Sul comodino
ANNE HERRIES: Intrigo a Venezia
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Venezia, 1569
Da dieci anni Kathryn Rowlands attende il ritorno del suo amato Richard, rapito da un gruppo di pirati avventuratisi fino alle coste della Cornovaglia quando entrambi erano poco più che ragazzini. Dentro di sé non ha mai smesso di credere che fosse vivo, e in quei lunghi anni ha continuato a cercarlo, contro ogni logica. Una speranza arriva improvvisamente dall'Italia, dove un nobile e ardimentoso mercante veneziano, Lorenzo Santorini, si offre di aiutarla nelle ricerche. Sullo sfondo di una Venezia da favola, tra i due nasce un'irresistibile attrazione. Ma su di loro incombe la minaccia del malvagio Rachid, nemico mortale dei Santorini. E quando la giovane viene rapita dal crudele pirata, per salvarla Lorenzo affronta rischiose avventure nel Mediterraneo, scoprendo non solo l'amore, ma anche un'incredibile e insospettabile verità sul proprio conto.
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Quattro chiacchiere
Il mio tempo

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Come un fiore


Pensieri
Image Hosted by ImageShack.usTi amo. L'ho saputo quando ho creduto che fossi morta nell'incendio e mi sono reso conto che avrei forse trascorso, senza di te, il resto della vita. Ti amo, Iliana. Mi dispiace soltanto di non avertelo detto nel momento in cui mi hai rivelato i tuoi sentimenti. Pensavo di serbarlo per quanto fossi ritornato. Volevo confessartelo in un momento speciale. Non credevo che avrei potuto perderti, prima di dirtelo. Però te lo sto dicendo ora: ti amo, Iliana Dunbar.... e ho bisogno di te. (La chiave, Lynsay Sands)
Image Hosted by ImageShack.usI capelli di Sinda erano sparsi sul cuscino come seta e il suo corpo pallido, sotto quello scuro di lui, sembrava sottile e vulnerabile. - Credo che tu sia un'artista molto dotata, una donna davvero saggia e una fata con la magia nelle dita. Mi fai paura. E mi conforti. Non posso chiederti di aspettarmi, ma non posso lasciarti sola, anche se dovrei farlo. (Patricia Rice, Amore magico)
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domenica, 13 luglio 2008

87_8Mia nonna è stata data in sposa due giorni prima di compiere dieci anni. Mia madre ha trovato marito a venti. Io avevo calcolato che, se ogni generazione aumenta di dieci anni l'età da matrimonio, sarei diventata una moglie a trenta.

Ma a trentatrè anni, non ero neppure prossima al matrimonio. Circostanza che, alle nozze di Nina, una cugina ventiduenne, era causa di grande costernazione per tutti e avvelenava la gioia e spingeva a politiche familiari da tempo soppresse.

Si trattava di un matrimonio di famiglia a Bombay, la città dove sono nata e dove ho trascorso quasi tutta la vita. I miei genitori e due fratelli abitavano ancora là, nella stessa casa in cui avevo vissuto da bambina, una casa comodamente situata a pochi minuti di distanza dai templi e dagli alberghi più importanti. Ottima cosa se si pensa a tutto il tempo che loro trascorrono in luoghi simili, per partecipare a matrimoni proprio come questo. Naturalmente si è sempre trattato del matrimonio di qualcun altro, mai del mio.
Nina mi "era passata avanti", dicevano tutti. Era molto più giovane di me. Ma d'altronde, come sottolineava la madre di Nina, non si poteva aspettare più che tanto.

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categoria:citazioni, letture varie, kavita daswani
martedì, 29 maggio 2007

A mia difesa posso dire soltanto di non essere mai stata una di quelle persone che davanti a una tela sostanzialmente bianca dicono: "Be', questo potevo farlo anch'io". Se non altro perchè non mi verrebbe mai in mente di lasciare tanto spazio vuoto. Sono sempre stata di quelle che riempiono tutto.

"Dai una chance anche a qualcun'altro" continuò lui. "Non puoi avere occhi soltanto per Bucky. Lui è troppo, troppo incasinato. Non è necessario che cerchi l'uomo perfetto: a volte la gente fa delle cose stupide di cui poi si pente" mi sorresse "Ma non vuol dire che siano cattive persone. Devoi essere più tollerante, capisci?"

