti del delicato volto che aveva davanti. – Sì – ammise sorridendo piano. – Ma è bello sentirtelo dire! – aggiunse, baciandola poi con infinita tenerezza.
Dopo un po’, anche se riluttante, si sciolse dall’abbraccio. Un debole sorriso apparve sulle labbra della ragazza.
- E questo per che cosa è? – chiese con un filo di voce, imitandola.
Devon si accucciò contro di lui in cerca del suo calore. – Stavo pensando all’ultima volta che siamo stati insieme in questa stanza. – Uno strano impulso la spinse a provocarlo senza riguardi. – Rammenti pure tu?
Sebastian inarcò un sopracciglio. Preferirei dimenticare quel particolare episodio – disse secco.
- Sì, però mi avevi fatto una domanda…
- Quella la ricordo.
Timidamente Devon tracciò il contorno del volto dell’amato. – Se me la rifacessi – sussurrò – la mia risposta potrebbe essere diversa.
- Capisco. – Il tono di Sebastian era serio, ma gli occhi avevano iniziato a scintillare. – E come suonerebbe questa risposta?
- Sì. Certo che desidero sposarti. Sai essere molto persuasivo.
- Direi che la parola insistente è più appropriata.
- Anche questo è vero – ammise lei.
Sebastian avrebbe voluto baciarla di nuovo ma fu fermato da Devon che gli pose un dito sulle labbra. – Aspetta – disse quasi senza fiato.
- “Aspetta” dice lei! – borbottò il marchese. – Devo aspettare in eterno?
- Non sei forse un uomo paziente, tu?
- Non quando si tratta di te!
- Capisco. E se si tratta di bambini?
- Devon – fece lui cauto. – Stai forse cercando di dirmi che pensi di essere…?
- Esatto. – Gli appoggiò una mano sul ventre. – Stai per diventare marito…e padre, Sebastian. Non ti dispiace, vero?
- Dispiacermi? – Rise roco. – Assolutamente no. Ho sempre desiderato una casa piena di bambini.
Devon sorrise.
Gli occhi del marchese scintillavano divertiti. – E adesso, futura moglie mia, posso baciarti?
Un uomo le stava accanto, così da presso che le sarebbe bastato allungare una mano per toccargli un braccio. Persino da seduto aveva un fisico eccezionalmente possente, con spalle larghe almeno quanto il Tamigi. Dietro di lui, in mezzo alla stanza, vi era un altro uomo, la cui folta capigliatura nera era solo di una tonalità più chiara del primo.
E in quel momento ricordò. Ricordò di essere tornata in sé e di avere visto lui… di essere trasalita per lo spavento di trovare un uomo tanto massiccio inginocchiato davanti a lei.
Non era soltanto il suo fisico a irradiare forza, ma qualcosa di molto più profondo. Era come se la sua presenza non potesse passare inosservata, né da lei né, di ciò ne era più che certa, da nessun altro.
Era vestito con estrema eleganza. Neanche una piega deturpava la perfezione della sua giacca, sotto la quale indossava un panciotto di seta blu scuro e una finissima camicia di cambrì. La cravatta era di un bianco immacolato, quasi abbagliante, e risaltava contro la pelle abbronzata.
Gli occhi del gentiluomo erano di un grigio intenso e penetrante, incastonate sotto marcate sopracciglia corvine, mentre i capelli erano neri come la notte più profonda. La mascella era squadrata e ben rasata, al contrario di tutti gli uomini sciatti che Devon aveva incontrato fino a quel momento. L’unico punto che sembrava esprimere una certa morbidezza su quel volto spigoloso e virile era una fossetta sul mento.
(…)
Devon lo scrutò con maggiore attenzione e vide le labbra dell’uomo tremare, come se trovasse la cosa divertente. Aveva quasi un aspetto malizioso.
Sebastian…malizioso!
La raffinata impeccabilità che definiva la sua essenza, l’aristocratica figura del marchese di Thurston, era sparita. Sterling indossava una vestaglia trattenuta a stento in vita da una cintura e fra i risvolti della quale si intravedeva il petto color bronzo la cui virilità le provocò uno spasmo allo stomaco. Il viso, ombreggiato dalla barba nascente, sprizzava un’irresistibile mascolinità, mettendo tuttavia in risalto una differenza rispetto al Sebastian di sempre.
Un ricciolo corvino gli poggiava scomposto sulla fronte. Devon non lo aveva visto tanto rilassato e addirittura… incurante. La sua espressione da ragazzino spensierato le fece battere scompostamente il cuore.
