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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.




13:51 del domenica, 28 settembre 2008


viking_warrior

Viking Warrior

Novembre 2008- Leisure Books

Lui non avrebbe mai dimenticato

Dopo un attacco brutale alla sua fattoria, Wulfric lo Spietato ha giurato vendetta sui razziatori danesi che gli hanno ucciso la giovane moglie. Ma quando posa gli occhi su Reyna la Danese, tutto quello che vede è una donna di straordinaria bellezza, con una massa di capelli del colore della luna piena e un corpo che ogni Valchiria le avrebbe invidiato. Lei è alla sua mercé, donatagli dal fratello per scaldargli il letto. Potrà questa bellissima guaritrice alleviare anche il fuoco che gli brucia nel cuore?

Lei non avrebbe mai dimenticato

Rapita dalla casa da un selvaggio Normanno, Reyna avrebbe sempre ricordato il volto del barbaro che ha distrutto la sua vita. Quando lei per la prima volta cattura lo sguardo del suo nuovo padrone, lei ha pensato che è proprio l’uomo che ha giurato di odiare per sempre. Ma il corpo dorato di Wulf e i baci seducenti risvegliano sentimenti molto diversi in lei. Quando una notte nordica deliziosamente lunga li fondono l’uno nell’altra, lei capisce che non sarà più il suo nemico ma il suo amato… Viking Warrior


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13:50 del domenica, 28 settembre 2008


losceiccocv-mason

Marocco, 1673

Lo sceicco Jamal abd Thabit scese giù dallo scalandrone della sua nave pirata, la Plunderer, coprendo con gli occhi l’anfiteatro di colline che s’innalzano oltre il grande porto di Tangeri. Era felice di essere di nuovo a casa dopo un anno di assenza, trascorso in Inghilterra per fare visita a sua madre. Ma, appena messo piede a terra, lo attendeva una spiacevole sorpresa: si ritrovò accerchiato da una frotta di soldati del sultano Moulay Ishmail.

<<Che cosa significa tutto questo?>> protestò Jamal con una nota di tranquilla autorità. Quelli che lo conoscevano bene avevano imparato a essere cauti quando lo sceicco usava quel tonno di voce pacato e minaccioso. <<Sono in arresto per caso?>>

Un omaccione dalla pelle nera e lucida come l’ebano, fece un passo avanti. <<Non siete in arresto, sceicco Jamal. Il nostro grande sultano, Moulay Ishmail, desidera vedervi immediatamente.>>

Lo sguardo scuro di Jamal si posò sconcertato sul capitano del sultano, che conosceva bene. L’esercito di Ishmail era composto da oltre cinquemila schiavi africani. I suoi soldati erano famosi per la loro tenace lealtà al sultano, la forza e lo spirito combattivo.

<<Ho appena messo piede a terra dopo un lungo viaggio, capitano Hasdai. Devo prima occuparmi di fare scaricare la merce dalla mia nave. Non può aspettare?>>

<<Portate un bottino?>>, chiese Hasdai.


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13:48 del domenica, 28 settembre 2008


losceiccocv-mason

La principessa Zara è senz’altro il più bel guerriero che i berberi abbiano mai avuto. Indomita e coraggiosa, combatte a spada sguainata accanto al padre, pronta a condividerne ogni impresa e pericolo… compreso quello di essere catturata dal più valoroso tra gli odiati arabi: lo sceicco Jamal adb Thabit. È la prima volta che lo splendido signore si trova davanti un nemico tanto affascinante, la cosa lo diverte e lo stuzzica al punto di fargli cambiare le regole della guerra con il lancio di un’ insolita sfida: se nell’arco di quattro settimane lui non sarà riuscito a sedurla, la bella prigioniera sarà libera. Zara accetta pronta a venire meno al patto per fuggire alla prima occasione, ma in cuor suo già lo sa che comunque vada, chiunque vinca, sarà per sempre schiava di Jamal fin nel più profondo recesso dell’anima…

Dalla fortunata penna di una grande signora del romance fluisce il ritratto di due nuovi, sensuali personaggi, la storia di una passione che divampa più ardente del torrido sole del deserto.

Evviva, ce l’ho fatta! Con calma e con tranquillità e con molta lentezza, sono riuscita a finire questo libro tremendo. Le sue caratteristiche fondamentali sono: assenza di trama, volgarità, ripetitività e personaggi inconsistenti. Provo a dire qualcosa di una trama un po’ povera.

Jamal abd Thabit è uno sceicco che lotta contro le tribù dei berberi di Youssef che attaccano le carovane del sultano. Durante una di queste scorrerie, cattura e prende prigioniera la figlia di Youssef, la principessa Zara. Naturalmente durante la prigionia, Zara deve diventare la sua amante. I due fanno un patto piuttosto bizarro: se lei gli resisterà per quattro settimane, sarà libera. Naturalmente, lei non gli resisterà perché tutti i personaggi della Mason non ragionano con il cervello ma con altro…

Da questo punto in poi è tutta una serie confusa di tradimenti, catture, fughe, salvataggi. Non ci provo nemmeno ad elencarli.

