Edge of Desire
Misero alla prova il loro coraggio lottando per i Servizi Segreti di Sua Maestà e furono ricompensati con mogli di grande bellezza ed educazione. Ma un membro del Bastion Club è rimasto scapolo…fino ad ora.
“Christian ho bisogno del tuo aiuto. Non c’è nessun altro a cui mi possa rivolgere…L”
Quando Christian Allardyce, sesto marchese di Dearne, legge quelle parole, il suo mondo si capovolge. Lady Letitia Randall è una donna come nessuna, e il giorno in cui l’ha lasciato per combattere per il re e il suo paese è stato il più difficile della sua vita. Non ha mai dimenticato la sensazione delle sue labbra contro le proprie, ma non si era mai aspettato di rivederla. E ora lei cerca il suo aiuto, e Christian sa di non poter resistere al suo appello.
Letitia crede che Christian l’abbia abbandonato quando lei aveva più bisogno di lui, e odia dovergli chiedere aiuto. Ma per risanare il nome del fratello, ha giurato di usare ogni arma in suo potere, anche se significa sedurre il suo ex amante. Il tutto mentre Christian combatte la sua personale guerra – una campagna di puro piacere e dolce vendetta che li porterà oltre l’orlo del desiderio.
Capitolo 1
Agosto, 1816
Londra
L’avrebbe fatta aspettare.
Pensieri e pazze congetture giravano nella sua mente, Christian Michael Allardyce, sesto Marchese di Dearne, scendeva lentamente le scale del Bastion Club. Si stava preoccupando del suo brandy e della corrispondenza nel suo studio, quando Gasthorpe, il maggiordomo del club, era apparso con un biglietto.
Un biglietto che lo convocava al cospetto del suo passato.
Il passato lo aspettava nel salotto di fronte, la stanza che lui e gli altri sei proprietari, tutti ex membri di uno dei più segreti selezionati eserciti al servizio di Sua Maestà che avevano stabilito il club come rifugio contro le inopportune signore del ton, avevano stabilito come unica stanza in cui erano accettate le signore.
Nei mesi trascorsi dall’apertura del club, questa regola era, incidente dopo incidente, stata messa da parte, ma Gasthorpe aveva giustamente accolto questa particolare signora nel formale salotto di fronte.
L’avrebbe veramente fatta aspettare.
Aveva detto che l’avrebbe fatto, dodici anni prima, ma da allora era passato del tempo, e mentre lui era impegnato in Europa contro Napoleone, lei aveva pian piano messo da parte la sua promessa, si era innamorata e sposata con Mr George Randall.
Lei ora era Lady Letitia Randall.
Invece della marchesa di Dearne.
Nel profondo del suo cuore, dove niente e nessuno lo aveva più toccato, lui si sentiva ancora tradito.
Era stata Lady Letitia Randalla per otto anni. Sebbene fosse tornato in Inghilterra dieci mesi fa, e lui e lei si muovevano nella stessa cerchia molto ristretta, non avevano scambiato neanche una parola. Non si erano scambiati neanche un cenno. Anche aspettarsi questo era troppo per lui dato il loro passato. Lei sembrava averlo capito, freddamente distaccata, distante, come se lui e lei non fossero mai stati vicini – non fossero mai stati amanti – aveva preso le distanze.
Fino a ora.
Christian – ho bisogno del tuo aiuto. Non c’è nessun altro a cui posso rivolgermi. L.
Queste erano le sole note contenute dal messaggio, sebbene fra di loro queste poche parole fossero macigni.
I suoi piedi continuarono a scendere le scale con lo stesso ritmo. L’avrebbe fatto aspettare, sebbene non riuscisse ad immaginare cosa l’avesse portata lì. Né riusciva a immaginare perché il suo personale di Allardyce House in Grosvenor Square avesse riferito dove fosse. Il suo maggiordomo, Percival, era fedele ai suoi ordini, neanche una forza della natura lo avrebbe indotto a disubbidire agli espressi ordini del suo padrone.
E poi, la signora che al momento occupava il salottino, aveva acquistato molto dagli anni precedenti.
Superando gli ultimi gradini, studiò la porta del salottino. Era chiusa. Avrebbe potuto girarsi e tornare indietro, e lasciarla ad aspettare per almeno dieci minuti. Anche quindici. La disperazione nella sua richiesta garantiva che avrebbe aspettato. Non tranquillamente – la tranquillità non era nel suo repertorio – ma avrebbe stretto i denti e sarebbe rimasta finché lui si fosse degnato di incontrarla. Una parte di lui voleva ferirla – tanto lei aveva ferito lui, tanto lui l’avrebbe ferita. Nonostante gli anni, la ferita era aperta, sanguinava ancora.
Il vago, inafferrabile profumo di gelsomino arrivava dalla porta.
Era la curiosità, si disse, che gli aveva fatto afferrare la maniglia. Non l’incredibile, irresistibile attrazione che dall’inizio li aveva avvicinati – che anche dopo dodici anni di trascuratezza e otto anni di disillusione, li afferrava anche in una sala da ballo affollata.
E che gli faceva male.
Dopo aver aperto la porta, essersi irrigidito, entrò.
La prima sorpresa fu il suo aspetto trascurato. Si fermò sulla soglia, valutando rapidamente.
Seduta in una delle poltrone a fianco al piccolo camino, la poltrona di fronte alla porta, indossava un abito di un incredibile nero funereo, grigio e… su un’altra donna sarebbe sembrato tetro. Su di lei… anche totalmente velata com’era, la tinta deprimente non faceva nulla per diminuire la sua vitalità. Urlava in ogni linea della sua forma agile, un’energia che urlava, usata fino a un certo punto ma sempre in pericolo di fuggire-esplodere; le bastava muovere una mano guantata per attrarre istantaneamente e appuntare l’attenzione di un uomo.
Certamente la sua.
L’aveva dimostrato, sollevando entrambe le mani, palmi lunghi e snelli e dita delicate incastrate in sottili guanti di pelle nera, afferrò l’orlo del velo e lo sollevò, riportandolo indietro sulla massa di capelli.
