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Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.
Da quanto riesce a ricordare, Katie MacAlister ha amato leggere. Crescendo in una famiglia in cui era stabilita una visita settimanale alla biblioteca, Katie ha passato la maggior parte del suo tempo con il naso sepolto in un libro. Nonostante il suo amore per i racconti, non pensava di scriverne finché non è stata ingaggiata per scrivere un libro telematico. Poiché l’editor si rifiutò di concederle di includere né dialogo divertente di scene d’amore nel libro, Katie risolse velocemente di passare alla finzione, dove poteva indulgere a costruire il mondo a tormentare i personaggi, innamorarsi come una matta di tutti i suoi eroi. Due anni dopo aver iniziato a scrivere racconti, Katie vendette il suo primo romance, Noble Intentions (Gillian si sposa). Seguirono velocemente 24 libri durante i quattro anni successivi la pubblicazione di Noble. I suoi racconti sono stati tradotti in numerose lingue, sono stati registrati, hanno ricevuto vari premi, si è piazzata nelle classifiche del New York Times, USA Today e Publishers Weekly. Scrive anche per un pubblico di adolescenti. Katie vive nel Pacifico Nordorientale con il marito e i cani e può essere spesso trovata a celarsi online.
Holy Smokes
“Sono Aisling Grey – ma mi puoi chiamare “frustrata”. L’uomo dei miei sogni – il super sexy Drake Vireo – signore dei dragoni verdi – ha finalmente deciso di fare di me una donna onesta. Cioè, se mai ci sposeremo nello stesso giorno. Esser lasciata all’altare potrebbe raffreddare il mio… ma non la mia passione…una cosa buona quando Drake scompare e tocca a me trovarlo. La maggior parte delle donne si devono preoccupare dei parenti. Io? Devo lottare con dragoni, signori dei demoni rimproverati, dannazione eterna, e un mago che mi vuole sfidare per una posizione staccata dal mondo che non ho mai voluto. Per fortuna ho Jim, il mio demone cagnolino al mio fianco. Non mi ha mai abbandonata, ancora…
CAPITOLO 1
“Mi sposo oggi! Ding dong, stanno suonando le campane!”
“Vuoi fermarti!” afferrai Jim per la nera spalla pelosa, inviando un’occhiata veloce per la piccola stanza per assicurarmi che nessuno avesse sentito il mio demone nei panni di un cagnolino cantare.
“Aiutami Dio, Jim, se permetterai che qualcuno ti senta parlare…”
“Che c’è, cara?” Paula, la mia matrigna, si voltò da dove stava a chiacchierare con altri. “Dove può essere? Hai bisogno di qualcosa? Oh, Aisling, no, cuor mio, una donna non si siede il giorno delle sue nozze. Appoggiati al muro se sei stanca. Il tuo cane ha bisogno di uscire fuori per le sue necessità? David, puoi portare fuori il cane? Anche se perché insisti che il cane faccia parte della cerimonia… è impossibile eliminare i peli di un cane, tutti lo sanno. Oh, dove può essere? È già in ritardo di mezz’ora!”
Mio padre, la personificazione dello stereotipo del professore stralunato vagò oltre per indossare la sua solita espressione confusa quando Paula borbottò fra sé mentre spazzolava i peli neri del cane dal mio bel vestito ricamato oro e verde.
“Quale cane?” chiese, ignorando chiaramente il gigantesco Terranova nero che mi stava accanto.
Sorrisi e lo accarezzai affettuosamente sul braccio “Va bene, papà. Jim non ha bisogno di andare a passeggiare. E anch’io sto bene. Stiamo entrambi bene. Infatti, sto bene, perché non vai fuori con gli altri così che almeno tu ti possa divertire? Mi appoggerò proprio al muro qui e farò un breve pisolino mentre aspetto che Drake si faccia vedere.”
“Non dovremmo lasciarti sola” disse Paula con un ansito terrorizzato. “Non sarebbe opportuno… bontà, cosa direbbe la gente? E abiti spiegazzati così malamente in questi giorni. Le ragazze di questi tempi fanno tutto con una tale qualità, non come ai miei tempi… dove può essere? David? Dov’è?”
“Chi?” chiese mio padre, guardandolo confuso come sempre.
“Lo sposo, naturalmente. Drake. Porta sfortuna che uno sposo non si mostri al matrimonio. Non che abbia intenzione di piantarti in asso, mia cara, il cielo sa che io sono sicuro che sia la cosa più lontana dalla sua mente. Mi chiedo se ho avuto un incidente in macchina? La gente corre qui, e dal lato sbagliato della strada, sebbene sono sicura che per loro è il lato giusto, ma ancora, corrono! Drake potrebbe essere in fin di vita su un lato della macchina, e noi non lo sappiamo…”
La lunga esperienza con la mia matrigna mi fece lanciare uno sguardo di totale disperazione sulla sua testa a dove si trovava mio zio in un angolo, le gambe ben piantate larghe, le braccia incrociate sul petto, un sigaro ben fisso tra i denti in flagrante violazione delle leggi sul fumo e dal fatto che fossimo in una delle chiese più antiche di Londra.
Zio Damian, come sempre, lesse accuratamente il motivo del mio sguardo, e marciò verso dove la mia matrigna si affannava intorno stirando e aggiustando il mio vestito.
“Basta, Paula” disse con la sua solita voce arcigna. “Vai ad occuparti degli ospiti. Si chiedono il motivo del ritardo. E porta tuo marito con te.”
Guardò verso la porta che conduceva fuori dalla sacrestia della chiesa chiaramente combattuta tra il desiderio di fare il suo desiderio e rimanere al mio fianco finché si fosse mostrato il mio sposo, e le necessità sociali. “Be’… sono sicura che si stiano chiedendo cosa lo trattenga a lungo…”
“Baderò ad Aisling” zio Damian lo rassicurò mentre le dava una spinta non troppo gentile verso la porta. “David, accompagna tua moglie. Di’ a tutti che c’è un leggero ritardo, ma che il matrimonio si farà tra poco.”