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categoria:citazioni
mercoledì, 09 maggio 2007

Riporto un passo che mi ha nostalgicamente ricordato un'immagine rimasta indelebilmente nella mia mente e che rammento con tenerezza. Si tratta della descrizione del corpo di una bimba miracolosamente conservato nella Cripta dei Cappuccini a Palermo:

Il suo asguardo si era posato su un corpo sotto vetro, questo sì perfettamente conservato: una bambina dalle ciglia lunghe, bionde, le orecchie come due minuscole conchiglie appoggiate su un cuscino ricamato, la fronte alta, scoperta su cui brillavano due gocciole di sudore. E di colpo l'aveva riconosciuta: era la sorella di sua nonna Giuseppa, morta a sei anni di peste. Una prozia mai cresciuta che sembrava volere annunciare il miracolo della eternità della carne. Di tutti i corpi ammucchiati lì dentro solo quello della bambina si era mantenuto come tutti speravano di mantenersi dopo morti: integri, morbidi, assorti in una tranquilla noia. E invece l'imbalsamazione dei frati, tanto famosa per l'uso del salnitro naturale, dopo qualche tempo si sfalda, si indurisce, tira fuori gli scheletri che rimangono appena velati da una pellicola di carne scura e secca.

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categoria:citazioni
lunedì, 23 aprile 2007

Sir Gareth era sicuramente di corporatura troppo imponente, però in qualche modo quel difetto ora non le sembrava così negativo come quando aveva stilato la sua ricetta. Il motivo era ovvio: a dispetto della sua statura e della sua indiscutibile potenza, quell'uomo non sembrava tipo da far ricorso esclusivamente alla forza bruta per raggiungere i propri scopi.

Gareth di Wyckmere era senza dubbio un cavaliere addestrato, preparato nell'arte sanguinosa della guerra, ma di certo non era un idiota. Glielo si leggeva in volto. Il sole si rifletteva sui folti capelli neri che gli arrivavano alle spalle. C'era qualcosa nei suoi lineamenti fieri e duri che ricordava a Clare le grandi scogliere che proteggevano la sua adorata isola. A dispetto dell'intelligenza che brillava nei suoi occhi, Clare era sicura che lui avrebbe potuto essere implacabile e inflessibile.

(...)

- Come dimostrazione del mio amore per te.

-Oh, Gareth! - Clare gli si gettò tra le braccia. - Tu e i tuoi gesti grandiosi! Grazie, mio signore. Mentre la teneva stretta, lui incominciò a ridere. Quella risata riempì la sala e scosse quasi il soffitto. Gli invitati si scambiarono sorrisini maliziosi.

- Mi ami davvero? - La voce di Clare uscì soffocata contro la spalla di Gareth. Lui smise di ridere. La guardò e i suoi occhi color del cristallo diventarono così chiari che fu possibile leggere fino nelle recondite profondità della sua anima. In quell'abisso lei lesse la verità.

- Come potrei non amarti, Clare? Hai il mio cuore e la mia vita nelle tue mani.

I presenti esplosero in un incontenibile applauso, mentre il Diavolo di Wyckmere si chinava a baciare la sua sposa.

Con la cosa dell'occhio Clare vide la badessa sussurrare all'orecchio di lord Thurston, che annuì soddisfatto.

Persa nella magia del momento, Clare fu assalita dalla felicità. E insieme alla gioia si sentì travolgere da un sentimento potente che le offuscava i sensi, da un profumo inebriante che subito seppe riconoscere: il profumo dell'amore.

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categoria:citazioni
lunedì, 09 aprile 2007

Era un giovane piuttosto bello ed era evidente dal suo portamento che lo sapeva bene. Era parecchio alto, con capelli castani, deliziosamente scompigliati, ma era ancora troppo lontano da Cassie perchè ella distinguesse il colore dei suoi occhi. Il suo sguardo passò oltre di lei, poi tornò indietro e lo incontrò. Il suo sorriso si fece più ampio, poi più profondo, carico di un'intimità tale da risultare fastidiosa, come se loro due dividessero un segreto non ancora riconosciuto ma molto personale.

La cerimonia fu fortunatamente breve, non che ciò avesse molta importanza, perchè Cassie quasi non udì quanto venne detto. Le sembrava tutto un sogno. Un sogno delizioso e imprevisto che sperava, non anzi ne era sicura, sarebbe durato per sempre. Il suo percorso sulla strada dello scandalo l'aveva portata diritta al matrimonio e al futuro che aveva sempre desiderato. E l'uomo che era stata così sicura non fosse adatto a lei si era rivelato in realtà l'uomo perfetto. Reggie non era colui che aveva pensato che fosse e lei sarebbe stata eternamente grata al destino che li aveva gettati l'uno nelle braccia dell'altra e che l'aveva costretta a vedere come era veramente l'uomo che c'era dietro quella reputazione. L'uomo che era e sarebbe sempre stato il suo amore. La sua vita. Il suo Lord Perfezione.

