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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.















The Secret Diaries of Miss Miranda Cheever
2 marzo 1810…
Oggi mi sono innamorata.
All’età di dieci anni, Miranda Cheever non mostra segni di essere una Gran Bellezza. Ed anche a dieci anni, Miranda impara ad accettare le attese che la società ha per lei – fino al pomeriggio in cui Nigel Bevelstoke, l’affascinante e attraente Visconte Turner, le bacia solennemente la mano e le promette che il giorno in cui la fosse diventata consapevole di se stessa, quel giorno lei sarebbe stata bella quanto astuta. E anche a dieci anni, Miranda sa che lo avrebbe amato per sempre.
Ma gli anni che seguono sono crudeli per Turner quanto sono gentili per Miranda. Lei è affascinante come il visconte aveva spavaldamente predetto in quel giorno memorabile – mentre lui è un uomo solitario e amareggiato, distrutto da una perdita devastante. Ma Miranda non ha mai dimenticato la verità che ha scritto sulla carta tanti anni prima – e non permetterà che l’amore che è il suo destino le scivoli facilmente tra le dita…
Dentro la storia
La prima versione di The Secret Diaries of Miss Miranda Cheever è stata scritta nel 1994, subito dopo Splendid (il mio primo racconto) era stato acquistato per la pubblicazione. Per vari motivi, non è mai del tutto stata fissata la data di pubblicazione, ma ho sempre pensato che fosse il migliore dei miei primi libri, così ho aspettato il momento giusto per rivederlo e pubblicarlo. Con la serie dei Bridgerton completa, il 2007 sembrava il periodo perfetto! Avevo programmato di passare due tre settimane a risistemarlo, ma ho capito rapidamente che avevo bisogno di due, tre mesi. Ho trovato il processo enormemente eccitante e arricchente – era la prima volta da anni che ero libera solo di scrivere, senza avere la preoccupazione di cosa sarebbe accaduto dopo!
Ho resistito alla tentazione di inserire nella storia un Bridgerton, ma ho menzionato il duca di Ashbourne, che era l’eroe di Splendid. Lo avevo reinserito nella prima versione e non ho visto motivo di cambiarlo.
La maggior parte del libro è una miscela di quello che ho scritto nel 1994 e nel 2006, ma alcuni ampi pezzi e scene vengono da una sola versione. Il prologo è quasi interamente quello del 1994, mentre il CAPITOLO 1 è del tutto nuovo. La scena in libreria è quasi interamente in una versione nuova.
Miranda vive nel Lago District, nel villaggio di Ambleside, che nel XIX sec era nella contea del Cumberland. Nel 1974, comunque, il Regno Unito emanò il Local Government Act 1972, che riorganizzò molte contee amministrative. Cumberland fu riassorbito nella Cumbria (con Westmorland e parti del Lancashire e il West Riding dello Yorkshire) e fu cancellato dalle mappe amministrative. Il nome, comunque, esiste ancora come termine geografico e culturale. Ma è un impegno delle scrittrici di romance storici – assicurarsi di controllare le mappe del periodo di cui stanno scrivendo! Sarebbe stato terribile se avessi fatto vivere Miranda nella Cumbria.
Capitolo 1
Nigel Bevelstoke, meglio conosciuto come Turner da tutti quelli che si preoccupavano di assicurarsi il suo favore, sapeva tante cose.
Sapeva leggere il Latino e il Greco, e sapeva come sedurre una donna in Francese e Italiano.
Sapeva come colpire un bersaglio in movimento, stando sopra a un cavallo in movimento, e sapeva esattamente quanto poteva bere prima di poter perdere la sua dignità.
Poteva fare a pugni o tirare di scherma con un maestro, e lo avrebbe potuto fare mentre recitava Shakespeare e Donne.
In breve, conosceva tutto quello che un gentiluomo doveva sapere, e in fin dei conti, eccelleva in ogni campo.
La gente lo osservava.
La gente lo ammirava.
Ma nulla – né un secondo della sua vita eminente e privilegiata – lo aveva preparato a questo momento. E non aveva mai sentito il peso dei suoi occhi vigili tanto quanto ora, si fermò e lanciò una zolla di terra sulla bara della moglie.
Mi dispiace, iniziò a dire la gente. Mi dispiace. Ci dispiace così tanto.
E per tutto il tempo Turner non poté evitare di chiedere a Dio se lo avesse colpito perché tutto quello che poteva pensare era
A me no.
Ah, Leticia. Aveva molto per cui ringraziarla.
Vediamo, da dove iniziare? C’era la perdita della sua reputazione, certo. Il diavolo solo sapeva quante persone sapevano che era stato tradito.
Ripetutamente.
Poi c’era la perdita di innocenza. Era difficile ricordare ora, ma una volta aveva dato all’umanità il beneficio del suo dubbio. Aveva, nel complesso, creduto la migliore delle persone – che se avesse trattato gli altri con onore e rispetto, avrebbero fatto lo stesso a lui.
E poi c’era la perdita della sua anima.
Poiché quando si era fermato, stringendo freddamente le mani dietro la schiena mentre aveva ascoltato il prete affidare il corpo di Leticia alla terra, non gli poteva sfuggire il fatto che se lo fosse augurato. Si voleva liberare di lei.
E non l’avrebbe, non la piangeva.
“Che pietà” bisbigliò qualcuno alle sue spalle.
La mascella di Turner si contrasse. Non era pietà. Era una farsa. E ora avrebbe passato l’anno successivo a vestirsi di nero per una donna che era venuto da lui portandogli il bambino di un altro. Lo aveva stregato, lo aveva preso in giro finché non era riuscito a pensare ad altro che possederla. Gli aveva detto di amarlo, e gli aveva sorriso con dolce innocenza e delizia quando le aveva dichiarato la sua devozione e le aveva promesso la sua anima.
Era stata il suo sogno.
E poi era diventata il suo incubo.
Aveva perso il bambino, quello che aveva causato il loro matrimonio. Il padre era stato un qualche conte italiano, o almeno era quello che lei aveva detto. Era sposato, o inadatto, o forse entrambi. Turner era stato pronto a dimenticarsene; chiunque poteva sbagliare e non aveva, anche lui, voluto sedurla prima della loro notte di nozze?