“Non posso immaginare cosa stiano pensando… questo matrimonio non è affatto quello che avrei organizzato, sebbene sia molto bello, caro, con bei fiori e il bouquet è splendido, ma mi sarei assicurata che la gente arrivasse in tempo” Quando andò via si imbatté nel rettore scelto per officiare la cerimonia, spargendo scuse e vaghe frasi complete a metà alle sue spalle.
“Siediti in prima fila, papà” dissi lanciando a mio padre un altro sorriso che sentivo estraneo ai miei sentimenti. “Uscirò tra poco”
“Sono sicuro che Draco non è morto” disse, dando una pacca sulla mia mano “Probabilmente non riesce ad annodarsi la cravatta. Era la mia maledizione di una volta. Tua madre lo fa per me.”
Uscì dalla stanza dopo Paula. Era tentata di mandare fuori Jim per assicurarmi che fosse arrivato al banco dove erano seduti i miei parenti, sapendo che era capace di vagare fuori da chi – sapeva – dove, ma Jim era al momento in uno stato d’animo stordito legato ad una lunga fine settimana a Parigi in visita ad Amelie, che possedeva l’antica Corgi gallese per cui Jim aveva avuto una grande, anche se platonica, sbandata.
Il rettore disse sottovoce a zio Damian, lanciando verso di me un’occhiata solidale che conteneva più pietà che rassicurazione prima di affrettarsi a riprendere l’orologio per Drake.
“Non tratto con uomini che piantano le donne all’altare” disse all’improvviso zio Damian, dandomi un’occhiata penetrante. Un piccolo rumore provenne dalla sua tasca. Prese il telefono, guardò il numero, e disse qualcosa sul dover prendere la chiamata.”
“E pensavo che la mamma di Drake fosse cattiva” disse Jim a bassa voce.
Guardai verso mio zio, ma aveva percorso la stanza, borbottando nel telefono e lanciando ordini a qualche povero dipendente.
“La tua famiglia prende la torta, comunque. Perché non mi hai detto che tuo zio era Ernest Hemingway?”
Afferrai di nuovo Jim. “Non essere ridicolo. Non è così vecchio come Ernest Hemingway.”
Jim sollevò un sopracciglio peloso.
“Be’… va bene. C’è una leggera somiglianza. Molto leggera. Zio Damian non è un ubriacone, e non ama sparare ad animali innocenti, sebbene sia stato nell’esercito e fa oscuri riferimenti al fatto di voler colpire alcuni dei suoi superiori. E non posso aiutare la mia famiglia e per quanto vada, Paula è stata molto buona con papà. Era perduto quando mia mamma è morta, e poiché avevo solo 14 anni all’epoca, Paula è stata per noi un dono di Dio. A volte mi ha fatta diventare matta con le sue chiacchiere infinite, ma mi è sempre stata affezionata, e si è presa cura di papà come non avrei potuto io.” Osservai l’orologio che si trovava sul tavolo del rettore, cercando di calmare le farfalle che minacciavano di torcere il mio stomaco in un nodo. “Penso che non mi porterà nulla di buono chiedere se sai dove sia il mio sposo girovago?”
Jim scosse la testa “Sono un demone, non un veggente. Ti ho detto che non avremmo dovuto lasciare la casa la notte scorsa.”
“Non avevo proprio scelta. Zio Damian è un po’ come un rullo che appiattisce davanti a lui in questa opposizione, e il mio argomento che questa sua sciocca idea che le spose devono passare la notte separate dalla sposa era datata e irreale non ha avuto possibilità. Inoltre l’albergo era molto bello.”
“Questo non è quello che intendevo, lo sai” rispose Jim, tormentando le sue labbra.
Sospirai e m’inquietai con il ricamo sul polso. “Lo so, ma sto facendo del mio meglio per aggrapparmi alla mia sanità. Non è stato un mese semplice, lo sai, con quella Fiat che scompare, e i dragoni rossi che continuano la loro guerra contro di noi e dovendo organizzare questo matrimonio. Sarei diventata completamente matta da legare se non fosse stato per Tracy”
Nel momento in cui il nome lasciò le mie labbra, capì cosa avevo fatto. Mi misi una mano sulla bocca ma era troppo tardi – l’aria di fronte a noi scintillò davanti a noi per un secondo prima di riunirsi in forma di un uomo di mezza età di fisionomia non descritta.
“Mi avete chiamato, milord?” chiese il demone, con l’espressione di solita calma noia.
Io osservai in fretta mio zio, pregando che non avesse notato l’improvvisa materializzazione, ma il modo determinato in cui disse bruscamente addio al telefono prima di lanciarlo in tasca e marciare con determinazione verso di noi, uccise quella particolare speranza.
“Be’, ora l’hai fatto” disse Jim con una voce poco allegra “Zio Damian alle 12!”
“Jim!” gridai, avvolgendo le mani intorno al suo muso.
Il passo fermo di zio Damian esitò per un secondo quando osservò Jim.
“Mi dispiace” fu la risposta soffocata del mio demone da sotto le mie mani
“Penso che mi devi spiegare qualcosa, Aisling” disse zio Damian con una voce senza senso quando mi si fermò di fronte, i suoi occhi fermi che ci catturavano tutti e tre.
Mi sentivo come quando avevo dieci anni, ed ero stata scoperta ad usare i sigari cubano dello zio come canoe in miniatura nel bagno.
“Um” dissi, provando a cercare di riavvicinare il mio cervello pensando a una brillante spiegazione che ignorasse del tutto la verità.
“Milord, vorreste che io mi occupi di questa mortale” disse Tracy, una nota di stanca rassegnazione nella voce.
“Milord?” chiese zio Damian, un cipiglio perplesso che tirava giù le sue nere sopracciglia pelose. “Chi è quest’uomo? Come è apparso dal nulla? E cosa diavolo è accaduto con questo tuo mostruoso cane?”
Io guardai Jim. Jim guardò me, le labbra increspate. Una presenza familiare, oscura, calda spinse la mia consapevolezza. Puoi mostrargliela vera misura del tuo potere. Avrai il suo rispetto per quello che sei diventata.