Le mie impressioni (tutte abbastanza negative):

  1. E’ un libro di una volgarità imbarazzante. L’autrice non usa mai mezzi termini. Come si può sopportare, inoltre, di leggere una frase di questo tipo? Dopo averla picchiata una o due volte, si era trasformata in un’amante appassionata, Haroun non avrebbe potuto chiedere di meglio. Naturalmente si riferisce a un’amante piuttosto recalcitrante.
  2. I protagonisti non fanno altro che accoppiarsi come conigli e farsi bagni nell’hammam.
  3. I due protagonisti sono proprio irritanti. Prima si odiano, nonostante facciano sempre sesso, e si dicono le peggiori cose. Poi di punto in bianco si innamorano e diventano tutti zuccherosi e sdolcinati. Da coma diabetico!
  4. Ci sono un sacco di errori di stampa. E qui mi vorrei rivolgere alla casa editrice (anche se so che non mi leggerà mai). Con quanto paghiamo questi libri (almeno intorno ai 13 euro) potreste controllare un po’ meglio le bozze prima di darle alla stampa.
  5. Clamoroso errore nell’attribuzione del titolo nobiliare. All’improvviso si scopre che lo sceicco Jamal è un nobile inglese, poiché figlio di una gentildonna inglese e di uno sceicco arabo. <<Io sono Jamal Brantly, conte di Lanford>>, ammise lui. <<Prima della morte di mio nonno ero solo un marchese. Ho ereditato il suo titolo lo scorso anno insieme con numerosi terreni in Irlanda e in Inghilterra, e un ingente patrimonio>> Prima della morte del nonno dovrebbe essere un visconte, visto che il marchesato è un titolo superiore alla contea.
  6. Dulcis in fundo, la ormai famigerata questione delle sfere, per la quale rimando a un prossimo post su http://www.junerossblog.com

A mio parere, NON LEGGETE questo libro.


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11:11 del domenica, 21 settembre 2008


- Il mistero della collana

Quando un’amica le scrive di aver visto a San Antonio una collana identica a quella che possedeva sua sorella Kat, da tutti creduta morta qualche tempo prima in un terribile incendio, Mari McBride si convince che la giovane in realtà sia viva e decide di indagare. Andare a San Antonio per verificare l’attendibilità della notizia, però, significa attraversare territori infestati da avventurieri e banditi della peggior risma e, per giunta l’unica persona in grado di aiutarla è Luke Garrett, un individuo decisamente poco raccomandabile. La posta in palio è troppo alta per lasciare spazio a esitazioni di sorta, così Mari decide di partire comunque e di fare il possibile per ritrovare la sorella. Anche a costo di finire vittima di qualche criminale, o del fascino pericoloso del suo misterioso accompagnatore.

- La collana di smeraldi

Texas, 1891

La sfortuna, le circostanze avverse e una decisione completamente sbagliata hanno soffocato l’amore per l’avventura di Kat McBride, che ha deciso di rinunciare per sempre ai colpi di testa, imprudenze, e soprattutto ai mascalzoni dal fascino diabolico. Poi nella sua vita ricompare Jake Kimball, un audace cacciatore di tesori che viaggia per il mondo in cerca di antichi gioielli da recuperare e cuori da rubare. Kat però ha paura: paura del sogno che Jake le fa balenare davanti agli occhi e che lei credeva perduto per sempre, paura del cambiamento che si prospetta all’orizzonte, paura di amare di nuovo e soprattutto di aprire un’altra volta la strada alla delusione e alla sofferenza. Avrà il coraggio di fidarsi ancora di un mascalzone? Forse, a patto che suo padre non venga a saperlo e che il mascalzone in questione si illuda di averla in pugno mentre in realtà è vero l’esatto contrario…

-       Her Outlaw


Autore: millecuori
Categoria:
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11:09 del domenica, 21 settembre 2008


lacollanadismeraldicv-dawson

Galveston, Texas, 1891

L’uomo era immerso nell’acqua fino alla vita, a torso nudo, le ampie spalle muscolose cosparse da una miriade di goccioline che scintillavano sotto il sole invernale. I capelli scuri e scarmigliati gli scendevano sugli occhi mentre fissava l’oggetto che con tanta cura stava lavando in mare.

<<E’ lui?>> chiese Katrina McBride a suo cognato, Luke Garrett. <<Quello è Jake Kimball?>>

<<Credo di sì. Noi trattavamo esclusivamente con suo padre. L’ho incontrato soltanto una volta in un periodo in cui indulgeva alle due grandi passioni della sua vita: le donne e l’alcol.>>  Luke si accigliò, piegando le labbra in una smorfia. <<Me lo ricordo molto diverso da adesso. Aveva i vestiti addosso, se non altro.>>

Seduta accanto a Luke sul carro, l’appariscente nonna di Kat, la nota scultrice Monique Day, girò la testa, strizzando l’occhio a Kat e a sua sorella Mari. <<Allora vuol dire che siamo fortunate.>>

A Kat non importava nulla dell’abbigliamento di Jake Kimball: nudo o vestito che fosse, aveva diverse cosette da dirgli. I giornali lo descrivevano come un amante dell’avventura, un cacciatore di tesori, nonché un ardito esploratore, ma lei lo conosceva per quello che era davvero: un ladro e un imbroglione.

Al tempo stesso, però, era anche l’uomo che poteva rendere giustizia al piccolo orfano che le cresceva in grembo.

Kat si strinse lo scialle attorno alle spalle, scese dal carro e camminò fino al limite delle dune erbose. <<Mr.Kimball?>> chiamò. <<Mr. Jake Kimball?>>

L’uomo si sollevò, sollevando la testa, e Kat rimase letteralmente senza fiato. Nemmeno l’ispida barba di tre giorni che gli copriva il mento e le guance era in grado di diminuire la bellezza virile del suo volto: mascella volitiva, naso dritto e due occhi azzurri che avevano la luminosità e la durezza dello zaffiro di Mari.  Incrociando il suo sguardo, Kat si sentì tremare dentro, improvvisamente e acutamente conscia della propria femminilità. Non aveva sperimentato niente di simile in presenza di un uomo, nemmeno con Rory. D’istinto, si strinse lo scialle sul seno.