Ma Leticia non aveva voluto il suo amore. Non sapeva che diavolo avevo voluto – potere, l’inebriante corso alla soddisfazione quando un altro uomo subisse il suo fascino.
Turner si chiedeva se avesse percepito questo quando lui aveva ceduto. O forse era stato solo sollievo. Erano passati tre mesi dal loro matrimonio. Non aveva molto più tempo.
E ora era qui. O piuttosto era lì. Turner non era del tutto sicuro quale pronome di luogo fosse più accurato per un cadavere nella terra.
Qualunque fosse. Egli era solo dispiaciuto che avrebbe passato il riposo eterno nel suo terreno. Restando un giorno dopo l’altro tra i Bevelstoke. La sua pietra avrebbe portato il suo nome, e per centinaia di anni, qualcuno avrebbe guardato l’incisione sul granito e avrebbe pensato che fosse stata una gentildonna, e che una tragedia l’avesse presa così giovane.
Turner osservò il prete. Era un tipo giovane, nuovo della parrocchia e in fin dei conti, ancora convinto di poter rendere il mondo un posto migliore.
“Cenere alla cenere” disse il prete, e osservò l’uomo che riteneva essere il vedovo addolorato.
Ah sì, pensò Turner, sarei io.
“Polvere alla polvere”
Dietro di lui, qualcuno tirò su col naso.
E il prete, i suoi occhi blu brillavano di una luce di simpatia particolarmente mal riposta, continuò a parlare.
“Nella sicurezza e speranza della Resurrezione…”
Buon Dio.
“a… a vita eterna”
Il prete guardò Turner e infine sobbalzò. Turner si chiese cosa, esattamente, avesse visto sul suo volto. Nulla di buono, era del tutto chiaro.
Ci fu un coro di amen, e poi il servizio finì. Tutti guardarono il prete, e poi tutti guardarono Turner, e poi tutti guardarono il prete che afferrava la mano di Turner fra le sue e diceva “Lei mancherà”
“No” proruppe Turner “non a me”
***
Non riesco a dirlo
Miranda osservò le parole che aveva appena scritto. Era attualmente a pagine 32 del suo tredicesimo diario, ma era la prima volta – la prima volta dal quel giorno fatale di nove anni prima – che non aveva idea di cosa scrivere. Anche quando i suoi giorni erano grigi (e accadeva di frequente) aveva provato a mettere insieme un’annotazione.
Nel maggio del suo quattordicesimo anno…
Svegla
Mi sono vestita
A colazione: toast, uova, bacon
Ho letto Ragione e Sentimento di un’autrice sconosciuta
Ho nascosto Ragione e Sentimento a mio padre
A pranzo: pollo, pane, formaggio
Ho coniugato i verbi francesi
Ho scritto una lettera alla nonna
A cena: bistecca, zuppa, pudding
Ho letto ancora Ragione e Sentimento, l’identità dell’autrice è ancora sconosciuta
Mi sono ritirata
Ho dormito
Ho sognato lui.
Non andava confusa con l’annotazione del 12 novembre dello stesso anno
Mi sono vestita
A colazione: uova, toast, prosciutto
Ho fatto un grande spettacolo di lettura della tragedia greca. Inutilmente
Ho passato la maggior parte del tempo a guardare fuori dalla finestra
A pranzo: pesce, prosciutto, piselli
Ho coniugato i verbi latini
Ho scritto una lettera alla nonna
A cena: arrosto, patate, pudding
Ho portato la tragedia sul tavolo (il libro, non l’evento) Il padre non l’ha notato
Mi sono ritirata
Mi sono addormentata
Ho sognato lui.
Ma ora – ora quando era accaduto qualcosa di enorme e importante (che non era successo mai) non aveva nulla da dire tranne…
Non riesco a dirlo
“Be’, Miranda” mormorò, osservando l’inchiostro sulla punta della penna “non otterrai la fama come diarista”
“Cosa hai detto?”
Miranda chiuse bruscamente il diario. Non aveva capito che Olivia era entrata nella stanza.
“Nulla” disse brevemente.
Olivia attraversò il tappeto e si gettò sul letto “Che giornata orribile”
Miranda annuì, girandosi sulla sedia così da fronteggiare l’amica.
“Sono felice che tu sia qui” disse Olivia con un sospiro “Grazie per essere rimasta per la notte”
“Di nulla” rispose Miranda. Non c’era stato problema, neanche quando Olivia aveva detto di aver bisogno di lei.
“Cosa scrivi?”
Miranda osservò il diario, realizzando solo dopo che le sue mani erano rimaste protettivamente sulla sua copertina “Nulla” disse.
Olivia osservava il soffitto, ma a questa risposta girò la testa in direzione di Miranda “Potrebbe essere vero”
“Tristemente, sì”
“Perché è triste?”
Gli occhi di Miranda brillarono. Olivia credette di fare la domanda più ovvia – e l’unica con la risposta meno ovvia.
“Be’” disse Miranda, fermandosi non precisamente per tempo – veramente, era più di quanto si era immaginata quando era venuta. Poi mosse la mano e guardò giù al diario come se la risposta potesse essere magicamente scritta sulla copertina “Questo è tutto quello che ho. È quello che sono”
olivia guardò dubbiosa “E’ un libro”
“E’ la mia vita”
“Perché” ritenne Olivia “la gente chiama me drammatica?”
“Non dico che è la mia vita” disse Miranda con un lampo di impazienza “solo che la contiene. Tutta. Vi ho scritto tutto. Da quando avevo 10 anni”
“Tutto?”
Miranda pensò ai molti giorni in cui aveva accuratamente annotato cosa avesse mangiato e poco altro “Tutto”
“Non potrei avere un diario”
“No”
Olivia si girò di lato, appoggiando la testa sulla mano “Non era necessario che accettassi così velocemente”
Miranda sorrise.
Olivia saltò giù “Penso che devi scrivere che ho una soglia di attenzione breve”
“Già fatto”
Silenzio, poi “Veramente?”
