Ancora una volta Andrea Vitali ha fatto centro: Olice comprese è una travolgente giostra di personaggi e vicende irresistibili e divertenti, e insieme il ritratto dell’Italia più vera e profonda. Protagonisti, più o meno volontari, quattro ragazzi di paese, una banda di <<imbecilli>> che mette a soqquadro l’intera Bellano. Naturalmente finiscono subito nel mirino del maresciallo maggiore Ernesto Maccabò, che avverte le famiglie gettandole nel panico. A far da controcanto, la sorella di uno di loro: la piccola, pallida, tenera Filzina, segretaria perfetta che nel tempo libero si dedica alle opere di carità: ma anche lei, come le altre eroine di Vitali, finirà per stupirci. Tutto intorno si muove come un coro l’intera cittadina: il prevosto e i carabinieri della locale stazione, il podestà e la sua stranita consorte, la filanda con i suoi dirigenti e gli operai. E ancora il Crociati, esperto cacciatore che non ne becca più uno;
Questo è uno di quei casi in cui non so da dove partire. È una trama talmente complessa, assurda e surreale che è davvero impossibile da sbrogliare.
Premetto che è un romanzo corale dove il vero protagonista è il paese di Bellano, presso il lago di Como, anni ’30, teatro di vicende, misteri, chiacchiere, come qualsiasi buon piccolo centro di provincia.
Il tutto prende il via dalla misteriosa e improvvisa morte dell’anziana signora Fioravanti per la quale si teme, per un po’, un caso di avvelenamento. Certo è che la combriccola di giovani bulletti del paese ha combinato un grosso guaio quando ha avvelenato i piccioni del paese per liberare dal fastidio della loro presenza
Questo gruppetto di perdigiorno si è anche divertito a imprimere delle impronte di mani sui manifesti del Partito Nazionale Fascista, gesto estremamente irriguardoso nei confronti della Patria. Insomma la combriccola viene punita e viene dispersa ai quattro venti nel tentativo di rieducarla: chi va a lavorare a Roma, chi va in Spagna a partecipare alla Guerra civile (1938), chi resta al paese e inizia a lavorare seriamente.
Ma i guai a Bellano continuano e chi li deve fronteggiare è il povero maresciallo Ernesto Maccabò, calabrese, famiglia sempre più numerosa. Io me lo sono immaginato come un giovane Vittorio De Sica alla “Pane, amore e fantasia”. Il clima è più o meno quello, anche se siamo in pieno ventennio fascista. Maccabò per quanto solerte viene spesso trascinato in casi misteriosi quanto surreali e che alla fine si rivelano un fuoco di paglia.
Poi c’è il povero podestà, Ermete Bonaccorsi, che ha sposato una moglie un po’ svanita che crede che la sua defunta sorella si sia reincarnata nel corpo di Eufrasia, ex circense, esperta di previsioni dei numeri del lotto.
Ma la vicenda più spassosa, quella che dà il titolo al libro è quella di Ludovico Navacchi, figlio del droghiere del paese. Anche lui faceva parte della banda di sfaccendati ma è stato mandato a Roma a imparare l’arte orafa. Al suo ritorno per le vacanze di Natale scopre che la sorella minore, piccola, delicata, palliduccia, si è fidanzata con il suo vecchio amico d’avventura, Evaristo Sperati. Ludovico non prende bene questa notizia. Perché? Ludovico conosce un ben strano e imbarazzante segreto dell’amico… diciamo che Madre Natura è stata particolarmente, me esageratamente generosa con lui! Il povero ragazzo teme per l’integrità fisica della sorella. E anche qui verranno fuori avventure spassosissime dagli esiti quanto mai inattesi.
Questo libro è proprio una commedia degli equivoci: nulla è mai quello che sembra, ma soprattutto spesso la spiegazione è molto più semplice e banale delle strampalate ipotesi fatte dai protagonisti.
Il ritmo della narrazione è serrato, spesso i capitoli sono molto brevi, poche righe di lunghezza, e sembrano quasi costituire delle scene di una ipotetica sceneggiatura cinematografica (secondo me la serie di libri di Andrea Vitali e ambientata a Bellano sarebbe adattissima per una serie TV). Nello stile domina il discorso indiretto libero che dà voce ai pettegolezzi, alle impressioni e alle reazioni degli abitanti del paese che sono coralmente il vero protagonista del romanzo.
Ho trovato la prima parte, che è un po’ preparatorio, lenta mentre tutto diventa molto più coinvolgente e divertente nella seconda parte, soprattutto quando prende campo Ludovico con le sue disavventure.
Andrea Vitali ha un umorismo feroce, a volte un po’ macabro, ma molto pungente. Mi limito a citare questa sola battuta: “La giornata era fresca, ideale per esumare morti”
Folgorante!
categoria:letture varie, andrea vitali

Ti amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)