<<Be’, però…>> mormorò Monique, schioccando la lingua mentre prendeva a braccetto Luke. <<Che splendido esemplare della specie! Mi fa venire in mente il modello che ho usato per il bronco di Apollo che è stato acquistato da Mrs. Astor.>>


Autore: millecuori
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11:06 del domenica, 21 settembre 2008


lacollanadismeraldicv-dawson

Texas, 1891

La sfortuna, le circostanze avverse e una decisione completamente sbagliata hanno soffocato l’amore per l’avventura di Kat McBride, che ha deciso di rinunciare per sempre ai colpi di testa, imprudenze, e soprattutto ai mascalzoni dal fascino diabolico. Poi nella sua vita ricompare Jake Kimball, un audace cacciatore di tesori che viaggia per il mondo in cerca di antichi gioielli da recuperare e cuori da rubare. Kat però ha paura: paura del sogno che Jake le fa balenare davanti agli occhi e che lei credeva perduto per sempre, paura del cambiamento che si prospetta all’orizzonte, paura di amare di nuovo e soprattutto di aprire un’altra volta la strada alla delusione e alla sofferenza. Avrà il coraggio di fidarsi ancora di un mascalzone? Forse, a patto che suo padre non venga a saperlo e che il mascalzone in questione si illuda di averla in pugno mentre in realtà è vero l’esatto contrario…

La collana di smeraldi è il secondo libro della trilogia delle sorelle McBride di Geralyn Dawson e conferma e consolida il giudizio m positivo che avevo già espresso del primo volume Il mistero della collana.

La vicenda della protagonista era già iniziata nel precedente libro: Kat McBride era fuggita con un farabutto che, nel corso della storia, era morto lasciandole in grembo un figlio illegittimo. Ora, a distanza di qualche mese Kat va a cercare per il figlio l’unico tesoro lasciatogli dal padre, la Croce del Sacro Cuore, una preziosa reliquia che è stata venduta a Jake Kimball. Quando Kat lo vede per la prima volta, lui è seminudo dentro uno stagno e la colpisce per la sua piratesca bellezza. Ma ciò che colpisce lui è, oltre la prorompente bellezza di Kat, la collana di smeraldi che indossa, quella stessa collana che gli era comparsa in sogno durante una missione sull’Himalaya in cui aveva perso il fratello maggiore. Nel sogno gli veniva detto che questa collana gli avrebbe restituito la sua famiglia. Per questo motivo, non potendola avere in cambio della Croce, decide di rubarla…

Kat e Jake si incontrano di nuovo anni dopo, quando lui mette un annuncio matrimoniale su un giornale: è in cerca di una moglie che allevi i cinque bambini della sorella morta che gli sono stati affidati. Kat decide di proporre come candidata la sorella Emma per potersi introdurre nella casa di Kimball e recuperare il suo gioiello. Ma le cose non vanno esattamente come si era aspettata…

Questo romanzo è un bell’insieme di risate e lacrime. Queste ultime perché il dramma dei personaggi è profondo e lacerante: entrambi hanno subito delle perdite e ne portano ancora nell’animo le conseguenze. Risate perché tutti i personaggi hanno la battuta facile. L’autrice, inoltre, non disdegna di usare il tono brillante e divertente sia nelle descrizioni che nei dialoghi fra i personaggi.

Jake è un bel protagonista. Sicuramente tutte le lettrici apprezzeranno i vari riferimenti, cenni e annotazioni sul suo fisico scolpito e su quella parte che la protagonista sembra gradire molto: il suo lato B! Anche lui è brillante e divertente ma nasconde il dramma della perdita del fratello Daniel e dei sensi di colpa per essere sopravvissuto a quella spedizione. È un po’ autoritario, nonché distratto con le nipoti ma, come sempre, spetta alla protagonista condurlo sulla retta via.

Kat è un personaggio molto complesso e ha subito una notevole evoluzione. In Il mistero della collana era una ragazzina avventata che aveva dovuto sbattere la testa contro il muro dell’inganno costruito da Rory per svegliarsi. Dopodiché è diventata molto diffidente, soprattutto nei confronti degli uomini. Ma nonostante ciò si sente prepotentemente attratta da Jake che ha quella vena da mascalzone che era stata anche del suo primo uomo. E si odia per il fatto di cadere vittima sempre dello stesso genere di maschio. Ma la sua evoluzione, fortunatamente, continua.

Una nota su alcuni personaggi secondari. Tornano Mari e Luke, i protagonisti di Il mistero della collana, innamorati e molto prolifici; divertentissimo Trace McBride, lo scorbutico e protettivo padre delle tre fanciulle.

Ma soprattutto voglio sottolineare un personaggio che compare molto poco ma è memorabile: la nonna artista e libertina delle tre ragazze. Che dire di un’attempata signora che pronuncia una tale battuta, in riferimento a una sua statua:

<<Ditemi ragazze, avevate mai visto un tritone più bello in vita vostra? È proprio un peccato che mi abbiano obbligata a coprire le sue parti intime con le scaglie della coda. Non vorrei apparire superba, ma i peni mi vengono benissimo>> Monique finse di pensarci e aggiunse: <<Credo che dipenda da tutti gli studi dal vivo che ho fatto…>>

Che ridere!

Il mio consiglio su questo libro è LEGGETELO e non ve ne pentirete!

In vendita su http://www.comprovendolibri.it/vendeanche.asp?userid=agatatrovato


Autore: millecuori
Categoria: geralyn dawson, grs
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17:08 del martedì, 16 settembre 2008


Non fate caso alla mia personale tendenza all’ossimoro: probabilmente riflette la mia personalità ricca di contraddizioni. Ma questa volta riesce a far capire meglio il senso della notizia che ho letto su una delle mie riviste preferite, Vanity Fair. Attenzione, attenzione, da oggi esiste anche il PERSONAL READER. Dopo il Personal trainer, il personal shopper (colui che ti aiuta negli acquisti) arriva il personal reader, che non è colui che legge al posto tuo, come mi era sembrato in un primo momento!

