
JULIA STUART: Monsieur Ladoucette e il club dei cuori solitari
Un vento ostinato soffia su Amour-sur-Belle, un paesino incastonato nella splendida campagna del Périgord, un paesino così scialbo che persino gli inglesi rifiutano di andarci a vivere. Qui, il barbiere del villaggio, Guillaume Ladoucette, è costretto a chiudere bottega perché una significativa percentuale dei suoi clienti con l’avanzare dell’età è diventata calva, mentre il resto cerca disperatamente di mantenersi giovane sperimentando nuovi tagli dalla concorrenza. Così Guillaume decide di avviare una nuova attività: un’agenzia per cuori solitari. Eh sì, perché ad Amour-sur-Belle, nonostante il nome (di cui i trentatré abitanti residui ignorano l’origine) l’amore latita, mentre il tasso di litigiosità è pericolosamente alto: alcuni ostentatamente ignorano Denise Vergier perché sua nonna era stata collaborazionista; il proprietario del caffè si rifiuta di servire Madame Fournier, sospettata di aver avvelenato qualcuno con i funghi. E Madame Ladoucette e Madame Moreau si scambiano insulti da così tanto tempo che ormai sono diventati un’originale forma di saluto… In fondo quasi nessuno si innamora a prima vista, sostiene Guillaume Ladoucette, l’amore è come un buon cassoulet, ha bisogno di tempo e determinazione. Peccato che lo stesso Guillaume non è ancora riuscito a dichiarare il suo amore a quella che – lui lo sa – è la sua anima gemella…

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Ti amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)