-Se posso avere la vostra attenzione, vorrei proporre un brindisi. - Lord Pennington sollevò il bicchiere. - Alla eccentrica Miss Effington e al famigerato lord Barkley, ora lord e lady Barkley. - Al vecchio amico rivolse un caldo sorriso - Che possano volare sempre insieme e che i loro piedi non tocchino mai terra. Reggie le prese la mano e se la portò alle labbra. I loro sguardi si incontrarono e Cassie seppe che erano volati insieme, mano nella mano, al di sopra del precipizio e avrebbero continuato a volare per il resto dei loro giorni. - E brindiamo anche al gioco che Miss Bellingham ci ha così amabilmente illustrato - proclamò Leo sollevando a sua volta il bicchiere. - Un gioco di cui siamo tutti partecipi, anche se non tutti siamo disposti ad ammetterlo. - Rivolse un sorriso a sua sorella e al marito e aggiunse: - Alla ricerca dell'amore, alla ricerca della felicità e alla ricerca del matrimonio. - E Dio ci aiuti tutti quanti.

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categoria:citazioni
lunedì, 09 aprile 2007

-Se non riuscite a vedere il lato luminoso della vita, lucidate quello opaco.

-Ma quest'uomo era diverso. Indossava abiti semplici, ma di taglio migliore di quelli dei suoi concittadini. Clarice lo classificò come un gentiluomo di campagna o, magari, un uomo d'affari di Edimburgo. Aveva i capelli scuri. La faccia abbronzata dal sole,una faccia dura che aveva visto troppo del mondo e non le era piaciuto molto. Il naso era prominente e la mascella volitiva, e i suoi occhi... ah, i suoi occhi. Cercò di distogliere lo sguardo, ma non riuscì a interrompere il contatto.Una donna poteva scrivere un poema sui suoi occhi. Di un azzurro chiaro e luminoso come quello di zaffiri incastonati in oro, osservavano Clarice con la sicurezza di sapere ciò che piace a una donna.

Non limitatevi a puntare in alto, nel frattempo allungate la mano e afferrate un po' di felicità.

Perchè preoccuparsi? Serve solo a far venire le rughe.

La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, così, potreste anche procurare qualche mattone.

L'amore è come una febbre. Più sei spaventata e più è probabile che tu soffra.

Il bello è bello, ma il brutto ti colpisce.

Clarice. Era Clarice. Lui stava con le mani lungo i fianchi, il sole in faccia, uno strano rimbombo nelle orecchie. Non riusciva a crederci. Pensava che, a quest'ora lei fosse al di là della Manica. Aveva cercato di non preoccuparsi per l'esercito francese. Il principe Rainger si era dimostrato un uomo capace e Clarice sarebbe comunque stata in grado di cavarsela. Così il viaggio attraverso la Spagna, verso Beaumontagne, sarebbe andato liscio. Ma lei non era in Spagna o a Beaumontagne. Sentì vagamente i vecchi farfugliare alle sue spalle, gli sembrava che dicessero: - Dio sia lodato! Dio sia lodato! Era qui, A Freya Crags, con il corpo voluttuoso, la carnagione un po' più dorata: un piacere palpabile. E Robert MacKenzie, eroe di guerra, non riusciva a trovare nulla da dire o da fare, mentre la donna che amava attraversava la piazza, lo sguardo fisso su di lui come se fosse la stella polare. La folla la seguiva, sempre più numerosa, e le facce erano interrogative, interessate e ansiose. Quando fu vicina, arrestò il cavallo e disse: - Signore, sono un'ambulante. Ho cose da vendere. - Avete cose da vendere? - ripetè lui, non comprendendo perchè dicesse una cosa simile lì, in quel momento, quando c'era molto di più da dire. Lei si limitò a sorridergli. Con un sussulto, la sua mente cominciò a lavorare. Assunse una posa militaresca, un tono autoritario e disse: - Temo che dovrete ottenere il permesso del signore di Freya Crags, per vendere qui la vostra mercanzia. - Oh, cielo - Si posò il dito guantato sulla guancia. - Ho sentito che è un tipo difficile. Credete che me lo permetterà? - Dipende da quello che vendete. - Felicità. Vendo felicità. - Nel qual caso... - alzò le braccia e lei scivolò nella loro stretta - sono un acquirente.