Si tratta di una persona che ti consiglia il libro giusto al momento giusto. È la trovata che si è inventata un tale Davide Ruffinengo attraverso il suo sito www.profumiperlamente.net . Egli parte da un’intervista preliminare per capire gusti ed esigenze di ciascuno e, in base a questi, tiene aggiornato chi si iscrive al suo sito (previo pagamento di 30 euro l’anno) su recensioni e uscite che possono fare al caso suo. Se si desidera un libro fuori catalogo c’è anche il servizio <<recupero libri introvabili>>.


Autore: millecuori
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17:01 del lunedì, 15 settembre 2008


primadellapassionecv-palmer_3

Il grande ranch nei dintorni di Houston si estendeva a perdita d’occhio. Il perfetto steccato bianco che lo circondava nascondeva una protezione elettrica, per tenere al sicuro le mandrie di purissima razza Santa Gertrude, di proprietà di Cord Romero. C’era anche un toro, un toro speciale. Il padre di Cord, Mejias Romero, uno dei più noti toreri spagnoli, lo aveva graziato durante una corrida in Spagna, poco prima di morire. Quando Cord era diventato adulto e finanziariamente autonomo, si era recato in Andalusia, alla fattoria dell’anziano cugino, per riprendere l’animale e portarlo con sé in Texas. Il vecchio toro, che Cord chiamava Hijito, ragazzino, era ancora forte, anche se ormai i muscoli erano concentrati nel possente torace. Seguiva Cord dappertutto per il ranch, come un cagnolino affettuoso.

Quando Maggie Barton uscì dal taxi trascinando la valigia, il vecchio toro sbuffò e sporse la testa oltre lo steccato. Maggie pagò il taxi e lo degnò appena di un’occhiata. Tra aerei persi, ritardi, voli cancellati, le ci erano voluti tre interi giorni per rientrare dal Marocco e precipitarsi a casa. Cord, suo fratello adottivo, era diventato cieco. E aveva chiesto proprio di lei a Eb Scott.


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17:00 del lunedì, 15 settembre 2008


primadellapassionecv-palmer_3

Maggie e Cord hanno condiviso l’infanzia e insieme hanno imparato a ridere, a essere leali, e anche a soffocare i ricordi e le emozioni. Una notte, tra loro è successo qualcosa che ha trasformato l’amore in imbarazzo. Eppure non hanno cessato di rincorrersi: si respingono ma non possono fare a meno di attrarsi.

Adesso le loro vite sono in pericolo, anche se il pericolo maggiore è quello che rappresentano l’uno per l’altro, la passione che li travolge. Una passione accesa da vecchie e nuove ferite, da segreti inconfessabili, da un passato incandescente che cela eventi drammatici, sempre sul punto di esplodere.

Un romanzo audace e di raffinato erotismo, che non risparmia i colpi di scena e i batticuore per il destino dei protagonisti. Una storia che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Questo libro della Palmer non è molto diverso da altri letti precedentemente: alcuni elementi generali della trama si ritrovano e assomigliano agli altri libri di questa autrice.

Come ogni volta, al centro della storia c’è un’indagine su traffico di bambini, pornografia e pedofilia su cui indaga un altro dei mercenari, gruppo di eroi consistente e caro alla Palmer. Cord Romero è stato ferito dall’esplosione di una bomba che doveva disinnescare. Dopo aver saputo ciò, la sorella adottiva si precipita in suo soccorso. Maggie Barton si ritrova anche lei coinvolta nelle indagini; soprattutto a causa di un suo passato segreto. Ma sono tanti i segreti che lei nasconde. Diversi anni prima lei e Cord hanno fatto l’amore, dopo aver saputo della morte della loro madre adottiva. Erano entrambi ubriachi e quel gesto ha provocato tra loro una grande frattura dovuta soprattutto dall’imbarazzo. Ma Maggie non ha mai rivelato a Cord che quella notte avevano concepito un bambino che poi lei ha perso a causa dei maltrattamenti dell’anziano e crudele marito che si era affrettata a sposare. Ci sono altri segreti che coinvolgono Maggie sempre più nelle indagini per incastrare la banda di trafficanti di bambini.

In tutto ciò, Maggie deve imparare a guardare in faccia le proprie paure e superarle. Questo personaggio affronta una evoluzione significativa nel corso del romanzo: da paurosa, inibita, insicura si trasforma in una donna tenace, sensuale, sicura di sé e di quello che vuole. E al primo posto tra le cose desiderate c’è Cord…

Cord Romero è un uomo che si è immerso nel pericolo per dimenticare la sua solitudine. La perdita dei genitori, della madre adottiva e di Maggie, dopo quel gesto avventato di fare l’amore, gli ha fatto toccare con mano il dolore di perdere tutto ciò a cui tiene. Per questo cerca di proteggere ad ogni costo Maggie da qualsiasi dolore. L’atto d’amore più grande che lui compie è quello di conservare immutata la fiducia in Maggie, anche quando si accorge che lei ha dei segreti che gli tiene nascosti, nonostante dica di amarlo. Per il resto è un classico eroe della Palmer: molto sexy, appassionato, ironico, divertente.

Lo stile è un po’ cinematografico, secondo me, nel senso che pare di assistere a un film d’azione con scene di inseguimenti, sparatorie ecc. I dialoghi danno velocità al racconto, non sono interrotti da troppe descrizioni e contribuiscono a visualizzare quasi i personaggi.

Il finale è un po’ troppo affrettato: la banda su cui si era tanto indagato e che sembrava inafferrabile viene arrestata con una certa difficoltà. Forse andava meglio sviluppato questo aspetto. E poi, il tanto famigerato cattivo, che teneva le fila dell’organizzazione criminosa sembra un’entità quasi astratta: compare solo brevemente.

Questo romanzo è, secondo me, LEGGIBILE. Vi farà passare un piacevole pomeriggio.


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15:10 del domenica, 14 settembre 2008


magic1

Galles, agosto 1153

Rhodri ap Dafydd brandì abilmente due armi al servizio di Connor ap Maelgwn, capo si Glenvair.