UNA SPOSA PERFETTA
Aveva pianificato tutto, tranne che innamorarsi
Londra, 1815. Una notte, trovandosi nel quartiere St Giles in cerca del fratello scapestrato, il marchese Sebastian Sterling salva Devon, una fanciulla che è stata aggredita e ferita da due malviventi. Sebastian la accoglie nella propria casa per la convalescenza e scopre l’amore… Devon è attratta da lui, ma è una semplice cameriera e Sebastian deve sposare una dama del suo stesso lignaggio. Cedendo alla passione, i due amanti dovranno scoprire se il vero amore è più forte delle convenzioni…
Nonostante la trama non abbia nulla di innovativo ma, anzi, riprenda una struttura decisamente già vista, a me questo libro è abbastanza piaciuto. Pur nella ripetitività della trama, trovo i personaggi della James molto buoni e ben descritti.
La storia è la solita della povera ragazza, aggredita e salvata dal nobile della situazione che la prende e la porta con sé per curarla. È quanto avviene a Devon St James aggredita e ferita nel malfamato quartiere londinese di St Giles. La trova quasi esanime Sebastian Sterling, marchese di Thurston e la porta nella sua casa per curarla. Egli si affeziona alla ragazza tanto che decide di ospitarla e di istruirla per consentirle di arrivare ad un impiego di governante che le migliori la vita.
L’attrazione tra i due è fortissima e immediata ma Sebastian, troppo ferito dallo scandalo che ha colpito la propria famiglia quando la madre è fuggita con il suo amante, non vuole fare nulla che possa compromettere il buon nome degli Sterling. Nonostante faccia di Devon la sua amante non si sogna nemmeno di sposarla. E questo ferisce moltissimo la ragazza che, da parte sua, nasconde un passato misterioso. È la figlia di un’ex governante ma non ha mai conosciuto il padre mascalzone che ha abbandonato sua madre quando era incinta. Si accorge dolorosamente che sta ripercorrendo la strada lastricata di errori della propria genitrice ma non ne può fare a meno.
A me sono proprio piaciuti i due protagonisti, anche se sono dei tipi abbastanza consueti nei romance. Mi sono trovata solidale con il dolore di Sebastian, con quel senso di abbandono che prova da quando, bambino, ha visto la madre partire su una carrozza con un altro uomo. Capisco quella sua necessità di decoro e di rispetto delle regole sociali, anche se trova nella forza dell’amore la capacità di superarle.
Trovo Devon un’eroina dolce, anche se un po’ troppo debole rispetto a Sebastian, carina nel suo ammettere quanto l’uomo la affascini con la sua prestanza virile, e forte nel prendersi quanto desidera da lui.


E’ una notte incantevole quando Roger Milone, inarrivabile televenditore di pentole, incontra la donna della sua vita. Purtroppo è la notte sbagliata, perché lei, Stella, il giorno dopo si sposa. Roger non è però il tipo da abbandonare un sogno senza inseguirlo e, lasciata la casa fuori porta dove vive con la madre e la sorella più sedicenne del mondo, si mette sulle tracce avendo come unico indizio lo scontrino di una profumeria. Ma proprio mentre è concentrato di rincorrere l’amore, la vita lo sorprenderà con una serie di imprevisti, trasformandolo in un divo del piccolo schermo. Improvvisamente desiderato da donne e tabloid, invidiato dagli amici e motivo d’orgoglio per la famiglia, Roger è frastornato. A ritrovare la vita lo aiuteranno un pianoforte, le sue origini di periferia, un amico transessuale, un prete che tutti chiamano Don Johnson, un’affascinante fioraia e le vicissitudini agrodolci della sorella, equamente diviso tra il dramma dei sentimenti, la tragedia dei capelli e il grande amore per Robbie Williams. Dopo “Instant Love”, Luca Bianchini affina la sua vena ironica e malinconica, aprendo nuove possibilità a tutte le sfumature della commedia. Un’avventura tesa e coinvolgente, ricca di personaggi indimenticabili, dove le passioni dell’età adulta si confondono con le illusioni adolescenziali, la comicità con il dramma. In una vita dove non si è mai grandi abbastanza.
Non ho capito molto su questo libro. Ho trovato la storia confusa, poco sviluppata e per nulla interessante. Non mi trovo neanche in grado di spiegare cosa c’è che non va.