Così avrebbe visto il suo volto.
Lineamenti ben accordati, un paio di labbra rosse scolpite da un maestro, quello inferiore generoso, pieno e tentatore. Grandi occhi a mandorla, il loro colore un miscuglio dalle infinite varietà di verde e oro, collocati su zigomi alti e cesellati. Folte ciglia scure, un lungo naso patrizio, tutto posto in un ovale dalla perfetta pelle di porcellana.
Il catalogo dei suoi lineamenti non le faceva giustizia, era l’epitome della bellezza femminile aristocratica non solamente a causa della sua composizione ma anche della sua animazione. Nel riposo il suo volto era serenamente bello; sveglia la sua espressione era sorprendentemente vivido.
Quel pomeriggio, comunque, la sua espressione era… contenuta.
Egli si accigliò. Facendo un passo nella stanza, chiuse la porta “Vostro padre?”
Aveva pensato che il lutto stretto significasse che il padre, il conte di Nunchance. Ma se il capo della casa di Vaux era morto, il ton avrebbe riferito la notizia. Non solo non aveva sentito un bisbiglio, ma il volto di Letitia, naturalmente pallido, non portava un accenno di dolore, se c’era qualcosa, sembrava che stesse trattenendo il suo temperamento.
Non il padre, allora. Nonostante lo scompiglio familiare che era un luogo comune tra i Vaux, lei era sinceramente affezionata all’eccentrico padre.
Il suo sopracciglio perfettamente arcuato si abbassò, un leggero cipiglio che lo informava che era stato poco divertente.
“No. Non papà”
Il suono della sua voce lo sconvolse. Aveva dimenticato quanto tempo era passato da quando l’aveva sentita. Toni bassi, con solo un più debole stridio naturale, era una voce che gli evocava visioni di peccato.
Comunque, oggi quei toni gli portava una certa visione. Lei tirò un profondo respiro, poi senza mezzi termini disse “Randall è stato ucciso”
Come se dicendo quelle parole si fosse liberata da qualche incantesimo, finalmente incontrò i suoi occhi. Quelle di lei scintillarono del temperamento non più nascosto. “Randall è stato colpito a morte nel suo studio la scorsa notte. I camerieri lo hanno trovato stamattina – e quell’idiota ufficiale di polizia ha indicato Justin come assassino”
I suoi occhi brillarono “Vedo” Muovendosi nella stanza, si diede lentamente il tempo di analizzare la notizia, si lasciò cadere sulla poltrona di fronte a lei accanto al camino. Lord Justin Vaux era il fratello minore. Al momento lei aveva 28 anni, quasi 29, quindi Justin ne aveva 26. Fratello e sorella erano legati, lo erano sempre stati. “E cosa dice Justin?”
“Questo è il punto. Non riusciamo a trovarlo. Ma invece di fare questo, le autorità hanno stabilito che lui è il capro espiatorio più conveniente. Stanno, senza dubbio, organizzando un inseguimento rumoroso mentre noi parliamo.” Letitia parlò con rabbia, il tono acido. Ora arrivava l’ostacolo più difficile – far parlare Christian con lei – si sentiva capace di concentrarsi sull’argomento in mano.
Che era molto meglio che concentrarsi su di lui.
Vederlo passeggiare, ineffabilmente aggraziato, per la stanza verso di lei – permetterselo – era stato uno sbaglio. Tutto quel potere concentrato in un maschio – un uomo che nessuno con occhi capaci di vedere avrebbe giudicato meno che pericoloso – era un fenomeno garantito a distrarre ogni donna che viveva, respirava. Lei più di tutte. Sebbene oggi avesse bisogno di superare il fascino e trattare con l’uomo.
La sua espressione era raramente chiara, faceva poco per addolcire gli angoli duri del suo volto, gli zigomi affilati, la lunga superficie delle guance, la posa austera dei suoi lineamenti – grandi occhi grigi posti sotto un’ampia fronte, lunghe sopracciglia castane, ciglia sorprendentemente folte, labbra sottili e la forte prua del suo naso. Il mento quadrato testimoniava la sua ostinazione che di solito nascondeva dietro una cappa di fascino tranquillo.
Fascino e grazia gli erano sempre risultati semplici, qualcosa che lei, essendo una Vaux e quindi sempre abituata a tutte le sfumature delle apparenze, aveva sempre apprezzato.
E ancora lo faceva, se l’affetto che lui aveva su di lei, sui suoi sensi, era più pronunciato di quanto ricordasse. Sapeva molto bene quanto profondamente lo avesse amato, ma aveva dimenticato come si sentiva, aveva dimenticato tutte le manifestazioni che venivano da quel profondo legame di anime.
Lei non gli era vicina da dodici anni. La sua decisione di prendere le distanze quando era riapparso nel ton era stata saggia; anche con ben sei piedi a separarli, lei poteva sentire la cassa toracica stringersi, abbastanza da influire sul suo respiro.
Abbastanza per farle venire le vertigini. Per avere i nervi scossi in un senso di anticipazione rivelatore.
Un senso di anticipazione che non sarebbe mai stato esaudito.
Non ora.
Non dopo che lei aveva sposato Randall.
Il suo sguardo grigio si era spostato da lei. Ora era tornato, concentrato e attento “Perché le autorità sospettano Justin? Era lì?”
Il sollievo brillò nei suoi occhi, il fatto che lui chiedesse prometteva bene. “Apparentemente era andato a trovare Randall la notte scorsa. Quello stupido maggiordomo di Randall, che disapprova tutti i Vaux, Justin in particolare, era molto felice di puntare il dito. Ma sai bene quanto me, nonostante tutto dimostri il contrario, Justin non ucciderebbe mai nessuno”
Christian afferrò i suoi occhi, vi lesse sia temperamento che preoccupazioni. La sua ansia “Non credi che l’avrebbe fatto. Io non potrei crederlo. Il che non significa che neanche tu lo faccia.”
Tormentare un Vaux era un passatempo pericoloso, ma questa volta lei non abboccò.