suonato da: millecuori alle ore 13:40 Permalink | commenti | commenti --popup--
categoria:citazioni
sabato, 24 febbraio 2007

Sebbene dei tre George fosse il più basso, era comunque più alto della media. Inoltre per Sally era quello più spudoratamente virile. C'era in lui un'asprezza che mascherava il suo stato sociale. Il suo petto muscoloso, le spalle larghe, la pelle bruna lo facevano quasi sembrare un manovale.

Tuttavia, soltanto un gentiluomo poteva essere vestito in modo così impeccabile. Sally lo scrutò da capo a piedi, soffermandosi sulle gambe possenti, mess4e in risalto dagli eleganti pantaloni color tortora. Deglutì a fatica. Nonostante avesse già ventinove anni, il girovita era rimasto identico a quello che aveva prima di sposarsi. Osservò a lungo anche il viso squadrato e i capelli biondi sapientemente spettinati. Aveva i denti dello stesso bianco candido della cravatta e un'affascinante fossetta nel mento. Non si sarebbe mai stancata di rimirare quel viso.

(...)

La mattina seguente si risvegliò nella stanza buia e per una manciata di secondi non ricordò dove si trovava. Poi le tornò in mente e si girò verso l'uomo addormentato accanto a lei, suo marito. Non le era mai sembrato così robusto prima di allora. In realtà, così disteso, occupava ben più di metà del letto. Si sollevò su un gomito e lo osservò. Quello che vide le mozzò il fiato: aveva la pelle abbronzata e muscoli potenti e scattanti. Le larghe spalle sovrastavano un torace di considerevole possanza. Nonostante avesse i capelli color oro brunito, una fine massa di peli scuri si spingeva dal torso fin sotto le lenzuola sgualcite. Anche l'odore di porto che gli aleggiava intorno trasudava una mascolinità inebriante.

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categoria:citazioni
mercoledì, 14 febbraio 2007

Daphne lo vedeva come una parte degli scavi romani attorno a lui, perchè era uno di quei rari uomini simili a una statua vivente. Alto più di un metro e ottanta, le spalle larghe e muscoli torniti, sarebbe potuto essere un divo romano scolpito nel marmo, se non fosse stato per i capelli castano scuro e la pelle abbronzata.

(...)

- Perchè non riesco a smetterte di pensarti. Non riesco a smettere di pensare ai nostri balli e alle nostre conversazioni e alla prima volta che ti ho sentita ridere. Non riesco a smettere di pensare a noi, a quella notte nell'antika - disse, il tono di voce basso, orgoglioso ed emozionante. - Ricordo quanto la tua pelle fosse fredda all'inizio, ma come la sentii riscaldarsi mentre ti toccavo. Ricordo com'eri alla luce della luna con la testa piegata all'indietro e i seni nelle mie mani.

- Smettila!- Daphne stava arrossendo sotto lo sguardo di tutti i presenti.

- Ricordo quando hai ripetuto più volte il mio nome mentre ti toccavo, quanto mi sia piaciuto sentirtelo dire, quanto tu mi abbia rapito fino a non farmi più riuscire a pensare.

Daphne trattenne un sospiro di dolore e di rabbia.

-Tu sei crudele, Anthony - gli sussurrò adirata.- Crudele a dirmi queste cose quando entrambi sappiamo che è soltanto il tuo desiderio di vincere che ti porta a dirle.

-Entrambi abbiamo fatto quello che più odiamo, Daphne. Abbiamo entrambi perso il controllo. Me ne assumo ogni responsabilità, perchè sapevo quale sarebbe stato il risultato, eppure non sono riuscito a fermarmi. Mi puoi chiamare crudele? Tu non mi permetti neanche di ripagarti del torto che ti ho fatto. Se io sono determinato a ottenere quello che voglio, è solo per metterti al sicuro. sei tu ad essere crudele, Daphne, negandomi quella possibilità.

Il ballo terminò e la musica si fermò. Quando Anthony la riportò al suo posto vicino a Elizabeth, sfidò gli sguardi dei presenti sussurrando nell'orecchio di Daphne - Ricordo tutto, e non posso credere che tu abbia dimenticato. se lo hai fatto, te lo farò ricordare io. giuro sulla mia vita che lo farò.

