27 Ottobre, 1117 – Warehaven, castello sull’isola di Wict.
Le nuvole ricoprivano la luna quasi piena come dita spettrali che si muovevano nel cielo. Sir Randall FtzHenry, figlio bastardo del re, aspettava silenziosamente sotto le querce torreggianti.
Presto il pallido bagliore si sarebbe oscurato. Allora, sotto la coltre di oscurità, lui e i suoi uomini sarebbero entrati dentro il castello di Waeehaven.
Come aveva fatto molte volte nell’ultima ora, guardò verso lo stretto campo che separava il fitto bosco dal castello. Attraverso i cancelli aperti Randall poteva vedere le fiamme del falò.
Per tre notti di seguito le grida e le risate di coloro che danzavano attorno al fuoco avevano percorso il campo. Sotto le voci, batteva il ritmico suono dei tamburi.
La prima parte della sua missione sarebbe stata semplice. Non c’erano state battaglie nell’isola dai tempi del nonno, così il castello era poco sorvegliato come si vedeva dai cancelli aperti. Warehaven sarebbe stata conquistata prima che gli abitanti avessero capito di essere stati attaccati. Le sue spie avevano fatto il loro dovere. Gli avevano portato la mappa del castello, i nomi e le descrizioni di coloro che ci lavoravano e i progetti per ogni celebrazione notturna.
Osservò il cielo. Questa missione era fortunata – ne erano prova le nuvole che coprivano la luce della luna. Randall sapeva che i suoi uomini in avanscoperta erano in luogo. Non appena l’oscurità avesse coperto il cielo, avrebbe guardato agli uomini di guardia ai cancelli.
Fece un cenno alle urla di gioia di coloro che festeggiavano a Warehaven. Lasciamo che si divertano ora. Sarebbe stata l’ultima notte che avrebbero esercitato i loro riti pagani.
Nessuno avrebbe vergognosamente deposto le proprie inibizioni per danzare e mescolarsi all’aperto davanti al fuoco.
E nessuno avrebbe emanato quella Caccia Selvaggia. Un brivido percorse la sua schiena al ricordo dello sguardo sulla donna che avevano sacrificato. Piena di lividi, ferita era morta dopo un’agonia, gli occhi privi di vista ben aperti, un urlo gelato per sempre sulle sue labbra.
Aye, avrebbe trovato questo cervo della foresta – questo supposto dio pagano e i suoi seguaci. Avrebbe posto fine a questa pratica disgustosa che tormentava Warehaven una volta per tutte. Avrebbe compiuto queste missioni senza fallire e senza rimorso.
L’ultima missione che gli era stata ordinata da suo padre il Re – l’unica che gli avrebbe lasciato un po’ di gusto in bocca – l’avrebbe compiuta con soddisfazione. Si sarebbe assicurato la lealtà del castello per sempre legando le streghe non sposate di Warehaven alla corona.
Le ombre si allargarono sul campo non appena la luna scomparve dietro le nuvole che si infittivano. Randall sollevò la mano, portandola ferma sulla testa finché l’oscurità non oscurò l’ultimo filo di luce.
Abbassò il braccio, mandando silenziosamente i suoi uomini avanti.
***
“Papà ci ammazzerà se lo saprà”
Al silenzioso rimprovero della sorella, Brigit di Warehaven distolse forzatamente la sua attenzione dal fuoco. La maggiore, Ailis, le prese le mani, mentre la sorella mediana, Mathilda, osservava da sopra una spalla.
A volte Brigit stentava a credere di essere la minore delle tre. Le altre due erano molto più timide di quanto fosse mai stata lei.
Mentre Ailis aveva ragione, il loro padre sarebbe stato sdegnato dal loro comportamento avventato, Brigit non aveva voglia di tornare di corsa al castello come una codarda. Invece consigliò: “Allora, forse, Ailis, potremmo non dirglielo”
“Lo scoprirà”
“Che importa quello che ti può fare. Oltre Simon io sono la sola che vive ancora sotto il suo stesso tetto e che controlla”
“Vero” rispose Mathilda “ma pensi che i nostri mariti approverebbero?”
“Nessuna di noi sarà rimproverata se tutto va bene” Brigit , mise il cappuccio del mantello di Ailis più stretto sulle spalle della sorella e legò più forte il nastro del cappuccio “Abbiamo solo bisogno di mettere in pratica il piano. Tieni il cappuccio basso sul volto e nessuno farà la minima attenzione a noi. Se non saremo viste, non ci sarà nulla da dire”
“Non so, Brigit…”
Scoccò un’occhiata verso Mathilda “Neanche tu? Pensavo che foste decise a fare il nostro incantesimo davanti al falò questa notte?”