“Credo di aver detto che ti annoi facilmente”
“Be’” replicò l’amica, con l’unico momento più puro di riflessione “è piuttosto vero”
Miranda guardò di nuovo allo scrittoio. La candela riversava luce tremolante sul tampone di carta assorbente, e all’improvviso si sentì stanca. Stanca, ma sfortunatamente, non assonnata.
Stanca, forse. Irrequieta.
“Sono esausta” dichiarò Olivia, scivolando fuori dal letto. La sua cameriera le aveva lasciato la camicia da notte sulla coperta, e Miranda per rispetto voltò la testa mentre Olivia si cambiava.
“Per quanto pensi che Turner rimarrà qui in campagna?” chiese Miranda, cercando di non mordersi la lingua. Odiava essere ancora così disperatamente desiderosa di una sua occhiata, ma era stato così per anni. Anche quando si era sposato, e lei era seduta fra i banchi al suo matrimonio, e osservarlo significava vederlo guardare la moglie con tutto l’amore e la devozione che bruciava nel suo cuore…
Lo guardava ancora. Lo amava ancora. Lo avrebbe sempre amato. Era l’uomo che l’aveva fatta credere in se stessa. Lui non aveva idea di cosa le avesse fatto – cosa aveva fatto per lei – e probabilmente non l’avrebbe mai saputo. Ma Miranda soffriva ancora per lui. E probabilmente sarebbe sempre stato così.
Olivia strisciò sul letto “Starai alzata a lungo?” chiese, la voce impastata per l’inizio del sonno.
“Non molto” la assicurò Miranda. Olivia non riusciva ad addormentarsi mentre la candela bruciava così vicina. Miranda non riusciva a capirlo, perché il fuoco non sembrava darle fastidio, ma aveva visto Olivia agitarsi e girarsi e così, quando capì che la sua mente era ancora attiva e che “non molto” sarebbe stata una bugia, si chinò in avanti e spense la candela.
“Lo porterò altrove” disse, prendendo il diario sotto il braccio.
“Grazie” borbottò Olivia, e mentre Miranda indossava una vestaglia e usciva nel corridoio, si era addormentata.
Miranda infilò il diario sotto il mento e lo incastrò contro lo sterno per liberare le mani così da potersi sistemare la cintura in vita. Era una frequente ospite notturna ad Haaverbreaks, ma ancora non avrebbe potuto gironzolare nelle sale della casa di altri con nient’altro che la camicia da notte.
Era una notte buia, con nient’altro che i raggi della luna che filtravano dalle finestre per guardare, ma Miranda avrebbe potuto fare qual percorso dalla stanza di Miranda alla biblioteca a occhi chiusi. Olivia si addormentava sempre prima di lei – troppi pensieri giravano nella sua testa, precisava Olivia – e così spesso Miranda portava il suo diario in un’altra stanza per annotare le sue riflessioni. Non pensava di chiedere una stanza per sé, ma la madre di Olivia non credeva nelle stravaganze non necessarie, e non vedeva ragione di riscaldare due stanze quando una era sufficiente.
Miranda non lo pensava. Infatti era grata della compagnia. La sua casa era troppo tranquilla in quei giorni. La sua amata madre era morta quasi un anno prima e Miranda era rimasta sola col padre. Nel suo dolore, si era chiuso in se stesso con il suo prezioso manoscritto, lasciando che la figlia provvedesse a se stessa. Miranda si era rivolta ai Bevelstoke per amore e amicizia, e loro l’avevano accolta a braccia aperte. Olivia si era pure vestita di nero per tre settimane in onore di lady Cheever.
“Se fosse morto uno dei miei cugini di primo grado, sarei stata costretta a fare la stessa cosa” aveva detto Olivia al funerale “e certamente amavo tua mamma molto di più dei miei cugini”
“Olivia!” Miranda ne era stata toccata, ma nondimeno, pensava che ne sarebbe stata sconvolta.
Olivia roteò gli occhi “Hai incontrato i miei cugini?”
E aveva riso. Al funerale della madre, Miranda aveva riso. Era, aveva capito dopo, il regalo più prezioso che l’amica le avesse offerto.
“Ti voglio bene, Livvy” aveva detto.
Olivia le aveva preso la mano “Lo so” aveva detto dolcemente, “E io a te”. Poi aveva raddrizzato le spalle e assunto la solita postura. “Sarei stata del tutto incorreggibile senza di te, sai. Mia madre dice spesso che tu sei l’unico motivo per cui non ho commesso un’offesa irrimediabile”
Era probabilmente per questo motivo, rifletté Miranda, che lady Rudland si era offerta di presentarla per
Il suo debutto era stato rimandato di un anno. Miranda non avrebbe potuto mentre era in lutto per la madre, e lady Rudland aveva deciso di concedere anche ad Olivia di aspettare. 19 anni sarebbero stati come 18, aveva annunciato. Ed era vero; nessuno dubitava che Olivia avrebbe fatto un grande matrimonio. Con il suo splendido aspetto, la personalità vivace (e, come Olivia aveva ironicamente evidenziato, la sua massiccia dote) era sicura di avere successo.
Ma la morte di Leticia, oltre ad essere stata tragica, era arrivata nel momento peggiore; ora c’era un altro periodo di lutto da osservare. Olivia lo avrebbe potuto dimettere, comunque, in sei settimane, aveva deciso lady Rudland, poiché Leticia non era stata una sorella di sangue.
Avrebbero solo ritardato un po’ il loro arrivo per
In segreto, Miranda era felice. Il pensiero di un ballo a Londra la terrorizzava assolutamente. Non che fosse timida, poiché pensava di non esserlo. Era solo che non amava le grandi folle, e il pensiero di così tante persone che la guardavano per giudicarla era proprio terribile.
Non si può evitare, pensò mentre scendeva le scale. E ad ogni modo, sarebbe stato peggio essere portata via da Ambleside, senza Olivia per compagna.
Miranda si fermò in fondo alla scala, decidendo dove andare. L’ala ovest aveva il miglior scrittoio, ma la biblioteca tendeva ad essere più calda, ed era una notte un po’ fredda. D’altra parte…
Hmmm… che c’è?
Si diresse nell’angolo, osservando la sala. Qualcuno aveva acceso un fuoco nello studio di lord Rudland. Miranda non riusciva a immaginare chi fosse ancora sveglio – i Bevelstoke si ritiravano sempre presto.