(...)

- Ti stai candidando al posto?

- Ci ho pensato, ma ho qualche dubbio, perchè so che è un compito arduo. Che cosa fa esattamente una duchessa?

Anthony fece un passo verso di lei - Ama il duca. Lo ama ogni singolo  giorno della sua vita.

Daphne annuì senza cambiare esprssione - Questo lo faccio già. E poi?

- Dovrebbe evitare di seguire quella norma sociale secondo cui i coniugi devono dormire in camere separate, a meno che, ovviamente, lui cominci a russare. (...)

- Comunque deve imparare a confidar i suoi veri sentimenti al duca, che vuole soltanto renderla felice (...)

- Deve imparare a spendere i soldi del duca senza pensarci, specialmente per togliersi tutti i desideri personali, come vestiti bellissimi, gioielli e regali per gli amici. Non deve mai, mai, permettersi di finire il sapone al profumo di gardenia, perchè, si sa che i duchi sono molto parziali con le gardenie. E, nel caso avessero dei bambini, deve amarli. Deve dare loro tutta l'attenzione e la cura che i genitori del duca e delle duchessa non sono stati mai in grado di dare a loro.

- Per questo non dovrebbero esserci problemi - sussurrò lei.

Anthony fece un altro passo e si fermò a trenta centimetri di distanza da lei. Tese la mano e le asciugò la lacrima con il dito. Solo allora lei si rese conto che stava piangendo. - Deve  smettere di avere paura di essere ferita, perchè il duca sicuramente le farà male in tante occasioni durante il loro lungo matrimonio, pur senza farlo deliberatamente, perchè l'ama più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Daphne trattenne un singhiozzo e fece per parlare, ma Anthony indicò il fiore che lei teneva in mano, fermandola. - Te l'ho mandata perchè è l'espressione più vera che sono in grado di offrirti dei sentimenti che nutro per te - Inspirò profondamente - Mi sono innamorato di te quel giorno nei miei giardini, quando ti ho visto stare sotto la pioggia. Ti ho amata a prima vista, Daphne, perchè, nel momento in cui ti vidi sotto la pioggia, era come se fosse la prima volta che ti vedevo veramente.

- Oh, Anthony! - Gli buttò le braccia al collo. - Io avevo paura - gridò, la voce smorzata dalla camicia - Non potevo credere che tu fossi sincero. Cercavo di convincermi del fatto che non ti amassi più, ma sapevo che stavo ingannando me stessa, ormai da troppo tempo. Io ti amo. Non so quando mi sia innamorata di te, quando abbia sentito la vera emozione intendo, molto più forte e profonda di quella che sentivo prima, ma mi sono innamorata di te.

Sbuffò e prese il fazzoletto che le offrì Anthony - Ora, quali erano quelle venti domande che volevi farmi?

- Soltanto una - Anthony le prese il viso tra le mani, amava quel viso e tutte le sottili sfumature dei sentimenti che leggeva nella sua espressione. - Quando tempo ricevo in cambio di quella rosa?

- Per la rosa, un breve fidanzamento. Per amarci e parlare, tutta una vita.

- Posso accontentarmi - disse e la baciò.

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categoria:citazioni
mercoledì, 17 gennaio 2007

Era alto, con un fisico atrletico, abbigliato con eleganza consumata in una giacca di lana pregiata blu sopra un gilè di broccato grigio, dei pantaloni al ginocchio di un grigio più scuro e degli eleganti stivali militari dal bordo bianco. Il fiocco al collo era annodato con eleganza, e mano esperta, ma senza ostentazione. Le punte inamidate del colletto gli sfioravano appena la mascella. Fiocco e camicia erano di un bianco abbagliante. Teneva un cappello a tuba in mano. I capelli erano scuri e folti, tagliati alla perfezione e perfettamente pettinati.

Sotto gli abiti dal taglio squisito, petto e spalle sembravano larghi e forti, i fianchi sottili in contrasto, e le cosce non avevano bisogno di alcuna imbottitura.

Ma non fu tanto il suo aspetto a zittire Christine, paralizzandola sul posto a sbirciare. Furono piuttosto i suoi modi sicuri, il portamento, la postura orgogliosa e arrgante della testa. Era chiaramente un uomo che dominava sul suo mondo, abituato all'immediata obbedienza dei suoi inferiori, tra i quali, naturalmente, era inclusa la maggioranza dei mortali. Un pensiero sciocco, forse, ma Christine comprese che quello doveva essere il famigerato duca di Bewcastle.