Il che gli disse quanto fosse preoccupata.
E nonostante la teatralità che era una sua eredità Vaux – la famiglia non era conosciuta come “I Vaux dal cattivo carattere” senza un motivo – non era una donna che si preoccupava eccessivamente. Il che spiegava perché era lì, che si rivolgeva a lui.
All’uomo che lei sapeva fosse.
Uno che non era mai stato capace di rifiutarle nulla. Neanche il suo cuore.
Lei tenne il suo sguardo fisso. Ora chiese semplicemente, con la sua voce bassa, dal tono rauco seduttivo “Mi aiuterai?”
Lui guardò nei suoi occhi, e capì che lei non poteva sapere come avrebbe risposto. Non poteva sapere quanto profondamente era stato alle sue dipendenze. Il che significava…
Arcuò un sopracciglio “Quanto vale per te il mio aiuto?”
Gli occhi di lei brillarono, poi cercò il suo volto, i suoi occhi, i suoi si restrinsero. Dopo una pausa significativa durante la quale lei valutò e considerò il vero significato delle sue parole, poi rispose “Sai perfettamente bene che farò tutto – tutto – per redimere il nome di Justin” Decisione assoluta, impegno totale, suonava nel suo tono.
Egli inclinò la testa “Molto bene”
Si sentì accettare con eleganza, non sapeva che lo avrebbe fatto, certamente non aveva pensato a cosa le avrebbe chiesto in cambio. Non era sicuro dei suoi motivi nello stringere un tale patto con lei, ma tutto gli dava un ampio margine.
La vendetta per tutti gli anni di dolore poteva essere sua.
A questo pensiero, si irrigidì, se per disagio o anticipazione non poteva dirlo “Dimmi cos’è successo – la sequenza di eventi che portano alla morte di Randall come li conosci”
Letitia esitò, poi afferrò la retina nera che aveva appoggiato sul grembo “Vieni a casa” Alzandosi, afferrò e calò il velo “Sarà più facile da spiegare lì”
***
Aveva pensato che sarebbe stato più semplice – avendo luoghi e cose da mostrare per distrarlo – ma averlo al fianco di nuovo portava i suoi nervi a uno stato di continua reattività. Pronta a riprendere a ogni tocco, anche leggero, a deliziarsi nel calore costante che radiava dal suo grande corpo, attirandolo più vicina.
Digrignando mentalmente i denti, punto alla macchia sul pavimento dello studio in cui le era stato detto che il marito era stato ucciso “Puoi vedere la macchia di sangue”
La macchia in questione si trovava tra il camino e il grande tavolo. Lei non era particolarmente schizzinosa, ma la vista della macchia rosso scuro le aveva chiuso la gola. Non importa cosa provava per Randall, nessun uomo dovrebbe morire come lui, brutalmente colpito a morte con l’attizzatoio del suo camino.
Christian si spostò più vicino, guardando la macchia “Come era posizionato – verso il fuoco o verso il tavolo?”
Egli sentì come una fiamma lungo un lato del corpo. Lei si accigliò “Non lo so. Non me l’hanno detto. E non mi hanno lasciato entrare a vedere – dicevano che era troppo… cruento”
Lei sollevò la testa, lottò per concentrarsi su cosa avessero discusso – faticò a non chiudere gli occhi e consentire agli altri sensi di rilassarsi. Aveva dimenticato quanto fosse alto, quanto imponente – aveva dimenticato che era uno dei pochi uomini del ton, che poteva farla sentire racchiusa, protetta. E questo era il motivo per cui si era rivolta a lui, ma in quel momento non poteva che essere grata per la sua taglia, la sua vicinanza, per il ricordo
Di vita virile di morte desolata.
“Hanno portato via l’attizzatoio” Tirando un profondo sospiro, lei si voltò e fece cenno al tavolo da una delle poltrone che si trovava a fianco al camino “E hanno sgombrato il tavolo dove c’erano due bicchieri, così mi è stato detto. Brandy in entrambi.”
“Ditemi quello che sapete. Quando l’hai visto l’ultima volta?”
La domanda le dava qualcosa su cui concentrarsi “La notte scorsa. Sono andata a cenare dai Martindale, poi alla soirée a Cumberland House. Sono tornata piuttosto tardi. Randall era rimasto a casa – a volte lo faceva quando aveva affari da sbrigare. Mi aspettava all’ingresso, mi ha chiesto di venire qui. Voleva discutere…” si fermò, poi continuò, sapendo che la sua voce, indurita, avrebbe rivelato il suo stato d’animo. “Un problema di famiglia”
Lei e Randall erano sposati da otto anni, ma non c’erano stati figli. Con un po’ di fortuna Christian avrebbe capito qual era il soggetto delle loro discussioni, il soggetto che lei così delicatamente si era trattenuta dal menzionare.
Lo sguardo sul volto di lei, Christian sapeva – sapeva proprio – che lei sperava di condurlo in quel sentiero del giardino. Rifiutando di seguirla, fece nota mentale di tornare al soggetto della discussione della notte precedente con il marito e altri punti successivi. Per ora… “Discussione?” con un Vaux coinvolto “discussione” avrebbe significato una guerra verbale.
“Abbiamo litigato” Il volto che si oscurò, lei proseguì “Non so per quanto è continuato, ma alla fine sono scappata via” – un gesto indicò la forza della sua uscita, qualcosa che Christian poteva immaginare con facilità – “e l’ho lasciato qui”
“Così pensi”
Lei annuì.
Lasciò che i suoi occhi percorressero la stanza, poi tornò a guardare lei. “Nessun vaso rotto? Ornamenti lanciati?”
Intrecciò le braccia al seno, sollevò altezzosamente il mento “Non era quel tipo di argomento”
Un argomento freddo, allora, uno senza il calore della passione. Per lei, con suo marito, questo gli sembrava strano.