“Zitto!” mi ingarbugliai attraverso i denti serrati, aggiungendo in fretta, “Non tu, zio Damian. Stavo parlando a…”
“Sente le voci nella sua testa” disse Jim succintamente. Quando lo guardò, scrollò le spalle. “Mi ha già sentito parlare. Penso che tu debba dirgli cosa sta succedendo.”
“Cosa che non avrei dovuto fare se avessi tenuto la bocca chiusa come ti avevo chiesto!”
“Chiesto, ma non ordinato” puntualizzò Jim, cercando di adottare un’aria angelica.
“Un errore che non farò di nuovo. No, Tracy, grazie, non ho bisogno di te. Non avevo intenzione di convocarti. E… come vanno le cose a Parigi?”
Le labbra del demone si assottigliarono. “Spiacevole”
“Bene. Te ne parlerò tra un paio di giorni, come avevamo pianificato. Ciao ciao”
Tracy aprì la bocca senza dubbio per non continuare la sua protesta per essere messo a lavoro nell’Altromondo europeo, ma non ho tempo di ascoltare le sue proteste, non oggi non in quello che si pensava fosse il giorno più bello della sua vita. Agitò la mia mano verso Tracy, e il demone scomparve.
Gli occhi dello zio Damian si spalancarono “Che diavolo sta succedendo, Aisling? Voglio una risposta, e la voglio ora.”
<<Sembra una grande mole di lavoro da affrontare, soltanto per procacciarsi un marito come si deve>>
<<Niente affatto.>> Charlotte aprì di scatto il ventaglio e assunse un’espressione ritrosa. <<Dopo tutto, lo sai come si dice.>>
<<No, come si dice?>>
<<La necessità aguzza l’impegno>>
Gillian si bloccò. <<L’ingegno Charlotte>>
<<Come?>>
<<La necessità aguzza l’ingegno.>>
Charlotte la fissò per un attimo quindi graffiò la cugina sul polso con il ventaglio. <<Non essere ridicola, e dove potrei trovarlo dell’ingegno? Impegno quanto ne vuoi, e mi basta e avanza, grazie. E ora andiamo a cercare quel delizioso scapestrato del conte. Se è cattivo come dice Mamma, potrebbe fare al caso mio.>>
(…)
<<Ecco, ho mandato via mio figlio per te, e adesso di che cosa volevi parlare, che non si potesse discutere davanti a lui?>>
Charlotte si protese e strinse le mani tra di loro. <<Di quello>>
<<Quello cosa?>>
Charlotte le assestò un calcetto. <<Lo sai. Quello>>
Gillian strinse gli occhi. <<Non intenderai dire… quello?>>
<<Si, esatto. Quello>>
<<No, davvero quello?>>
<<Quello!>>
<<Oh.>> Gillian ci riflettè per un attimo. <<Sai, è davvero strano. Io non mi sento diverso, però adesso che sono sposata, le cose sono cambiate. Ad esempio, non sarebbe affatto appropriato che parlassi di quello con te.>>
<<Al diavolo ciò che è appropriato. Ti è piaciuto? È piacevole, come sostiene Penny, oppure orribile, come ti ha detto Mamma?>>
Gillian arrossì. <<Onestamente, Charlotte, non dovresti credere a tutto quello che ti racconta la tua cameriera. E non penso proprio che dovrei discutere di quello con te… sono certa che sarebbe come rompere una sorta di codice d’onore delle donne maritate, o forse una legge o qualcosa del simile.>>
Charlotte si lasciò scivolare in punta alla seggiola, con un movimento rapido, e strinse il braccio della cugina fermamente. <<Se non mi parli di quello, racconterò alla mamma della volta in cui ti ho visto baciare quel bellissimo stalliere.>>
Gillian risollevò il mento. <<Fai tutto il peggio che puoi. Ormai sono al di sopra delle reprimende di tua madre.>>
<<Ma non di quelle di tuo marito.>>
Gillian sbiancò, al solo pensiero. <<E che cosa in particolare desidereresti sapere di quello?>>
Charlotte glielo disse.
Un’ora più tardi, Nick ritornò nel salotto e trovò Charlotte e Gillian piegate in due dal ridere. <<… ma in realtà non era assolutamente rotto, ero soltanto io a crederlo! Più tardi ha funzionato più che a dovere… oh, ciao Nick. Ti sei divertito in cucina? La cuoca ti ha dato un pasticcino?>>
Gli occhi grigi del conte erano maculati da scagliette argentee e contornati dalla più folte ciglia scure che avesse mai visto. Quando quel dio della Seduzione si portò la sua mano alle labbra, sentì le dita dei piedi arricciarsi nelle scarpine di satin verde e ringraziò il cielo di essersi rovinata i guanti, non appena il tocco di lui le spedì brividi di fuoco lungo la mano.
Il conte inarcò una delle belle sopracciglia scure e lucenti. <<In effetti, la presentazione diventa molto più intima, quando la dama ha la mano nuda>>
Gillian sentì il rossore salirle dal petto, rendendosi conto che la sua Disgraziata Abitudine di parlare inavvertitamente a voce alta era tornata a farsi viva. <<Oh, maledizione!>>
Il secondo sopracciglio nero si sollevò. Il rossore raggiunse il viso di Gillian. <<Scusate, mio signore, è una mia Disgraziata Abitudine, vedete. Mi fa aprir bocca senza pensare.>> Cercò di imbastire un sorriso di circostanza, che le riuscì invece stentato.