Si mosse tranquillamente lungo il tappeto finché raggiunse la porta aperta “Oh!”
Turner la guardava dalla porta del padre “Miss Miranda” disse con voce strascicata, non sistemando un muscolo della sua posizione oziosamente stravaccata. “Quelle surprise”
Turner non era sicuro del perché non fosse sorpreso di vedere Miss Miranda Cheever ferma sulla porta dello studio di suo padre. Quando aveva sentito i passi all’ingresso, aveva saputo in qualche modo che era lei. Vero, la sua famiglia tendeva a dormire come i morti, ed era quasi inconcepibile che uno di loro fosse alzato, a percorrere l’ingresso in cerca di uno spuntino o di qualcosa da leggere.
Ma era stato più di un processo di eliminazione che lo aveva condotto a Miranda come scelta ovvia. Era un’osservatrice, sempre lì, sempre a osservare la scena con quei suoi occhi da gufo. Non riusciva a ricordare quando l’aveva incontrata la prima volta. Era un’istituzione, veramente, in qualche modo sempre lì, anche in tempi come questi, in cui ci sarebbe dovuta essere solo la famiglia.
“Vado via” disse.
“No, non dovete” rispose, perché… perché, perché?
Perché si sentiva come se facesse una birichinata.
Perché aveva bevuto troppo?
Perché non voleva stare solo?
“Restate” disse, muovendo ampiamente le braccia. Sicuramente ci sarebbe stato qualche altro posto lì dove sedersi “Ho da bere”
Gli occhi di lei si spalancarono.
“Non penso che ne avreste bisogno di più” farfugliò.
“Non posso bere” disse.
“Non potete?”
“Non dovrei” si corresse, e lui pensò di avere visto le sue sopracciglia unirsi. Buono, l’aveva irritata. Era buono sapere di riuscire ancora a provocare una donna, anche una non abile come lei.
“Siete qui” disse con un’alzata di spalle “potete anche bere un brandy”
Per un momento lei si trattenne e lui avrebbe giurato di poter sentire il suo cervello frullare. Finalmente, posò il suo piccolo libro su un tavolo vicino alla porta e fece un passo in avanti “Solo uno” disse.
Lui sorrise. “Poiché conoscete i vostri limiti?”
Gli occhi di lei incontrarono quelli di lui. “Poiché non conosco i miei limiti”
“Una tale saggezza in una persona così giovane” mormorò.
“Ho 19 anni” disse, non con insolenza, ma come dato di fatto. Lui sollevò un ciglio “Come ho detto…”
“Quando avevate 19 anni…”
Egli rise causticamente, notando che lei non aveva finito il discorso. “Quando avevo 19 anni” ripeté per lei, porgendole un’abbondante dose di brandy “Ero un pazzo” Osservò il bicchiere che aveva versato per sé, uguale in volume a quello di Miranda. Lo mandò giù in un lungo, soddisfacente sorso.
Il bicchiere fu portato sul tavolo con un rumore sordo, e Turner si appoggiò indietro, posando la testa sui palmi, i gomiti piegati di lato. “Quando avevo 19 anni, potrei aggiungere” finì.
La osservò. Non aveva toccato il suo brandy. Non si era neanche seduta. “E’ del tutto possibile escludere di fornire compagnia” corresse.
“Pensavo che il brandy andasse messo in un bicchierino” disse.
Osservò come si muoveva con attenzione per sedersi. Non gli era vicina, ma non era neanche troppo lontana. I suoi occhi non lo lasciavano mai, e non poteva evitare di chiedersi cosa pensava che avrebbe fatto. Balzarle addosso?
“Brandy” annunciò lui, come se parlasse a un pubblico superiore a una persona, “è meglio se servito in qualcosa che sia pratico. In questo caso – “ sollevò il suo bicchiere e lo controllò, osservando al danza delle fiamme lungo le facce del bicchiere. Non si disturbò di finire la frase. Non sembrava necessario, e inoltre, era impegnato a versarsi un altro bicchiere.
“Salute” e lo mandò giù.
La guardò. Era ancora seduta lì, che lo osservava. Non poteva dire se lo disapprovasse; la sua espressione era troppo imperscrutabile. Ma sperava che dicesse qualcosa. Qualunque cosa, anche senza senso sarebbe stato sufficiente a distogliere la sua mente dal fatto che erano ancora le 11.30 e aveva ancora 30 minuti prima di poter dichiarare finito quel disgraziato giorno.
“Allora, ditemi, Miss Miranda, vi è piaciuto il servizio?” chiese, sfidandola con gli occhi a dire qualcosa , di diverso dalle solite banalità.
Registrò la sorpresa sul suo volto – la prima emozione che era riuscito chiaramente a distinguere quella notte. “Intendete il funerale?”
“L’unico servizio del giorno” disse con considerevole disinvoltura
“E’ stato, mmm, interessante”
“Oh, continuate, Miss Cheever, spiegatelo meglio”
Si morse il labbro inferiore con i denti. Leticia era solita farlo, ricordò. Un tempo, quando fingeva di essere innocente. Aveva smesso quando aveva avuto con sicurezza l’anello al dito.
“Non pensate…”
“No” disse con forza. Non c’era abbastanza brandy al mondo per una notte come quella.
E poi lei prese, sollevò il bicchiere, e ne bevve un sorso. “Pensavo che foste splendido”
Dio, dannazione. Ebbe un colpo di tosse e farfugliò, come se fosse innocente, prendendo il primo sorso di brandy “Scusate?”
Lei sorrise placidamente “Potreste cercare di fare sorsi più brevi”
Lo osservò.
“E’ raro che qualcuno parli onestamente della morte” lei disse “Non sono certa che sia il luogo più appropriato, ma… be’… non era una persona mollto piacevole, no?”
Sembrava così serena, così innocente, ma i suoi occhi… erano acuti.
“Perché, Miss Cheever” mormorò “credo che abbiate una vena un po’ vendicativa?”