Durante la cena, Rhodri aveva brandito la prima, la sua arma preferita: l’arpa. Sollevare l’ombra causata dalle cupe notizie provenienti dall’Inghilterra, aveva intonato le lodi del principe del Galles un tempo conquistato dagli odiati conti delle Marche inglesi.

Ora sedeva a gambe incrociate sull’affollato pavimento di terra battuta, tendendo l’altra arma, quella più pericolosa. Nella luce tremolante della buca del fuoco centrale, Rhodri fece scivolare la cote lungo la lama della spada, preparandosi alla possibilità della battaglia con quegli stessi conti.

Connor passeggiava sul pavimento sudicio del maniero e sbattendo la pergamena arrotolata contenente le cattive notizie contro la gamba.

<<Se è vero che l’erede di Re Stefano è morto>> disse Connor <<deve aver ceduto alle domande dei conti per accordarci per la pace con Enrico Plantageneto>> Si fermò e osservò con attenzione Rhodri. <<Inghilterra in pace significa sempre conflitto per il Galles. Meglio per noi se i dannati conti rimangono chiusi nella loro lealtà tra Maud e Stefano, continuino a lottare tra di loro, e ci lascino stare!>>

Come avevano fatto i conti negli anni passati. L’imperatrice Maud e il Re Stefano avevano intrapreso una lunga guerra per il trono d’Inghilterra, occupando i loro sostenitori in attacchi e difese l’uno contro l’altro, non dando ai conti il tempo o le risorse con cui tormentare il Galles. Se Stefano aveva indicato Enrico Plantageneto, figlio di Maud, come suo erede, la pace sarebbe arrivata presto.

E Connor aveva ragione. L’Inghilterra in pace significava conflitto per il Galles. Peggio, si diceva che Enrico fosse ambizioso e forte quanto il suo regale nonno materno, dal quale era stato indicato e durante il cui regno il Galles aveva sofferto moltissimo. Da quando la maggior parte dei conti delle Marche si erano ribellati contro Stefano per lottare per Maud, avevano seguito felicemente Enrico dovunque li avesse condotti; soprattutto nel Galles.

Connor brandì il rotolo di pergamena come una spada, come se segnalasse una sfida  contro il cuore del nemico. <<I principi del Galles devono unirsi! Se non lo fanno, moriremo tutti>>

Lo stomaco di Rhodri si annodò. Durante il suo apprendistato con uno dei più dotati bardi del paese, Rhodri era penetrato nel ricordo della storia del Galles indietro fino al periodo antico. Raramente i principi del Galles si erano uniti sotto un capo per allontanare gli invasori.

Rhodri fece notare l’ovvietà <<Ogni principe ha l’ambizione di estendere le proprie terre. Per loro unirsi in una causa comune richiederebbe un miracolo. C’è qualcuno pronto?>>

Connor sospirò e si lasciò andare sullo sgabello vicino, appoggiando le mani segnate dal tempo sul ginocchio. I capelli bianchi rivelavano la sua età avanzata; la fronte aggrottata rivelava una mente tormentata. Ancora, il vigore e l’intelligenza illuminavano gli occhi d’ambra del capo, smentendo ogni impressione che la sua mente si intorpidisse con l’età.

<<Nessuno pronto al miracolo>> ammise Connor <<Comunque, dovremmo avere il tempo di escogitare. Anche se Stefano nominasse Enrico come suo erede, il ragazzo dovrà aspettare finché Stefano muore per reclamare la corona d’Inghilterra.>>

Rhodri ironizzò <<Potremmo elencare vari giovani che hanno mandato padri, zii, fratelli alla tomba prima della fine naturale della loro vita. Gli uomini ambiziosi tendono ad essere impazienti quando è alla portata un grande guadagno>>

Enrico Plantageneto, duca di Normandia e Aquitania, conte di Anjou, Touraine e Maine non era famoso per la sua pazienza.

E neanche i conti delle Marche. Aspettavano ansiosamente la possibilità di punire il principe imprudente per credere che il Galles potesse essere governato dai Gallesi.

Rhodri fece scivolare un pollice sulla lama della sua spada, pronto a scagliarla su ogni inglese che avesse osato attaccare Glenvair. <<Non è Enrico la minaccia più immediata. Se arriva la pace in Inghilterra, i conti della Marca volgeranno i loro pensieri verso il Galles. Sia che i principi siano uniti o meno, difenderanno Glenvair, come abbiamo sempre fatto>>

<<Sarà così>> Connor mise il punto con fermezza, poi si piegò in avanti, i gomiti sui ginocchi. <<Sono dell’idea, comunque, di prendere un vantaggio>> Prese di nuovo la pergamena arrotolata <<Sebbene Gwendolyn mi informa gentilmente di tutte le novità che sente sugli affari d’Inghilterra, lo sa il cielo che quando lei e le sorelle sono rimaste orfane, dovevo andare a Camelen per prendere le mie nipoti e portarli a Glenvair. Bisogna rimediare a questo errore!>>

Rhodri non riusciva a vedere un vantaggio per Connor nell’interferire con le figlie della sorella Lydia morta da tempo, in questa ultima occasione. Rhodri ricordava bene che il giorno in cui Connor ricevette la notizia che il cognato normanno, Sir Hugh de Leon, era morto insieme al figlio, William, combattendo per l’imperatrice Maud. Le tre ragazze orfane de Leon erano passate sotto la tutela di Re Stefano.

Emma era stata mandata alla corte di Re Stefano, dove era stata costretta a sposare Darian di Bruges, un mercenario fiammingo, Gwendolyn era stata costretta a sposare Alberic, il figlio bastardo non riconosciuto di uno dei più odiati lord delle Marche – il conte di Chester. Nicole era stato affidato alla Chiesa e, a quanto sapeva Rhodri, risiedeva a Bledloe Abbey, aspettando quale destino avrebbe deciso per lei Re Stefano.