Quando Mathilda trascinò la punta della scarpa avanti e indietro sul terreno senza rispondere, Brigit proruppe “L’attenzione di Daniel importa così poco per te, dopo tutto?”
Mathilda drizzò le spalle. “Nay, devo averla”
Era tutto quello che Brigit poteva fare per non sollevare gli occhi per l’indecisione della sorella. Ognuna di loro aveva una missione quella notte. Il loro padre, fratello e i due mariti erano andati via da Warehaven a caccia e a vedere i campi vicini.
Sir Geoffrey, l’uomo che il padre aveva lasciato a gestire il castello, se ne era servito per dare il via all’annuale festa del raccolto. Era stato costruito un falò nel mezzo del campo per le ultime tre notti e ora era finita in baccano. Con il lord assente, la gente aveva tratto vantaggio dai festeggiamenti finché la luce del giorno avesse rotto l’oscurità della notte.
Ognuna delle tre sere si erano volentieri chiuse nella camera che avevano condiviso piuttosto che finire preda di qualche guardia turbolenta che aveva bevuto troppo per ricordare la sua posizione.
Aveva sofferto nell’essere così confinata. Così, ieri aveva escogitato un piano per vedere se l’incantesimo che aveva sentito pronunciare all’ostetrica vari anni prima avrebbe funzionato. Le sue sorelle l’avevano pregata di non essere così pazza. Quando Brigit aveva rifiutato di cambiare idea, avevano deciso di accompagnarla e avevano scelto di fare il loro incantesimo.
Ailis aspettava il primo figlio dal marito e voleva sapere quanti bambini avrebbero avuto. Era determinata a stare davanti al falò, ruotare una mela sul suo picciolo e mentre contava i giri avrebbe liberato il frutto. Si supponeva che ogni giro rappresentasse un bambino per lei e Robert.
Troppo convinta che il suo nuovo matrimonio sembrasse carente, Mathilda era ansiosa di fare un incantesimo di desiderio sul marito. Aveva preso dei capelli da un abito di Daniel e li aveva legati con uno suo. Si diceva che se avesse lanciato il nastro allacciato nel fuoco avrebbe fatto sì che il proprietario dei capelli avrebbe bruciato per la proprietaria dell’altro.
Poiché Brigit era l’unica ancora non sposata, le sorelle avevano insistito che doveva avere una visione dell’amore che sarebbe arrivato per lei entro l’anno successivo. Per fare ciò, doveva solo allontanarsi dal falò e guardare da sopra una spalla per vedere l’immagine tra le fiamme.
Si era molto sforzata di reprimere la sua natura spericolata. La pura eccitazione di fare qualcosa che Brigit sapeva che non avrebbe fatto era troppo seducente per farsela scappare.
“Siamo pronte?” Ailis non sembrava molto entusiasta, ma Brigit sapeva che se avesse dato loro la minima possibilità avrebbero provato a ritornare al castello
“Aye, è tempo” Brigit si mosse per le altre per aggiustare i loro cappucci prima di rivolgersi verso il fuoco. Stavano vicine dietro di lei che sentiva la risatina nervosa di Mathilda e il sibilo di rimprovero di Ailis.
“Oh, che abbiamo qui?” Una guardia barcollò verso di loro. Il puzzo di alcol le raggiunse.
Brigit prese un pugnale da sotto il mantello e lo puntò verso l’inguine dell’uomo. “Mantieni le distanze” Con sua sorpresa l’ordine suonò deciso. Aveva temuto che il forte battito del suo cuore avrebbe reso le sue parole più incerte.
E con suo sollievo l’uomo alla fine ascoltò. Guardò il coltello, poi sollevò le mani prima di girarsi a trovare una donna più disposta a condividere la sua compagnia di quanto fossero loro.
“Ci ha riconosciuto” Ailis tirò il mantello di Brigit “Mi hai sentito? Siamo perdute”
“Basta” Brigit scosse la mano della sorella “Non hai sentito la puzza? Non avrebbe riconosciuto neanche sua madre”
Non si era preoccupata di aggiungere che non avrebbe riconosciuto neanche sua moglie, ma la sua infedeltà non era una sua preoccupazione. Lo avrebbe affidato alle mani capaci di Fratello Peter.