Lei sollevò le spalle e prese un altro sorso del bicchiere – piccolo, notò. “Non del tutto” disse, sebbene lui fosse certo di non doverle credere, “ma sono una buona osservatrice”
Lui ridacchiò “Davvero”
Lei si irrigidì “Scusate”
L’aveva turbata. Non sapevo perché lo trovasse così soddisfacente, ma non poteva evitare di esserne compiaciuto. Ed era passato così tanto tempo da quando era stato compiaciuto di qualcosa. Si fece in avanti, solo per vedere se avrebbe mostrato imbarazzo “Vi ho osservata”
Lei impallidì. Anche alla luce del fuoco poteva vederlo.
“Sapete cosa ho visto?” mormorò.
Lei aprì le labbra, e scosse la testa.
“Voi stavate guardando me”
Lei si alzò, il movimento improvviso fece quasi ribaltare la sua sedia “Devo andare” disse “E’ molto sbagliato, ed è tardi, e…”
“Oh, suvvia, Miss Cheever” disse, alzandosi. “Non vi inquietate. Guardate tutti. Pensate che non lo abbia notato?”
Stese la mano e le toccò il braccio. Lei si bloccò. Ma non si girò.
Le dita di lui si serrarono. Solo un tocco. Abbastanza per trattenerla, poiché non voleva che andasse via. Non voleva stare solo. Aveva ancora 20 minuti, e voleva farla arrabbiare, solo perché lui era arrabbiato, solo perché era stato arrabbiato per anni.
“Ditemi, Miss Cheever” sussurrò, ponendole due dita sotto il mento “Siete mai stata baciata?”

E ancora…
Il vero duca di Wyndham resisterà?
Jack Audley è stato un bandito. Un soldato. Ed è sempre stato un mascalzone. Cosa non è, e mai vorrà essere, è un pari del regno, responsabile di un’antica eredità e dei mezzi di sostentamento di centinaia. Ma quando viene riconosciuto come il figlio da tempo scomparso della Casata dei Wyndham, la sua vita spensierata è finita. E se la sua nascita prova che è legittimo, allora si troverà con l’unico titolo che non ha mai voluto: duca di Wyndham.
Grace Eversleigh ha passato gli ultimi cinque anni lavorando come dama di compagnia della duchessa vedova di Wyndham. È un lavoro ingrato, con poche interruzioni della routine… finché Jack Audley irrompe nella sua vita, tutto sorrisi diabolici e fascino disinvolto. Non è un uomo che accetta un no per risposta, e quando è nelle sue braccia, non è una donna che vuole dire no. Ma se lui è il vero duca, allora è l’unico uomo che non potrà mai avere…
The Lost Duke of Wyndham
In vendita dal 27 maggio 2008
Ma aspettate un minuto, che succederà agli altri? Uno che è giàil duca di Wyndham? Ha un titolo e una fortuna e una conveniente piccola fidanzata – o no?
Mr Cavendish, I Presume
In vendita dal 30 settembre 2008
Bibliografia (Nella mia libreria)
- Cieli di Cornovaglia
William Dunford è incredulo: lord Stannage, cugino di sua nonna, è morto nominandolo unico erede. Una fortuna del tutto inaspettata, che gli conferisce non solo il titolo nobiliare, ma anche, e soprattutto, il possesso di una splendida tenuta in Cornovaglia. Una volta arrivato nella magione, però, William scopre che a gestirla c’è Henrietta Barrett, una bellissima ragazza con un carattere forte e cocciuto. Una dama speciale, forse quella giusta per William, se non fosse che il testamento del vecchio lord lo ha nominato suo tutore…
- La spia della corona
Inghilterra, 1814. Quando Caroline Trent viene rapita da Blake Ravenscroft è subito affascinata da quel pericoloso agente della Corona, convinto che lei sia una nota spia chiamata Carlotta De Leon. La missione di Blake è catturarla per assicurarla alla giustizia, non certo innamorarsene, senza contare che il suo cuore ormai si è indurito dopo anni di intrighi e inseguimenti. Però Caroline è una tentazione stranamente disarmante e, all’improvviso, la freccia di Cupido scatta e cambia ogni cosa. Ma come farà Blake a conciliare la passione con il dovere?
- Io ti avrò
Inghilterra, 1815. I consigli di quel libro erano davvero preziosi… La nobile decaduta Elizabeth Htchkiss è costretta a lavorare come dama di compagnia. Solo il matrimonio con un titolato potrebbe restituirle il rango che le spetta, ed un prezioso libro, trovato per caso, le offre i consigli di seduzione per accalappiare l’uomo giusto. Per “allenarsi”, Elizabeth decide di sperimentare quelle tecniche sul giovane amministratore James Siddons, pensando di abbandonarlo una volta ottenuto lo scopo. Non sa che James è veramente un nobile in incognito e che il gioco le sfuggirà di mano…
- Io e il duca
- La proposta di un gentiluomo
Sophie Beckett non avrebbe mai immaginato che dopo la morte del padre la sua vita sarebbe cambiata così tanto. Lei, figlia di un conte, costretta a fare da cameriera alla matrigna e alle sorellastre. Ma una sera, durante un ballo, conosce l’ammirato e ricco Benedict Bridgerton, ed è amore a prima vista. Ma come Cenerentola, di cui condivide lo sciagurato destino, allo scoccare della mezzanotte Sophia deve lasciare la festa, abbandonando il suo corteggiatore e… un guanto, l’unico indizio che Benedict ha per ritrovare la sua misteriosa dama.
Serie “Bridgerton”
Sophie Beckett non avrebbe mai immaginato che dopo la morte del padre la sua vita sarebbe cambiata così tanto. Lei, figlia di un conte, costretta a fare da cameriera alla matrigna e alle sorellastre. Ma una sera, durante un ballo, conosce l’ammirato e ricco Benedict Bridgerton, ed è amore a prima vista. Ma come Cenerentola, di cui condivide lo sciagurato destino, allo scoccare della mezzanotte Sophia deve lasciare la festa, abbandonando il suo corteggiatore e… un guanto, l’unico indizio che Benedict ha per ritrovare la sua misteriosa dama.
Simon le si avvicinò ancora di più finché i loro nasi si toccarono. – Ti amo, Daff – mormorò.
Il cuore di lei riprese a battere. – Davvero?
Simon annuì e strofinò il naso contro quello della moglie. – Non posso farne a meno.