Mosse lo sguardo, esaminando ancora la stanza. In realtà spostava lo sguardo da lei. Così da non concentrarsi sul suo seno. Un seno che conosceva – o aveva, un tempo, conosciuto bene. Distogliere la mente dalle immagini salaci del passato – tutte più potenti essendo memoria piuttosto che immaginazione – gli costò più sforzo di quello che aveva considerato. Egli si spostò “Così hai lasciato Randall qui, vivo e vegeto, e allora cosa? Cosa sai dopo di lui?”
“Niente di niente finché la mia cameriera è arrivata correndo stamattina per dirmi del corpo” Lei si allontanò dalla macchia di sangue.
Lui si mosse con lei, al suo fianco, mentre lei andava verso la finestra che osservava verso la strada; lei vi si fermò davanti.
“Il tempo di vestirmi, sono scesa, il maggiordomo – è un tipo invadente di nome Mellon – si è preso l’incarico di convocare le autorità, che hanno assegnato un investigatore di Bow Street – un uomo dalla mente ristretta la cui unica preoccupazione è chiudere il caso il prima possibile senza badare alla verità”
Fece silenzio, ma prima di arrivare alla domanda successiva, lei disse di sua volontà “Un’altra cosa mi è stata detta dalla mia cameriera – era del tutto sconvolta – che oggi la porta dello studio era chiusa, con la chiave sul pavimento all’interno. Mellon e i camerieri hanno provato inutilmente a forzare la porta” Entrambi si girarono ad esaminare la porta, un pesante pannello di rovere con una chiave altrettanto pesante. “Fortunatamente, qualcuno in casa può tenere le chiavi. Ecco come hanno fatto a entrare… e a trovarlo.”
Allontanandosi dal fuoco, si aggirò attorno alla porta; i suoi sensi rimanevano distratti, ma il suo intelletto era impegnato “Quanto dentro? Pensa a cosa ti ha riferito.”
“Pochi metri, non di più. Mi è sembrato”
Era fermo ad osservare il pavimento, legato alle implicazioni della chiave che era in quel posto, quando apparve una ragazza sulla porta. Alzando lo sguardo, incontrò i suoi occhi, poi guardò i suoi capelli e rise “Hermione”
“Lord Dearne” Fece un inchino “Non sapevo se vi ricordavate di me”
Rese il sorriso affascinante, come se non avesse dimenticato la briciola che era stata quando l’aveva vista l’ultima volta. Fortunatamente i suoi capelli erano una caratteristica loquace; insomma, a quanto aveva sentito, con tutti quelli nati nella casa dei Vaux, lei possedeva un’abbondante cascata nera che, nonostante il suo colore, non poteva essere descritta altrimenti che rossa. Questo, combinato alla testimonianza dei suoi lineamenti, una versione più dolce, più mite di Letitia, riconoscerla non era stato difficile.
La sua attenzione scivolò sulla sorella maggiore, Hermione avanzò nella stanza. Christian notò che non guardava la macchia di sangue; il suo obiettivo era Letitia.
Egli guardò Letitia; lei guardava in basso, la mente altrove. Evidentemente non la disturbava che Hermione li avesse visti.
Osservandolo, Letitia continuò “Questo è tutto quello che è a mia conoscenza. Quello che ho raccolto dall’investigatore”
“No” sollevò una mano ferma “Non dirmelo. Voglio sentirlo direttamente da lui”
Lei strinse gli occhi verso di lui “Senza le mie interpretazioni?”
Egli represse un sorriso “Senza le tue indicazioni”
Lei sospirò, un suono da femmina Vaux era caduto ad arte, poi guardò Hermione “Va tutto bene?”
Gli occhi di Hermione brillarono “Certo. Mi chiedevo di te”
Letitia alzò le spalle “Quando Justin tornerà e i pazzi che hanno chiamato le autorità ammetteranno che non è stato lui e inizieranno a cercare il vero assassino, starò bene”
Christian tremò internamente. Nessun sarcasmo scorreva sotto le sue parole – con una Vaux non si doveva mai pensare – sebbene avesse appena perso il marito dopo otto anni di matrimonio in circostanze scioccanti…
Lui la studiò; lei guardava Hermione, ma non c’era nulla nell’atteggiamento di entrambe le donne oltre il conforto tra sorelle. Sebbene Hermione fosse al momento una versione meno intensa di Letitia, lei senza dubbio coltivava i suoi poteri drammatici in tempo. Entrambe le sorelle sembravano a loro agio l’una con l’altra, l’unica vera differenza era l’età, e il suggerimento di preoccupazione, di vedere Hermione come una persona che aveva bisogno di protezione e di essere sorvegliata colorava gli occhi di Letitia.
Egli riconosceva l’emozione. Capì di conoscerla molto bene. Si irrigidì “Se convocherete il maggiordomo – Mellon, no? – vorrei parlare con lui.”
Interrogarlo. Aveva bisogno di concentrarsi sull’argomento in questione, piuttosto che lasciare che Jezebel giocasse con la sua compassione, anche se inconsciamente.
Letitia si diresse verso il campanello e lo tirò; l’alacrità con cui si rispose alla chiamata la fece ridere cinicamente – e scambiare un’occhiata con Christian. Ovviamente il personale di Randall trovava la sua presenza degna di nota, abbastanza da precipitarsi.
Nonostante ciò, Mellon puntò doverosamente il suo sguardo su di lei, ignorando Christian “Avete suonato, madam?”
“Certo Mellon. Lord Dearne” si rivolse verso Christian “gradirebbe farvi alcune domande. Per favore rispondete come meglio potete.”
Mellon si volse con riluttanza verso Christian, che sorrideva semplicemente, ancora più affascinante.
Avrebbe dovuto avvertirlo; Mellon divenne rigidamente gelido.
Christian lo vide, ma scelse di ignorare la reazione dell’uomo. “Siete stato il maggiordomo di Mr Randall per… quanto tempo?”
“Dodici anni, milord”
Molto prima del matrimonio di Letitia con Randall; Christian le lanciò un’occhiata, ma tutto quello che riusciva a rintracciare sul suo volto, la sua postura, era una sorta di rassegnata indifferenza verso Mellon. Non le piaceva quell’uomo, ma lo aveva lasciato a dirigere il personale della casa; le doveva chiedere perché. Riportò lo sguardo sul maggiordomo. “Come vi siete trovato col vostro ultimo padrone?”