“Cosa sono questi?” la domanda e il mezzo sussulto di Mathilda lo fecero fermare.
Brigit seguì la direzione del dito tremante della sorella. Incerta, si mosse lentamente verso gli oggetti impilati a breve distanza dal fuoco crescente.
Ailis oltrepassò Brigit e giocherellò con la cinghia strettamente legata, consentendo a un lato di aprirsi. “Gabbie?”
Brigit ne sollevò una e la girò. Le canne erano state intrecciate in una rudimentale forma di… una mucca… forse. Un’altra sembrava essere… un maiale. Mise giù la gabbia, chiedendosi:
“Aye, ma per quale scopo?”
Una donna a Brigit poco familiare corse verso le gabbie di canna dalla strana forma, portando una gallina per il collo. Senza una parola, mise la gallina nella sabbia, la chiuse ben stretta e la riportò verso il fuoco.
Mathilda afferrò la manica di Brigit “Non stanno andando a…” La donna lanciò la gabbia nel fuoco crepitante, fermando la domanda di Mathilda.
“Oh Santo Dio” Ailis si fece la croce e mormorò quella che sembrava una preghiera prima di afferrare l’altro braccio di Brigit “Dobbiamo lasciare questo posto”
“Questo posto?” Brigit si liberò dalle mani della sorella “Questa è la nostra casa”
“Intendevo il falò. Brigit, non dovremmo essere qui”
“Lo sapevi prima di lasciare la nostra camera”
“Ma non sapevo che stavano facendo riti pagani” Il timore rendeva il tono della voce di Mathilda più alto e più forte.
“Abbassa la voce” Brigit si rivolse alle altre due “Cosa pensavate che stessero facendo? Chi di voi è una bambina può correre indietro se vuole. Ma io devo finire questa cosa”
Sebbene una parte di lei temeva per la salvezza della sua anima, la curiosità di sapere cosa facesse la gente di Warehaven era forte. Il ritmo seducente della musica e la danza selvaggiamente sfrenata era più forte.
“Non sono una bambina!” si offese Ailis, poi si diresse verso il fuoco. Con sollievo di Brigit, Mathilda la seguì. Camminarono fianco a fianco attraverso la folla fino al limite del fuoco scoppiettante.
Ailis aprì la borsa che le pendeva in vita, recuperò il suo frutto poi fece un passo in avanti. Girò la mela sul picciolo e la girò e girò ancora.
Alla sesta volta i suoi occhi erano quasi grandi quanto la mela “Oh, nay, per favore, nay!” Gemette prima di dare alla mela una spinta più forte.
Il picciolo si ruppe e Ailis barcollò all’indietro quasi gridando “Sette?” prima di colpire il braccio di Brigit “E’ colpa tua!”
“Aye, certo. Ti ho costretto a girare il gambo così lentamente che c’è voluto tanto per romperlo.”
Mathilda si spinse tra le due “Ora è il mio turno” Il fuoco tremolante brillava nei suoi occhi.
Un dito di ghiaccio tagliò attraverso il calore del fuoco per tracciare una scia lungo la schiena di Brigit. I bei capelli sulla schiena si drizzarono e lei si voltò a guardare da sopra una spalla – solo per trovarsi ad osservare il capitano di Warehaven. Indietreggiando da profondo fuoco che brillava negli occhi di Geoffrey, Brigit fece un passo per allontanarsi dalla minaccia non pronunciata.
Perché l’uomo del padre la osservava come se volesse divorarla o peggio? La lettura degli occhi dalle palpebre pesanti era fuori luogo e non ben accetta. Invece di attirarla trovava il suo invito silenzioso, ripugnante.
Anche con la musica, il calore che le scorreva nelle vene e la magia dilagante che la circondava, Brigit non voleva essere presa fra le brame della follia con Geoffrey.
Si voltò velocemente verso le sorelle, sperando che avrebbero capito il rifiuto.
Una mano guantata le afferrò una spalla “Sono lusingato che ci abbiate fatto l’onore della vostra presenza” Il suo respiro caldo contro l’orecchio “Ma sicuramente non siete venuta fuori solo per guardare?”
Scioccata dall’audacia di Geoffrey, lottò per ignorarlo, sperando che presto l’avrebbe lasciata sola. Se si fosse voltata verso di lui con lo sdegno che le infiammava il petto, avrebbe fatto una scenata e catturato l’attenzione su di sé e le sorelle. Così nessun altro avrebbe fatto alcun commento sulla loro presenza e si augurava di procedere in quel modo. Brigit forzò la propria attenzione sulle sorelle maggiori.