<<Le ragazze erano fuori dalla vostra portata allora, come lo sono ora>>

<<Gwendolyn ed Emma, forse, ma non Nicole. Stefano la tiene prigioniera a Bledloe Abbey. Vuole farla sposare a un nobile gallese, preferibilmente a un principe. Un tale matrimonio rafforzerebbe un’alleanza tra il principe e la corona inglese, possibilmente ponendo un’altra frattura tra i restanti principi. Dobbiamo eliminare quest’arma dell’arsenale di Stefano e usarla a nostro vantaggio>>

Rhodri suppose che Connor aveva esaminato la sua idea di nobile gallese che Nicole avrebbe potuto sposare. Ma per Connor avere qualcosa da dire in merito al matrimonio di Nicole significava portarla via da Bledloe Abbey, poi farla sposare con l’uomo scelto da Connor. Una buona strategia, ma lui prevedeva problemi nell’esercizio di questo piano.

Organizzare un’incursione nell’abbazia, che si trovava vicino ad Oxford, nel cuore dell’Inghilterra, poteva essere un disastro.

Connor ap Maelgwn era un capo astuto, un soldato feroce, e – di solito – un uomo onorevole. Quanto era disposto a rischiare per strappare la nipote più giovane dal controllo inglese?

<<Rapire Nicole potrebbe essere considerato un atto di guerra. E qualcuna delle sorelle, Emma e Gwendolyn, potrebbe disapprovare il vostro piano, e i loro problemi potrebbero essere degli avversari fondamentali.>>

Connor riconobbe la preoccupazione di Rhodri con un cenno, dicendo <<Credo che, per una volta, i signori inglesi saranno più preoccupati dal destino della corona che da altri problemi. Per quanto riguarda le sorelle di Nicole, credo che vedranno che agisco per altri motivi dall’egoismo. Dopo tutto, l’eredità della nostra famiglia deve essere preservata. Le tre Pendragon devono dare alla luce un ramo gallese che rimanga forte>>

Pendragon. La discendenza di Re Artù.

Rhodri conosceva ogni parola delle antiche leggende, poteva cantare i racconti delle conquiste di Re Artù e della sua caduta. Questa riverita discendenza era fiorita attraverso la famiglia di ap Maelgwn.

Era ancora un ragazzo quando il padre, vedovo, si era fidanzato con la sorella minore di Connor. Con dolore di tutti, prima che il matrimonio avesse luogo, la coppia era annegata nel Severn. Connor era stato abbastanza gentile da allevare e nutrire un ragazzo orfano.

Sebbene Connor fosse grato per l’aiuto di Connor, si era sentito anche insignificante, come un filo d’erba sotto l’ampia ombra di una quercia.

Una delle ragioni per cui aveva studiato per otto anni con Cynddelw Brydydd Mawr, acclamato poeta del principe di Powys, per diventare un bardo come il padre.

Un giorno avrebbe afferrato l’opportunità di acquisire la sua poltrona e salire all’onorata posizione di poeta di un principe gallese. Ma finché uno dei principi avesse indetto un concorso per scegliere un nuovo poeta, Rhodri avrebbe tratto poco vantaggio dalla sua professione. E, in quel momento, il suo compito di bardo di Glenvair era dare consigli di Connor.

<<Non puoi guidare una banda di Gallesi per metà Inghilterra senza attirare l’attenzione del nemico. L’incursione fallirebbe certamente>>

<<Vero, questo è il motivo per cui intendo mandare un solo uomo>>

Dalla direzione dello sguardo di Connor, Rhodri capì chi intendeva mandare.

La prospettiva la eccitava e disturbava. Era onorato dalla fede e fiducia di Connor per lui, e il successo gli avrebbe portato ricompense – sia da Connor che di qualsiasi nobile avrebbe scelto per farlo sposare a Nicole.

Rhodri prende anche problemi. Non era una delle persone preferite da Nicole, come Connor sapeva bene.

<<Vuoi che porti via Nicole da Bledloe Abbey e la porti a Glenvair?>>

<<Meglio che Nicole venga da me di sua volontà. Tu sei uno degli uomini più persuasivi che conosca. Affascinala con complimenti alla sua bellezza. Ricordale il suo glorioso lignaggio. Parlale, Rhodri! Fai quello che devi per convincerla che venire in Galles è il percorso migliore per lei e l’eredità della sua famiglia>>

<<Non le piaccio. Potrebbe non ascoltarmi>>

Connor fece un gesto di congedo <<Nicole non era più che una discola quando era qui. Sicuramente non è più una bambina viziata ma una donna matura e può essere ragionevole>> Poi restrinse gli occhi <<E se non sente ragione, portala via. La questione del matrimonio è troppo importante per me e per il Galles da affidare al re d’Inghilterra>>

Connor si alzò ed uscì, lasciando Rhodri riflettere su come avrebbe compiuto questo compito difficile.

Parlarle, aveva detto Connor.

Rhodri accantonò il tentativo di affascinare la sua vanità, che Nicole certamente possedeva, a favore di una condotta più pratica.

Fare appello al senso del dovere di Nicole alla sua origine Pendragon avrebbe avuto l’effetto desiderato? Forse, se aveva senso del dovere. Il problema era che la Nicole de Leon che ricordava si preoccupava solo dei suoi problemi. Un diavoletto viziato e testardo di principessa che dava colpi quando era contrariata.

Rhodri ap Dafydd si strofinò la gamba, ricordando il suo ultimo incontro con Nicole de Leon, temendo che questa volta avrebbe fatto di peggio che dargli un calcio allo stinco, il gesto di una principessa petulante per il quale lui era stato severamente punito.

Forse Connor aveva ragione. Sicuramente gli otto anni che Nicole aveva passato in convento avevano addolcito il suo carattere e le avevano insegnato l’umiltà. In quanto dama in piena maturità, forse ora Nicole era una persona con cui poter ragionare.