Mellon spinse fuori il petto. “E’ una…” sbottò, osservò con il mento fermo. “E’ stato un piacere lavorare per Mr Randall, milord”
“E il resto del personale?”
“Pensano la stessa cosa, milord. Nessuno del personale ha avuto problemi con il padrone” gli occhi di Mellon scivolarono verso Letitia, ma si fermarono prima di raggiungerla.
L’avversione dell’uomo era ovvia; Christian se ne chiese il motivo. La Letitia che aveva conosciuto era sempre gentile e cauta nel dare ordini. L’impulso era in lei, nient’altro che istintiva, niente che lei avrebbe potuto cambiare facilmente. C’erano altre ragioni. “Molto bene” rilassò la voce “Se voleste dirmi, per vostra sicura conoscenza, proveniente solamente dalla vostra osservazione, cosa è accaduto la scorsa notte. Cominciamo dal punto in cui Lady Randall è tornata a casa”
Mellon strinse le labbra come una donna anziana, ma era solo troppo pronto per essere costretto “La padrona è tornata e il padrone ha chiesto di parlare con lei. Qui, nello studio. Hanno chiuso la porta quindi non so cosa si siano detti, ma c’era un gran da fare” I suoi occhi volarono a Letitia, poi tornarono su un punto dietro la spalla destra di Christian. “Potevamo sentire Sua Signoria parlare ad alta voce e inveire, come non aveva mai fatto”
Ah. Eccolo. Devoto al padrone, Mellon era risentito per come Letitia trattava Randall.
Christian trattenne una reazione; Randall era il gentiluomo con cui Letitia lo aveva tradito, sebbene quello che aveva visto dal suo atteggiamento verso l’uomo sembrava del tutto lontano dal matrimonio d’amore che lui aveva supposto fosse. Si annotò nella mente di informarsi su Randall, soprattutto sul suo matrimonio con Letitia. Ma prima… la sua apparentemente immodificabile protettività lo spinsero a chiedere “E’ successo nulla durante il periodo in cui Sua Signoria e Mr Randall stavano discutendo nello studio?”
“Sì, sir, sebbene non nello studio” Gli occhi di Mellon brillarono di vendetta “Lord Justin Vaux, il fratello della padrona, ha chiesto di vedere il padrone, non la padrona. Poteva sentire ciò che avveniva nello studio, quindi ha detto che avrebbe aspettato in biblioteca. L’ho portato lì. Mi ha detto che non aveva bisogno che gli venisse servito nulla. Ha detto che sarebbe entrato quando la padrona fosse andata via”
“Così vi siete ritirato?” Il suo tono rivelava sorpresa; Percival non si ritirava mai quando lui era alzato, a meno che lui stesso glielo avesse ordinato.
Mellon lo guardò “Ora vorrei non averlo fatto, ma Sua Signoria spesso fa come se fosse cosa sua e il padrone mi aveva accennato prima che lo stava aspettando, così, be’… era chiaro che non mi voleva. Così sono andato.”
Anche senza guardare Letitia, aveva pochi dubbi su come interpretare la dichiarazione di Mellon. Justin non amava Randall, e quindi veniva chiamato spesso “a fare come a casa sua” per sostenere Letitia – molto probabilmente per tenere un occhio su di lei. Questo aveva rivelato. Sebbene Justin e Letitia fossero uniti, non avevano mai vissuto uno nella tasca dell’altro. E c’era anche Hermione. Christian la guardò e si chiese se l’atteggiamento protettivo di Letitia aveva una qualche causa specifica aldilà del fondamentale istinto di famiglia. Chiaramente Justin lo aveva fatto nonostante la disapprovazione sufficientemente ovvia di Randall, e l’altrettanto disapprovazione di Mellon.
“Allora oltre questo punto non sapete nient’altro degli eventi” Catturò gli occhi di Mellon “ Potete dire per certo che lord Vaux ha lasciato la biblioteca, è andato nella stanza e si è incontrato con il vostro padrone?”
Mellon strinse le labbra “No, ma posso dire che non è andato via fino a più di un’ora dopo. La mia stanza è sopra la porta principale e l’ho sentita aprirlo e chiuderla. Mi sono alzato e ho guardato fuori – solo per essere sicuro – e ho Lord Vaux scendere le scale fino alla strada”
“Che strada ha preso”
“Sinistra. Verso Piccadilly”
Christian inarcò un sopracciglio verso Letitia.
Le braccia di nuovo conserte, stava ascoltando tranquillamente, ora la preoccupazione traspariva dai suoi occhi. Quando lui attese, lei rispose con riluttanza “L’appartamento di Justin si trova in Jeremy Street”
Mellon aveva dato la direzione corretta senza esitazione; molto probabilmente aveva visto Justin andare via. Christian pensò, poi chiese “Se qualcuno fosse venuto a trovare il vostro padrone la notte scorsa, dopo Lord Vaux, o anche prima, lo avreste saputo?”
“Certo, sir – milord. Se avessero suonato, lo avrei sentito – suona sia nella mia stanza che in cucina. Anche se bussano alla porta, non posso fare a meno di sentire, essendo la mia stanza dov’è”
Era poca cosa suggerire che avrebbe potuto essere addormentato “Molto bene” Christian si voltò verso la macchia di sangue sul pavimento. “Andiamo a oggi. Cosa è successo quando siete sceso?”
“Ero nella dispensa a preparare le posate per il tavolo della colazione, quando Mrs Crocket, la governante, è venuta a dirmi che non si riusciva ad aprire la porta dello studio. Sono andato subito, pensando che forse il padrone era andato prima nello studio. A volte chiude la porta. Ma quando ho bussato, non mi ha risposto , neanche quando ho chiamato. Poi uno dei camerieri ha guardato attraverso il buco della serratura – ero sorpreso che riuscisse a farlo dal momento che la chiave doveva essere inserita dentro. È diventato verde, e ho detto che il padrone era disteso sul pavimento, e c’era sangue” Mellon impallidì.