- Questo non è molto romantico – replicò Daphne con un sorriso esitante.
- Ma è la verità. Tu sai meglio di chiunque altro che non volevo niente di tutto questo. Non volevo una moglie, non volevo una famiglia e soprattutto non volevo innamorarmi. – Le sfiorò la bocca con le labbra. – Ma ho scoperto, con sommo rammarico, che non è possibile non amarti – disse toccandole di nuovo le labbra con le proprie.
Daphne si sentì sciogliere tra le sue braccia. – Oh, Simon.
Lui le catturò la bocca, voleva dimostrarle con un bacio quello che stava ancora imparando a esprimere con le parole. L’amava. L’adorava. Per lei sarebbe andato nel fuoco. Avrebbe…
La sera seguente, l’ultima per Daphne come signorina Bridgerton, Violet bussò alla porta della sua camera.
Daphne era seduta sul letto in compagnia dei ricordi della sua infanzia. – Avanti – disse.
Violet mise dentro la testa. Sulle sue labbra aleggiava un sorriso un po’ imbarazzato. – Hai un momento? – domandò alla figlia.
Daphne la guardò con una certa preoccupazione – Certo – disse alzandosi mente Violet entrava. La pelle della madre aveva la sfumatura del suo vestito giallo.
- State bene, mamma? Siete un po’ verdina.
- Sto benissimo. Solo che … è ora che parliamo – disse raddrizzando le spalle.
Daphne sospirò e il cuore cominciò a batterle forte. Aspettava quel momento. Le sue amiche sposate le avevano detto che la sera prima delle nozze le madri rivelavano alle figlie i segreti del matrimonio. Daphne e altre amiche avevano cercato di farsi dire tutto, ma le giovani spose si erano limitate a ridacchiare e sorridere dicendo: - Lo scoprirete presto.
“Presto” era diventato “adesso” e Daphne non poteva più aspettare.
In quanto a Violet sembrava dovesse dare di stomaco, da un momento all’altro.
- Volete sedervi qui, mamma? – domandò indicando il posto sul letto accanto a sé.
- Sì, sì, va benissimo – rispose distrattamente la madre. Poi si sedette metà sul letto e metà fuori. Non sembrava a suo agio.
Daphne ebbe pietà e cominciò lei la conversazione. – Volete parlarmi del matrimonio? – domandò con dolcezza.
Il cenno di assenso di Violet fu quasi impercettibile.
Daphne cercò di non lasciar trasparire la nota di allegria nella voce. – La prima notte?
Questa volta Violet assentì con la testa in modo evidente. – In verità non so come dirtelo. È molto indelicato.
Daphne cercò di attendere con pazienza che la madre arrivasse al punto.
- Vedi, ci sono cose che devi sapere – disse finalmente Violet con tono esitante. Cose che succederanno domani sera. Cose – tossicchiò – che coinvolgono tuo marito.
Daphne si tese verso di lei con gli occhi spalancati.
Violet si tirò indietro, sconcertata dall’interesse della figlia. – Vedi, tuo marito… cioè, Simon, naturalmente, sarà tuo marito…
Poiché Violet non dava segni di voler finire la frase, Daphne mormorò: - Sì, Simon sarà mio marito.
Violet sospirò e guardò dappertutto fuorché la figlia. – E’ molto difficile per me.
- Evidentemente – borbottò Daphne.
Lady Bridgerton fece un respiro profondo, si irrigidì e tirò indietro le spalle come se si facesse forza per affrontare un compito spiacevole. – La prima notte di nozze tuo marito si aspetta che tu compia il tuo dovere coniugale.
Per Daphne questa non era una novità. – Naturalmente – disse.
- Verrà nel tuo letto.
Daphne annuì. Sapeva anche questo.
- E compirà certe… - Violet fece un gesto vago con la mano – cose intime sulla tua persona.
Daphne socchiuse le labbra e trattenne il respiro. La cosa si stava facendo interessante.
- Sono venuta qui per dirti che i tuoi doveri coniugali non saranno necessariamente spiacevoli. – Violet arrossì. – Sono che alcune donne trovano il… l’atto disgustoso, ma…
- Davvero? – domandò Daphne, meravigliata. – Allora perché vedo tante cameriere sgattaiolare via con i lacchè?
Immediatamente lady Bridgerton assunse l’aria della padrona ingannata. – Che cameriera hai visto? – chiese.
- Non cambiate argomento. Aspetto questo colloquio da una settimana – l’avvertì la figlia.
La madre si calmò. – Davvero?
L’espressione di Daphne sembrava chiedere “che cosa ti aspettavi?”. – Certamente – disse Daphne.
Violet sospirò. – Che cosa stavo dicendo?
- Che alcune donne trovano i doveri maritali spiacevoli.
- Giusto. Be’…
Daphne si accorse che la madre aveva praticamente lacerato un fazzoletto.
- Ciò che voglio tu sappia è che non deve necessariamente essere spiacevole. Se due persone si vogliono bene, e credo che il duca te ne voglia molto…
- E io a lui – la interruppe Daphne.
- Certo. Giusto. Ebbene, considerando che entrambi siete affezionati, quello sarà di sicuro un momento speciale e bellissimo. – Violet cominciò a spostarsi verso i piedi del letto, seguita dal tessuto giallo pallido del vestito. – E non dovrai essere nervosa. Sono sicura che il duca sarà molto garbato.
Daphne pensò al bacio violento di Simon che non era stato affatto garbato. – Ma…
Violet si alzò in piedi di scatto. – Be’, buonanotte. Ero venuta a dirti questo.
- Tutto qui?
La madre era già sulla porta. – Ehm, sì. Ti aspettavi qualcosa d’altro? – domandò guardando altrove.
Daphne le corse vicino e si mise contro l’uscio per impedirle di scappare. – Sì! Non potete andarvene dopo avermi detto solo questo!
Violet guardò la finestra con desiderio e Daphne ringraziò il cielo che la stanza fosse al secondo piano, altrimenti la madre avrebbe cercato di fuggire da quella parte.
- Daphne – disse la signora con voce strozzata.
- Ma io che cosa devo fare? – incalzò Daphne.
- Tuo marito lo sa.
- Non voglio fare la figura della stupida, mamma.