Gli angoli della bocca del conte tremolarono. A quella vista, le ginocchia di Gillian minacciarono di cedere. Cercò di distogliere lo sguardo, ma era affascinata, suo malgrado, dalla curva sensuale del labbro inferiore. Labbra del genere avrebbero dovuto essere illegali. Rivolgendo al cielo commenti blasfemi, senza il minimo preavviso, sotto il naso di donne ignare e profondamente impressionabili, compì un disperato tentativo di calmare il cuore che le batteva all’impazzata. (…)
Lasciò vagare lo sguardo sui decisi tratti virili dei lineamenti di lui, chiedendosi che opinione avesse il giovane dell’effetto mitigante che la fenditura del mento dava al volto, altrimenti severo. Sapeva quel che ne pensava lei. Guardandolo, sentiva le labbra ardere dal desiderio di coprirlo di baci lungo la mascella e di infilargli la lingua nell’incavo… oh, cielo, come le venivano in mente pensieri tanto peccaminosi?
Basta. Il bellissimo Lord Wessex ha deciso di averne più che a sufficienza di donne affascinanti e perfide, incuranti di spezzargli il cuore, come ha fatto la sua prima moglie. Il suo prossimo matrimonio sarà con una creatura dolce e spontanea, pronta al sorriso e capace di rasserenarlo. E quale candidata migliore della graziosa e solare Gillian Leigh? Ma se è alla tranquillità che aspirava, Wessex ha fatto l’investimento sbagliato. Del tutto imprevedibilmente, l’affascinante e sconcertato conte si trova suo malgrado catapultato in un’avventura rocambolesca al seguito della frizzante neosposa. E sarà solo dopo aver collezionato parecchi spaventi, una botta in testa, un occhio nero e un naso rotto che si renderà conto finalmente che l’organo a essere più ferito è ancora il suo cuore trafitto a fondo e per sempre dalla imprevedibile mogliettina… briosa e divertente, una commedia sentimentale che suona con abilità le corde del Romanticismo e dell’ironia per narrare una storia d’amore insolita e appassionante, in grado di ammaliare fino all’ultima pagina.
Che risate che mi sono fatta con questo libro! Questa storia è di un comico pazzesco, non c’è una scena in cui non si rida. Forse alla fine questo diventa un po’ un limite perché quando la situazione diventa drammatica, continuare a far ridere diventa poco credibile e opportuno.
I protagonisti della storia sono Noble Britton conte di Wessex e la sua neosposa Gillian Leigh. Lui è il famigerato Conte Nero, accusato di aver ucciso la prima moglie e per questo rifiutato dal Bel Mondo. Ora ha la necessità di prendere nuovamente moglie per avere un erede e la sua attenzione si ferma sulla scoppiettante, schietta, rossa fuoco Gillian, appena giunta dall’ ”incivile” America.
Il matrimonio si svolge nell’arco di brevissimo tempo e tutto sembra andare abbastanza bene per i due coniugi, pur nell’ambito di situazioni assurde che coinvolgono la nuova contessa e una schiera di servi quanto mai coloriti, tra cui Couch, il maggiordomo-pirata con orecchino e uncino e i tre gemelli Tremayne sempre pronti a litigare tra di loro. Ben presto la vita matrimoniale viene turbata da strane minacce che prendono di mira i due coniugi e che sembrano collegate alla morte di Elisabeth. Chi ha ucciso la prima moglie del conte sembrerebbe voler eliminare anche la seconda. Questa parte misteriosa è abbastanza prevedibile anche se ben condotta dall’autrice, nonostante il continuo puntare sul comico e sul paradossale.
Una nota decisamente esilarante è il modo che ha Gillian di chiamare suo marito con soprannomi assurdi a seconda delle circostanze: qualche esempio, il Signore degli Sguardi; il Signore della Virilità e della Mascolinità; il Signore dei Lombi; il Signore della Collera e chi più ne ha più ne metta. Inoltre Gillian ha la strana abitudine, che poi trasmetterà al marito, di esprimere a voce alta i propri pensieri con effetti a dir poco imbarazzanti.
In definitiva un’eroina davvero insolita che, addirittura, sceglie di incontrare e di interrogare sulla morte della prima moglie di Noble tutte le sue ex amanti con le quali costituisce anche
Uno dei libri più divertenti che mi sia mai capitato di leggere!


Penny Jordan, Il blu sopra le nuvole
Il capo di una grande industria farmaceutica tedesca, Leo, e la responsabile di un’importante società inglese Davina, non hanno apparentemente nulla in comune. Ma l’apparenza è a volte molto lontana dalla realtà. Infatti c’è un legame sottile quanto indistruttibile che li unisce, un legame che porta dritto allo stesso inquietante passato, a una vicenda complessa e intricata sorta in un campo di concentramento nazista. Innumerevoli segreti, traumatiche rivelazioni e scelte difficili rappresentano lo scenario sconvolgente che Leo e Davina si trovano ad affrontare. Ma sotto c’è molto di più.
Devo dire un libro veramente ben scritto e ben orchestrato.
A questo evento si affianca anche l’incontro per loro fondamentale di due persone che cambieranno totalmente la loro vita dal punto di vista sentimentale: Saul e Christie Jardine che sono due fratelli con delle relazioni alle spalle fallite e che si ritrovano inspiegabilmente e loro malgrado attratti magneticamente da Davina e Leo.
A questi quattro personaggi si affiancano Giles e Lucy Redwood, due giovani sposi che si sono progressivamente allontanati dopo la morte del loro figlioletto e che ora rischiano seriamente di vedere naufragare il loro matrimonio.
Tutto finisce bene, naturalmente, ciascuno di loro troverà il proprio giusto compagno e tutto avviene in modo piacevole, scorrevole e anche passionale al punto giusto!
Forse l’unico appunto che potrei fare è che le storie d’amore sembrano tutte abbastanza affrettate e improvvise, non c’è quel godersi piacevolmente l’inizio e lo sviluppo di un rapporto, ma tutto sembra buttato lì, cotto e mangiato.
Nel complesso, comunque, un libro buono e consigliabile da leggere.


Mystic Guardian
Prologo
Bretagna, giugno 1789
“Ho sognato del pane la notte scorsa” mormorò Francine con vivo desiderio, massaggiando il ventre gravido. “Soffice, pane lievitato con la crosta croccante dal forno.”