“Cos’è successo dopo?”
“Abbiamo provato a forzare la porta, io e due camerieri, ma noi stavamo pensando di rompere una finestra e farvi entrare qualcuno quando una delle cameriere ci ha detto che un ragazzo della cucina poteva recuperare la chiave. Lo abbiamo portato qui, e ha provato ad aprire la porta. Ci siamo affrettati dentro…” Gli occhi di Mellon erano attratti dalla macchia di sangue sul pavimento “E abbiamo trovato il padrone qui, morto. Proprio morto”
La sua voce tremò sulle ultime parole. Christian gli diede un momento per ricomporsi.
Osservò Leticia; il suo volto era una maschera bianca “Capisco che sia sconvolgente” – indirizzò il commento più a lei che a Mellon, poi riportò lo sguardo sul maggiordomo “ma se poteste descrivere come era collocato Randall – supino o a faccia in giù?”
Tutto il colore defluì dal contegno di Mellon “Di schiena” la sua mascella si mosse “Non c’è molto da dire sul suo volto”
Letitia fece un piccolo suono scioccato e si voltò; la mano alla gola, guardò fuori dalla finestra. Hermione era impallidita, ma era meno sconvolta.
Bloccando una urgenza sconcertantemente forte di sospendere l’interrogatorio per dedicarsi a Letitia, che certamente non l’avrebbe ringraziato, Christian finse “Così, sembrerebbe che Randall avesse il volto rivolto al camino e al suo aggressore. Ho capito che c’erano due bicchieri di brandy sul tavolo al fianco – devono aver bevuto?”
Mellon si riprese al cambiamento di soggetto. “Entrambi devono aver sorseggiato, ma nessuno lo ha svuotato”
“Dov’era esattamente la chiave?”
Mellon guardò verso la porta e indicò “Lì – sul quel nodo del pavimento di legno”
Hermione si spostò. Christian la guardò e vide che stava partecipando avidamente. Osservò Letitia; lei stava partecipando troppo, ma non con la stessa intensità. Osservò di nuovo Hermione. I suoi occhi erano spalancati; era senza dubbio tesa. Senza osservare Mellon, disse, “Mettete il dito sul punto”
Mellon obbedì “Quello che posso dire è che era qui”
Gli occhi di Hermione non lasciarono Mellon, ma quando si raddrizzò, lei guardò Christian in attesa.
Non essendo sicuro di cosa sarebbe successo, osservò Mellon e fece una domanda ovvia “Come pensate che la chiave sia arrivata lì?”
“Non posso dirlo esattamente, milord”
“Se doveste immaginare?”
“Penso… che Lord Vaux si sia chiuso la porta alle spalle, poi ha fatto scivolare la chiave da sotto la porta”
Christian annuì. Sembrava la spiegazione più accettabile, tranne… “Perché Lord Vaux avrebbe dovuto farlo? Se avesse ucciso il vostro padrone, perché avrebbe dovuto prendersi il disturbo di chiudere la porta e fare scivolare la chiave dentro?”
Mellon aggrottò la fronte, incapace di rispondere.
“Per avere il tempo di scappare”
Le parole attirarono gli occhi di tutti verso la porta; venivano da un individuo alto e sottile apparso sulla soglia. Uno sguardo ai suoi lineamenti e Christian lo riconobbe.
Letitia si era irrigidita ad un livello allarmante. Nel tono adatto alla più arrogante duchessa disse “Dearne, permettetemi di presentarvi Mr Barton. Di Bow Street”
Non aveva bisogno di dire di più; il suo tono in effetti comunicava il suo disprezzo. Chiaramente Barton aveva già avuto successo nell’incontrarla.
Deliberatamente calmo, Christian fece un cenno a Barton “Lady Randall mi ha chiesto di investigare sulle circostanze relative alla morte del marito. Potrei chiedervi dove pensate che Lord Vaux sia, per usare le vostre parole, fuggito?”
Barton non era del tutto sicuro su come comportarsi con lui; Christian gli aveva concesso di pensarci da solo; cosa che lo aveva condotto ad optare per la cautela. Rispose civilmente “Alla luce delle circostanze, sono stato nella dimora di Sua Signoria qui..” Barton guardò a Letitia “ha mandato un messaggio in cui chiedeva la sua presenza qui prima, ma non ha ricevuto risposta. Nessuna sorpresa, dal momento che Sua Signoria è scomparso”
Letitia osservò trasalendo e scioccata. Così fece Hermione.
“Scomparso?” Letitia osservò Barton; Christian riusciva a vedere le rotelle nella sua testa girare. Poi tirò su col naso e si allontanò. “Potrei dire che è andato in campagna a trovare amici. È agosto, dopo tutto. Sospetto, Mr Barton che la vostra “scomparsa” non è nioent’altro che questo”
Barton guardò con sguardo combattuto. “Vorreste dire che Sua Signoria parte normalmente per la campagna con una fretta allarmante di notte? Con il suo uomo, senza avvisarlo?” quando Letitia disse di no, Barton continuò “Poiché è successo questo, secondo il suo padrone che abita sotto.”
Dopo un momento Barton guardò in basso, attirando l’attenzione di tutti su quello che aveva in mano, sembrò essere un capo di stoffa, piegato molte volte “E poi c’è questo”
Scosse il tessuto, che si rivelò essere un cappotto da uomo “Può essere di vostro fratello, Sua Signoria? Lo riconoscete?”
Letitia aggrottò la fronte. Si avvicinò, esaminando il taglio del cappotto “Sembra quello di Justin” Fermandosi davanti al cappotto che Barton esponeva a braccia larghe, lei sollevò un sopracciglio “E’ di Shultz?” Cercò il bavero sinistro.
Barton mise via il cappotto “Dovreste stare attenta a toccarlo, Sua Signoria. C’è del sangue… molto probabilmente di vostro marito”
Ogni goccia di sangue defluì dal volto di Letitia.