Mathilda e altre quattro donne sembravano confrontare i loro ciondoli legati prima di lanciarli nel falò con un allegro grido prima di allontanarsi per ridacchiare tra la folla di astanti.
Brigit scosse la mano di Geoffrey dalla sua spalla e si mosse tra Ailis e Mathilda. Con suo sollievo non le seguì. Ma non andò neanche via.
“Be’?” chiese Ailis, la sua crescente eccitazione ovvia nella sua domanda precipitosa “Funziona? Senti qualche differenza?”
Mathilda si allungò languidamente come un gatto soddisfatto, passandosi la mano sul corpo poi si rivolse brevemente al cielo punteggiato di stelle prima di accasciarsi per le risate “oh, aye. Sì, sono sicura di sì. Mi sento… mi sento… diversa. Più viva. Più attraente. Sono certa che Daniel brucerà per me”
Brigit sapeva che con la musica e la danza, il fuoco scoppiettante e lo stato d’animo generale del raduno, ogni donna si sarebbe sentita più viva e attraente. Ma si chiedeva se l’incantesimo avesse amplificato le emozioni che provava Mathilda.
“E’ il tuo turno, Brigit” Mathilda le afferrò il polso, tirandola dal cerchio.
Ailis rise prima di spingerla avanti “Non posso aspettare per vedere chi sarà”
Con l’angolo dell’occhio Brigit vide la ritirata di Geoffrey. Per la sua costernazione si dirigeva verso il fuoco. Aveva indovinato i suoi piani? Vedere il vero amore nel fuoco era un racconto comune tra le anziane. Si stava in qualche modo assicurando che lui era l’uomo che avrebbe visto tra le fiamme?
Lei scosse la testa. Non faceva differenza. Facciamogli fare come vuole. Non temeva di diventare sua moglie o il suo amore. Lo avrebbe visto morto prima.
Brigit scacciò Geoffrey dalla sua mente e con esitazione si avvicinò al fuoco. Ogni passo che la avvicinava le faceva battere il cuore più veloce. Il calore che le saliva dagli arti era sempre più caldo. Come di sua volontà il corpo barcollò al suono incessante dei tamburi.
Due giovani donne del villaggio di Warehaven si avvicinarono. Alcune si loro ridevano nervosamente poi mossero le teste all’unisono prima di precipitarsi con passi ritmici verso la loro visione del futuro.
Brigit slacciò il mantello rosso e lo lanciò alle sorelle. Poi imito le donne ai suoi lati. Mentre le spalle dondolavano suggestivamente, ondeggiavano i fianchi e battevano i piedi, crebbe un grido dagli uomini e un grido di incoraggiamento dalle donne presenti.
Incapace di guardare la forte sensazione che le scorreva dentro, Brigit chiuse gli occhi, fece attenzione al vento e si affidò al battito della musica.
Due passi avanti, uno indietro, un giro, un giro dopo un battito del piede le portava a un altro passo avanti.
La collera schioppettate del fuoco ruggiva nelle sue orecchie eliminando ogni altro suono. Il calore estremo eliminava le sue inibizioni. Fece scorrere le mani sul corpo. Le curve e i rilievi furono pizzicati a vita sotto il suo tocco.
Ripeterono i loro movimenti seduttivi e fecero un altro passo più vicino al fuoco.
Il calore lambì le loro carni. Un insolito desiderio di sentire le braccia di un uomo attorno a sé, di contorcersi nuda sotto di lui prese a vivere con intensità che le fece sorgere un gemito dalle sue labbra aperte.
Un altro giro di piroette e di passi le portarono sull’orlo del fuoco. Come un fiore, le donne del villaggio si voltarono, si allontanarono tra le risate dal fuoco e finirono tra le braccia aperte dei loro uomini che li attendevano.
Rimasta sola a concludere la danza e a finire l’incantesimo. Brigit voltò la testa. Curiosa di sapere che le avrebbe mostrato il fuoco, osservò da sopra una spalla.
Le grida dei presenti si trasformarono all’improvviso in urla di paura e orrore, gelandola sul posto.
Il battito nel suo petto non era più dovuto all’eccitazione. Il freddo che le gelava le ossa, scese nello stomaco quando un cavallo catapultato attraverso le fiamme atterrò sulle zampe posteriori proprio davanti a lei…