A queste parole, Mariel St Just ebbe un dolore così profondo che anche il crampo della fame impallidiva in confronto. Come avrebbero potuto – figlie dell’ex sindaco – arrivare a una tale stretta tremenda da poter anche nutrire il figlio non nato della sorella?
“Avrei quel pane, non appena ritorna Eduard” disse, sperando che la bugia risultasse vera, sebbene dopo la siccità e la grandine della scorsa estate, e l’estremo freddo del passato inverno, il grano era costoso quanto l’oro, e il denaro per comprarlo era ancora più scarso.
Mentre la sorella sognava il pane, Mariel aveva avuto la visione di una lepre saporita e di uno spezzatino bollito con un ricco sugo. Aveva provato a catturare un pesce oggi, ma era tornata a casa a mani vuote e più affamata di prima dello sforzo. Il suo stomaco si era chiuso più dolorosamente quando aveva superato il castello in collina. L’aria profumava dell’aroma di cervo arrosto, perché i nobili, anche se non avevano un sou possedevano la terra sulla quale vagava il gioco.
Nessuno nel villaggio aveva avuto la carne per riempire la pentola poiché già all’inizio della primavera quando popolani affamati avevano disobbedito alle leggi e si erano mossi verso i campi del visconte, scoprendo e colpendo le creature selvagge che si nascondevano lì. Da allora, il visconte aveva assunto una milizia per proteggere le sue terre.
Aiutò la sorella a sistemarsi su una sedia a dondolo in una finestra soleggiata del cottage e ringraziò di avere un solido tetto sulle teste, grazie al cognato, Eduard Rousseau. Lei pregava che tornasse sano e salvo da Parigi, dove aveva incontrato gli altri funzionari eletti per l’Assemblea, con l’intenzione di chiedere al re delle riforme per rimediare alla bancarotta del paese. Se solo fosse tornato presto. La sorella aveva un disperato bisogno di lui.
“Raccontami di nuovo della promessa della mamma” disse Francine malinconicamente, sollevando il cuscino. “Voglio sentire storie liete così il bambino nascerà contento.”
Poiché era più grande di quattro anni, Mariel ricordava la madre mentre Francine no. Lei condivideva più generosamente che poteva, ma Francine non possedeva
“Mamma era così bella quel giorno” Meriel iniziò la storia. “I suoi capelli d’ebano avevano un filo grigio, ed era lungo, oh così lungo, giù fino alla vita e oltre. I suoi occhi erano belli e tranquilli”
“Era in piedi?” Francine si dondolò gentilmente, facendo la domanda come quando aveva nove anni, dopo la morte della madre.
“No, era uno dei suoi ultimi giorni, quando stava contro il cuscino ben ricamato del suo corredo. Lei faceva così bene i pizzi. Non ho mai imparato a ricamare come te.”
Mariel non riusciva a stare seduta mentre raccontava la storia.
L’irreqietezza la portava a spolverare gli scaffali di beni preziosi della loro ex casa, evitando i tomi dei ribelli Diderot e Voltaire che Eduard leggeva così spesso. Osservò fuori dalla finestra in cerca di qualche segno di cambiamento della loro miserabile vita dalla quale tutta
“Tu hai la forza di carattere della mamma, e io ho il suo talento. Questo è chiaro” disse Francine, come faceva sempre “Finisci la storia”
“Forza di carattere” disse Mariel con una risata “Intendi che sono prepotente e che ordino alle persone”
“Tu fai fare le cose. La gente ti ascolta”
“Penso di avere ereditato il carattere di nostro padre, non della mamma” lei la stuzzicò “Devo fare tutto da sola , mentre mamma ci aveva promesso un dio dorato che ci avrebbe aiutato. Un dio, non una dea, noterai. Come te, lei aspettava un uomo.”
“Eduard non può fare nulla se l’Assemblea litiga a lungo. Tornerà il prima possibile”
“Eduard è un uomo buono” concordò Mariel “ma non può credere che l’Assemblea possa fare qualcosa se i ministri del re dicono loro che dobbiamo mangiare erba.”
“La storia, per favore” mormorò Francine, massaggiandosi il ventre “il bambino oggi è irrequieto, vorrei calmarlo piuttosto che crescere un ribelle”
Incinta di nove mesi, Francine cercava comodità e rassicurazione per il futuro del bambino – un futuro che diventava ancora più cupo ogni giorno che passava. Erano tempi incerti. In giorni come questo, sembrava che solo un dio avrebbe potuto salvarle.
Mariel diede un colpetto al braccio di Francine, e le raccontò con la voce cantilenante della loro infanzia “Ricorderai gli occhi di mamma, come diventavano sognanti quando profetizzava, come se stesse vedendo il paradiso?” All’assenso entusiasta di Francine, continuò “Be’, quel giorno sorrideva come se vedesse gli angeli, e suonava orgogliosa e forte, e oh, così certa. Chiedilo ad Agnes e Bell. Te lo racconteranno”
Come le cameriere avevano raccontato all’intero villaggio. La profezia era diventata una leggenda, e in quei giorni, gli abitanti avevano perlustrato segretamente il porto, aspettando che diventasse realtà.
“Mamma mi guardò dritta” continuò Mariel, “e disse, ‘Hai gli occhi del mare, Mariel”. Scacciò una lacrima, sapendo che la mamma era stata l’ultima persona a capire le sue strane propensioni.
“Poi mi strinse le mani e mi disse, ‘Guarda il dio dorato che arriverà su una nave del passato, attirato dal Canto delle Sirene. Egli porterà una spada di giustizia per salvare tutti nel nostro villaggio in un periodo di grande fame e pericolo. Sarà più forte di Ercole, più veloce di un destriero arabo, e più bello di un giorno baciato dal sole”
Anche lo stomaco di Mariel iniziò a lamentarsi mentre ripeteva il giuramento della madre.
Francine sorrise di soddisfazione “Mi piace la parte della Sirena. Quando eravamo piccole e vivevamo nella grande casa a mare, ero solita immaginare di sentire
Era stata la canzone della solitudine e di dolore di Mariel che Francine aveva sentito, ma non aveva voluto rovinare il dolce ricordo della sorella. Dalla morte della madre, aveva giurato di usare le sue speciali abilità per proteggere la sorella minori di ogni ferita.