Christian fu all’istante al suo fianco, prima di pensarci. “Barton” La sola parola risuonò di minaccia, sebbene non era quello che provava. Chiuse la mano a pugno; combatté l’impulso di scuotere l’agente. La sua lingua prudeva dal desiderio di spellare vivo quell’uomo ma… avevano bisogno di sapere cosa aveva scoperto. “Il padrone di casa ha qualche idea di dove fosse diretto Sua Signoria?”
Formulò rabbiosamente la domanda. Barton si irrigidì; si rifiutava di rispondere, ma non osò. “No”
“Sapete come sono fuggiti, in una carrozza presa in affitto o Lord Vaux guidava il suo calesse?” Guardò verso Letitia quando rispose; le labbra serrate, lei annuì, Justin aveva veramente un calesse in città.
Barton aveva notato lo sguardo intercorso tra i due. Gli occhi scuri di sospetto, tuttavia ammise a malincuore “Sua Signoria è andato via sul suo calesse”
“Avete fatto altra luce su questa questione? Altre informazioni?”
“No, milord. Il corpo è stato preso dal chirurgo della polizia. Quando avrà fatto i suoi esami, il cadavere sarà lasciato a Sua Signoria per il funerale” Barton usò la parola “cadavere” deliberatamente, lo sguardo scivolò verso Letitia.
Christian combatté un impulso quasi opprimente di strozzare l’uomo. “Molto bene” catturò lo sguardo dell’uomo “Bene, a suo tempo, voi personalmente – informerete Mellon e lui mi comunicherà le informazioni. Sua Signoria non sarà di nuovo disturbata con questa storia. Ogni interrogatorio che avrete, lo farete in mia presenza “Attirò lo sguardo di Barton “Credo di essere stato chiaro”
Le sue parole uscirono in un’adulazione minacciosa, molto simile a un leone che anticipava il suo prossimo pasto. Letitia ascoltò, non solo le parole ma ogni sfumatura che trasmettevano, e lo avrebbe baciato.
Sfortunatamente, non poteva, non ora, né di nuovo, ma chiaramente lui ancora si preoccupava per lei, in qualche modo nel suo cuore. Aveva passato tutta la sua vita tra uomini come lui; sapeva come leggere quei segnali.
Sotto lo sguardo duro di Christian, Barton annuì “Come volete, milord”
Christian inclinò la testa “Bene” Si fermò, poi aggiunse, “State sicuro che ogni informazione pertinente che noi troveremo per far luce sull’omicidio di Randall vi sarà riferita alla prima occasione”
Letitia voltò la testa e lo guardò. Stava contrattando – col nemico! Era un ramo d’ulivo che non aveva mai preso in considerazione. Stava quasi per tirare un sospiro e rilanciare alcune delle sensazioni represse – su quale di loro, Christian o Barton, non si era soffermata, quando Christian catturò i suoi occhi.
Solo un’occhiata – uno sguardo fisso, attento – e brontolando dentro di sé, chiuse a malincuore la bocca.
Intrecciando di nuovo le braccia, fissò su Barton uno sguardo freddo – glaciale – furioso.
Distolse lo sguardo, poi riportò gli occhi su Christian e annuì. “vado via, allora” Indossò il cappello, si voltò e andò via.
Ad un cenno di Christian, Mellon lo seguì, chiudendo la porta – la porta di quercia, dietro di sé.
L’istante in cui si chiuse, Letitia rilasciò la sua rabbia “Come osi!” Tirò un forte respiro. E scoppiò.
Christian guardò Hermione. Sebbene rimanesse in silenzio, incitava chiaramente la sorella, d’accordo con ogni sentimento drammaticamente ed energicamente delucidato. I suoi entusiastici “senti! senti!” erano chiari nei suoi occhi, in tutto il suo essere.
Rassegnato si appoggiò all’orlo del pesante tavolo e osservò Letitia declamare e passeggiare, poi declamare ancora. Nessuno declamava come un Vaux – avevano portato quell’attività ad un’arte eccellente. Era semplicemente stupito di quanta inventiva avesse ancora; frase colorate e paragoni sorprendentemente avversi – “idiota, imbecille meno che addormentato” uscivano dalla sua bocca che faceva solo una pausa per prendere respiro.
Meglio lasciare che uscisse di controllo. Era la follia dei Vaux, la loro fisima; tutta quell’energia naturale doveva essere rilasciata.
Dopo avere finto la sua analisi su Barton, i suoi progenitori e gli eventuali figli, si girò.
E lo fissò con una luce fiera. “E per quanto riguarda te… come hai potuto? Lo hai schiaffeggiato abbastanza bene all’inizio – e ti ringrazio per questo – ma dopo un accordo, un commento a metà ragionevole, gli hai dato una pacca in testa e lo hai fatto andare! Peggio… hai promesso di condividere tutto quello che troviamo!” Fermandosi a un passo, guardò nei suoi occhi, con lui appoggiato al tavolo, lei era al suo livello “Cosa diavolo pensavi?”
“Questo potrebbe indicare qualcosa che abbiamo bisogno di sapere” Christian rese la sua voce dolce, rifletteva come si sentiva. Sorrise, come sempre divertito, non era mai stato effetto dall’istrionismo dei Vaux, che era un punto che lo aveva sempre affascinato dei Vaux. Quasi senza eccezione, gli altri diventavano nervosi, quando loro lasciavano andare il loro carattere; la maggior parte delle persone tendevano ad allontanarli, o fuggire se potevano. Non lui. Lui trovava la loro energia senza briglie rinfrescante. Con tutto il loro apparente veleno, non erano mai maligni, al contrario di quello che molti pensavano, non erano né pericolosi né pazzi.
I loro capricci erano tutti fuochi d’artificio; non erano dannosi se maneggiati con cura, e capaci di essere molto piacevoli.
Soprattutto quando nessun Vaux aveva mai usato la sua immunità contro di lui. Certamente non Letitia.
Le sue parole calme le avevano concesso una pausa. Lo studiava attraverso gli occhi in cui la fiamma del suo furore stava lentamente morendo, lui riusciva quasi a sentire nell’aria intorno a lei che si smorzava.