La storia è abbastanza semplice e banale. Il protagonista è il giovane Roger Milone, televenditore in una televisione locale, lavoro che svolge discretamente e senza grande soddisfazione. Il suo mondo è racchiuso attorno a una famiglia costituita dalla madre, dalla sorella Rosita (adolescente innamorata di Robbie Williams e con una travagliatissima vita sentimentale), dal parroco don Giovanni e dall’amico e collega di lavoro Nico. Nulla turba questa calma piatta finché non appare all’orizzonte una donna misteriosa con cui Roger passa una notte di travolgente passione per venire a scoprire che la sconosciuta che lui chiama Stella sta per sposarsi. Da quel momento avvengono altri incontri furtivi e, soprattutto, la vita di Roger subisce un mutamento radicale perché perde il lavoro a Tele Nueva ma viene contattato da una televisione più importante e gli viene offerta la conclusione del programma rivelazione dell’anno. Questo significa per lui nuove possibilità, tanti più soldi, una nuova vita. Una vita in cui scopre che Stella si chiama in realtà Cristina ed è la moglie del suo capo e in cui appare una nuova donna, la fioraia Betta, che dà nuovo senso alla sua vita.
La storia potrebbe sembrare anche interessante ma a me non è piaciuta per niente. La stile dello scrittore è troppo scarno, frammentario. Io, personalmente, ma forse è un mio limite, non ho capito tanto il ruolo di Stella e il senso di questa storia. Cos’è lei? Lo strumento attraverso il quale lui riesce a realizzarsi? È una sorta di “Ultimo bacio” in cui si dimostra l’inconsistenza di molti unioni moderne? Perché anche Roger prima di sposare Betta incontra nuovamente Stella, anche se decide di non tradire la sua futura sposa.
Che cos’è questo grande amore-passione che nasce da un tradimento, da un giuramento violato? Il mio non è un voler essere bigotta ma in tutto ciò non ho mai trovato la grande passione 

Sentendosi ormai vicina alla morte, Aurore Le Danois, appartenente a una importante famiglia del sud, decide di svelare una verità che ha tenuto nascosta per troppo tempo. Chiede l’aiuto di un famoso giornalista di colore, Philip Benedict, che accetta di buon grado di ascoltare l’anziana signora, ignaro del fatto che il suo racconto gli sconvolgerà la vita.
Infatti, dopo un’infanzia solitaria, Aurore aveva trovato l’amore e si era sposata con un uomo diverso dagli altri Etienne Terrebonne, audace, intelligente e ambizioso sopravvissuto al terribile uragano in cui avevano perso la vita la madre e la sorella, aveva giurato di vendicarsi di colui che gli aveva indirettamente causato quel lutto. Ma questo era stato prima di conoscere Aurore. A complicare tutto ci aveva pensato l’amore, che insieme alla paura alimenta segreti e bugie.
Ho trovato questo libro meraviglioso, toccante, profondo. Pur raccontando una storia ambientata a New Orleans all’inizio del Novecento, ho trovato la storia attuale in maniera struggente. Tutto il racconto è pensato come un grande flashback di ricordi dell’anziana Aurore Gerritsen che, nell’America ancora profondamente razzista degli anni Sessanta, confessa al giornalista Philip Benedict il suo amaro passato. A partire da un’infanzia difficile tra un padre incurante e una madre piegata dal proprio dolore, Aurore passa le sue giornate a giocare tra i bayou del Mississippi. Ma un giorno di fine secolo (ma purtroppo molto simile a momenti più recenti) arriva sul Mississippi un uragano che lo fa tracimare e distrugge case e vite. Tra le varie e numerose vittime di questa tragedia ci furono Marceline e Angelle, madre e sorella di Raphael Cantrelle, condannate a morte dall’egoismo di Lucien Le Danois, padre di Aurore. Raphael, unico sopravvissuto della famiglia, promette di vendicarsi. E sembra essere solo frutto dei suoi piani di vendetta la storia d’amore con Aurore. Quando la donna lo viene a sapere rinuncia a lui e alla loro bambina, mossa anche dai pregiudizi razziali, visto che Raphael è un meticcio. Ma l’amore tra i due resta intatto nonostante le grandi difficoltà della vita. Ed è proprio per questo che Aurore, alla fine dei suoi giorni, decide di rivelare tutto a Philip, suo nipote.


BIBLIOGRAFIA
Di questa autrice ho letto:
v La sposa del diavolo
v L’amore di Vane
v La donna dello scandalo
v La proposta di Felicity
v Un velo sulla fronte
v Maestro di passione
v Innamorarsi all’altare
v La promessa di un bacio
v Il conte misterioso
v Incontro all’alba
v L’amante perfetto
v La voce del desiderio
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