E se no, ora lui sapeva meglio come guardarsi dai calci negli stinchi.

***

Il tuo tempo qui è finito, Nicole. Vai via.

Nicole de Leon chiuse fermamente il suo stretto lettino, i suoi occhi che percorsero il dormitorio chiuso per la notte.

Riconobbe la voce che veniva dall’oltretomba che la svegliò, trasalì a quel contatto inatteso. Di solito il fratello le parlava solo una volta all’anno, per inveire contro di lei. William non le aveva mai parlato con quella calma.

Aveva accettato solo una volta l’offerta del fratello – la prima volta che William le aveva parlato – alcune ore dopo il suo funerale.

Ogni giorno, Nicole ringraziava il Signore di non avere l’abilità e la forza di uccidere il cognato. Da allora, aveva imparato come comportarsi con le annuali richieste di William di vendicare la sua morte.

Ma questa volta era diverso. William non le stava ordinando di uccidere, solo di lasciare l’abbazia. Vero, le aveva dato un ordine con arroganza, ma non la stava tormentando. Questo era insolito – e un presentimento.

Con aria guardinga, Nicole abbassò le difese che innalzava istintivamente ogni volta che sentiva la voce del fratello, provando a sperare che lo spirito di William fosse finalmente pronto a conversare con lei, e non che le desse soltanto ordini a cui lei detestava ubbidire.

Perché doveva partire? si chiese in silenzio.

Non rispose.

William?

Silenzio.

Confusa dall’insolita intrusione di William nei suoi pensieri, Nicole respirò profondamente il familiare profumo di tonache di lana che pendevano dai loro attaccapanni e della candela che bruciava di notte vicino alla porta. Un’occhiata sul lettino rivelò che non aveva disturbato le suore, che si sarebbero alzate presto per il mattutino per iniziare un altro giorno di preghiera, meditazione, servizio in nome di Dio.

Per otto anni Bledloe Abbey era stata la sua casa, queste suore le sue gentili compagne e pazienti insegnanti. William voleva che se le lasciasse alle spalle. Per andare dove? A fare cosa? Non che osasse fuggire dal convento anche se lo desiderava.

William, lasciatemi aiutarvi. Parlatemi.

Regnò il silenzio.

Arrabbiata per il suo abbandono l’unica volta che desiderava veramente parlargli di nuovo, Nicole scostò la coperta di lana e si alzò in silenzio, sentendo il freddo contro la pelle nuda. Scivolò nella camicia di lino bianca che le proteggeva la pelle dalla veste nera di lana spinosa. Quando fu vestita decentemente, con il letto sistemato e calze e scarpe in mano, si avviò verso l’infermeria, dove sapeva che la Madre Badessa sarebbe stata sveglia.

La Madre Badessa dormiva raramente in quei giorni, troppo consapevole che la ricompensa divina per la quale aveva passato la vita a lavorare stava per diventare realtà.

Presto, cara, presto!

Questa voce dolce, gentile, troppo, veniva dall’oltretomba. Il saluto eccitato di Sorella Enid fece sorridere Nicole quando entrò nell’erbario, la tranquilla infermeria.

Sorella Enid si era lasciata alle spalle la vita mortale pochi giorni dopo Beltane. In vita, la suora aveva considerato la cura della Madre Badessa il suo compito della vita, e così il suo spirito si era attardato per vedere il suo dovere compiuto. Le due vecchie e care amiche avrebbero attraversato insieme il velo tra questa vita e la prossima.

Nicole deglutì il nodo di dolore che le gonfiava la gola. Riteneva inutile pregare per un miracolo, sperare che la donna che era stata per lei mentore e madre non morisse.

<<Cosa ti porta al mio fianco così presto?>> chiese la Madre Badessa, la chiarezza della voce che nascondeva l’età avanzata e il respiro spezzato.

La Badessa non appariva diversa quella mattina dalla sera precedente – fragile ed esile, i radi capelli erano bianchi quanto la neve fresca. Nelle mani nodose teneva il rosario consumato da anni di uso. Gli occhi verdi, comunque, vedevano spesso ancora troppo.

Nascondere sia la confusione per l’insolita intrusione di William sia il dolore per l’imminente morte della Madre Badessa, Nicole si lasciò cadere sullo sgabello accanto al lettino e si curvò a indossare le corte calze e le scarpe.

<<Mi sono svegliata e non riuscivo più a dormire. Non volevo disturbare le altre, così son venuta a vedere come stavate>>

<<Dobbiamo di solito buttarti giù dal letto al mattino. Cosa ha disturbato il tuo sonno?>>

Nicole sorrise <<Forse ho avuto molto tempo per abituarmi ad alzarmi prima che suoni la campana>>

La Madre Badessa ridacchiò per la bugia. <<Quando le pecore avranno le ali>> Poi divenne seria <<Cosa ti preoccupa, bambina?>>

Nicole valutò quale fastidio la suora avrebbe accettato come risposta veritiera e trovò solamente un evento di disturbo che era fluttuato dentro e fuori dai suoi pensieri per diversi giorni.

<<La morte del principe Eustace, e che effetto avrà la sua perdita su Re Stefano e la guerra>>

Le dita della Madre Badessa scivolarono da un grano all’altro, cercando sollievo e saggezza nella preghiera che l’aveva sostenuta per tutta la vita.

<<Vuoi dire che temi che Re Stefano si possa ricordare che sei in età da marito e che gli puoi essere utile>>

Messa senza mezzi termini, propri vero.

Nicole non si preoccupava se la guerra fosse andata male per Stefano, se alla fine se alla fine avrebbe perso il suo trono o meno. Ma in quanto sotto la sua tutela, si preoccupava molto se l’avrebbe usata o meno in un tentativo di acquisire un’alleanza desiderata.