Violet gemette. – Non la farai, credimi. Gli uomini sono…
- Che cosa sono? Che cosa stavi per dire?
Intanto la faccia di lady Bridgerton era diventata tutta rossa mentre collo e orecchie stavano progredendo verso il rosa acceso. – Gli uomini si accontentano facilmente – farfugliò. – Non rimarrà deluso.
- Ma…
- Basta con i “ma”. Ti ho detto tutto quello che mia madre ha detto a me. Non essere nervosa, Ninny, e fai che succeda spesso, così avrai un bambino.
Daphne rimase a bocca aperta. – Che cosa?
Violet fece una risatina nervosa. – Ho dimenticato di dirti la parte del bambino? Ebbene. I tuoi doveri coniugali, cioè consumare il matrimonio, è il modo per avere dei figli.
Daphne si appoggiò al muro. – Volete dire che l’avete fatto otto volte? – bisbigliò.
- No! – Violet cominciò a farsi vento furiosamente. – Sì. No! Daphne questo è molto personale.
- Ma come potete avere avuto otto figli se…
- L’ho fatto più di otto volte – sbottò Violet con l’aria di chi vorrebbe essere assorbita dalla parete.
Daphne guardava sconcertata la madre. – Davvero?
- A volte le persone lo fanno perché piace – spiegò lady Bridgerton muovendo appena le labbra.
- Come quando gli uomini e le donne si baciano?
- Esattamente – rispose Violet con un sospiro di sollievo. Guardò la figlia con la fronte aggrottata e con la voce improvvisamente acuta disse: - Daphne, hai forse baciato il duca?
Daphne sentì che il suo viso aveva assunto lo stesso colore di quello della madre: - Potrei averlo fatto – mormorò.
Violet agitò l’indice davanti alla figlia. – Daaphne non posso credere che tu abbia fatto una cosa del genere. Sai bene che ti ho proibito di permettere che gli uomini si prendano certe libertà!
- Non ha molta importanza visto che stiamo per sposarci!
- Tuttavia… - Violet sospirò, - Hai ragione. Non ha importanza. Stai per sposarti e nientemeno che con un duca; e se ti ho baciata, be’, c’era da aspettarselo.
Violet guardò la madre, incredula. Non erano da lei tutte quelle chiacchiere.
- E adesso, se non hai altre domande, ti lascio ai tuoi… - Lady Bridgerton guardò gli oggetti che ricordavano a Daphne tante cose – a quello che stavi facendo-
- Ma devo sapere altre cose!
Violet se ne era già andata e Daphne, per quanto volesse saperne di più sui segreti dell’atto coniugale, non avrebbe rincorso la madre davanti ai familiari e ai domestici per farselo dire.
E Simon? Se non poteva consumare il matrimonio, il loro sarebbe stato un vero matrimonio?
C’era di che rendere una sposa davvero molto agitata.
Daphne lo guardò mentre lui continuava a ridacchiare a sue spese. Non l’aveva mai visto prima, quindi doveva essere nuovo di Londra. Aveva un viso perfetto e le bastò poco per rendersi conto che avrebbe fatto vergognare le statue di Michelangelo. Il suo sguardo era stranamente intenso, così azzurro da essere lucente. Aveva capelli folti, scuri, ed era molto alto, come i suoi fratelli, il che era abbastanza raro.
Daphne pensò che quell’uomo sarebbe riuscito a liberare i suoi fratelli, per sempre, dalle ragazze cinguettanti che li circondavano.
Violet Bridgerton appallottolò la pagina del giornale e la gettò dalla parte opposta dell’elegante soggiorno.
Saggiamente, sua figlia Daphne non fece commenti e finse di essere concentrata sul suo ricamo.
- Hai letto quello che ha scritto? L’hai letto? – domandò Violet.
Daphne diede un’occhiata alla palla di carta sotto a un tavolo. – Non ne ho avuto l’occasione dopo che voi… avete finito di leggerlo.
- Allora fallo adesso. Leggi le malignità che ha scritto quella donna su di noi.
Daphne si chinò a prendere il foglio, lo stirò con le mani, lesse e commentò: - Non è così male, mamma. Infatti si può considerarlo un elogio rispetto a quello che ha scritto la settimana scorsa sui Featherington.
- Come posso sperare di trovarti un marito se quella donna sbeffeggia il tuo nome?
Daphne si sforzò di mantenere la calma. Dopo quasi due Stagioni mondane a Londra la sola parola “marito” le faceva venire il mal di testa. Voleva sposarsi, è vero, e non sognava neppure un matrimonio d’amore. Ma era troppo sperare di trovare un marito che le ispirasse almeno un po’ di affetto?
Fino a quel momento solo quattro corteggiatori avevano chiesto la sua mano, ma quando Daphne aveva pensato di vivere il resto dei suoi giorni in compagnia di uno di loro, aveva capito di non poterlo fare. C’erano parecchi uomini che sarebbero potuti essere dei buoni mariti, ma nessuno di loro era interessato a lei. Per la verità lei piaceva a tutti. Tutti la ritenevano divertente, gentile, intelligente e pensavano che fosse attraente, ma nessuno era incantato dalla sua bellezza, nessuno rimaneva senza parole in sua presenza o era spinto a scrivere poesie in suo onore.
Se uno degli uomini che secondo lei poteva essere un buon marito le avesse detto: - Diamine, Daff, tu non sei come le altre donne. Tu sei davvero una persona a posto – le sarebbe bastato come complimento, soprattutto se lui non se ne fosse poi andato in cerca dell’ultima bellezza bionda comparsa all’orizzonte.
Daphne abbassò gli occhi e si accorse di avere stretto le mani a pugno. Allora disse: - Sono sicura che l’articoletto di lady Whistledown non danneggerà la mia possibilità di accasarmi.
- Daphne, sono passati due anni!
- Lady Whistledown scrive solo da tre mesi, perciò non vedo come possiamo accusarla di qualcosa.
- Io accuso chi voglio – borbottò Violet.
Daphne era in età da marito e Violet la migliore delle madri quando non si disperava per il fatto che, oltre a dover accasare Daphne, aveva altre tre figlie da sistemare.