Nei mesi recenti aveva fallito a mantenere quel giuramento.
All’esterno, un grido si sollevò dietro la finestra. Il vecchio Yanick stava correndo, la sua barba grigia che si sollevava sulla sua spalla mentre le sue scarpe di legno cadevano pesantemente sull’acciottolato. Yanick non correva mai. Il fatto che si agitasse in questo modo prediceva qualcosa di importante, la speranza e il terrore la presero alla gola.
“Il dio, Mari, il dio è qui!” pensò mentre lui gridava.
La loro fame e il loro dolore e la storia spesso ripetuta avevano fatto apparire il dio dorato che la mamma aveva promesso? O, condotto dal loro desiderio, avevano frainteso quello che aveva detto veramente?
Meriel catturò un luccichio malinconico negli occhi di Francine, e senza un secondo pensiero amico, corse fuori ad incontrare il vecchio pescatore, pregando che i sogni diventassero veramente realtà.
CAPITOLO 1
Più bello di un giorno illuminato dal sole…
Come promesso, il dio stava sul ponte della nave, le sue ampie spalle e i capelli dorati si profilavano contro il sole, la luce che catturava l’austera angolazione dei suoi zigomi abbronzati.
Mariel rimase a bocca aperta sgomenta e quasi cadde sulle ginocchia per il sollievo alla vista della promessa della madre. Le vele gonfie accentuavano la posizione di potere e di comando del dio mentre la nave elegante rollava sotto i suoi piedi calzati di stivali, e il sole brillava sul fodero ingioiellato al suo fianco. In maniche di camicia ondeggianti e veste ricamata d’oro, superava con la testa e le spalle tutti i comuni marinai che gli si affrettavano intorno, annodando le corde e sollevando le vele. La forte colonna bruna della sua gola emergeva dai lacci aperti della sua camicia, e Mariel ebbe un brivido alla vista. Era d’oro dappertutto.
Se qualcuno era il dio che la madre aveva previsto, quel gigante d’uomo con la mascella squadrata e l’aria sicura doveva esserlo. Guardandolo dalla cima della scogliera, Mariel quasi pianse di gratitudine che ancora una volta la profezia di sua madre fosse diventata realtà. Erano salvi! Francine avrebbe mangiato di nuovo. Il bambino sarebbe nato sano. Tutto sarebbe andato bene…
E poi – fece un saluto e corse dal sentiero che portava alla spiaggia – egli si voltò a guardare spiegare le vele della nave in preparazione di catturare la marea in arrivo.
Un’ondata di disperazione e furia cadde su di lei tanto crudelmente come quando l’oceano spazzava via le rocce quando capì che la nave aveva sollevato l’ancora ed era pronta a salpare. Non sarebbe partito! Il dio dorato doveva salvare Francine.
Ritta sulla scogliera sopra il porto, Mariel soffocò un mezzo singhiozzo e si premette il pugno sulle labbra quando il vento sfiorò le vele. La fame aveva portato le sue emozioni troppo vicine alla superficie quel giorno, e lei doveva lottare con il fallimento ora.
Le grida dei gabbiani gemevano la sua costernazione.
Le predizioni della madre non avevano sbagliato mai. Aveva promesso che un dio dorato avrebbe salvato il villaggio da strette più tremende. Mariel non pensava che una sola persona nel villaggio sarebbe sopravvissuta se la loro situazione sarebbe diventata ancora più disperata.
Lei era l’unica persona che avrebbe potuto agire sulle predizioni di mamma. Era suo compito fare qualcosa, come aveva fatto suo padre prima di lei, ma era arrivata troppo tardi per prevenire che la nave salpasse.
No, lei no. Era stata qui in tempo. Quel miserabile uomo si era semplicemente rifiutato di aspettare! Doveva essere necessario di più da parte sua.
Con la forza della paura dietro di lei, lei corse sulle rocce, sui macigni sotto.
…
In questo, il suo ultimo viaggio fuori dal suo mondo, Trystan l’Enforcer, ammirò le colline della Bretagna senza una traccia di rammarico. Non vedeva l’ora di assumersi le responsabilità che lo aspettavano, l’unica cosa per cui si era preparato per tutta la vita.
Dietro di lui, le vele del suo orgoglio e gioia,
Non per gironzolare più per mare.
Stranamente, in questo momento di giubilo, un commovente grido di sconfitta corse sul gemito del vento, un grido che la raggiunse nel profondo come se lo riconducesse a riva. Con il vento che gli colpiva i capelli, esaminò la scena verso la fonte di suono, e fu fermato dalla vista di una fanciulla bretone sopra gli scogli, che sventolava in segno di addio. Alta e snella, il cappello una corona ricamata sui suoi capelli di ebano, indossava una lunga gonna nera e un grembiule bianco puro, che la identificava come una semplice abitante del villaggio, diversa di mercanti riccamente abbigliati con cui trattava spesso. Aveva imparato molte cose sulle moda degli abiti negli altri paesi che non nel suo, così che doveva trasmettere al nipote, che avrebbe guidato
“Ora c’è una ragazza che qualcuno ha reso felice” Nevan Nauta, suo ufficiale e migliore amico, osservò la ragazza sottile gridare e fare segno di saluto dal sentiero “Riesco a leggere sulle labbra in questa lingua? Cosa dice?”
“Ci dice di aspettare” rispose Trystan, lo sguardo che non si scostava dalla ragazza in arrivo “Ha bisogno di parlare con me” Si fermò al parapetto, gli stivali piantati ben larghi, che si regolavano sul mare che si sollevava e abbassava quando il vento tirava le sue maniche di camicia e soffiava via le parole della ragazza.
La marea era fuori rotta. Questo era un momento da gustare – quando la nave, l’uomo e il mare diventava una sola cosa, e la cosa diventava più tangibile a ogni pensiero.
Non c’era possibilità di aspettare, anche se per questa signora in arrivo.