(...)

-Io sono un uomo,oltre che un duca, signora Derrick - ribattè lui.

Christine desiderò con tutte le sue forze che lui non lo avesse detto. Si sentì come se un pugno gigantesco l'avesse colpita allo stomaco, sottraendole il respiro e piegandole le gambe.

-Lo so- sussurrò. Si schiarì la gola - Lo so.

- E voi non siete stata indifferente a quell'uomo.

- Lo so.

Per un istante, lui le sfiorò una guacia con la mano guantata e lei chiuse gli occhi e corrugò la fronte. Ancora un po' e si sarebbe messa a balbettare, o si sarebbe gettata tra le sue braccia supplicandolo di chiederle di nuovo la sua mano perchè lei potesse accettare e vivere per smpre infelice con lui.

- Datemi una possibilità - insistette il duca. - Venite a Lindsey Hall.

- Sarebbe inutile - rispose lei, aprendo gli occhi- Nulla può cambiare, non voi, non i miei sentimenti verso di voi. E io non posso cambiare.

- Datemi una possibilità - ripetè lui.

Lei non lo aveva mai sentito ridere. Non lo aveva mai visto sorridere. Come poteva sposare un uomo con l'espressione eternamente cupa? Rigido, altero e freddo? Era rigido, altero e freddo persino in quel momento, mentre la supplicava di dargli un'altra possibilità di provarle che non lo era.

- Voi mi consumerete - disse allora, sbattendo furiosamente le palpebre per scacciare le lacrime.

- Voi prosciugherete tutte le mie energie, la mia gioia. Spegnerete il fuoco della mia vitalità.

- Datemi la possibilità di soffiare sulle fiamme di quel fuoco. Di nutrire quella gioia.

(...)

- Il nostro piccolo miracolo - disse la sua mamma in tono buffo e affettuoso.

- Il nostro sacchettino di guai - disse il papà, con maggior fermezza ma altrettanto affetto. - Non era semplicemente infastidito in chiesa, Christine. Era furioso. Ci darà un bel daffare, credetemi.

Il marchese di Lindsey avrebbe sentito due dita sfiorargli gentilmente le guance, se non fosse stato addormentato così profondamente.

- Lo spero proprio, Wulfric - disse la sua mamma, in un tono ancora più dolce di quello usato prima. - Oh, l spero proprio. E spero anche che avrà dei fratelli e delle sorelle che ci diano ancora più da fare.

- Be' - cominciò il duca di Bewcastle, in tono altero e persino un po' annoiato. - Se c'è qualcosa che posso fare per assistervi nel ralizzare questo vostro desiderio, amore mio, fatemelo sapere.

La duchessa di Bewcastle rise piano.

Il marchese non sapeva neppure cosa fossero dei fratelli e delle sorelle. Ma lo avrebbe saputo...

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categoria:citazioni, mary balogh, citazioni gli eroi
venerdì, 05 gennaio 2007

Si aspettava sorpresa, sdegno, rabbia da parte di lei. Era talmente sicuro delle sue reazioni, da essere pronto a scommetterci addirittura la testa.

Ma lei fece una cosa che lo lasciò senza parole.

- Giles - gli sussurrò con voce carica di sollievo e di passione, chiamandolo per la prima volta col suo nome di battesimo. - Sei salvo, sei vivo. Solo allora lui notò che le sue guance erano bagnate di lacrime.

L'Angelo corse da lui e gli gettò le braccia al collo.

-Pensavo di averti perso per sempre - esclamò un attimo dopo, prendendogli il volto fra le mani e baciandolo avidamente sulla bocca. Sophia fu la prima a rimanere scioccata del proprio gesto. Non riusciva a credere di aver appena buttato le braccia al collo di Giles e di averlo baciato con tanta passione.

(...)

- L'hai trovata? - chiese a un tratto Sophia, sciogliendosi dal suo abbraccio e guardandolo negli occhi.

- Di chi parli? - le chiese Giles, posandole dei baci leggeri sulla testa, sulla fronte, sulla punta del naso.

- Della donna che stavi cercando. Stanotte l'hai trovata?

- No - le rispose lui, scuotendo tristemente il capo.

- No? - ripetè lei con aria delusa.

- Temo che mi ci vorrà una vita intera per ritrovarla.

Sorridendo, Sophia si rannicchiò di nuovo fra le sue braccia - Posso aspettare.

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categoria:citazioni