Uno scambio involontario di neonati in clinica diciotto anni prima ha incrociato i destini di due famiglie. Per caso i Crawfield scoprono che l’amatissimo Peter, che sta per morire di fibrosi cistica, non è in realtà loro figlio. La rara malattia genetica di cui soffre rivela senza ombra di dubbio che altri sono i suoi genitori biologici. Alla sua morte i coniugi Crawfield sopravvivono al dolore aggrappandosi alla consapevolezza che da qualche parte il loro vero figlio è ancora vivo. Le ricerche li conducono ai Rice, una facoltosa famiglia del Sud. Per il giovane Tom, rampollo educato al disprezzo dei diversi, lo shock non potrebbe essere più sconvolgente. I genitori naturali, infatti, sono di origine semita. L’equilibrio della famiglia Rice, come dell’intera comunità in cui vivono, viene sconvolto, in un intrico di giochi di potere, odio razziale e legami familiari.
Provocatorio e autentico nell’attualità dei temi trattati, questo libro mette in scena uomini e fatti della vita di oggi, rielaborandoli in una coinvolgente trama romanzesca.
È un libro molto denso e ricco di temi abbastanza importanti e, ahimè, tragicamente attuali. Da uno strano scambio di bambini nella culla prende avvio una storia che ci parla di razzismo, segregazione e antisemitismo.
Questa è la storia delle famiglie Crawfield e Rice. La prima è un’agiata famiglia ebrea con il figlio maggiore, Peter, affetto dalla fibrosi cistica, una malattia impietosa che porta inesorabilmente alla morte. Durante il lungo iter ospedaliero di Peter, Arthur e Margaret Crawfield vengono a scoprire che il loro amato figlio è geneticamente incompatibile con loro. Alla sua morte scatta il desiderio di scoprire dove è finito il loro figlio biologico. E lo trovano presso i Rice.
Homer e Laura Rice hanno due figli, Tom e Timmy. Il primo è un vigoroso ragazzone di 19 anni che va al college, ha una ragazza e professa strane idee politiche vicine al neonazismo.
Il piccolo, dolce Timmy di 11 anni, invece, è affetto da fibrosi cistica e deve fare i conti con dolorose crisi respiratorie e con una vita fatta di mille cautele e impedimenti.
La famiglia è spaccata tra il padre che incoraggia le strane idee razziste di Tom contro neri ed ebrei e la madre che, invece, le teme e le rifiuta. Per Tom è, quindi, un terremoto quando scopre di avere sangue semita nelle proprie vene. La famiglia Rice dovrebbe affrontare unita questa dura prova del destino e invece è proprio essa che fa emergere la fragilità del matrimonio tra Bud e Laura. Quest’ultima dovrà a sue spese scoprire quanto poco conosce il proprio marito.
È sicuramente un romanzo ambizioso che vuole affrontare dei temi scottanti come quelli del razzismo e dell’antisemitismo. Devo dire che mi si è aperta un’immagine nuova e sconosciuta per me degli Stati Uniti. Non perché abbia mai pensato che lì non esistesse il razzismo (indios e neri docent) ma non lo collegavo molto all’antisemitismo, forse perché ho sempre avuto l’immagine di una potentissima lobby ebraica che ha molto agganci con il potere politico centrale.
La storia è abbastanza interessante, anche se non mi ha proprio appassionata ed entusiasmata. L’autrice gioca molto bene con la psicologia dei personaggi.

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Ti amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)