Ma per una qualche ragione inspiegabile, potevo difficilmente strappare il suo sguardo dalle parole che usavano dalla bocca di lei, come se un filo invisibile legasse i suoi occhi alle sue labbra. E alla sua agile figura mentre correva freneticamente lungo le rocce, chiamando…
All’improvviso, il vento si calmò, abbandonando le vele con un solo forte schiaffo sulla tela, come se anche lui sentisse la tensione del suo richiamo e non osasse interferire.
“Che succede?” urlò un uomo dell’equipaggio dalla piattaforma, perplesso per la calma improvvisa.
Con trepidazione, Trystan strappò il suo sguardo dalla visione sulla collina per cercare la vela curva e le nuvole in alto. Niente rovinava la perfezione del cielo blu e delle onde. Che stregoneria era questa? Le grida della riva si unirono a quelle dei gabbiani e alle creature del mare sotto, chiamandolo a tornare indietro…
Non aveva senso, ringhiò Trystan in segno di rifiuto, drizzando le spalle, resistendo alla chiamata. Aveva il futuro davanti, nella bellissima isola che chiamava casa sua. Il vento non si fermava e i gabbiani non gridavano per lui, ma per un capriccio della natura. La donna era una semplice distrazione.
Senza avvertimento, le vele di nuovo piene di una forte brezza, sembravano più forti di prima. O più probabilmente, il suo capitano, Waylan Tempestium aveva agitato i venti. Accantonando le futili grida della ragazza, Trystan incrociò le braccia, appoggiando il fianco contro il parapetto, e forzò i suoi pensieri verso il futuro.
“Nonostante il fascino della ragazza bretone, sono più contento di tornare alla bianca sabbia di Aelynn” disse con ferma sicurezza. “Ti manca la sabbia o Lissandra?” rispose Nevan con una risata. “Se la distanza fa diventare il cuore più appassionato, dovrebbe essere in spiaggia a salutare il tuo ritorno a casa”
Trystan provò ad immaginare la fredda, enigmatica Lissandra che lo accoglieva con gioia – o anche furiosamente – con la ragazza sullo scoglio, ma non ci riuscì” Se fa un posto per me a tavola, sarà molto. Siamo simili di testa”
“Tu ami la nostra isola e vuoi guidarne il futuro” accordò Nevan.
Trystan catturò un’altra occhiata della donna sulla riva. Aveva sollevato la gonna per correre lungo il sentiero, rivelando le caviglie sottili. Si augurava di essere l’uomo fortunato che l’avrebbe corteggiata nelle loro brevi ore in questo villaggio costiero.
Scosse fortemente la testa per scacciare questo capriccio. Come uomo condotto lì dal senso del dovere, aveva resistito alle donne in questo breve viaggio. Dato il suo dono di Seer, Lissandra era in grado di sapere se un’altra donna catturava i suoi pensieri, e la sua natura orgogliosa ne avrebbe chiesto compenso – con grande dolore, senza dubbio. Egli sorrise, immaginando il cammino della sua ipotetica vendetta, anche quando continuò ad osservare la fanciulla inerpicarsi con perizia lungo il sentiero roccioso, gridando e facendo gesti.
Il vento che cresceva soffiò sulle falde della sua veste, tirandogli i capelli allentati dal loro laccio, e barcollò al rollio della crescente marea. “Forse qualche altra volta, giusto una” gridò, sebbene sapeva che lei non avrebbe sentito sopra il fragore.
“Non pensi che uno dei nostri uomini le abbia fatto delle promesse?” chiese Nevan con interesse quando la flessuosa dinamo fece in maniera pericolosa su dei macigni e scivolò sulle scarpe di legno nella riva sabbiosa, come se si volesse tuffare al loro inseguimento.
Si era sbagliato, o lei lo aveva proprio chiamato con un nome volgare?
A giudicare dal modo in cui scuoteva i pugni, ne dedusse che non stesse scagliando piacevolezze.
“Non sarebbe la prima volta, né l’ultima” sospirò Trystan con rammarico quando la bellissima creatura corse lungo la spiaggia attraverso la schiuma, la gonna sollevata sulle ginocchia, che esponeva caviglie ben fatte. “Noi tutti sappiamo di dover scegliere con cura, ma sembra gagliarda e robusta, anche se un po’ magra. Chiedi intorno, vedi se il suo corteggiatore ha lasciato abbastanza denaro che duri fino alla prossima volta. Da tutti i resoconti, devono avere avuto siccità lo scorso anno, e il duro inverno ha portato via i pesci”
Egli guardò mentre la ragazza prendeva il cappello che era caduto dai capelli allentati, poi lo gettò e lo portò sulla sabbia umida lasciata dalla marea che si ritirava. Il vento catturò lunghi riccioli lucenti e glielo sparse sulle spalle.
“I capelli sono del nero della sabbia di Aelynn” Trystan fece un cenno alla donna furiosa. Poi lottando contro questo strano desiderio per quello che non poteva avere, si voltò deliberatamente e si allontanò. Doveva andare a casa. Per lui, questa era la libertà – libertà di cominciare finalmente il suo futuro come avrebbe dovuto.
Era stato preparato sin dalla nascita al privilegio e al potere di un principato che non esisteva nel Mondo Esterno. Per il bene di tutti, doveva restare così. La sua casa non si chiamava Aelynn, l’isola Mystic, per niente.
…
Il cuore di Mariel sprofondò per la disperazione quando la nave entrò nella marea, dirigendosi verso l’alto mare, nonostante la sua corsa frettolosa e le grida di fermarsi.
Si rifiutò di accettare un altro giorno in cui guardava il villaggio morire. La profezia di sua madre doveva essere vera. Se le veniva chiesto di più, lo avrebbe fatto. Non aveva mai tentato un obiettivo così impossibile come quello che aveva davanti, ma se questa fosse stata l’ultimo cosa che avrebbe fatto, non avrebbe permesso che la nave fuggisse senza di lei.