“C’è un detto vecchio ma saggio” lui iniziò “Tieniti gli amici vicini, e i nemici più vicini”
Qualcosa cambiò nel volto di lei, la freddezza scivolò via dalla sua espressione “Bene, se è così, vorrai sicuramente sapere”
C’era una caratteristica nel suo tono che lui né riconobbe né collocò. Catturò il suo sguardo per un istante, poi si voltò. Il suo sguardo passò sulla macchia di sangue sul pavimento, poi andò alla porta”Se hai finito qui?”
Lui si raddrizzò, si guardò attorno “Sì” si avviò dietro di lei, si fermò per permettere ad Hermione di precederlo sulla soglia. “Ma ho ancora delle domande per voi due”
Senza commenti Letitia lo guidò lungo l’ingresso verso la stanza diagonalmente opposta allo studio. Fece un gesto quando si voltò a fronteggiarlo. “Il salotto centrale. Sono solita stare qui piuttosto che nel salottino privato”
Alla sua sinistra si trovava un arco che conduceva alla parte più interna della casa, attraverso esso vide scaffali colmi di libri. Egli indicò “La biblioteca?”
Quando lei annuì, vi si diresse. Letitia ed Hermione lo seguirono.
La biblioteca era una stanza di buone dimensioni con scaffali che andavano dal pavimento al soffitto; fermandosi al centro della stanza, osservò i libri che lo riempivano “Randall?”
“Sì. Non che li abbia mai letti”
Osservò Letitia “Li comprava, ma non li leggeva?”
Lei alzò le spalle. “Lui non leggeva. Poteva leggere, cioè, ma non ha mai letto un libro, non che io abbia visto”
Christian guardò di nuovo gli scaffali. Molti dei Vaux erano bibliofili. La maggio parte erano voraci lettori; occasionalmente aveva trovato anche Letitia
Con il naso immerso in un libro. L’idea di sposare una persona che non leggeva in quella famiglia sembrava… strana. E sebbene non fosse insolito per un gentiluomo creare una biblioteca solo per apparenza, c’erano parecchi libri in quella stanza.
Come se percepisse i suoi pensieri, Letitia disse “Forse li vedeva come un investimento”
Camminando dietro di lui, andò verso una poltrona a braccioli accanto al camino. Era stato lasciato un libro aperto sul tavolino accanto. Lei lo prese, poi sbuffò leggermente “Justin. Questo è quello che stava facendo mentre aspettava che io lasciassi Randall.”
La raggiunse e guardò da sopra la sua spalla “Seneca – Lettere da uno stoico” arricciò le labbra. “Una lettura appropriata per un Vaux”
Mise il libro da parte e si girò a fronteggiarlo “Cos’altro vuoi dire?”
Fece un gesto verso la poltrona; lei si sedette mentre lui indicava l’altro ad Hermione. Quando tutte e due si furono sedute, le guardò. “Se vogliamo distogliere i sospetti da Justin, dobbiamo ricostruire il delitto e dimostrare che qualcun altro ha avuto l’opportunità di uccidere Randall”
Passo dopo passo, le riportò a quanto sapevano, da quando Letitia era tornata a casa al caos del giorno dopo. L’esercizio non li portò da nessuna parte.
Egli fece una smorfia “Barton ha ragione – il sospetto più ovvio è Justin”
“Forse” Letitia concesse con aria grave “Ma non ha fatto nulla”
“La chiave” disse Hermione “Non dimenticatelo. Lo avete detto voi stesso” fissò Christian con i grandi occhi. “Perché Justin avrebbe dovuto fare una tale cosa? Non ha senso, non se fosse lui l’assassino. Quindi non può essere lui l’assassino”
Christian guardò nei suoi occhi, e non si chiese altro se non cosa stesse nascondendo; non era la prima volta che parlava in difesa di Justin.
Osservò Letitia, dopo aver passato poche ore in compagnia sua e di Hermione, era sempre più certo che il temperamento dei Vaux era come lo ricordava. Non erano cambiati. A parte il tradimento di Letitia, la lealtà , soprattutto per la famiglia, era cresciuta. Letitia aveva – era certo senza un solo pensiero per lei – attraversato la distanza tra di loro, facendosi coraggio nel venirgli a chiedere di andare da lei – a qualunque prezzo lui avesse chiesto – per assicurarsi il suo aiuto nel chiarire la posizione di Justin. Hermione si rivelava la stessa. La domanda nella mente di Christian era se avesse agito per quel sentimento, e se così, come.
La fissò con sguardo diretto “Sai tutto quanto è accaduto la scorsa notte?”
Lui non le credette. Con l’angolo dell’occhio, notò che Letitia stava avvertendo la sorella con un leggero aggrottare di sopracciglia. Ma lei non disse nulla.
Entrambe, ne era perfettamente certo, avrebbero mentito se era necessario per proteggere Justin, anche se i Vaux mentivano raramente… e la lealtà di famiglia funzionava in entrambi i sensi. Era del tutto impossibile che Justin avesse agito per proteggerla…
Osservò Letitia, aspettò finché lei sentì il suo sguardo e sollevò gli occhi verso di lui. Lui studiò quegli occhi, occhi che lui conosceva bene in tutto il loro splendore verde e oro, occhi che lui in passato era stato sempre capace di leggere. “Dimmi che non hai ucciso Randall”
Lei sbatté le labbra, ma continuò a restituirgli la sua attenzione costante. La vide fare il collegamento, la sua mente che seguiva il sentiero che lui aveva percorso. Le sue sopracciglia si sollevarono lievemente “Non ho ucciso Randall”. Passò un istante, poi fece una smorfia e aggiunse “Mi sarebbe piaciuto tante volte ucciderlo, ma no. Non l’ho fatto. Non avrei potuto. Non più di Justin”
E questa, rifletté Christian era la risposta giusta. Al contrario di Hermione, non aveva dubbi che quello aveva detto Letitia era la verità
Egli annuì. “Molto bene. Questo ci lascia una grande e immediata domanda. Dov’è Justin?”