- Ha detto solo che non vi sono dubbi che siamo tutti legittimi. È più di quanto si possa dire dei figli di molte famiglie aristocratiche.
- Non è nemmeno una persona reale – riprese Violet con rabbia – Whistledown. Ah! Non ho mai sentito quel nome. Chiunque sia, dubito che faccia parte dell’aristocrazia. Una persona di rango non scriverebbe mai queste sciocchezze.
- Certo che è una nobildonna – replicò Daphne con un’espressione divertita negli occhi scuri. – Se non facesse parte del bel mondo, non sarebbe al corrente delle cose di cui scrive. Pensate che sia una specie di spia che sbircia dalle finestre e origlia alle porte?
- Il tuo tono non mi piace, Daphne – commentò Violet accigliata.
La ragazza trattenne un sorriso. Ma si divertiva troppo a canzonare sua madre. – Non sarei sorpresa se lady Whistledown fosse una delle vostre amiche.
- Attenta a come parli, Daphne. Nessuna delle mie amiche scenderebbe tanto in basso.
- Bene. Allora, probabilmente, non è una delle vostre amiche, ma sono sicura che è una persona che conosciamo. Nessun intruso può ottenere le informazioni di cui scrive nei suoi articoli.
Violet incrociò le braccia. – Vorrei farle chiudere il giornale per sempre.
- Se volete toglierla di mezzo, non dovreste sostenerla acquistandolo – replicò Daphne.
- A che cosa servirebbe? Lo leggono tutti! – osservò Violet.
FINO A DOVE PUO’ ARRIVARE UN INGANNO D’AMORE?
Londra,
Mamma mia quanto sono stata veloce a finire questo libro. Era da un pezzo che non avevo più questi ritmi. Ma quando si dice un capolavoro! E questo libro c’è totalmente dentro.
È il primo episodio della serie Bridgerton dedicata a otto fratelli, equamente divisi tra i due sessi. Questo primo romanzo è incentrato sulla giovane Daphne Bridgerton che, alla sua seconda Stagione, non ha ancora trovato l’uomo giusto. Viene corteggiata da uomini insignificanti, mentre quelli più interessanti non fanno altro che considerarla un’amica. Tutto ciò fino a quando conosce Simon Bassett, duca di Hastings, miglior amico del fratello maggiore Anthony. Anche fra loro sembra cominciare tutto come un’amicizia e un accordo di finto corteggiamento che distolga da Simon le tante madri assetate di matrimonio e che renda Daphne più interessante agli occhi degli altri uomini. Peccato che invece ai suoi occhi diventi sempre più interessante e ineguagliabile proprio il duca in questione. E quando la scintilla di passione innesca un vero fuoco tra i due che vengono però scoperti dai maschi Bridgerton, tremendamente gelosi, Daphne per evitare un duello tra Simon ed Anthony convince il primo al matrimonio.
Peccato che Simon non voglia affatto sposarsi e se non può evitarlo, non vuole assolutamente avere dei figli… Dietro questa sua ferrea decisione c’è un vecchio trauma e, soprattutto, un rapporto molto conflittuale con il padre per cui Simon ha impostato tutta la sua vita nel contravvenire sistematicamente alle richieste del genitore. Sposare Daphne, così adeguata al ruolo di duchessa, e formare con lei una famiglia sarebbe rinunciare alla propria vendetta contro il padre, ma sarebbe anche realizzare i suoi più profondi desideri…
Evviva i Bridgerton! Finalmente un fratello maggiore sanguigno, divertente, testa calda e non dal sangue freddo e dal cuore di ghiaccio come molti altri! Sia Anthony che Colin sono fantastici, irriverenti, discoli e senza peli sulla lingua! Benedict mi sembra più anonimo (e in effetti anche la sua storia, che è già stata pubblicata con il titolo La proposta di un gentiluomo è molto meno sfavillante di questa). Personalmente non vedo l’ora che arrivi il turno degli altri libri della serie che sono già sul mio scaffale.
Daphne (oltre ad avere un nome stupendo) è una donna con
Simon è un cucciolo! Sfido io chiunque a leggere questo libro e a non provare tenerezza per quest’uomo che ne ha attraversate tante nella vita. Ha perso la madre nascendo, ha dovuto subire le angherie e il rifiuto plateale del padre; ha lottato con le unghie e con i denti per ottenere il suo rispetto ma soprattutto il suo amore. Pensarlo crescere da solo in una grande casa, circondato solo dai domestici e avere il coraggio di prendere in mano la propria vita a soli 12 anni quando si presenta a Eton per avere il diritto a studiare nel più prestigioso collegio inglese, cosa che gli era stata rifiutata dal padre che lo credeva uno stupido, mi faceva stringere il cuore.
Per fortuna che ha trovato l’amore con la sua donna ma anche il nido, il calore e l’affetto di una famiglia tra i Bridgerton che ne possiedono abbastanza per tutti.
Circa la scena d’amore della quale in passato si è molto discusso… quella in cui Daphne induce Simon a cedere alle sue richieste, approfittando di lui … è totalmente giusta ed efficace in quel momento della storia che non mi sento di giudicarla negativamente.
Avevo già letto qualche libro della Quinn ma questo è stato veramente fantastico, non avevo questo entusiasmo per un romance da parecchio tempo. Leggetelo!




Nessuno l'aveva vista nuda fino al giorno della sua morte. Era regola dell'Ordine che le monache non dovessero posare gli occhi su un corpo umano, nè proprio nè altrui. La stesura di questa norma era stata frutto di attenta e profonda riflessione. Sotto le ampie pieghe dell'abito, ciascuna di loro indossava una lunga camicia di cotone, indumento che si toglieva mai, nemmeno per lavarsi, affinché fungesse da schermo e in parte da asciugatoio oltre che da camicia per la notte. Le monache la cambiavano una volta al mese (più spesso in estate, quando l'aria stagnante della Toscana le faceva grondare di sudore) e c'erano istruzioni precise riguardo alla procedura corretta: mentre si spogliavano, dovevano tenere gli occhi ben fissi sul crocifisso al di sopra del letto. Se una di loro lasciava correre lo sguardo verso il basso, il peccato era materia per il confessionale e quindi non passava alla storia.
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