Lei raramente aveva osato indulgere nel suo dono alla luce del giorno, ma avrebbe rischiato di tutto per questo. Si fermò in una cavità in un affioramento della roccia, si tolse le scarpe e le calze. La sabbia ruvida premette tra i suoi piedi mentre freneticamente si slacciava la gonna e i legacci del corpetto. La brezza premette il lino della sua camiciola contro il seno e catturò i fili dei suoi capelli sciolti mentre nascondeva i vestiti in un buco che aveva usato spesso per questo scopo.
Sulla terra doveva adattarsi alle regole della civiltà, ma non era stata mai a suo agio sulla terra quanto lo era in acqua, e al contrario dei vicini, i pesci non pensavano a cosa indossava.
Con la sola camicia sottile, corse verso la spuma in aumento. Riempiendo i polmoni con la fresca aria salmastra, Mariel si tuffò nell’acqua gelata proprio al di là del banco dove stavano nuotando i delfini. Con una potente impennata di gioia, scivolò sotto le onde e si lanciò sotto la superficie come un pesciolino. La forza di un esercizio lungo una vita la portò oltre il banco in poche agili bracciate.
Nonostante la sua rabbia contro il dio che si stava ritirando, rabbrividì di delizia ad essere tutt’uno con il mare di nuovo.

Autrice di oltre trenta romanzi, Patricia Rice è nata a Newburgh, nello Stato di New York, e ha frequentato l’università del Kentucky. Ha due figli ormai grandi e vive con il marito a Charlotte, nel North Carolina.
Con diversi milioni di libri pubblicati e liste di bestseller del New York Times e USA Today in tasca, ex CPA Patricia Rice è una delle più calde autrici di romance, Mystic Guardian, il suo 44esimo libro e romance storico in uscita (luglio 2007) è il lancio della sua trilogia Mystic Isle. Grazie a un’impenetrabile barriera di nebbia, l’isola di Aelynn è invisibile a chiunque tranne alle persone misteriosamente dotate che vivono lì – finché un giorno una bellissima Straniera appare a riva, e il Guardiano dell’isola deve sposarla – o ucciderla.
Il suo 43esimo romance, contemporaneo Sweet Home Carolina è la storia della tranquilla Amy – e Zack, un uomo molto poco tranquillo che finisce nella sua piccola città di North Fork, North Carolina. Inutile dire, North Fork non sarà più la stessa – e neanche Amy.
I romance contemporanei e storici emotivamente impegnati di Patricia Rice hanno vinto numerosi premi, incluso il Romantic Times Reviewers Choice e Career Achievement Awards e il Bookrak Bestselling Paperback Award. I suoi libri sono stati anche onorati come Romance Writers of America RITA finalisti nelle categorie storico, regency e contemporaneo. È stata nominata dal Romantic Times Book Club per il Reviewers Choice Awards del 2006 per il suo romance bestseller Magic Man.
Ferma credente del felicemente, dopo tutto, Patricia Rice ha sposato il suo innamorato della scuola superiore e ha due figli. Originaria del Kentucky, risiede a St Louis, Missouri, e ora conta solo su se stessa. È un membro del Romance Writers of America, l’Authors Guild e il Novelist Inc. e altri numerose organizzazioni professionali e locali associazioni di beneficenza.
Merely Magic
Qualcosa di magico Dunstan Ives ingiustamente accusato di aver ucciso sua moglie, ha giurato a se stesso che avrebbe per sempre evitato tutti coloro che con tanta superficialità l’avevano condannato, e che non si sarebbe più lasciato irretire dal fascino di una donna.
Ma non aveva ancora conosciuto lady Leila Staines, una creatura meravigliosa che gli fa un’offerta che lui non può assolutamente rifiutare. Dunstan sente di nuovo scorrere nelle vene emozioni che ormai credeva sopite, ma deve fare i conti con il passato…
The Trouble with Magic

Il tocco magico Felicity, figlia del marchese Malcolm, sente i segreti delle persone solo toccandole. Un dono molto speciale, che lei vive come una condanna: l’orrore di convivere con i dolori e le angosce di chi l’avvicina. Decisa a liberarsi dei suoi scomodi poteri, Felicity parte con la sorella alla ricerca del libro magico che potrà spezzare l’incantesimo. Ma durante il viaggio l’incontro con Ewen Ives le farà scoprire una nuova sensazione: perché toccando quell’uomo affascinante ha provato una nuova sensazione: formicolio di piacere anziché la consueta sofferenza? Forse c’è un lato buono nel sortilegio…
Magico momento
Amore magico
Le sollevò il mento con un dito per incontrare il suo sguardo. – Sono venuto qui a conquistare il cuore della bella principessa, perché lei ha rubato il mio. Se ti prometto di essere molto, molto buona, mi amerai?
- Ti ho sempre amato, Harry – sussurrò lei, colpita dalle sue parole e dal suo aspetto regale. Era davvero il principe dei suoi sogni. Qui, nell’intimità della loro dimora, riusciva a vedere il vero Harry, l’amico caro e amorevole. Lo abbracciò. – Ti amerò per sempre.
Lui la strinse a sé e mormorò tra i suoi capelli. – Non ho mai considerato l’amore e il romanticismo, prima che arrivassi tu. Mi sembravano cose sciocche per donne superficiali. Ma oggi… quando ho creduto di averti persa… - rabbrividì e appoggiò la guancia alla testa di lei, accarezzandole la schiena. – Ho capito che non sarei sopravvissuto senza di te. Se questo è l’amore, allora è una cosa terribile, capace di sopraffare un uomo. Non voglio perderti di vista mai più.
Lei fece una risatina tra le sue braccia. – Oh, non sarò mai una duchessa perfetta, lo sai, comunque ti prometto che la prossima volta che partirò per le mie esplorazioni, porterò qualcuno con me. Così non dovrai preoccuparti. Voglio aiutarti, non farti impazzire.
- Mi aiuti solo essendo te stessa. Ti amo. E sappi che non andrai a caccia di guai senza di me – disse baciandola dietro l’orecchio. Le scoprì una spalla e le baciò il collo.
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