<<Non posso dire se sono dell’idea di sposarmi o meno>>

<<Hai sempre saputo che questo giorno sarebbe arrivato. Sai anche come evitare le macchinazioni del re>>

Nicole passò le dita sulla treccia scura lunga fino alla vita. Avrebbe potuto tagliare i capelli, coprirli con un velo e prendere i voti. Indietreggiò , come sempre quando considerava l’idea di diventare una suora e passare tutta la sua vita a Bledloe Abbey.

<<Sapete bene che non ho ricevuto la chiamata al servizio del Signore, che non mi trovo a Bledloe Abbey per mio desiderio.>> Non meriterei altro se Dio mi rendesse sorda e cieca nel momento in cui pronunciassi dei voti non sinceri. Nay, Madre Badessa, non ho alcun desiderio di prendere i voti clericali solo per sfuggire al matrimonio>>

<<Altre donne lo hanno fatto>>

Molte delle quali risiedevano a Bledloe. Si poteva dire la differenza tra le suore che avevano preso i voti a causa di una vera chiamata rispetto a coloro che lo avevano fatto per ragioni egoistiche.

<<Non lo farò. Il mio destino è nel mondo, non nel chiostro. Qualunque sia il mio destino>>

<<Allora forse potresti consultare le tue sorelle. Potrebbero venire se le convochi>>

Emma e Gwendolyn avrebbero certamente fatto ogni tentativo per rispondere alla convocazione, ma avevano dei mariti, dei figli e tenute di cui occuparsi. Ancora, Gwendolyn non era in condizioni di viaggiare, aspettando la nascita del suo terzo figlio. Emma era a Camelen con Gwen per assistere al parto.

E certo, all’età di 18 anni, Nicole era riluttante a pesare sulle sue sorelle se poteva risolvere da sola i suoi problemi.

Veramente non esistevano problemi. Re Stefano non aveva deciso chi dovesse sposare. E certo, se la sua unica scelta era diventare suora o una nobile gallese, be’, allora non c’era necessità di consultare le due sorelle. Avrebbe accettato di sposarsi piuttosto che prendere i voti.

Nicole non si opponeva all’idea del matrimonio, anche combinato. Con l’uomo giusto, il matrimonio sarebbe stato meraviglioso e pieno di gioia. Bastava vedere quanto erano felici le sue sorelle con i loro mariti. Era preoccupata, comunque, che non sarebbe stata così fortunata nella scelta di Re Stefano per lei.

Per ora, non era bene preoccuparsi per il futuro, e Nicole non voleva distrazioni da quello che vedeva come il suo impegno immediato e più importante: prendersi cura della Madre Badessa fino alla fine più dolce.

<<Consulterò Emma e Gwendolyn quando arriverà il momento giusto>> disse, più per distendere il cipiglio sulla fronte della badessa che per soffocare i dubbi. <<Avete dolore? Avete bisogno di una pozione?>>

<<Queste vecchie ossa desiderano il riposo, ma il dolore mi ricorda che c’è ancora vita dentro di me. Vai a pregare. La campana suonerà presto>>

Sebbene Nicole preferisce rimanere nell’infermeria, a preparare pozioni e mescolare unguenti, avrebbe partecipato alle preghiere del mattino, solo per amore della Madre Badessa.

Nicole si alzò dallo sgabello e baciò la fronte dalla pelle sottile dell’amica e mentore, chiedendosi se dire alla badessa del gioioso ricongiungimento con Sorella Enid che l’aspettava sull’altro lato della vita.

Lo avrebbe fatto, deciso, ma non fino all’ultimo, quando la badessa non avrebbe avuto più tempo per domande o lezioni.

Sorella Enid, Nicole ne era sicura, le avrebbe fatto sapere quanto sarebbe arrivato quel momento.

<<Vi porterò il pasto del mattino dopo il mattutino. C’è qualcosa di particolare che preferite?>>

Un altro spostamento di dita, un altro grano tenuto tra pollice e indice. Un’altra preghiera offerta per qualche scopo buono.

<<Nay. La mia fame ora non è di cibo. Chiedi alle sorelle di pregare che io possa vedere il volto di Nostro Signore il prima possibile>>

La badessa aveva totalmente accettato, anche ben accolto, la sua morte imminente. Nicole l’avrebbe accettata ma non aveva fretta per quell’evento.

Né era nella sua natura imbronciarsi, e la Madre Badessa sarebbe inorridita se Nicole fosse scivolata nello sconforto.

Indossò una faccia di finto orrore <<Non farò nulla di simile! Nostro Signore vi prenderà quando vorrà e non un momento prima. Abbiate pietà di noi che vi lasciate alle spalle, mia cara Badessa! Saremo come barche perdute in un mare in tempesta, senza voi che ci guidate a casa>>

La suora ridacchiò, quando capì Nicole <<Oh, la vita continuerà senza di me, e ciascuna di voi troverà la sua strada>>

<<Senza timone, barche private del vento, in bonaccia, dite!>>

La Madre Badessa sollevò una mano, e Nicole prese la mano che aveva gentilmente ma fermamente guidato una ragazza forte, sfacciata, egoista in una donna più moderata, pacifica.

Almeno Nicole sperava di esserlo diventata. Non correva più per i corridoi o ridacchiava quando era inappropriato. Non faceva più domande irragionevoli con una voce che risuonava contro i muri di pietra.

Ma, a volte, era difficile essere ottimista. Come ora, quando avrebbe voluto piuttosto che Re Stefano si dimenticasse il suo nome o dove stava. Quando voleva che la Madre Badessa vivesse.

La Madre Badessa le strinse la mano <<La strada non è mai semplice, mia cara. Ricordati di questo. Quando il tempo sembra più confuso, punta la prua all’alba o al tramonto e segui il tuo cuore>>

Immagini allettanti, in opposte direzioni.

E nessun percorso garantiva un approdo felice o un rifugio sicuro.

 

 


Autore: millecuori
Categoria: estratto, shari anton
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